Codice

Art. 2. Definizione e classificazione delle strade.

1. Ai fini dell'applicazione delle norme del presente codice si definisce «strada» l'area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali.

2. Le strade sono classificate, riguardo alle loro caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali, nei seguenti tipi:

A - Autostrade;

B - Strade extraurbane principali;

C - Strade extraurbane secondarie;

D - Strade urbane di scorrimento;

E - Strade urbane di quartiere;

F - Strade locali;

F-bis. Itinerari ciclopedonali  (Lettera aggiunta dall'art. 01, D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214).

3. Le strade di cui al comma 2 devono avere le seguenti caratteristiche minime:

A - Autostrada: strada extraurbana o urbana a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile, ciascuna con almeno due corsie di marcia, eventuale banchina pavimentata a sinistra e corsia di emergenza o banchina pavimentata a destra, priva di intersezioni a raso e di accessi privati, dotata di recinzione e di sistemi di assistenza all'utente lungo l'intero tracciato, riservata alla circolazione di talune categorie di veicoli a motore e contraddistinta da appositi segnali di inizio e fine. Deve essere attrezzata con apposite aree di servizio ed aree di parcheggio, entrambe con accessi dotati di corsie di decelerazione e di accelerazione.

B - Strada extraurbana principale: strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile, ciascuna con almeno due corsie di marcia e banchina pavimentata a destra, priva di intersezioni a raso, con accessi alle proprietà laterali coordinati, contraddistinta dagli appositi segnali di inizio e fine, riservata alla circolazione di talune categorie di veicoli a motore; per eventuali altre categorie di utenti devono essere previsti opportuni spazi. Deve essere attrezzata con apposite aree di servizio, che comprendano spazi per la sosta, con accessi dotati di corsie di decelerazione e di accelerazione.

C - Strada extraurbana secondaria: strada ad unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine.

D - Strada urbana di scorrimento: strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate.

E - Strada urbana di quartiere: strada ad unica carreggiata con almeno due corsie, banchine pavimentate e marciapiedi; per la sosta sono previste aree attrezzate con apposita corsia di manovra, esterna alla carreggiata.

F - Strada locale: strada urbana od extraurbana opportunamente sistemata ai fini di cui al comma 1 non facente parte degli altri tipi di strade.

F-bis. Itinerario ciclopedonale: strada locale, urbana, extraurbana o vicinale, destinata prevalentemente alla percorrenza pedonale e ciclabile e caratterizzata da una sicurezza intrinseca a tutela dell'utenza debole della strada (Lettera aggiunta dall'art. 01, D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214).

4. È denominata «strada di servizio» la strada affiancata ad una strada principale (autostrada, strada extraurbana principale, strada urbana di scorrimento) avente la funzione di consentire la sosta ed il raggruppamento degli accessi dalle proprietà laterali alla strada principale e viceversa, nonché il movimento e le manovre dei veicoli non ammessi sulla strada principale stessa.

5. Per le esigenze di carattere amministrativo e con riferimento all'uso e alle tipologie dei collegamenti svolti, le strade, come classificate ai sensi del comma 2, si distinguono in strade «statali», «regionali», «provinciali», «comunali», secondo le indicazioni che seguono. Enti proprietari delle dette strade sono rispettivamente lo Stato, la regione, la provincia, il comune (Comma così modificato dall'art. 2268, comma 1, n. 893), D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66.).

6. Le strade extraurbane di cui al comma 2, lettere B, C ed F si distinguono in:

A - Statali, quando: a) costituiscono le grandi direttrici del traffico nazionale; b) congiungono la rete viabile principale dello Stato con quelle degli Stati limitrofi; c) congiungono tra loro i capoluoghi di regione ovvero i capoluoghi di provincia situati in regioni diverse, ovvero costituiscono diretti ed importanti collegamenti tra strade statali; d) allacciano alla rete delle strade statali i porti marittimi, gli aeroporti, i centri di particolare importanza industriale, turistica e climatica; e) servono traffici interregionali o presentano particolare interesse per l'economia di vaste zone del territorio nazionale.

B - Regionali, quando allacciano i capoluoghi di provincia della stessa regione tra loro o con il capoluogo di regione ovvero allacciano i capoluoghi di provincia o i comuni con la rete statale se ciò sia particolarmente rilevante per ragioni di carattere industriale, commerciale, agricolo, turistico e climatico.

C - Provinciali, quando allacciano al capoluogo di provincia capoluoghi dei singoli comuni della rispettiva provincia o più capoluoghi di comuni tra loro ovvero quando allacciano alla rete statale o regionale i capoluoghi di comune, se ciò sia particolarmente rilevante per ragioni di carattere industriale, commerciale, agricolo, turistico e climatico.

D - Comunali, quando congiungono il capoluogo del comune con le sue frazioni o le frazioni fra loro, ovvero congiungono il capoluogo con la stazione ferroviaria, tranviaria o automobilistica, con un aeroporto o porto marittimo, lacuale o fluviale, con interporti o nodi di scambio intermodale o con le località che sono sede di essenziali servizi interessanti la collettività comunale. Ai fini del presente codice, le strade «vicinali» sono assimilate alle strade comunali.

7. Le strade urbane di cui al comma 2, lettere D, E e F, sono sempre comunali quando siano situate nell'interno dei centri abitati, eccettuati i tratti interni di strade statali, regionali o provinciali che attraversano centri abitati con popolazione non superiore a diecimila abitanti.

8. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nel termine indicato dall'art. 13, comma 5, procede alla classificazione delle strade statali ai sensi del comma 5, seguendo i criteri di cui ai commi 5, 6 e 7, sentiti il Consiglio superiore delle infrastrutture e dei trasporti, il consiglio di amministrazione dell'Azienda nazionale autonoma per le strade statali, le regioni interessate, nei casi e con le modalità indicate dal regolamento. Le regioni, nel termine e con gli stessi criteri indicati, procedono, sentiti gli enti locali, alle classificazioni delle rimanenti strade ai sensi del comma 5. Le strade così classificate sono iscritte nell'archivio nazionale delle strade previsto dall'art. 226.

9. Quando le strade non corrispondono più all'uso e alle tipologie di collegamento previste sono declassificate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dalle regioni, secondo le rispettive competenze, acquisiti i pareri indicati nel comma 8. I casi e la procedura per tale declassificazione sono indicati dal regolamento (CommaCosì modificato  dall'art. 1, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.).

10. Le disposizioni di cui alla presente disciplina non modificano gli effetti del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377, emanato in attuazione della legge 8 luglio 1986, n. 349, in ordine all'individuazione delle opere sottoposte alla procedura di valutazione d'impatto ambientale ((4)  Articolo così modificato  dall'art. 1, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.).

10-bis. Resta ferma, per le strade e veicoli militari, la disciplina specificamente prevista dal codice dell’ordinamento militare (Comma aggiunto, a decorrere dal 9 ottobre 2010, dall'art. 2268, c. 1, d. Lgs. 15 marzo 2010, n. 66).

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Aggiornamenti all'articolo
Data Pubblicazione  
09/02/1993 Avviso di rettifica (in G.U. 09/02/1993, n.32) relativo all'art. 2, comma 7.
15/09/1993 Il DECRETO LEGISLATIVO 10 settembre 1993, n. 360 (in SO n.86, relativo alla G.U. 15/09/1993, n.217) ha disposto (con l'art. 1, comma 1, lettera a)) la modifica dell'art. 2, comma 3, lettera a); (con l'art. 1, comma 1, lettera b)) la modifica dell'art. 2, comma 3, lettera b); (con l'art. 1, comma 1, lettera c)) la modifica dell'art. 2, comma 3, lettera d); (con l'art. 1, comma 1, lettera d)) la modifica dell'art. 2, comma 5; (con l'art. 1, comma 1, lettera e)) la modifica dell'art. 2, comma 6; (con l'art. 1, comma 1, lettera f)) la modifica dell'art. 2, comma 7; (con l'art. 1, comma 1, lettera g)) la modifica dell'art. 2, comma 8; (con l'art. 1, comma 1, lettera h)) la modifica dell'art. 2, comma 9.
12/02/2002 Il DECRETO LEGISLATIVO 15 gennaio 2002, n. 9 (in SO n.28, relativo alla G.U. 12/02/2002, n.36) ha disposto (con l'art. 17, comma 1, lettera b)) la modifica dell'art. 2, commi 8 e 9.
30/06/2003 Il DECRETO-LEGGE 27 giugno 2003, n. 151 (in G.U. 30/06/2003, n.149) , convertito con modificazioni dalla L. 1 agosto 2003, n. 214 (in SO n.133, relativo alla G.U. 12/08/2003, n. 186) ha disposto (con l'art. 01, comma 1, lettera a)) l'introduzione della lettera f) all'art. 2, comma 2 e (con l'art. 01, comma 1, lettera b)) l'introduzione della lettera f-bis all'art. 2, comma 3.
08/05/2010 Il DECRETO LEGISLATIVO 15 marzo 2010, n. 66 (in SO n.84, relativo alla G.U. 08/05/2010, n.106) ha disposto (con l'art. 2128, comma 1) l'introduzione del comma 10-bis all'art. 2.
08/05/2010 Il DECRETO LEGISLATIVO 15 marzo 2010, n. 66 (in SO n.84, relativo alla G.U. 08/05/2010, n.106) ha disposto (con l'art. 2268, comma 1) la modifica dell'art. 2, comma 5.

