Codice

Art. 220. Accertamento e cognizione dei reati previsti dal presente codice.

1. Per le violazioni che costituiscono reato, l'agente od organo accertatore è tenuto, senza ritardo, a dare notizia del reato al pubblico ministero, ai sensi dell'art. 347 del codice di procedura penale.

2. La sentenza o il decreto definitivi sono comunicati dal cancelliere al prefetto del luogo di residenza. La sentenza o il decreto definitivi di condanna sono annotati a cura della prefettura sulla patente del trasgressore.

3. Quando da una violazione prevista dal presente codice derivi un reato contro la persona, l'agente od organo accertatore deve dare notizia al pubblico ministero, ai sensi del comma 1.

4. L'autorità giudiziaria, in tutte le ipotesi in cui ravvisa solo una violazione amministrativa, rimette gli atti all'ufficio o comando che ha comunicato la notizia di reato, perché si proceda contro il trasgressore ai sensi delle disposizioni del capo I del presente titolo. In tali casi i termini ivi previsti decorrono dalla data della ricezione degli atti da parte dell'ufficio o comando suddetti ((Articolo così modificato  dall'art. 119, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.).

--------------------------

Aggiornamenti all'articolo
Data Pubblicazione  
15/09/1993 Il DECRETO LEGISLATIVO 10 settembre 1993, n. 360 (in SO n.86, relativo alla G.U. 15/09/1993, n.217) ha disposto (con l'art. 119, comma 1, lettera a)) la modifica dell'art. 220, comma 2.

 

Giurisprudenza 

La presunzione di responsabilità per danni da cosa in custodia, di cui all'art. 2051 cod. civ., non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali ogni qual volta sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non risulti possibile - all'esito di un accertamento da svolgersi da parte del giudice di merito in relazione al caso concreto - esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto sulla stessa. L'estensione del bene demaniale e l'utilizzazione generale e diretta delle stesso da parte di terzi, sotto tale profilo assumono, soltanto la funzione di circostanze sintomatiche dell'impossibilità della custodia. Alla stregua di tale principio, con particolare riguardo al demanio stradale, la ricorrenza della custodia dev'essere esaminata non soltanto con riguardo all'estensione della strada, ma anche alle sue caratteristiche, alla posizione, alle dotazioni, ai sistemi di assistenza che li connotano, agli strumenti che il progresso tecnologico appresta, in quanto tali caratteristiche assumono rilievo condizionante anche delle aspettative degli utenti. Ne deriva che, alla stregua di tale criterio, mentre in relazione alle autostrade (di cui già all'art. 2 del d.P.R. n. 393 del 1959, ed ora all'art. 2 del d.lgs. n. 285 del 1992), attesa la loro natura destinata alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, si deve concludere per la configurabilità del rapporto custodiale, in relazione alle strade riconducibili al demanio comunale non è possibile una simile, generalizzata, conclusione, in quanto l'applicazione dei detti criteri non la consente, ma comporta valutazioni ulteriormente specifiche. In quest'ottica, per le strade comunali - salvo il vaglio in concreto del giudice di merito - circostanza eventualmente sintomatica della possibilità della custodia è che la strada, dal cui difetto di manutenzione è stato causato il danno, si trovi nel perimetro urbano delimitato dallo stesso comune. (Cassa con rinvio, Trib. Ancona, 13 Giugno 2002)

Cass. civ. Sez. III, 06-07-2006, n. 15383 (rv. 591249) Mass. Giur. It., 2006;Arch. Giur. Circolaz., 2007, 6, 697


