Codice
Art. 203. Ricorso al prefetto.

1. Il trasgressore o gli altri soggetti indicati nell'art. 196, nel termine di giorni sessanta dalla contestazione o dalla notificazione, qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui è consentito, possono proporre ricorso al prefetto del luogo della commessa violazione, da presentarsi all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore ovvero da inviarsi agli stessi con raccomandata con ricevuta di ritorno. Con il ricorso possono essere presentati i documenti ritenuti idonei e può essere richiesta l'audizione personale.

1-bis. Il ricorso di cui al comma 1 può essere presentato direttamente al prefetto mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. In tale caso, per la necessaria istruttoria, il prefetto trasmette all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore il ricorso, corredato dei documenti allegati dal ricorrente, nel termine di trenta giorni dalla sua ricezione (Comma aggiunto dall'art. 4, D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214).

2. Il responsabile dell'ufficio o del comando cui appartiene l'organo accertatore, è tenuto a trasmettere gli atti al prefetto nel termine di sessanta giorni dal deposito o dal ricevimento del ricorso nei casi di cui al comma 1 e dal ricevimento degli atti da parte del prefetto nei casi di cui al comma 1-bis. Gli atti, corredati dalla prova della avvenuta contestazione o notificazione, devono essere altresì corredati dalle deduzioni tecniche dell'organo accertatore utili a confutare o confermare le risultanze del ricorso (Comma così sostituito dall'art. 4, D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214).

3. Qualora nei termini previsti non sia stato proposto ricorso e non sia avvenuto il pagamento in misura ridotta, il verbale, in deroga alle disposizioni di cui all'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, costituisce titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo della sanzione amministrativa edittale e per le spese di procedimento (Articolo così modificato  dall'art. 105, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.).

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Aggiornamenti all'articolo
Data Pubblicazione  
15/09/1993 Il DECRETO LEGISLATIVO 10 settembre 1993, n. 360 (in SO n.86, relativo alla G.U. 15/09/1993, n.217) ha disposto (con l'art. 105, comma 1, lettera a)) la modifica dell'art. 203, comma 1; (con l'art. 105, comma 1, lettera b)) la modifica dell'art. 203, comma 3.
30/06/2003 Il DECRETO-LEGGE 27 giugno 2003, n. 151 (in G.U. 30/06/2003, n.149) , convertito con modificazioni dalla L. 1 agosto 2003, n. 214 (in SO n.133, relativo alla G.U. 12/08/2003, n. 186) ha disposto (con l'art. 4, comma 1-bis) l'introduzione del comma 1-bis all'art. 203 e (con l'art. 4, comma 1-ter) la modifica dell'art. 203, comma 2.

 

Giurisprudenza

Il provvedimento emesso dal prefetto "ex" art. 204 cod. strada (si tratti di ordinanza sia ingiuntiva del pagamento della sanzione sia di archiviazione degli atti) ha - diversamente dall'ordinanza ingiunzione emessa "ex" art. 18 legge 24 novembre 1981 n. 689 per le violazioni non previste dal codice della strada - natura di provvedimento decisorio su ricorso amministrativo proposto dall'interessato, ai sensi dell'art. 203 cod. strada, avverso il verbale di accertamento dell'illecito. Tale natura, che emerge anche testualmente dalla lettera dell'art. 203 cod. strada che parla espressamente di "ricorso al prefetto", esclude che possano essere adottati provvedimenti di revoca o di annullamento di ufficio in via di autotutela. (Rigetta, Trib. Lagonegro, 25 Settembre 2003)

Cass. civ. Sez. II Sent., 22-04-2008, n. 10386 (rv. 602816) Mass. Giur. It., 2008; CED Cassazione, 2008