In tema di concessione in uso esclusivo a privati di beni demaniali, il giudice ordinario conosce di ogni controversia relativa agli obblighi derivanti da rapporti di natura privatistica che accedono a quello di concessione - come il rapporto di appalto o di subconcessione fra il concessionario ed il terzo per l'esercizio del pubblico servizio o l'utilizzazione del bene pubblico - quando l'Amministrazione concedente resti totalmente estranea a detto rapporto derivato e non possa quindi ravvisarsi alcun collegamento tra l'atto autoritativo concessorio e il rapporto medesimo. Quando, invece, l'Amministrazione è in qualche modo partecipe del rapporto di subconcessione, per averlo espressamente previsto ed autorizzato nello schema del rapporto concessorio, opera la regola generale che prevede la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie relative a concessioni amministrative, di cui all'art. 5, primo comma, legge n. 1034 del 1971 (nella specie, le S.U. hanno ritenuto devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo la controversia promossa da un terzo nei confronti del concessionario della rete autostradale, per l'annullamento degli atti della procedura di affidamento in subconcessione dell'esercizio delle aree di servizio esistenti sull'autostrada stessa, affermando che quella che si svolge nelle aree di servizio è, nel complesso, un'attività strumentale e pertinente alla concessione della rete autostradale e, perciò, qualificabile in termini di pubblico servizio). (Regola giurisdizione). Cass. civ. Sez. Unite Ord., 02-12-2008, n. 28549 (rv. 605639)  Mass. Giur. It., 2008, CED Cassazione, 2008
 

Ai fini della definizione di "strada", è rilevante, ai sensi dell'articolo 2, comma primo, del nuovo codice della strada, la destinazione di una determinata superficie ad uso pubblico, e non la titolarità pubblica o privata della proprietà. È pertanto, l'uso pubblico a giustificare, per evidenti ragioni di ordine e sicurezza collettiva, la soggezione delle aree alle norme del codice della strada. Ciò è confermato dall'ultimo inciso del comma sesto dell'articolo 2, ai sensi del quale anche le strade «vicinali» sono assimilate alle strade comunali, nonostante la strada vicinale sia per definizione (articolo 3, comma primo, n. 52, stesso codice) di proprietà privata, anche in caso di destinazione ad uso pubblico. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di pace che aveva rigettato l'opposizione avverso il verbale di contestazione del divieto di sosta su strada privata aperta al pubblico). (Rigetta, Giud. pace Palermo, 14 Marzo 2003). Sez. II, Sent. n. 17350 del 25-06-2008 (ud. del 13-03-2008), A.M.C. c. Prefettura Palermo (rv. 604089)

Ai fini della definizione di "strada", è rilevante, ai sensi dell'articolo 2, comma primo, del nuovo codice della strada, la destinazione di una determinata superficie ad uso pubblico, e non la titolarità pubblica o privata della proprietà. È pertanto, l'uso pubblico a giustificare, per evidenti ragioni di ordine e sicurezza collettiva, la soggezione delle aree alle norme del codice della strada. Ciò è confermato dall'ultimo inciso del comma sesto dell'articolo 2, ai sensi del quale anche le strade «vicinali» sono assimilate alle strade comunali, nonostante la strada vicinale sia per definizione (articolo 3, comma primo, n. 52, stesso codice) di proprietà privata, anche in caso di destinazione ad uso pubblico. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di pace che aveva rigettato l'opposizione avverso il verbale di contestazione del divieto di sosta su strada privata aperta al pubblico). (Rigetta, Giud. pace Palermo, 14 Marzo 2003). Sez. II, Sent. n. 17350 del 25-06-2008 (ud. del 13-03-2008), A.M.C. c. Prefettura Palermo (rv. 604089)

Al fine dell'individuazione della proprietà di una strada, le risultanze di mappe ed elenchi non assumono valore probatorio decisivo. Al fine della dimostrazione della proprietà pubblica, al di là della inclusione nei relativi elenchi, è necessaria la presenza di specifici indici, come l'uso da parte di un numero indeterminato di persone, ovvero la funzione di collegamento tra luoghi pubblici di interesse generale, e l'ubicazione all'interno dei centri abitati (art. 2 comma 7 D.Lgs. n. 285/1992); inoltre, a norma dell'art. 824 cod. civ., occorre l'appartenenza all'ente territoriale, acquisita almeno per usucapione. T.A.R. Piemonte Torino Sez. I Sent., 26-05-2007, n. 2269  A.G. e altri c. Comune di Gassino Torinese e altri

Ai proprietari, o concessionari, delle autostrade previste dall'art. 2 del vecchio e del nuovo codice della strada (d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393; d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285), in considerazione della possibilità di svolgere un'adeguata attività di vigilanza, che sia in grado di impedire l'insorgere di cause di pericolo per gli utenti, in linea generale, è applicabile l'art. 2051 cod.civ., in riferimento alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze dell'autostrada, essendo peraltro configurabile il caso fortuito in relazione a quelle provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere. (Nella specie - immissione improvvisa di un cane nella carreggiata autostradale e scontro con un'autovettura -, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto applicabile l'art. 2043 cod. civ., escludendo l'applicabilità dell'art. 2051 cod. civ. ed il nesso di causalità fra la condotta della concessionaria e l'evento infortunistico). (Cassa con rinvio, Trib. Sulmona, 8 Febbraio 2002). Cass. civ. Sez. III Sent., 29-03-2007, n. 7763 (rv. 596965) Mass. Giur. It., 2007

Secondo quanto dispone l'art. 2 del codice della strada emanato con D.Lgs. n. 285/1992, intitolato "Definizione e classificazione delle strade", le strade definite dal comma 2 sono sempre considerate, ai fini della circolazione, di proprietà dell'ente pubblico. Cons. Stato Sez. V, 28-12-2006, n. 8058  Comune di Brindisi c. Consorzio per lo Sviluppo Industriale ed i Servizi reali alle Imprese (Sisri)

Secondo quanto si evince dall'art. 2 del codice della strada emanato con D.Lgs. n. 285/1992, per le strade che non possono che essere classificate che come strade urbane, di scorrimento o di quartiere, interne al centro abitato, l'ente proprietario, ai fini della circolazione, è il Comune. Cons. Stato Sez. V, 28-12-2006, n. 8058 Comune di Brindisi c. Consorzio per lo Sviluppo Industriale ed i Servizi reali alle Imprese (Sisri)

Ai sensi dell'art. 2, comma 5, del D.Lgs. n. 285/1992, le strade, ai fini della circolazione, per le "esigenze di carattere amministrativo", vanno sempre considerate di proprietà dell'ente pubblico. Cons. Stato Sez. V, 28-12-2006, n. 8058 Comune di Brindisi c. Consorzio per lo Sviluppo Industriale ed i Servizi reali alle Imprese (Sisri) Giornale Dir. Amm., 2007, 3, 319

La presunzione di responsabilità per danni da cosa in custodia, di cui all'art. 2051 cod. civ., non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali ogni qual volta sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non risulti possibile - all'esito di un accertamento da svolgersi da parte del giudice di merito in relazione al caso concreto - esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto sulla stessa. L'estensione del bene demaniale e l'utilizzazione generale e diretta delle stesso da parte di terzi, sotto tale profilo assumono, soltanto la funzione di circostanze sintomatiche dell'impossibilità della custodia. Alla stregua di tale principio, con particolare riguardo al demanio stradale, la ricorrenza della custodia dev'essere esaminata non soltanto con riguardo all'estensione della strada, ma anche alle sue caratteristiche, alla posizione, alle dotazioni, ai sistemi di assistenza che li connotano, agli strumenti che il progresso tecnologico appresta, in quanto tali caratteristiche assumono rilievo condizionante anche delle aspettative degli utenti. Ne deriva che, alla stregua di tale criterio, mentre in relazione alle autostrade (di cui già all'art. 2 del d.P.R. n. 393 del 1959, ed ora all'art. 2 del d.lgs. n. 285 del 1992), attesa la loro natura destinata alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, si deve concludere per la configurabilità del rapporto custodiale, in relazione alle strade riconducibili al demanio comunale non è possibile una simile, generalizzata, conclusione, in quanto l'applicazione dei detti criteri non la consente, ma comporta valutazioni ulteriormente specifiche. In quest'ottica, per le strade comunali - salvo il vaglio in concreto del giudice di merito - circostanza eventualmente sintomatica della possibilità della custodia è che la strada, dal cui difetto di manutenzione è stato causato il danno, si trovi nel perimetro urbano delimitato dallo stesso comune. (Cassa con rinvio, Trib. Ancona, 13 Giugno 2002). Cass. civ. Sez. III, 06-07-2006, n. 15383 (rv. 591249) Mass. Giur. It., 2006, CED Cassazione, 2006 

Il procedimento per la sdemanializzazione delle strade pubbliche risulta definito ai sensi e per gli effetti di cui al combinato disposto dell'art. 2 - commi 8 e 9 - del D. Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della strada) e art. 3 - comma 1 - del relativo regolamento di esecuzione (D.P.R. n. 495/1992.) Nel caso in esame, trattandosi di intervento su un tratto di strada comunale, il procedimento si definisce con una determinazione provvedimentale ricompresa nella sfera delle competenze del Presidente della Giunta Regionale (toscana), sulla proposta del Comune proprietario della strada medesima. T.A.R. Toscana Firenze Sez. III, 13-04-2006, n. 1215  Massima redazionale, 2006.