È manifestamente infondata, con riferimento agli art. 3 e 25 cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 186, 2º comma, d.leg. 30 aprile 1992 n. 285 (nuovo codice della strada), in quanto - premesso che la questione risulta sollevata sul presupposto che l’impugnata decisione contempli due distinti procedimenti, volti rispettivamente all’applicazione di una sanzione principale e di una accessoria, aventi come identico oggetto primario l’accertamento della violazione de qua costituente reato - sussiste, viceversa, una radicale differenza di finalità e presupposti tra il provvedimento prefettizio di sospensione provvisoria della patente di guida (adottato nei casi previsti dall’art. 223 cod. strada) e la sanzione accessoria della sospensione della patente medesima, inflitta, rispettivamente, dal prefetto e dal giudice penale (ed all’esito del relativo accertamento), a seconda che sia stato commesso un mero illecito amministrativo (art. 218) ovvero un reato (art. 220 seg.), sicché gli asseriti vizi di incostituzionalità del vigente sistema di ripartizione fra organi, giurisdizionali e non, risultano denunciati esclusivamente sulla base della predetta prospettiva ermeneutica, palesemente erronea.
Corte cost. [ord.], 13-05-1998, n. 167 Giur. costit., 1998, 1428 Riv. giur. circolaz. e trasp., 1998, 665
 
Tra il provvedimento prefettizio di sospensione provvisoria della patente ex art. 223 nuovo cod.strad. e la sanzione accessoria della sospensione della patente sussiste una radicale differenza di finalità e presupposti, caratterizzandosi il primo provvedimento per essere provvedimento amministrativo di esclusiva competenza del prefetto, per avere natura cautelare e per essere necessariamente preventivo rispetto all’applicazione della sanzione accessoria da parte del giudice penale o dello stesso prefetto (in caso di estinzione o di improcedibilità del reato connesso alla violazione del codice della strada), nonché strumentalmente e teleologicamente teso a tutelare con immediatezza l’incolumità e l’ordine pubblico, impedendo che il conducente del veicolo, resosi responsabile di fatti configurabili come reati inerenti alla circolazione, continui nell’esercizio di un’attività - quella di guida - che si palesa potenzialmente pericolosa; da tale peculiarità di presupposti discende che il periodo di durata della sospensione provvisoria irrogata dal prefetto, qualora successivamente sia irrogata la sanzione amministrativa accessoria non può essere imputato al periodo di durata di essa.
Cass., sez. I, 20-09-1999, n. 10127 Mass., 1999
 
Per le violazioni al codice della strada costituenti reato non è richiesto, a norma dell’art. 220 cod. strada, l’adempimento della preventiva notificazione dell’addebito ex art. 201 del medesimo codice, che è da rispettare soltanto per le violazioni di carattere non penale.
Cass., sez. IV, 14-01-1999 Arch. circolaz., 1999, 797
 
In applicazione della regola fondamentale di cui al 2º comma dell’art. 2 c.p., l’inosservanza dell’ordine di presentarsi ad un organo di polizia per l’esibizione di documenti attinenti alla circolazione dei veicoli - accertata prima dell’entrata in vigore del nuovo codice della strada, emanato con d.leg. 30 aprile 1992 n. 285, vale a dire prima del 1º gennaio 1993 (art. 240 del testo citato) - essendo ora espressamente prevista come illecito amministrativo dall’art. 180, 8º comma, del predetto codice, non realizza più l’ipotesi criminosa dell’art. 650 c.p.; tale inosservanza non può neppure essere sanzionata in via amministrativa ostandovi il disposto dell’art. 1, 1º comma, l. 24 novembre 1981 n. 689, giacché il codice della strada non contiene alcuna norma transitoria analoga a quella dettata dall’art. 40 della legge stessa che deroga al principio di legalità enunciato in via generale; ne consegue che in siffatta ipotesi non deve essere disposta la trasmissione degli atti all’autorità amministrativa.
Cass., sez. I, 20-11-1995 Ced Cass., rv. 204327 (m)