In tema di violazioni al codice della strada, è inammissibile l'opposizione al verbale di accertamento, anche ai soli fini di impugnare la sanzione accessoria, quando l'opponente si sia avvalso della facoltà del pagamento in misura ridotta ai sensi dell'articolo 202 codice suddetto. Infatti, il pagamento in misura ridotta costituisce, non diversamente dall'oblazione in campo penale, un istituto caratterizzato da finalità agevolative e deflattive ad un tempo, per effetto del quale il trasgressore, per sua libera scelta, è ammesso al pagamento della sanzione pecuniaria, nella misura del minimo previsto dalla legge, così evitando aggravi patrimoniali, nel contempo tuttavia rinunciando ai rimedi oppositivi previsti dalla normativa di cui agli articoli 202, 203, 204 bis cod. strada, nell'ambito della quale non è consentita alcuna possibilità di pagamento "con riserva". (Nella fattispecie, relativa alla violazione dell'articolo 146, comma terzo, cod. strada, aveva sostenuto l'opponente di avere effettuato il pagamento in misura ridotta per evitare le conseguenze patrimoniali dell'esecutività dell'atto e di avere impugnato il verbale di infrazione ai soli fini della decurtazione dei punti dalla patente; sulla base dell'enunciato principio la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di pace dichiarativa l'inammissibilità dell'opposizione). (Rigetta, Giud. pace Monza, 23 Aprile 2005)

Cass. civ. Sez. II Sent., 11-03-2008, n. 6460 (rv. 602463) Mass. Giur. It., 2008

In tema di circolazione stradale, qualora il trasgressore abbia dato luogo alla violazione dell'art. 216, sesto comma, del codice della strasa (circolazione alla guida di un veicolo nel periodo di ritiro del documento di circolazione) non è consentito il pagamento in misura ridotta; ne consegue che in questo caso il verbale di accertamento legittimamente conterrà l'irrogazione immediata della sola sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, e non anche la quantificazione della sanzione pecuniaria, che dovrà essere irrogata successivamente del Prefetto a mezzo dell'ordinanza-ingiunzione. (Cassa con rinvio, Giud. pace Civitella Roveto, 12 Dicembre 2002)

Cass. civ. Sez. II Sent., 03-03-2008, n. 5770 (rv. 602207)  Mass. Giur. It., 2008; CED Cassazione, 2008

In tema di sanzioni amministrative per la violazione del codice della strada, alla formazione e trasmissione dei ruoli da parte del prefetto, ai fini della riscossione delle somme a tale titolo dovute, non è applicabile la decadenza prevista dall'art. 17 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, ma solo la prescrizione quinquennale, dettata sia dall'articolo 209 del codice della strada - relativamente alle sanzioni conseguenti alle infrazioni stradali -, sia dall'art. 28 della legge 24 novembre 1981 n. 689. (Rigetta, Giud. pace Venosa, 1 Marzo 2004)

Cass. civ. Sez. II Sent., 20-02-2008, n. 4375 (rv. 602214) Mass. Giur. It., 2008; CED Cassazione, 2008

In tema di violazioni delle norme sui limiti di velocità previste dal codice della strada, è legittima la contestazione non immediata dell'infrazione anche quando, nell'organizzazione del servizio di rilevazione degli illeciti, sia utilizzata una apparecchiatura "autovelox" che consenta l'accertamento dell'infrazione al momento del transito del veicolo, e ciò persino nell'ipotesi in cui, essendo previsto l'impiego di una seconda pattuglia, questa non sia in grado di procedere alla contestazione immediata perchè impegnata in altra contestazione; tuttavia l'amministrazione deve fornire la prova di non avere potuto procedere alla contestazione immediata dell'infrazione (nella fattispecie, relativa al superamento del limite di velocità per 27 km/h., rilevato dai vigili urbani a mezzo di "autovelox", il tribunale aveva annullato il verbale secondo cui non era stata possibile la contestazione immediata causa la velocità del veicolo e la S.C. ha ritenuto legittima la decisione non avendo il comune fornito la prova di tale assunto, considerato anche che trattandosi di rettilineo quel veicolo era ben visibile e poteva essere fermato). (Rigetta, Trib. Reggio Emilia, 3 Marzo 2004)

Cass. civ. Sez. II Sent., 11-02-2008, n. 3198 (rv. 601701) Mass. Giur. It., 2008; CED Cassazione, 2008

In tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, il verbale di contestazione che non sia stato impugnato dal destinatario nè mediante ricorso giurisdizionale innanzi al giudice di pace nè mediante ricorso amministrativo innanzi al Prefetto, acquista efficacia di titolo esecutivo, legittimando la emissione della cartella esattoriale su di esso fondata nei cui confronti non è più ammissibile il ricorso attraverso il quale vengano dedotti non già vizi suoi propri, ma contestazioni relative al contenuto del verbale di contestazione, suscettibili di essere proposte in sede di opposizione contro quest'ultimo. (Cassa e decide nel merito, Giud. pace Trapani, 3 Ottobre 2001)

Cass. civ. Sez. I Sent., 14-02-2007, n. 3338 (rv. 599753) Mass. Giur. It., 2007; CED Cassazione, 2007

In tema di sanzioni amministrative, con riferimento alle violazioni del codice della strada per le quali l'articolo 202, terzo comma, d.lgs. 30 aprile 1992 n.285, non ammette il pagamento in misura ridotta, la mancata quantificazione della sanzione nel verbale di accertamento della infrazione non incide sulla validità del procedimento sanzionatorio, in quanto l'ammontare della sanzione deve essere determinata dal prefetto a seguito della trasmissione del verbale da parte degli agenti accertatori; inoltre, nelle dette ipotesi, e con riguardo alla fase del procedimento relativa alla sua definizione, la mancata proposizione del ricorso amministrativo al prefetto non produce, "ipso facto", la formazione del titolo esecutivo, con conseguente diritto dell'amministrazione a procedere secondo le modalità di cui all'articolo 27 della legge 24 novembre 1981 n.689, dovendo necessariamente, in virtù dell'esigenza di dare alla norma del suddetto articolo 27 della legge n.689 del 1981 una interpretazione conforme alla Costituzione, essere emanata, ed a prescindere dalla scadenza del termine per la proposizione del ricorso amministrativo ai sensi dell'articolo 203 del d.lgs. 30 aprile 1992 n.285, l'ordinanza ingiunzione irrogativa della sanzione nel termine previsto dall'articolo 204 del medesimo d.lgs.. (Rigetta, Giud. pace Lecce, 16 Aprile 2003)

Cass. civ. Sez. II, 16-10-2006, n. 22120 (rv. 592616) Arch. Giur. Circolaz., 2007, 5, 524

In tema di violazioni delle norme sulla circolazione stradale, nel caso in cui sia contestata una violazione del cod. strada per la quale non è consentito il pagamento della sanzione pecuniaria in misura ridotta (art. 202, cod. strada), il relativo verbale di accertamento non costituisce titolo esecutivo, se il contravventore non propone ricorso amministrativo, in quanto in detta ipotesi il titolo esecutivo è costituito dall'ordinanza ingiunzione che il prefetto è tenuto ad emettere nel termine previsto dall'art. 204 del cod. strada, decorrente dalla scadenza del termine per la proposizione del ricorso amministrativo indicato nel precedente art.203.

Cass. civ. Sez. II, 04-11-2005, n. 21361 (rv. 584402) Arch. Giur. Circolaz., 2006, 5, 484

In tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, qualora contro il verbale di contestazione dell'infrazione l'interessato abbia proposto sia ricorso al Prefetto, ai sensi dell'art. 203 cod. strada, sia direttamente ricorso, in opposizione dinanzi al giudice ordinario, ex art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 è inammissibile l'opposizione, perché, si pone in termini di alternatività con il ricorso amministrativo, atteso che l'atto impugnato non è suscettibile di acquisire efficacia di titolo esecutivo.