L'accertamento in ordine alla natura pubblica di una strada presuppone necessariamente l'esistenza di un atto o di un fatto in base al quale la proprietà del suolo su cui essa sorge sia di proprietà di un ente pubblico territoriale ovvero che a favore del medesimo ente sia stata costituita una servitù di uso pubblico e che la stessa sia destinata all' uso pubblico con una manifestazione di volontà espressa o tacita dell'ente medesimo, senza che sia sufficiente a tal fine l'esplicarsi di fatto del transito del pubblico né la mera previsione programmatica della sua destinazione a strada pubblica o l'intervento di atti di riconoscimento da parte dell'amministrazione medesima circa la funzione da essa assolta. (Nella specie, relativa all'azione proposta da un frontista contro gli autori di comportamenti lesivi del suo diritto di passaggio su una strada realizzata con la copertura di un torrente, la S.C. ha cassato la sentenza di accoglimento della domanda, essendo risultato dagli accertamenti di merito che la strada non apparteneva al Comune, ma ad un consorzio, che ne aveva dato al comune soltanto l'affidamento in concessione). (Cassa con rinvio, App. Salerno, 10 Giugno 2002). Cass. civ. Sez. II, 07-04-2006, n. 8204 (rv. 589947) Mass. Giur. It., 2006, CED Cassazione, 2006

Dal combinato disposto degli artt. 2, comma primo, e 3, n. 33, del codice della strada - i quali definiscono rispettivamente come strada "l'area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali", e come marciapiede la "parte della strada, esterna alla carreggiata, rialzata o altrimenti delimitata e protetta, destinata ai pedoni" - si desume che, ai fini dell'accertamento della violazione dell'art. 158, comma primo, lett. h), del medesimo codice, che vieta la sosta "sui marciapiedi, salvo diversa segnalazione", è decisiva soltanto la rilevazione della utilizzazione del suolo, sul quale la sosta è avvenuta, quale componente del sistema viario destinata alla circolazione dei pedoni, senza che assuma rilievo la proprietà dell'area (e, in particolare, la circostanza che essa eventualmente appartenga allo stesso autore della contestata infrazione), non essendo essenziale il suo assoggettamento a diritto di passaggio a favore della collettività o la sua appartenenza al demanio. (Cassa e decide nel merito, Giud. Pace Lanciano, 25 Febbraio 2002). Cass. civ. Sez. I, 02-02-2006, n. 2340 (rv. 589702) Mass. Giur. It., 2006, CED Cassazione, 2006

Compete al Comune, ai sensi dell'art. 37, comma 1, del codice della strada, l'attività di apposizione e manutenzione della segnaletica, oltre che nei centri abitati, anche sulle strade private aperte all'uso pubblico (e sulle strade locali), coerentemente, del resto, con il criterio, risultante dall'art. 2, di identificazione delle strade soggette alla disciplina del codice, ossia il criterio della destinazione ad uso pubblico - e non della proprietà - della strada. Sez. I, sent. n. 16529 del 05-08-2005 (ud. del 23-05-2005), Com. Albareto c. Comunalia Di Albareto (rv. 584221)

Poiché nella disciplina del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, costituisce strada l'area ad uso pubblico destinata al transito di veicoli, pedoni e animali, e quindi il suolo concretamente utilizzato quale componente del sistema viario, non essendo indispensabile la sua inclusione nel demanio stradale ovvero il suo assoggettamento a diritto di passaggio della collettività, allorquando manchi un assetto giuridico in sé idoneo a determinare la destinazione al transito pubblico, come nel caso di un terreno di proprietà privata, perché possa configurarsi una strada e possano trovare applicazione le disposizioni del codice della strada che regolamentano la circolazione e la sosta, è necessario che venga accertata una situazione di fatto divergente da quella normalmente propria del bene privato, con effettivo godimento di esso da parte della generalità degli utenti del sistema viario. Ai fini di tale accertamento, l'assenza di impedimenti all'ingresso di terzi non è sufficiente a trasformare il fondo di proprietà privata in una parte del complesso sistema viario pubblico. (In applicazione di tale principio, la Corte di cassazione ha cassato la sentenza impugnata che aveva qualificato strada di uso pubblico un 'area privata contigua e allo stesso livello di una strada, pubblica, non protetta da recinzioni, ripari o cartelli idonei ad impedire l'accesso a terzi). Sez. I, sent. n. 1694 del 27-01-2005 (ud. del 26-11-2004), Autonuova Srl c. Prefettura di Belluno (rv. 579915)

L'art. 2 codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), nel fornire i criteri per la classificazione delle strade in funzione delle caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali delle stesse, alla lettera B descrive la strada extraurbana principale come strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile, ciascuna con almeno due corsie di marcia e banchine pavimentate, priva di intersezioni a raso, con accessi alle proprietà laterali coordinati, riservata alla circolazione di talune categorie di veicoli a motore, e con necessaria previsione di opportuni spazi per eventuali altre categorie di utenti, nonché di apposite aree con accessi dotati di corsie di decelerazione e di accelerazione, e richiede, altresì, ai fini della classificazione della strada extraurbana come principale - con conseguente elevazione, ai sensi dell'art. 142, comma primo, D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), del limite massimo di velocità consentito nella percorrenza della stessa da 90 km orari, vigente per le altre strade extraurbane, a 110 -, che essa sia contraddistinta dagli appositi segnali di inizio e fine. In assenza di detti segnali, che costituiscono l'unico elemento di immediata percezione - al di là di una valutazione tecnica in ordine alle altre caratteristiche descritte, che non può essere rimessa all'utente della strada - idoneo ad autorizzare la percorrenza della strada stessa ad una velocità più elevata rispetto a quella massima consentita in via generale, la pur riscontrata sussistenza delle altre caratteristiche indicate dalla citata disposizione non vale a consentire la classificazione della strada extraurbana come principale. Sez. I, sent. n. 287 del 10-01-2005 (rv 582663).


Con riguardo alle rotonde il codice della strada nulla contempla di specifico. Giuridicamente la rotonda non si presenta come strada curvilinea in assenza del requisito della scarsa visibilità cui all'articolo 3, comma 1, punto 20) del codice della strada. Tuttavia, occorre dare alla rotonda un disegno compatibile col codice immaginandola una strada pressoché rettilinea in cui prendendo il cerchio è come se lo tagliassimo e lo aprissimo. Abbiamo, allora, una carreggiata a senso unico (senza laterali a sinistra) divisa in due grandi corsie, che gode del diritto di precedenza con immissioni e uscite situate unicamente sulla destra. Naturalmente, l'inversione del diritto di precedenza vale unicamente sui rami d'intersezione. Giudice di pace Bologna 23-09-2004. Guida al Diritto, 2005, 8, 70
 

Il comune che intenda installare nei pressi di un incrocio semaforico un'apparecchio di rilevamento delle infrazioni deve munirsi della necessaria autorizzazione da parte dell'ente proprietario della strada che, trattandosi di strada statale attraversante un centro abitato con popolazione inferiore a diecimila abitanti, ai sensi dell'art. 2, comma 7, c.s. D.Lgs 30 aprile 1992 n. 285, è lo Stato. Giudice di pace Davoli 19-09-2003 Vono c. Comune di Davoli, Arch. Giur. Circolaz., 2004, 305
 

Le strade private sono assoggettate ad uso pubblico e quindi alla disciplina delle strade comunali anche se siano «vicinali» cioè fuori dal centro abitato (art. 2, comma 7 ed art. 3, del Codice della strada) quando il proprietario la destina ad essere inserita nella rete viaria pubblica mediante atto negoziale oppure in modo simile a quanto è previsto dall'art.. 1062 c.c. Cons. Stato Sez.V 23-06-2003, n. 3716, San Cesario di Lecce c. Terragno. Giur. Bollettino legisl. tecnica, 2003, 486
 

Ai proprietari, o concessionari, delle autostrade previste dall'art. 2 del vecchio e del nuovo codice della strada (D.P.R. 15 giugno 1959 n. 393; D.Lgs 30 aprile 1992 n. 285), in considerazione della possibilità di svolgere un'adeguata attività di vigilanza, che sia in grado di impedire l'insorgere di cause di pericolo per gli utenti, in linea generale, è applicabile l'art. 2051, c.c., in riferimento alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze dell'autostrada, essendo peraltro configurabile il caso fortuito in relazione a quelle provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere (nella specie, la suprema corte ha cassato la sentenza di merito, che aveva escluso l'applicabilità dell'art. 2051 c.c., in un caso di collisione di un'autovettura con una tanica che ingombrava la carreggiata e la cui presenza era stata segnalata ai responsabili della gestione del tratto di autostrada interessato). Cass. civ. sez. III 13-01-2003, n. 298 Monaco c. Soc. Autostrade Concessioni, Mass. Giur. It., 2003, Arch. Giur. Circolaz., 2003, 197
 