A seguito dell’entrata in vigore del nuovo codice della strada, approvato con d.leg. 30 aprile 1992 n. 285, la inottemperanza all’ordine di presentarsi per fornire informazioni od esibire documenti relativi ad un veicolo colto in circolazione irregolare, impartito all’intestatario del mezzo dalla polizia urbana prima delle modifiche introdotte dal nuovo strumento normativo, non è più punibile ai sensi dell’art. 650 c.p., poiché l’8º comma dell’art. 180 detto nuovo cod.strad. sanziona tale inottemperanza con pena pecuniaria amministrativa; la nuova sanzione amministrativa, poi, in mancanza di una disposizione transitoria, analoga a quella dell’art. 40 l. 24 novembre 1981 n. 689, che deroga al principio di legalità sancito anche per gli illeciti amministrativi nell’art. 1 stessa legge, non ha efficacia retroattiva e non si applica perciò alle violazioni commesse in tempi antecedenti all’entrata in vigore del nuovo codice della strada.
Cass., sez. I, 26-03-1993 Giust. pen., 1994, II, 19
 
Nei procedimenti penali pendenti la sopravvenuta depenalizzazione fa, senz’altro, venir meno il potere di cognizione del giudice ordinario, che deve perciò trasmettere gli atti all’autorità divenuta competente (per effetto immediato della legge sopravvenuta) a conoscere dei detti illeciti amministrativi; non può infatti il giudice penale, nel momento in cui esclude l’illiceità penale del fatto sottoposto al suo esame, rilevando, invece, l’illiceità amministrativa (prevista dal vigente codice della strada) del fatto stesso, formulare un giudizio, che a lui non è devoluto, sulla perseguibilità o meno della detta violazione amministrativa, allo scopo di stabilire se dare esecuzione o meno all’obbligo, che per legge gli incombe (art. 220, 4º comma, c. strad. 1992), di trasmettere gli atti all’autorità che è, viceversa, competente ad emettere, sulla violazione stessa, ogni pronuncia, comprese quelle concernenti la perseguibilità della violazione stessa.
Cass., sez. IV, 06-12-1993 Cass. pen., 1994, 1627
 
A seguito dell’entrata in vigore del nuovo codice della strada, l’inottemperanza all’invito dell’autorità di presentarsi, entro il termine stabilito nell’invito medesimo, ad uffici di polizia per fornire informazioni o esibire documenti ai fini dell’accertamento delle violazioni amministrative previste dal codice stradale non è più punibile a norma dell’art. 650 c.p., ma costituisce illecito amministrativo punito con sanzione pecuniaria; in mancanza di una disposizione transitoria, la nuova sanzione non si applica alle violazioni commesse in tempi antecedenti all’entrata in vigore di detto codice, e non va pertanto disposto l’invio degli atti al comando di polizia previsto dall’art. 220 del codice stesso.
Cass., sez. I, 30-03-1993 Cass. pen., 1994, 56, n. ROMEO
 
A seguito dell’entrata in vigore del nuovo codice della strada, l’inosservanza dell’ordine di presentarsi in ufficio al fine di fornire informazioni in ordine alla disponibilità materiale di un autoveicolo colto in circolazione non regolare, impartito all’intestatario del mezzo dalla polizia stradale anteriormente alla normativa introdotta dal nuovo codice, non è più punibile ai sensi dell’art. 650 c.p., dal momento che l’art. 180 cod.strad. sanziona detta inottemperanza con sanzione amministrativa pecuniaria; tale nuova sanzione, in mancanza di una disposizione transitoria analoga a quella dettata dall’art. 40 l. 24 novembre 1981 n. 689, che deroga al principio di legalità sancito per gli illeciti amministrativi dall’art. 1 legge medesima, non ha però efficacia retroattiva e, quindi, non si applica alle violazioni poste in essere anteriormente all’entrata in vigore del nuovo codice stradale, onde non può essere disposto l’invio degli atti al comando di polizia che ha provveduto alla contestazione della contravvenzione, prevista dall’art. 220 cod.strad.
Cass., sez. I, 30-03-1993 Arch. circolaz., 1994, 239
 