Giudice di pace Catania Sez. III, 13-07-2005 P.C. c. Comune di Catania, Massima redazionale, 2005

L'atto di opposizione contro il verbale di contravvenzione al codice della strada deve, a pena di inammissibilità, essere depositato nella Cancelleria del giudice non già nel termine di trenta giorni stabilito dall'art. 22 della legge n. 689 del 1981, bensì in quello più lungo di sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione della contravvenzione medesima, atteso che quest'ultimo meglio si armonizza con le altre previsioni dell'ordinamento che, nello stesso termine di sessanta giorni, consentono al contravventore sia il pagamento della sanzione in misura ridotta (art. 202 del codice della strada - D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) sia la proposizione del ricorso amministrativo al Prefetto (art. 203 dello stesso D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285). Diversamente, dovrebbe trarsene la possibilità di decadere dall'azione giudiziaria prima ancora del decorso dello "spatium deliberandi" a tali fini concesso al trasgressore, conseguenza tanto più incongruente ove si consideri che, esperito il rimedio amministrativo, è proponibile in sede giurisdizionale, "ex" art. 205 D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), opposizione avverso l'emessa ordinanza-ingiunzione prefettizia.

Sez. I, sent. n. 12626 del 13-06-2005 (rv 582711).

Il ricorso al Prefetto previsto dall'art. 203 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) si pone - secondo l'interpretazione adeguatrice di cui alla sentenza n. 255 del 1994 della Corte Costituzionale - come rimedio alternativo rispetto a quello giurisdizionale; pertanto, il termine per impugnare dinanzi al giudice di pace il verbale di accertamento dell'infrazione è il medesimo (sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione) previsto per il ricorso amministrativo qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui è consentito.

Cass. civ. Sez. I, 23-05-2005, n. 10766 (rv. 581486) Mass. Giur. It., 2005, CED Cassazione, 2005

L'atto di opposizione contro il verbale di contravvenzione al codice della strada deve essere depositato, a pena di inammissibilità, nella Cancelleria del giudice nel termine di sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione della contravvenzione stessa, e non già nel più breve termine di trenta giorni stabilito dall'art. 22 della legge n. 689 del 1981, atteso che il primo termine meglio si armonizza con le altre previsioni esistenti nell'ordinamento, quali quelle che, nello stesso termine di sessanta giorni, consentono al contravventore sia il pagamento della sanzione in misura ridotta (art. 202 del codice della strada - D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), sia il ricorso amministrativo al Prefetto (art. 203 dello stesso D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), sia la formazione del titolo esecutivo (art. 203 D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 citato), così realizzando l'unica soluzione compatibile col procedimento sanzionatorio previsto dal codice della strada e con le garanzie della difesa, secondo quanto indicato nelle pronunzie Corte Cost.: sent. n. 255 del 1994, sent. n. 311 del 1994, ord. n. 315 del 1995 e sent. n. 437 del 1995. (Fattispecie anteriore all'art. 204-bis D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285).

Sez. II, sent. n. 9860 del 11-05-2005 (rv 582648).

In tema di sanzioni per violazioni delle norme sulla circolazione stradale, il termine per impugnare in sede giurisdizionale il verbale di accertamento dell'infrazione è quello di sessanta giorni previsto dall'art. 203 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) per il ricorso al Prefetto, proponibile in via alternativa e preventiva rispetto al ricorso giurisdizionale.

Cass. civ. Sez. I, 16-03-2005, n. 5716 (rv. 579950) Mass. Giur. It., 2005 CED Cassazione, 2005
 

In tema di sanzioni amministrative concernenti violazioni del codice della strada, il ricorso al Prefetto avverso il verbale di contestazione della infrazione è ammesso anche con riguardo a violazioni per le quali non è consentita l'oblazione.

Cass. civ. Sez. I, 24-03-2005, n. 6373 (rv. 580921) Mass. Giur. It., 2005 CED Cassazione, 2005

In tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, il termine per la emanazione della ordinanza-ingiunzione prefettizia di pagamento comincia a decorrere, in caso di mancata proposizione di ricorso amministrativo da parte del contravventore, solo dopo la scadenza del termine per la presentazione dello stesso, poiché solo a partire da tale data l'organo accertatore può trasmettere gli atti al Prefetto.