Ai proprietari, o concessionari, delle autostrade previste dall'art. 2 del vecchio e del nuovo codice della strada (D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), in considerazione della possibilità di svolgere un'adeguata attività di vigilanza, che sia in grado di impedire l'insorgere di cause di pericolo per gli utenti, in linea generale, è applicabile l'art. 2051, c.c., in riferimento alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze dell'autostrada, essendo peraltro configurabile il caso fortuito in relazione a quelle provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva escluso l'applicabilità dell'art. 2051, c.c., in un caso di collisione di un'autovettura con una tanica che ingombrava la carreggiata e la cui presenza era stata segnalata ai responsabili della gestione del tratto di autostrada interessato). Cass. civ. sez. III 10-01-2003, n. 298 Monaco c. Autostrade Concessioni spa, Arch. Civ., 2003, 1254
 

Affinchè un'area privata venga a far parte del demanio stradale, non è sufficiente che la strada sia posta all'interno di un centro abitato e che su di essa si esplichi di fatto il transito pubblico, ma è invece necessario che sia intervenuto un atto o un fatto (convenzione, espropriazione, usucapione, etc.) che ne abbia trasferito il dominio alla p.a., e che essa sia destinata all'uso pubblico dalla stessa p.a., costituendo meri indici di riferimento, ciascuno di per sè solo non sufficiente al fine di stabilire a chi ne debba essere attribuita la proprietà, l'uso della strada da parte di un numero indeterminato di persone, il comportamento in relazione ad essa della amministrazione nel settore dell'edilizia e dell'urbanistica, e la sua inclusione in un centro abitato (indicata, nella specie, dal ricorrente come circostanza dirimente), secondo la originaria previsione dell'art. 16, lettera c), l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. F, poi sostituito dall'art. 7, lettera c), l. 12 febbraio 1958 n. 126. Cass. civ. Sez.I 26-08-2002, n. 12540 Gallo c. Com. Bovalino, Mass. Giur. It., 2002, Arch. Civ., 2003, 694
 

L'inversione di marcia effettuata in quella parte di svincolo compresa tra il segnale di «preavviso di inizio autostrada» e quello di «inizio autostrada» vero e proprio, non integra violazione dell'art. 176 comma 1, bensì all'art. 154 comma 6 c.d.s. (essendo, lo svincolo, un'intersezione a livelli sfalsati in cui le correnti veicolari non si intersecano tra loro), sicché, in caso di opposizione proposta direttamente avverso il verbale, il giudice può modificarlo, applicando la sanzione tra il minimo ed il massimo previsti per la violazione effettivamente commessa, aumentandola fino al triplo, ai sensi dell'art. 198 c.d.s., laddove con lo stesso comportamento siano state poste in essere altre violazioni di minore gravita. Giudice di pace Pinerolo 04-07-2002 Fissore c. Ministero dell'Interno, Arch. Giur. Circolaz., 2003, 139
 

L'obbligo di effettuare la manutenzione delle strade vicinali, così come gli altri obblighi e poteri indicati nell'art. 41 c.d.s., fa capo al comune solo per le strade vicinali rientranti nel centro abitato e classificabili come urbane ai sensi dell'art. 2, comma 7, c.d.s., mentre restano esclusi negli altri casi. Giudice di pace Milano 21-05-2002, Riv. giur. Polizia, 2002, 792
 

Esula dalla competenza del Comune, il potere di vietare la collocazione di materiali ingombranti, nonchè di ordinarne la rimozione, sulla porzione di strade private non destinate all'uso pubblico, atteso che il suddetto potere è legislativamente previsto solo con riguardo alle aree ad uso pubblico destinate alla circolazione di pedoni, di veicoli e di animali, siano le stesse di proprietà comunale o private, ai sensi del combinato disposto degli art. 2 comma 1, e 20, d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 (Nuovo codice della Strada). T.A.R. Lombardia Brescia 13-04-2002, n. 685 Garonzi e altri c. Com. Desenzano del Garda e altri, Foro Amm. TAR, 2002, 1187
 

La responsabilità della P.A. ex. art. 2043 cod. civ. per danni derivanti da insidie stradali postula che essa sia proprietaria della strada nella quale l’evento dannoso si è verificato. Pertanto, poiché le strade statali e provinciali continuano ad appartenere a tali enti, ai sensi dell’art. 7, lett. c), della legge 12 febbraio 1958 n. 126, come modificato dall’art. 2 del nuovo codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992 n. 285), anche nei tratti di attraversamento dei Comuni con popolazione non superiore a diecimila abitanti, deve escludersi la responsabilità del Comune per omissioni attinenti alla manutenzione di detti tratti di strada, facendo carico tale obbligo all’ente proprietario essendo limitate le attribuzioni dei Comuni dalla legge 28 febbraio 1967 n. 105 alla sola installazione e gestione dei servizi urbani.  Cass. Civile Sez. III, sent. n. 11361 del 19-12-1996, Lauro c. Comune di Cicciano (rv 501415).
 
Al fine di determinare l’appartenenza di una strada al demanio comunale costituiscono indici di riferimento oltre l’uso pubblico, cioè l’uso da parte di un numero indeterminato di persone (il quale isolatamente considerato potrebbe indicare solo una servitù di passaggio), l’ubicazione della strada all’interno dei luoghi abitati, l’inclusione nella toponomastica del Comune, la posizione della numerazione civica, il comportamento della P.A. nel settore dell’edilizia e dell’urbanistica. Per converso non può ritenersi elemento da solo sufficiente, l’inclusione o rispettivamente la mancata inclusione nell’elenco delle strade comunali, stante la natura dichiarativa e non costitutiva dell’elenco anzidetto. Cass. Civile Sez. II, sent. n. 4345 del 07-04-2000, Di Martino c. Cipriani (rv 535401).
 
Rientra nella nozione di “strada” ai sensi del nuovo codice della strada, quale area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali, anche una strada interpoderale, destinata a soddisfare le esigenze di una comunità indifferenziata, restando escluse da tale nozione solo le strade riservate all’uso esclusivo di privati proprietari. (Fattispecie di incidente stradale avvenuto in una strada interpoderale in cui la Corte ha annullato la decisione che aveva escluso l’aggravante dell’art. 589, comma 2, cod. pen.).
Cass. Civile Sez. IV, sent. n. 3169 del 10-05-2000 (cc. del 14-10-1999), Sciascia (rv 216798).
Il piazzale, dotato di recinzione, antistante il casello di uscita dell’autostrada, costituisce la parte finale di uno «svincolo» autostradale e l’inversione su di esso del senso di marcia del veicolo integra la violazione dell’art. 176, 1º comma, lett. a), cod.strad., sanzionata dal 19º comma del medesimo articolo. Cass., sez. I, 09-03-2001, n. 3446.

In tema di circolazione di autoveicoli, la sanzione amministrativa di cui all’art. 176, 19º comma, c.d.s., prevista a carico di chi abbia invertito il senso di marcia sulle carreggiate, sulle rampe e sugli svincoli autostradali, non è applicabile nel caso in cui il fatto sia stato commesso nell’area antistante il casello autostradale, che non può qualificarsi, in particolare, come svincolo, cioè come intersezione a livelli sfalsati, tale da non consentire il passaggio da una corsia di marcia all’altra; né rileva, ai fini dell’applicabilità, nella descritta ipotesi, della sanzione di cui al cit. art. 176, 19º comma, c.d.s., la presenza, nell’area antistante il casello, del cartello di preavviso di inizio di autostrada, che non è equiparabile, agli effetti del comportamento imposto all’utente, a quello di inizio di autostrada. Cass., sez. I, 05-07-2001, n. 9059.

La circolazione contromano effettuata in un tratto di strada caratterizzata dalla presenza di c.d. «isole di canalizzazione» (destinate ad incanalare le correnti di traffico e caratterizzate dalla presenza di varchi volti a consentire il passaggio dei veicoli diretti nelle varie direzioni), non integra violazione dell’art. 143, 12º comma, nuovo cod.strad., bensì dell’art. 154, 3º comma, posto che le «strade divise in più carreggiate separate», secondo la dizione dell’art. 143 cit., sono soltanto quelle (quali autostrade e strade extraurbane principali) caratterizzate da carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile. T. Saluzzo. Saluzzo, 07-12-1999.

Al fine di determinare l’appartenenza di una strada al demanio comunale costituiscono indici di riferimento oltre l’uso pubblico, cioè l’uso da parte di un numero indeterminato di persone (il quale isolatamente considerato potrebbe indicare solo una servitù di passaggio), la ubicazione della strada all’interno dei luoghi abitati, l’inclusione nella toponomastica del comune, la posizione della numerazione civica, il comportamento della p.a. nel settore dell’edilizia e dell’urbanistica; per converso non può ritenersi elemento da solo sufficiente, l’inclusione o rispettivamente la mancata inclusione nell’elenco delle strade comunali, stante la natura dichiarativa e non costitutiva dell’elenco anzidetto. Cass., sez. II, 07-04-2000, n. 4345.