L’art. 220 nuovo cod.strad. stabilisce che l’autorità giudiziaria, in tutti i casi nei quali ravvisa solo una violazione amministrativa trasmette gli atti all’autorità o comando che ha comunicato la notizia di reato; tale disposizione di coordinamento dispone solo per il tempo successivo all’entrata in vigore del nuovo codice e, pertanto, non si applica alle violazioni commesse sotto il vigore della normativa punitiva precedente e cioè agli illeciti commessi nel tempo in cui la violazione configurava l’ipotesi di reato di cui all’art. 650 c.p.
Cass., sez. I, 21-01-1993 Arch. circolaz., 1994, 614 Riv. giur. circolaz. e trasp., 1994, 411
 
La formulazione da parte del legislatore di una ipotesi di illecito amministrativo, sanzionata con pena pecuniaria, in sostituzione di precedente e più grave qualificazione di rilievo penale, mentre produce il passaggio dell’illecito dall’area penale a quella amministrativa non può, nel contempo, avere applicazione se non dalla data di entrata in vigore della nuova normativa, e ciò in forza del principio di legalità, proclamato in materia di depenalizzazione dall’art. 1 l. n. 689 del 1981, e salva diversa ed espressa disposizione derogatoria, prevista da norma di pari rango (primario e non superprimario); ne consegue che in relazione a fatti che, già integranti il reato di cui all’art. 650 c.p. e commessi prima della data di entrata in vigore del nuovo codice della strada, configurino dopo tale data l’illecito punito con sanzione amministrativa dall’art. 180, 8º comma, di detto codice, non può farsi applicazione del disposto dell’art. 220 stesso codice, alla cui stregua l’autorità giudiziaria è obbligata alla trasmissione degli atti all’autorità o al comando che ha comunicato la notizia di reato, quando nel fatto sia ravvisata solo una violazione amministrativa, dovendosi escludere un’applicazione retroattiva della suddetta violazione amministrativa (nell’affermare il principio di cui in massima la cassazione ha altresì evidenziato che nella specie non poteva trovare applicazione il disposto del 3º comma dell’art. 2 c.p., che disciplina il fenomeno della diversità di leggi succedutesi nel tempo prevedendo l’applicazione di quella più favorevole, in quanto tale norma sottintende la riconducibilità di entrambe le leggi nella sfera della repressione penale).
Cass., sez. I, 15-02-1993 Mass. Cass. pen., 1993, fasc. 6, 106 (m)


A seguito di novazione legislativa, la condotta omissiva di chi, senza giustificato motivo «non ottempera all’invito dell’autorità di presentarsi, entro il termine stabilito nell’invito medesimo, ad uffici di polizia per fornire informazioni o esibire documenti ai fini dell’accertamento delle violazioni amministrative previste» dal codice della strada, precedentemente punibile ai sensi dell’art. 650 c.p. è ora sanzionata in via amministrativa dall’8º comma dell’art. 180 nuovo cod.strad.; ne consegue che, ai sensi dell’art. 220, 4º comma, del suddetto codice nei procedimenti in corso relativi a siffatte condotte realizzatesi anteriormente alla sua entrata in vigore, gli atti vanno rimessi al comando che ha comunicato la notizia di reato, perché proceda contro il trasgressore ai sensi delle disposizioni del 1º comma, titolo VI, codice stesso.
Cass., sez. I, 18-01-1993 Mass. Cass. pen., 1993, fasc. 6, 111 (m)

Regolamento 

non presente

Legislazione complementare
per notizia:
Art. 347 cpp
D.Lgs. 28 agosto, n. 274 -Competenza del giudice di pace
D.M. 6 aprile 2001, n. 204
Circ. Min. interno 15 dicembre 1998, n. M/2413/17 - Trasmissione al prefetto della sentenza di condanna
Circ. Min. Trasp. 23 febbraio 2000, prot. 255/4630
 

 Circ. Ministero dell'interno,12 ottobre 1999, n. M/2413/9 - Artt. 220 e 223 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285).

È stata rappresentata la problematica concernente l'individuazione dell'autorità competente a disporre l'annotazione della sospensione della patente di guida nelle ipotesi previste dagli artt. 220 e 223, comma 3, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285.)