Cass. civ. Sez. I, 24-03-2005, n. 6373 (rv. 580922) Mass. Giur. It., 2005 CED Cassazione, 2005
 

In tema di sanzioni amministrative pecuniarie irrogate per violazioni del codice della strada, nel caso in cui l'interessato impugni direttamente il verbale di accertamento dell'infrazione, deve convenire in giudizio l'Autorità amministrativa di vertice da cui dipende l'organo accertatore della violazione: l'opposizione avverso un verbale di accertamento redatto dalla Polizia municipale non va quindi proposta nei confronti del Prefetto, appartenendo la legittimazione passiva al Sindaco.

Cass. civ. Sez. I, 29-04-2005, n. 8960 (rv. 581556) Mass. Giur. It., 2005 CED Cassazione, 2005
 

In tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, qualora contro il verbale di contestazione dell'infrazione l'interessato abbia proposto sia ricorso al Prefetto, ai sensi dell'art. 203 cod. strada, sia direttamente ricorso, in opposizione dinanzi al giudice ordinario, ex art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 è inammissibile l'opposizione, perché, si pone in termini di alternatività con il ricorso amministrativo, atteso che l'atto impugnato non è suscettibile di acquisire efficacia di titolo esecutivo.

Giudice di pace Catania Sez. III, 13-07-2005
 

Il ricorso al Prefetto previsto dall'art. 203 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) si pone - secondo l'interpretazione adeguatrice di cui alla sentenza n. 255 del 1994 della Corte Costituzionale - come rimedio alternativo rispetto a quello giurisdizionale; pertanto, il termine per impugnare dinanzi al giudice di pace il verbale di accertamento dell'infrazione è il medesimo (sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione) previsto per il ricorso amministrativo qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui è consentito.

Cass. civ. Sez. I, 23-05-2005, n. 10766 (rv. 581486) Mass. Giur. It., 2005, CED Cassazione, 2005

In tema di sanzioni amministrative, il prefetto è tenuto alla decisione sul ricorso (presentato dal privato cui sia stata contestata una violazione del codice della strada) entro il termine massimo di novanta giorni, decorrenti dalla data di presentazione del ricorso, ovvero di spedizione postale dello stesso, dovendosi aggiungere al termine di sessanta giorni assegnato a detto organo per emettere ordinanza-ingiunzione, ovvero ordinanza di archiviazione, l’ulteriore termine di trenta giorni assegnato all’ufficio o comando cui appartiene l’organo accertatore ai fini dell’istruttoria preliminare e della trasmissione degli atti al prefetto; detto termine, che si sottrae alle qualificazioni di ordinatorietà o perentorietà, proprie del procedimento giurisdizionale, deve essere apprezzato, alla stregua dei principi di cui alla l. n. 241 del 1990 e della esigenza di buon andamento dell’amministrazione sancita dall’art. 97 cost., come elemento di regolarità, e, quindi, di validità della procedura.
Cass., sez. I, 25-01-2002, n. 874. Mass., 2002

L’art. 1, 3º comma, d.l. 2 novembre 1999 n. 391 (abrogato, ancorché con effetti salvi, dall’art. 68 l. finanziaria 2000) a tenore del quale «il termine indicato dall’art. 204, 1º comma, nuovo cod.strad. per l’emissione dell’ordinanza-ingiunzione da parte del prefetto è fissato in centottanta giorni», non può essere invocato con riferimento al provvedimento intempestivamente emanato dal prefetto il quale, in ottemperanza al termine massimo di novanta giorni (di cui al combinato disposto degli art. 203, 2º comma, e 204, 1º comma, nuovo cod.strad.), avrebbe dovuto emettere l’ordinanza-ingiunzione in data antecedente all’entrata in vigore del decreto legge sopra citato.
Giudice di pace Chivasso, 10-07-2000. Arch. circolaz., 2001, 135

Il mancato rispetto dei termini di cui agli art. 203 e 204 cod. strada invalida l’ordinanza-ingiunzione ugualmente emessa, per vizio di legge, con la conseguente dichiarazione di nullità dell’ordinanza.
Giudice di pace Torino, 14-02-2001. Giudice di pace, 2001, 288