A norma dell’art. 2 t.u. 15 giugno 1959 n. 393 (codice della circolazione stradale), al pari di quanto previsto dall’art. 2 del successivo d.leg. 30 aprile 1992 n. 285, sono definite strade le aree ad uso pubblico destinate alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali, sicché un passaggio pedonale, di natura tale da non consentire alcun tipo di traffico veicolare, non può in nessun modo costituire una strada, nel senso fatto proprio dalle norme urbanistiche. Cons. giust. amm. sic., sez. giurisdiz., 03-11-1999, n. 587.

La deliberazione del consiglio comunale recante la formazione dell’elenco delle strade extraurbane del comune ai sensi dell’art. 2 d.leg. 30 aprile 1992 n. 285, comprensivo delle strade insistenti sul patrimonio regoliero non può essere considerata per sé stante quale atto idoneo a produrre ex novo lesione di situazioni giuridiche soggettive poste in capo ai regolieri, qualora in precedenti provvedimenti amministrativi queste ultime erano già definite strade comunali; è carente di giurisdizione il Tar in ordine alla questione di titolarità del diritto di proprietà delle medesime strade, se il ricorso dovesse intendersi quale rivendicazione della proprietà sulle stesse. T.a.r. Veneto, sez. II, 02-03-2000, n. 762.

 La classificazione amministrativa delle strade non può considerarsi vincolata, se non nei limiti del combinato disposto degli art. 2 e 226 cod.strad., in base ai quali le descrizioni tipologiche sono riferite testualmente alle «caratteristiche minime» delle vie, con la conseguenza che la p.a. può dichiarare una strada quale «extraurbana secondaria» pur in presenza dei requisiti di base per una definizione in termini di strada «extraurbana principale», con tutto ciò che ne discende anche in ordine alla determinazione del limite di velocità. P. Terni. 27-10-1998.

L’inversione di marcia effettuata, dopo il superamento del casello autostradale, nell’area antistante tale casello, non dà luogo alla configurabilità del reato contravvenzionale previsto dall’art. 176, 1º comma, lett. a), e 19 del cod. strada, quando l’accesso a detta area sia preceduto soltanto dal cartello di «preavviso di inizio autostrada» (diverso da quello di «inizio autostrada») e l’area medesima sia caratterizzata dalla presenza di corsie di marcia delimitate soltanto da linee discontinue, senza alcuna separazione nemmeno con barriere mobili, sì da non rispondere a quelle che, secondo l’art. 2, 3º comma, lett. a) cod. strada, sono le «caratteristiche minime» delle autostrade. Cass., sez. IV, 07-10-1998.

Caratteristica essenziale del marciapiede è la sua destinazione al traffico pedonale e la sua sottrazione, attraverso il rialzo della sede stradale o altra delimitazione, a quello veicolare; non è pertanto sufficiente quest’ultimo presupposto di fatto atteso che il mero rialzo della sede stradale può perseguire scopi diversi da quello dell’esclusione del traffico veicolare (per essere - come nel caso di specie - destinato a parcheggio pubblico a pagamento) sicché in tale evenienza la parte rialzata non può considerarsi marciapiede e quindi la sosta abusiva su di essa non è assoggettata alla disciplina di quest’ultimo e non è, in particolare, assimilabile alla sosta abusiva su marciapiede. Cass., sez. I, 26-06-1999, n. 6634.

Con riferimento al verbale di accertamento di una violazione del codice della strada, l’efficacia di piena prova fino a querela di falso, che ad esso deve riconoscersi - ex art. 2700 c.c., in dipendenza della sua natura di atto pubblico - oltre che quanto alla provenienza dell’atto ed alle dichiarazioni rese dalle parti, relativamente «agli altri fatti che il pubblico ufficiale che lo redige attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti», non sussiste né con riguardo ai giudizi valutativi che esprima il pubblico ufficiale, né con riguardo alla menzione di quelle circostanze relative a fatti, i quali, in ragione delle loro modalità di accadimento repentino, non si siano potuti verificare e controllare secondo un metro sufficientemente obbiettivo e pertanto, abbiano potuto dare luogo ad una percezione sensoriale implicante margini di apprezzamento, come nell’ipotesi che quanto attestato dal pubblico ufficiale concerna non la percezione di una realtà statica (come la descrizione dello stato dei luoghi, senza oggetti in movimento), bensì l’indicazione di un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante (principio affermato dalla suprema corte con riferimento ad un verbale di accertamento, nel quale si attestava l’avvenuto transito di un’autovettura ad un crocevia, mentre il semaforo proiettava luce rossa nella direzione di marcia della stessa: la suprema corte ne ha tratto la conseguenza che sul punto il verbale costituiva soltanto un elemento probatorio liberamente valutabile, non coperto dalla fede privilegiata dell’atto pubblico, e che, pertanto, bene il giudice di merito avesse ammesso la prova testimoniale contraria, dedotta dal preteso autore della violazione con l’indicazione come teste di una persona trasportata e, quindi, all’esito del suo espletamento in senso positivo, avesse poi ritenuto - confrontando le due risultanze probatorie - insufficientemente provata la commissione della violazione, con valutazione, peraltro, considerata nella specie incensurabile). Cass., sez. I, 10-04-1999, n. 3522.

La classificazione di una strada fra quelle comunali presuppone che venga preventivamente accertato, á sensi dell’art. 2 cod.strad., il loro uso pubblico, a mezzo di attività istruttoria, che consegue ad iniziativa officiosa della p.a., non essendo pertanto sufficiente la mera inclusione nel perimetro del centro abitato del tronco stradale; di conseguenza l’attività di classificazione non può conseguire obbligatoriamente ad una istanza di parte, in base all’art. 3, 1º comma, l. 7 agosto 1990 n. 241, e alla scadenza del termine relativo.
T.a.r. Friuli-Venezia Giulia, 02-06-1998, n. 780.

L’esonero dal rispetto delle distanze legali previsto dall’art. 879, 2º comma, c.c. per le costruzioni a confine con le piazze e vie pubbliche, va riferito anche alle costruzioni a confine delle strade di proprietà privata gravate da servitù pubbliche di passaggio, attenendo il carattere pubblico della strada - rilevante ai fini dell’applicazione della norma citata - più che alla proprietà del bene all’uso concreto di esso da parte della collettività. Cass., sez. II, 29-08-1997, n. 8236.

Premesso che la direttiva Cee n. 85/337 che disciplina le valutazioni d’impatto ambientale relative alle opere pubbliche, parla nell’allegato I n. 7 di «vie di rapida comunicazione», precisando che queste corrispondono «alla terminologia dell’accordo €peo (di Ginevra) sulle grandi strade di traffico internazionale del 17 novembre 1975» (accordo recepito nell’ordinamento interno italiano con l. 29 novembre 1980 n. 922), deve ritenersi che una modifica dell’art. 1, 1º comma, d.p.c.m. 10 agosto 1988 n. 377, attuativo di detta direttiva, che intenda introdurre una nuova dizione di «strade extraurbane» - le cui caratteristiche siano corrispondenti ai tipi I, II e III delle norme tecniche Cnr (strade a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, prive di intersezioni a raso, con accessi alle proprietà laterali coordinate) - sembra corrispondere alle sole strade extraurbane principali di cui all’art. 2, lett. b), nuovo cod.strad., e comunque non appare in contrasto con la direttiva purché non escluda (agli effetti della via) le strade extraurbane secondarie con due o più corsie per ogni senso di marcia: infatti il richiamato accordo internazionale fa rientrare nel suo oggetto tutte le strade a due corsie, indipendentemente dal numero di carreggiate. C. Stato, ad. gen., 25-01-1996, n. 21

La responsabilità della p.a. ex art. 2043 c.c. per danni derivanti da insidie stradali postula che essa sia proprietaria della strada nella quale l’evento dannoso si è verificato; pertanto, poiché le strade statali e provinciali continuano ad appartenere a tali enti, ai sensi dell’art. 7, lett. c), l. 11 febbraio 1958 n. 126, come modificato dall’art. 2 nuovo cod.strad., anche nei tratti di attraversamento dei comuni con popolazione non superiore a diecimila abitanti, deve escludersi la responsabilità del comune per omissioni attinenti alla manutenzione di detti tratti di strada, facendo carico tale obbligo all’ente proprietario essendo limitate le attribuzioni dei comuni dalla l. 28 febbraio 1967 n. 105 alla sola installazione e gestione dei servizi urbani. Cass., sez. III, 19-12-1996, n. 11361.

La responsabilità della p.a. ex art. 2043 c.c. per danni derivanti da insidie stradali postula che essa sia proprietaria della strada nella quale l’evento dannoso si è verificato; pertanto, poiché le strade statali e provinciali continuano ad appartenere a tali enti, ai sensi dell’art. 7, lett. c), l. 11 febbraio 1958 n. 126, come modificato dall’art. 2 nuovo cod.strad., anche nei tratti di attraversamento dei comuni con popolazione non superiore a diecimila abitanti, deve escludersi la responsabilità del comune per omissioni attinenti alla manutenzione di detti tratti di strada, facendo carico tale obbligo all’ente proprietario essendo limitate le attribuzioni dei comuni dalla l. 28 febbraio 1967 n. 105 alla sola installazione e gestione dei servizi urbani. Cass., sez. III, 19-12-1996, n. 11361.