In proposito si osserva quanto segue.

L'art. 220 dispone che, per le violazioni costituenti reato, la sentenza o il decreto divenuti definitivi siano comunicati dal cancelliere al Prefetto del luogo di residenza dell'autore della violazione e vengano annotati a cura della medesima Prefettura sulla patente del trasgressore.

L'art. 223, comma 3 stabilisce, invece, che nelle ipotesi di reato per le quali siano previste le sanzioni accessorie della sospensione o della revoca della patente, il Prefetto del luogo della commessa violazione dispone la sospensione provvisoria della validità della patente fino ad un massimo di un anno e che il provvedimento è iscritto sulla patente.

A parere di questo Ufficio le citate norme fanno riferimento a distinte fattispecie.

Infatti, l'art. 220 riguarda l'accertamento e cognizione dei reati previsti dal codice della strada, così come si evince anche dalla lettura del titolo dello stesso articolo il quale null'altro aggiunge, facendo così intendere che la fattispecie in esame prende in considerazione solamente quelle ipotesi di reato per le quali il Codice della strada non prevede pure l'applicazione di sanzioni amministrative accessorie quali la sospensione della patente.

In questo caso, non essendo intervenuto (perché non previsto - si pensi, ad esempio, alle ipotesi di reato disciplinate dall'art. 100 del Codice della strada -) alcun provvedimento preventivo e cautelare con il quale il Prefetto (del luogo della commessa violazione) dispone la sospensione del documento di guida, all'annotazione della sentenza di condanna provvede il Prefetto del luogo di residenza del trasgressore, non ravvisandosi, tra l'altro, nessun altro ragionevole criterio per attribuire siffatta competenza.

Le ipotesi di reato previste dall'art. 223, comma 3, del Codice della strada, invece, sono quelle per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione o della revoca della patente, nonché il preventivo intervento della Prefettura del luogo della commessa violazione che dispone la sospensione provvisoria del documento in questione.

In questo caso, il legislatore ha previsto che la Prefettura che ha già adottato l'ordinanza provvisoria di sospensione e che eventualmente conserva ancora la patente ritirata al trasgressore, sia anche quella tenuta alle prescritte annotazioni, garantendo, nel contempo, la continuità in relazione ai diversi adempimenti richiesti in materia allo stesso ufficio (quello appunto del luogo della commessa violazione).

 Circ. Ministero dell'interno,26 gennaio 2000, n. M/2413/9 - Art. 220 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) - Annotazione della sentenza o del decreto penale di condanna sulla patente di guida - Annotazione sospensione su patenti plastificate.

È stato chiesto di conoscere l'avviso della scrivente in merito ai provvedimenti da adottare nel caso in cui le persone, nei cui confronti risultino sentenze o decreti definitivi di condanna, non presentino il documento di guida per le apposizioni delle annotazioni prescritte dall'art. 220, comma 2, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), nonché in ordine alle modalità di annotazione dei provvedimenti di sospensione della patente sui modelli plastificati introdotti con il D.M. 7 ottobre 1999.

Per quanto riguarda la prima questione, si fa osservare che la sentenza della Corte di Cassazione penale, Sez. I, del 20 novembre 1995, nel prendere in esame la fattispecie di mancata presentazione dei documenti di circolazione all'organo di Polizia, ha precisato che la suddetta condotta, dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice della strada, è sanzionata quale illecito amministrativo dallo stesso Codice della strada (art. 180) e quindi "non realizza più l'ipotesi criminosa dell'art. 650 c.p.".

Con riferimento, in particolare, alla fattispecie in esame, quest'Ufficio ritiene che lo stesso art. 180, comma 8 del Codice della strada contenga la sanzione applicabile in caso di violazione dell'art. 220, comma 2, del Codice della strada.

Il citato comma 8 dell'art. 180 del Codice della strada, infatti, sanziona il comportamento di chi non ottemperi all'invito dell'autorità di presentarsi agli Uffici di Polizia per fornire informazioni o esibire i documenti richiesti.