Con riferimento alle violazioni relative alla circolazione stradale, gli art. 203 e 204 cod.strad. attribuendo al soggetto al quale sia stata contestata la trasgressione la facoltà di proporre ricorso al prefetto, impongono a tale organo l’obbligo di emettere, a pena di illegittimità, ordinanza-ingiunzione motivata sia in relazione alla sussistenza della violazione, sia in relazione alla infondatezza dei motivi di ricorso.
Giudice di pace Bologna, 22-02-2001. Arch. circolaz., 2001, 491

Il principio secondo il quale, dovendo il verbale di accertamento di infrazioni al codice stradale, tenuto conto della sua idoneità a divenire titolo esecutivo, essere assimilato all’ordinanza ingiunzione, la disposizione dell’art. 205 cod.strad. deve essere interpretata estensivamente, nella parte in cui richiama e rende operanti gli art. 22 e 23 l. n. 689 del 1981 per l’opposizione contro i provvedimenti irrogativi delle sanzioni amministrative per violazione delle norme del codice medesimo, includendovi l’impugnazione del verbale di accertamento.
Cass., sez. I, 16-03-2001, n. 3836. Mass., 2001

In materia di sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, il ricorso al prefetto avverso il verbale di accertamento dell’infrazione si pone in alternativa con l’opposizione innanzi al pretore (secondo l’interpretazione adeguatrice di cui alla sent. della corte cost. n. 255 del 1994); in caso di mancata proposizione sia del ricorso amministrativo che di quello giurisdizionale l’accertamento diviene definitivo e il verbale acquista efficacia di titolo esecutivo, rimanendo preclusa ogni opposizione, a nulla rilevando la successiva notifica di un’ordinanza-ingiunzione che non costituisce titolo della sanzione ma ha il solo valore di invito al pagamento.
Cass., sez. I, 05-04-2001, n. 5046. Arch. circolaz., 2001, 644

In materia di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni al codice della strada, il ricorso al prefetto avverso il verbale di accertamento dell’infrazione al codice della strada, ai sensi dell’art. 203 cod.strad. (approvato con d.leg. 30 aprile 1992 n. 285), non costituisce - stante l’incompatibilità col sistema costituzionale (art. 24, 103 e 113 cost.) di un principio di riserva di amministrazione - presupposto processuale per poter adire il giudice ordinario e quindi il previo ricorso di tale ricorso amministrativo è meramente facoltativo, potendo l’interessato, indipendentemente da esso, rivolgersi al giudice per contestare la soggezione alla sanzione amministrativa pecuniaria.
Cass., sez. un., 21-12-2001, n. 16181. Mass., 2001

   In materia di sanzioni amministrative per la violazione della disciplina della circolazione stradale, il previo esperimento del ricorso amministrativo al prefetto è meramente facoltativo, potendo l’interessato, secondo l’interpretazione adeguatrice dell’art. 203 cod.strada fornita dalla corte costituzionale (sentenze n. 255 e 311 del 1994, n. 437 del 1995, e ordinanza n. 315 dello stesso anno), rivolgersi al giudice indipendentemente da esso, mediante l’impugnazione del verbale di accertamento, nelle forme previste dall’art. 22 l. n. 689 del 1981.

Cass., sez. I, 26-07-2001, n. 10194. Mass., 2001

In tema di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni del codice della strada, il ricorso al prefetto avverso il verbale di accertamento dell’infrazione non costituisce presupposto processuale per poter legittimamente adire l’autorità giudiziaria ordinaria, con la conseguenza che l’interessato, nell’impugnare direttamente il predetto verbale di accertamento dell’infrazione, deve convenire in giudizio non più il prefetto, bensì l’autorità amministrativa da cui dipende l’organo accertatore della violazione (nella specie, il ministero degli interni, essendo l’accertamento stato compiuto da agenti della polstrada).
Cass., sez. I, 15-11-2001, n. 14319. Mass., 2001
 