L’autorizzazione alla installazione di distributori di carburante può essere rilasciata a condizione che, per le strade extraurbane, la distanza minima degli impianti non sia inferiore a venti km, indipendentemente dal fatto che l’impianto si collochi fuori dal territorio comunale e su altra strada statale, purché quest’ultima costituisca, unitamente alla prima, unica e grande direttrice di traffico.
T.a.r. Sicilia, sez. Catania, 02-02-1995, n. 190.

Regolamento   

Art. 2.
(Art. 2 Cod. Str.) Classificazione delle strade.
1. Il decreto del Ministro dei lavori pubblici, di cui all’articolo 2, comma 8, del codice, per la classificazione amministrativa delle strade statali esistenti alla data del 1° gennaio 1993, è predisposto dall’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, sulla base degli elenchi previsti dalla legge 21 aprile 1962, n. 181, modificati ed aggiornati secondo i criteri di cui all’articolo 2, commi 5, 6 e 7, del codice. Le strade statali, costruite successivamente all’entrata in vigore del codice, sono classificate con decreto del Ministro dei lavori pubblici Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, secondo i medesimi criteri (1).
2. Per la classificazione amministrativa delle strade statali esistenti, l’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, riceve dall’Azienda Nazionale Autonoma delle Strade (A.N.A.S.) i dati necessari, predispone l’elenco aggiornato delle strade statali esistenti alla data del 1° gennaio 1993 e trasmette lo stesso agli enti tenuti al parere, ai sensi dell’articolo 2, comma 8, del codice, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del codice. Gli enti suddetti trasmettono il loro parere all’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale nei sei mesi successivi. Il decreto di cui al comma 1, è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e le strade dallo stesso individuate sono inserite nell’archivio nazionale delle strade di cui all’articolo 226 del codice. Le strade già comprese negli elenchi previsti dalla legge 21 aprile 1962, n. 181, e non ricomprese nel decreto di classificazione amministrativa delle strade statali, sono classificate tra le strade non statali (1).
3. Per le strade statali di nuova costruzione viene rispettata la procedura indicata dal comma 2; i termini previsti, ridotti rispettivamente ad un mese ed a due mesi, decorrono dalla trasmissione della documentazione da parte dell’A.N.A.S. all’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale. Tale trasmissione è effettuata entro un mese dalla definizione del collaudo della strada.  Prima che siano completate le procedure di classificazione, l’A.N.A.S. può prendere in carico la strada, sempreché sia intervenuta la definizione del collaudo, previa classificazione amministrativa provvisoria effettuata dal Ministero dei lavori pubblici - Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, secondo i criteri di cui all’articolo 2, commi 5, 6 e 7, del codice (1).
4. Per le strade non statali, i decreti di classificazione amministrativa relativi a strade esistenti e di nuova costruzione di interesse regionale ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, articolo 87 e dell’articolo 2, comma 5, del codice, sono emanati dagli organi regionali competenti. Il Presidente della Regione procede alla trasmissione del decreto di classificazione entro un mese dalla pubblicazione nel Bollettino regionale al Ministero dei lavori pubblici - Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, che provvede all’aggiornamento dell’archivio nazionale di cui all’articolo 226 del codice. L’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale può formulare osservazioni, previo parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici (2).
5. La classificazione amministrativa delle strade provinciali, esistenti e di nuova costruzione, è effettuata dagli organi regionali competenti. Viene rispettata la ulteriore procedura prevista dal comma 4 (2).
6. La classificazione amministrativa delle strade comunali, esistenti e di nuova costruzione, è effettuata dagli organi regionali competenti. Viene rispettata la ulteriore procedura prevista dal comma 4 (2).
7. I provvedimenti di classificazione hanno effetto dall’inizio del secondo mese successivo a quello nel quale essi sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e, negli altri casi, nel Bollettino regionale.
8. Nelle more degli adempimenti di cui all’articolo 13, comma 5, del codice, le disposizioni relative alla sicurezza della circolazione connesse alla classificazione tecnico-funzionale delle strade di cui all’articolo 2, comma 2, del codice, si applicano alle strade esistenti che hanno caratteristiche corrispondenti a quelle individuate dall’articolo 2, comma 3, del codice per ciascuna classe di strada (2).
9. Nella attuazione dell’articolo 2, comma 8, del codice si applica, per quanto compatibile, la legge 29 novembre 1980, n. 922 ed i relativi decreti di attuazione. La classificazione prevista dalla legge sopracitata individua gli itinerari internazionali ed è aggiuntiva rispetto a quella di cui all’articolo 2, comma 5, del codice (2).
10. I divieti e le prescrizioni, previste dal codice e dal presente regolamento per le strade inserite negli itinerari internazionali, si applicano unicamente a quelle già in possesso delle caratteristiche richieste dagli accordi internazionali per tale classificazione (3).

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1) Comma così sostituito dall’art. 1, D.P.R. 16 settembre 1996, n. 610 (G.U. 4 dicembre 1996, n. 284, S.O.).
2) Comma così modificato dall’art. 1, D.P.R. 16 settembre 1996, n. 610 (G.U. 4 dicembre 1996, n. 284, S.O.).
3) Comma aggiunto dall’art. 1, D.P.R. 16 settembre 1996, n. 610 (G.U. 4 dicembre 1996, n. 284, S.O.).

Art.  3. (Art. 2 Cod. Str.) Declassificazione delle strade.

1. Successivamente alla classificazione di tutte le strade statali e non statali, effettuata con le procedure previste all’articolo 2, qualora alcune di esse rientrino nei casi previsti dall’articolo 2, comma 9, del codice, si provvede alla declassificazione delle stesse, intendendosi come tale il passaggio da una all’altra delle classi previste dall’articolo 2, comma 6, del codice.
2. Per le strade statali la declassificazione è disposta con decreto del Ministro dei lavori pubblici, su proposta dell’A.N.A.S. o della regione interessata per territorio, secondo le procedure individuate all’articolo 2, comma 2. A seguito del decreto di declassificazione, il Presidente della regione, sulla base dei pareri già espressi nella procedura di declassificazione, provvede, con decreto, ad una nuova classificazione della strada, secondo le procedure individuate all’articolo 2, commi 4, 5 e 6. La decorrenza di attuazione è la medesima per entrambi i provvedimenti.
3. Per le strade non statali la declassificazione è disposta con decreto del Presidente della regione, su proposta dei competenti organi regionali o delle province o dei comuni interessati per territorio,
secondo le procedure indicate all’articolo 2, commi 4, 5 e 6, in relazione alla classifica della strada.
Con il medesimo decreto il Presidente della regione, sulla base dei pareri già espressi nella procedura di declassificazione, provvede alla nuova classificazione della strada. Il provvedimento ha effetto dall’inizio del secondo mese successivo a quello nel quale esso è pubblicato.
4. I provvedimenti di cui ai commi precedenti sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica o nel Bollettino regionale, e trasmessi entro un mese all’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, che li registra nell’archivio nazionale delle strade di cui all’articolo 226 del codice.
5. I provvedimenti di declassificazione hanno effetto dall’inizio del secondo mese successivo a quello nel quale essi sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica o nel Bollettino regionale.
6. Per le strade militari si applicano le procedure di declassificazione previste per le strade statali,
mediante emanazione di decreto da parte del Ministro della difesa su proposta del Comando Regione Militare territoriale, previo parere dell’organo tecnico militare competente (1).
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(1) Articolo così sostituito dall’art. 2, D.P.R. 16 settembre 1996, n. 610 (G.U. 4 dicembre 1996, n. 284, S.O.).