La disposizione in argomento, quindi, non sembra applicabile solo all'atto dell'accertamento del mancato possesso della documentazione elencata nei primi cinque commi dello stesso art. 180 del Codice della strada, avendo la medesima una portata generale con conseguente possibilità di applicazione in ogni caso di non ottemperanza agli "inviti dell'autorità".

Pertanto, il riferimento effettuato dal citato art. 180, comma 8, alla esibizione dei documenti al fine dell'accertamento delle violazioni amministrative sanzionate dal Codice della strada sembra che possa comprendere anche l'attività descritta nell'art. 220, comma 2, del Codice della strada (annotazione di sentenza e decreti penali di condanna sulla patente), quale ulteriore conseguenza del procedimento sanzionatorio previsto dal legislatore nei confronti di coloro i quali hanno violato una disposizione del Codice della strada.

In quest'ottica, la cennata attività, prescritta dall'art. 220, comma 2, del Codice della strada, potrebbe ritenersi accessoria rispetto all'accertamento delle violazioni richiesto dall'art. 180, comma 8, del Codice della strada quale "fine" che l'autorità deve considerare per poter invitare il soggetto interessato a fornire informazioni o esibire documenti.

In questo quadro, il soggetto che non presenta la patente di guida per le previste annotazioni ai sensi dell'art. 220, comma 2, del Codice della strada dovrà essere sanzionato in via amministrativa (ex art. 180, comma 8, del Codice della strada), anziché penalmente (ex art. 650 c.p.).

Con riferimento invece alla seconda questione prospettata, si fa presente che, stante la rilevanza della problematica in argomento che involge competenze e interessi anche di altre Amministrazioni, quest'Ufficio ha interessato il Ministero dei trasporti e della navigazione affinché fornisca le proprie valutazioni riguardo il nuovo modello di patente di guida introdotto con D.M. 7 ottobre 1999 il quale - contrariamente al modello cartaceo di cui all'art. 308 del Reg. codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) - non consente di riportare sullo stesso le annotazioni relative alle sospensioni del documento di guida.

Circ. Min. Interno 13 marzo 2000, n. 29Circ. Ministero dell'interno, 15 dicembre 1998, n. M/2413/17 - Art. 220, comma 2, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) - Trasmissione al Prefetto della sentenza di condanna.

È stato chiesto di conoscere l'avviso di questo Ufficio circa le modalità di applicazione della norma specificata in oggetto nei casi di condanna per il reato di cui all'art. 116, comma 13, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) ovvero per la guida di un veicolo senza aver conseguito il prescritto titolo abilitativo.

Al riguardo si condividono i dubbi rappresentati sulla concreta possibilità di applicazione della norma in questione nelle ipotesi di guida senza patente.

Nelle fattispecie in esame, infatti, l'assenza materiale del titolo "de quo", su cui trascrivere la sentenza di condanna, si risolve, in definitiva, nella concreta impossibilità di osservare la prescrizione in parola.

Si deve ritenere, pertanto, che la disposizione in questione - essendo norma a carattere generale prevista per tutte le violazioni al codice della strada che costituiscono reato - può trovare applicazione solo nelle ipotesi in cui l'annotazione della condanna sulla patente sia effettivamente realizzabile e non, quindi, in assenza del presupposto sostanziale che ne condiziona l'osservanza.

In merito, infine, alla determinazione della Prefettura competente alla annotazione, ove sussista - come precedentemente osservato - la patente di guida, la stessa deve individuarsi in quella di residenza, in quanto il primo periodo del citato art. 220, comma 2, prevede la comunicazione della sentenza al Prefetto del luogo di residenza.

Ciò deriva anche della generale competenza in materia di rilascio e annotazioni delle vicende successive sulle patenti di guida della Prefettura di residenza a cui era uniformato l'originario codice della strada prima della riforma del 1994.

 

Dottrina

non presente

Sanzioni 

non previste