Art. 4. (Art. 2 Cod. Str.) Passaggi di proprietà fra enti proprietari delle strade.
1. Qualora per variazioni di itinerario o per varianti alle strade esistenti, [ovvero per esigenze socio-economiche o per altri motivi, in funzione delle caratteristiche di cui alle lettere A-B e C dell’articolo 2, comma 6, del codice,] si rende necessario il trasferimento di strade, o di tronchi di esse, fra gli enti proprietari, fatto salvo quanto previsto all’articolo 3, si provvede a norma dei commi seguenti (1).
2. L’assunzione e la dismissione di strade statali o di singoli tronchi avvengono con decreto del Ministro dei lavori pubblici, su proposta di uno degli enti interessati, previo parere degli altri enti competenti, sentiti il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Consiglio di amministrazione dell’A.N.A.S. Per le strade non statali il decreto è emanato dal Presidente della regione competente su proposta degli enti proprietari interessati, con le modalità previste dall’articolo 2, commi 4, 5, e 6. Le variazioni di classifica conseguenti all’emanazione dei decreti precedenti, da pubblicarsi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica o sul Bollettino regionale, sono comunicate all’archivio nazionale delle strade di cui all’articolo 226 del codice (1).
3. In deroga alla procedura di cui al comma 2, i tratti di strade statali dismessi a seguito di varianti, che non alterano i capisaldi del tracciato della strada, perdono di diritto la classifica di strade statali e, ove siano ancora utilizzabili, sono obbligatoriamente trasferiti alla provincia o al comune.
4. I tratti di strade statali, regionali o provinciali, che attraversano i centri abitati con popolazione superiore a diecimila abitanti, individuati a seguito della delimitazione del centro abitato prevista dall’articolo 4 del codice, sono classificati quali strade comunali con la stessa deliberazione della giunta municipale con la quale si procede alla delimitazione medesima.
5. Successivamente all’emanazione dei provvedimenti di classificazione e di declassificazione delle strade previsti agli articoli 2 e 3, all’emanazione dei decreti di passaggio di proprietà ed alle deliberazioni di cui ai commi precedenti, si provvede alla consegna delle strade o dei tronchi di strade fra gli enti proprietari.
6. La consegna all’ente nuovo proprietario della strada è oggetto di apposito verbale da redigersi in tempo utile per il rispetto dei termini previsti dal comma 7 dell’articolo 2 ed entro sessanta giorni dalla delibera della giunta municipale per i tratti di strade interni ai centri abitati con popolazione superiore a diecimila abitanti.
7. Qualora l’amministrazione che deve prendere in consegna la strada, o tronco di essa, non interviene nel termine fissato, l’amministrazione cedente è autorizzata a redigere il relativo verbale di consegna alla presenza di due testimoni, a notificare all’amministrazione inadempiente, mediante ufficiale giudiziario, il verbale di consegna e ad apporre agli estremi della strada dismessa, o dei tronchi di essa, appositi cartelli sui quali vengono riportati gli estremi del verbale richiamato (2).
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(1) Comma così modificato dall’art. 3, D.P.R. 16 settembre 1996, n. 610 (G.U. 4 dicembre 1996, n. 284, S.O.).
(2) Gli attuali commi 4, 5, 6 e 7 così sostituiscono gli originari commi da 4 a 6 per effetto dell’art. 3, D.P.R. 16 settembre 1996, n. 610 (G.U. 4 dicembre 1996, n. 284, S.O.).

Legislazione complementare  

L. 5 LUGLIO  1995, N. 308(Ratifica ed esecuzione delle convenzioni, con annessi, firmate a Vienna l’8 novembre 1968, sulla circolazione e sulla segnaletica stradale, ed adesione agli accordi europei, con annessi, firmati a Ginevra il 1° maggio 1971, sulle stesse materie ed al protocollo, con annessi, firmato a Ginevra il 1° marzo 1973, sui segnali stradali e loro esecuzione) pubblicata nella G.U. 27 luglio 1995, n. 174.

Art. 1 Definizioni

Ai fini dell’applicazione delle disposizioni della presente Convenzione, i termini sottoindicati avranno il significato che è loro  attribuito nel presente articolo:
a)  il termine «legislazione nazionale» di una Parte contraente indica l’insieme delle leggi e dei regolamenti nazionali o locali in  vigore nel territorio di detta Parte contraente;
b)  un veicolo è detto in «circolazione internazionale» sul territorio di uno, Stato quando:
i)   appartiene ad una persona fisica o giuridica che ha la propria residenza fuori di detto Stato;
ii)  non è immatricolato in detto Stato;
iii)e vi è temporaneamente importato;
ogni Parte contraente restando, tuttavia, libera di rifiutare di considerare in per un periodo superiore ad un anno senza interruzione di  rilievo, della quale «circolazione internazionale» ogni veicolo che sia rimasto sul suo territorio la Parte contraente può fissare la  durata.
Un complesso di veicoli si dice in «circolazione internazionale» se almeno uno dei veicoli che lo compongono risponde alla  definizione;
c)  il termine «centro abitato» indica un’area che comprende degli edifici e le cui vie di accesso sono specificatamente indicate come  tali, o che è definita un altro modo dalla legislazione nazionale;
d)  il termine «strada» indica tutta l’ampiezza di ogni area o via aperta alla circolazione pubblica;
e)  il termine «carreggiata» indica la parte di strada normalmente destinata alla circolazione dei veicoli; una strada può comprendere più carreggiate nettamente separate l’una dall’altra, in particolare a mezzo di uno spartitraffico centrale o di una differenza di livello;
f)   sulle carreggiate nelle quali sono riservate alla circolazione di determinati veicoli una corsia laterale o una pista oppure delle corsie  laterali o delle piste, il termine «bordo della carreggiata» indica, per gli altri utenti della strada, il bordo della restante carreggiata;
g)  il termine «corsia» indica una qualsiasi delle suddivisioni longitudinali, delimitate o no da segnaletica stradale orizzontale, ma  aventi larghezza sufficiente per consentire lo scorrimento di una fila di autoveicoli diversi dai motocicli, nelle quali può esser suddivisa la carreggiata;
h)  il termine «intersezione» indica ogni incrocio a livello, confluenza o biforcazione di strade, comprese le piazze formate da tali  incroci, confluenze o biforcazioni;
i)   il termine «passaggio a livello» indica ogni incrocio a livello tra una strada ed una linea ferroviaria o tranviaria a piattaforma  indipendente;
j)   il termine «autostrada» indica una strada particolarmente concepita e costruita per la circolazione automobilistica, che non serve le  proprietà confinanti e che:
i)   salvo in punti particolari o a titolo temporaneo, comporta, per i due sensi di circolazione, delle carreggiate distinte separate l’una dall’altra con uno spartitraffico non destinato alla circolazione o, eccezionalmente, con altri mezzi;
ii)  Non incrocia a livello né strade, né vie ferroviarie o tranviarie, né attraversamenti pedonali;
iii)segnalata in modo particolare come autostrada;
k)  un veicolo è detto:
i)   «fermo», allorché è immobilizzato per il tempo necessario per far salire o scendere delle persone o per caricare o scaricare delle cose;
ii)  «in sosta», allorché è immobilizzato per un motivo diverso dalla necessità di evitare una collisione con un altro utente della strada o di un ostacolo o di obbedire alle prescrizioni delle norme sulla circolazione, e allorché la sua immobilizzazione non si limita al tempo necessario per prendere o depositare delle persone o delle cose.
Le Parti contraenti potranno, tuttavia, considerare come «fermi» i veicoli immobilizzati nelle condizioni previste al punto ii) sopraindicato se la durata della immobilizzazione non supera il limite di tempo fissato dalla legislazione
nazionale e potranno considerare come «in sosta» i veicoli immobilizzati nelle condizioni previste al punto i) sopraindicato se la durata dell’immobilizzazione supera il limite di tempo fissato dalla legislazione nazionale;
l)   il termine «velocipede» indica ogni veicolo che ha almeno due ruote e che è mosso esclusivamente dall’energia muscolare delle persone che si trovano su tale veicolo, in particolare a mezzo di pedali o manovelle;
m)il termine «ciclomotore» indica ogni veicolo a due o tre ruote provvisto di un motore termico di propulsione avente cilindrata non superiore a 50 cm 3 (3,05 pollici cubici) ed il cui limite di velocità, per costruzione, non supera 50 km (30 miglia) all’ora. Le Parti contraenti possono, tuttavia, non considerare
come ciclomotori, nei confronti della propria legislazione nazionale, i veicoli che non hanno le caratteristiche dei velocipedi per quanto riguarda le loro possibilità di impiego, in particolare la caratteristica di poter essere
azionati a mezzo di pedali, o la cui velocità massima, per costruzione, la massa 3 o alcune caratteristiche del motore superino certi limiti prescritti.
Nulla nella presente definizione potrà essere interpretato come impedimento per le Parti contraenti di assimilare completamente i ciclomotori ai velocipedi per l’applicazione delle prescrizioni della loro  legislazione nazionale sulla circolazione stradale.
n)  il termine «motociclo» indica ogni veicolo a due ruote, con o senza carrozzetta, provvisto di un motore di  propulsione. Le Parti contraenti possono, nella loro legislazione nazionale, assimilare ai motocicli i veicoli a  tre ruote la cui massa a vuoto non superi 400 Kg (900 libbre). Il termine «motociclo» non comprende i ciclomotori, tuttavia le Parti contraenti possono, a condizione di fare una dichiarazione a tal fine,  conformemente al paragrafo 2 dell’articolo 54 della presente Convenzione, assimilare i ciclomotori ai motocicli per l’applicazione della Convenzione;
o)  il termine «veicolo a motore» indica ogni veicolo provvisto di un motore di propulsione che circoli su strada con mezzi propri, ad eccezione dei ciclomotori sul territorio delle Parti contraenti che non li hanno assimilati ai motocicli
e ad eccezione dei veicoli che si muovono su rotaie;
p)  il termine «autoveicolo» indica i veicoli a motore destinati normalmente al trasporto su strada di persone o di cose o alla trazione su strada di veicoli adibiti al trasporto di persone o di cose. Questo termine comprende i filoveicoli cioè i veicoli adibiti al trasporto di persone o di cose. Questo termine comprende i filoveicoli, cioè i veicoli collegati ad una linea elettrica e non circolanti su rotaie. Non comprende i veicoli, come i trattori agricoli, la cui utilizzazione per il trasporto su strada di persone o di cose oppure la trazione su strada di veicoli adibiti al trasporto di persone o di cose è solamente accessoria;
q)  il termine «rimorchio» indica ogni veicolo destinato ad essere trainato da un veicolo a motore; questo termine comprende i semirimorchi;
r)  il termine «semi-rimorchio» indica ogni rimorchio destinato ad essere accoppiato ad un autoveicolo in modo tale che una parte di esso poggi su quest’ultimo e che una parte considerevole della sua massa e della massa del suo carico sia sopportata da detto autoveicolo;
s)  il termine «rimorchio leggero» indica ogni rimorchio la cui massa massima autorizzata non superi 750 kg (1650 libbre);
t)   il termine «complesso di veicoli» indica dei veicoli collegati che partecipano alla circolazione stradale come una unità;
u)  il termine «veicolo articolato» indica l’insieme di veicoli costituito da un autoveicolo e da un semi-rimorchio collegato a detto autoveicolo;
v)  il termine «conducente» indica ogni persona che assume la guida di un veicolo, autoveicolo od altro (compresi i velocipedi) o che, su di una strada, guida del bestiame, isolato o in greggi, o degli animali da tiro, da soma o da sella;
w)il termine «massa massima autorizzata» indica la massa massima del veicolo caricato, dichiarato ammissibile dall’autorità competente dello Stato nel quale il veicolo è immatricolato;
x)  il termine «massa a vuoto» indica la massa del veicolo senza equipaggio né passeggeri, né carico, ma con il pieno di carburante e l’attrezzatura normale di bordo;
y)  il termine «massa a pieno carico» indica la massa effettiva del veicolo quando è caricato, con equipaggio e passeggeri a bordo;
z)  i termini «senso di circolazione» e «corrispondente al senso di circolazione» indicano la destra allorché, secondo la legislazione nazionale, il conducente di un veicolo deve incrociare un altro veicolo lasciandolo alla sua sinistra; essi indicano la sinistra nel caso contrario;
aa) l’obbligo per il conducente di un veicolo di «cedere il passaggio» ad altri veicoli significa che detto conducente non deve continuare la marcia o la manovra oppure riprenderla se ciò può costringere i conducenti di altri veicoli a modificare bruscamente la direzione o la velocità dei loro veicoli.

Nota Min. trasporti 29 luglio 2008, n. 62926 - Veicoli ad uso speciale - Nota del 29 dicembre 2007.

I veicoli ad uso speciale, come definiti dall’art. 54 del Codice della strada (D.Lgs. n. 285 del 1992), tra i quali quelli elencati alla lettera q) del comma 2 dell’art. 203 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada (D.P.R. n. 495 del 1992), possono circolare o sostare liberamente, nel rispetto di determinate condizioni e requisiti fissati dall’art. 57, comma 1 del Regolamento.

In particolare ne è consentita la circolazione solo nei casi in cui la stessa non sia effettuata “per conto terzi a titolo oneroso”.

Per quanto attiene al quesito in questione, a parere di questo Ufficio, poiché i veicoli su cui sono applicati messaggi pubblicitari sono mezzi pubblicitari “mobili”, non sottoposti ad autorizzazione, nel momento in cui diventano statici, cioè come nel caso prospettato di sosta prolungata, è necessario occultare la superficie interessata dalla pubblicità.

In caso contrario tali impianti rientrerebbero nella procedura autorizzatoria prevista per gli impianti fissi.

Si ritiene opportuno evidenziare che all’interno del Codice della strada non vi è un'espressa definizione di parcheggio prolungato, che però può essere dedotta da una lettura dell’art. 6 nella parte che regolamenta il divieto di sosta temporaneo.

La logica di impostazione del comma 4, lett. f), del richiamato articolo 6 è quella di stabilire un tempo massimo, fissato in quarantotto ore, necessario per rendere nota l’apposizione di un divieto di sosta, trascorso il quale può essere effettuata la rimozione di un veicolo in origine in sosta regolare, ovvero applicare la sola sanzione pecuniaria, secondo i casi.

Pertanto si può ipotizzare che il veicolo pubblicitario, proprio perché mobile, se sosta oltre quarantotto ore, può essere assimilato ad un impianto di pubblicità fisso e soggetto, quindi, a specifica autorizzazione.

A tal riguardo, non rileva il fatto che l’impianto pubblicitario sia su un veicolo piuttosto che fisso in senso stretto, in quanto la norma di riferimento (art. 47, comma 8 del Codice della strada) richiama la definizione di “qualunque manufatto” finalizzato all'attività di pubblicità ovvero propaganda, senza ulteriori specificazioni.

Peraltro, le recenti pronunce giurisdizionali (anche di Cassazione Civile) sembrano chiaramente sostenere l’interpretazione della norma nel senso indicato.

Nota Min. trasporti 29 luglio 2008, n. 62926 - Veicoli ad uso speciale - Nota del 29 dicembre 2007.

I veicoli ad uso speciale, come definiti dall’art. 54 del Codice della strada (D.Lgs. n. 285 del 1992), tra i quali quelli elencati alla lettera q) del comma 2 dell’art. 203 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada (D.P.R. n. 495 del 1992), possono circolare o sostare liberamente, nel rispetto di determinate condizioni e requisiti fissati dall’art. 57, comma 1 del Regolamento.

In particolare ne è consentita la circolazione solo nei casi in cui la stessa non sia effettuata “per conto terzi a titolo oneroso”.

Per quanto attiene al quesito in questione, a parere di questo Ufficio, poiché i veicoli su cui sono applicati messaggi pubblicitari sono mezzi pubblicitari “mobili”, non sottoposti ad autorizzazione, nel momento in cui diventano statici, cioè come nel caso prospettato di sosta prolungata, è necessario occultare la superficie interessata dalla pubblicità.

In caso contrario tali impianti rientrerebbero nella procedura autorizzatoria prevista per gli impianti fissi.

Si ritiene opportuno evidenziare che all’interno del Codice della strada non vi è un'espressa definizione di parcheggio prolungato, che però può essere dedotta da una lettura dell’art. 6 nella parte che regolamenta il divieto di sosta temporaneo.

La logica di impostazione del comma 4, lett. f), del richiamato articolo 6 è quella di stabilire un tempo massimo, fissato in quarantotto ore, necessario per rendere nota l’apposizione di un divieto di sosta, trascorso il quale può essere effettuata la rimozione di un veicolo in origine in sosta regolare, ovvero applicare la sola sanzione pecuniaria, secondo i casi.

Pertanto si può ipotizzare che il veicolo pubblicitario, proprio perché mobile, se sosta oltre quarantotto ore, può essere assimilato ad un impianto di pubblicità fisso e soggetto, quindi, a specifica autorizzazione.

A tal riguardo, non rileva il fatto che l’impianto pubblicitario sia su un veicolo piuttosto che fisso in senso stretto, in quanto la norma di riferimento (art. 47, comma 8 del Codice della strada) richiama la definizione di “qualunque manufatto” finalizzato all'attività di pubblicità ovvero propaganda, senza ulteriori specificazioni.

Peraltro, le recenti pronunce giurisdizionali (anche di Cassazione Civile) sembrano chiaramente sostenere l’interpretazione della norma nel senso indicato.

per notizia:
L. 8 luglio 1986, n. 349 - Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale
L. 3 marzo 1987, n. 59 - Funzionamento del ministero dell'ambiente
D.P.R. 10 agosto 1988, n. 377 - Regolamentazione pronunce di incompatibilità ambientale
L. 21 aprile 1962, n. 181 - Modifiche alla legge 7 febbraio 1961, n. 59
D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 - Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382
L. 29 novembre 1980, 922 - Adesione all'Accordo €peo sulle grandi strade a traffico internazionale (AGR)
Circ. Min. LL.PP. 24 febbraio 1993, n. 461 - Direttiva sui provvedimenti da assumere per l'osservanza delle norme di comportamento sulle strade di tipo B (Strade extraurbane principali)
Circ. n. 6709 del 29 dicembre 1997(LL.PP.) - Delimitazione del centro abitato

Dottrina  

Note: 

Modifiche apportate dal D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge1° agosto 2003, n. 214.

Norma modificata 

Contenuti 

Rispetto al codice della strada 

Rispetto al  D.L. n. 151/203

art. 2 commi 2 e 3 CdS 

- Sono state introdotte le nuove definizioni di "itinerario ciclopedonale", di "parcheggio scambiatore" e di "utente debole" con l'intento di prevedere, in sede di costruzione ed adeguamento delle strade, misure di maggiore protezione e tutela dei pedoni e dei ciclisti. 

Le definizioni non erano previste dal codice anche se erano già state introdotte con le direttive che riguardano la predisposizione dei piani urbani del traffico. 

Norma di nuova introduzione. 

 

- È stata modificata la definizione di "area pedonale urbana" conferendo ai Comuni poteri di individuare altre categorie di utenti a cui estendere il divieto di circolazione nell'area pedonale urbana. 

 

 

 

- I veicoli con emissioni zero (es. elettrici) possono sempre circolare nelle aree pedonali urbane. 

 

 


                                                                                               
Sanzioni   
non previste