Legittimato passivo nel giudizio d’opposizione a norma dell’art. 22 l. 689 del 1981 contro una cartella esattoriale emessa per la riscossione delle somme dovute per l’applicazione di una sanzione amministrativa concernente violazioni al codice della strada, nel quale si lamenti la mancanza di contestazione e di notificazione del verbale e degli atti successivi, è il comune o la diversa amministrazione da cui dipendono in via gerarchica gli agenti accertatori della violazione (nel caso di specie la corte ha cassato la sentenza che aveva ritenuto essere passivamente legittimato il prefetto).
Cass., sez. III, 03-08-2000, n. 10200. Arch. circolaz., 2001, 19

Nell’ipotesi in cui il prefetto abbia respinto il ricorso amministrativo emettendo un’ordinanza-ingiunzione per il pagamento di una somma pari al doppio del minimo della sanzione, questa misura non vincola neppure nel minimo il giudice dell’opposizione ai fini della determinazione della sanzione da irrogare, potendo quest’ultima essere fissata dal giudicante anche nella misura corrispondente a quella ridotta di cui all’art. 202 nuovo cod.strad. (fattispecie nella quale il giudice, tenuto conto della non gravità del fatto, ha ritenuto di determinare la sanzione applicabile nella misura originariamente indicata nel verbale di accertamento).
T. Bologna. Bologna, 29-06-2000. Arch. circolaz., 2001, 201
 
Poiché l’obbligo di motivazione dell’ordinanza-ingiunzione, di cui all’art. 204 nuovo c.s., costituisce condizione di legittimità dell’atto irrogativo della sanzione, conseguentemente la mancanza o fittizietà della motivazione dell’ordinanza in relazione a tutti i motivi prospettati dal ricorrente in sede amministrativa costituisce violazione di legge e dà luogo ad un autonomo ed assorbente motivo di annullamento dell’ordinanza stessa in sede di giudizio di opposizione dinanzi al giudice ordinario.
Giudice di pace Bologna, 01-03-2001. Arch. circolaz., 2001, 588

Non viola il diritto di difesa, né costituisce causa di estinzione dell’obbligazione di pagamento di una sanzione pecuniaria, né invalida la successiva ordinanza-ingiunzione del prefetto, l’omessa immediata contestazione dell’infrazione, ove si sia preceduto, comunque, alla notificazione degli estremi della violazione nel prescritto termine di legge.
T. Trani. Trani, 10-05-2000. Giur. merito, 2001, 497

Il termine di novanta giorni, decorrenti dalla data di presentazione del ricorso al prefetto, entro il quale deve essere emessa l’ordinanza-ingiunzione o disposta l’archiviazione, non ha natura perentoria, né ordinatoria, bensì quoad effectum con la conseguenza che, emesso intempestivamente il relativo provvedimento, questo risulta affetto da violazione di legge, e, dunque invalido ed annullabile.
T. Trani. Trani, 01-05-2000. Giur. merito, 2001, 496

Il termine di novanta giorni, decorrenti dalla data di presentazione del ricorso al prefetto, entro il quale deve essere emessa l’ordinanza-ingiunzione o disposta l’archiviazione, non ha natura perentoria, né ordinatoria, bensì di requisito di legittimità del provvedimento amministrativo, con la conseguenza che la sua inosservanza configura una violazione di legge (nella specie, dell’art. 2 l. 7 agosto 1990 n. 241).
T. Trani. Trani, 16-06-2000. Giur. merito, 2001, 785

Non integra il reato di truffa la condotta di chi, con il ricorso presentato al prefetto avverso il verbale di contestazione di una violazione del codice della strada, produca un documento falso al fine di ottenere la declaratoria di non fondatezza dell’accertamento.
Cass., sez. VI, 25-06-2001. Guida al dir., 2001, fasc. 49, 85

Nel caso di violazioni amministrative al codice della strada, l’opposizione contro l’iscrizione a ruolo della sanzione pecuniaria, non preceduta dall’emissione di ordinanza-ingiunzione, va proposta con le modalità previste dall’art. 22 l. 24 novembre 1981 n. 689, e può riguardare non solo questioni concernenti la regolarità formale dell’iscrizione a ruolo, ma anche tutte le questioni concernenti i presupposti di fatto e di diritto della sanzione.
Cass., sez. un., 14-12-1998, n. 12544. Foro it., 2000, I, 230 Riv. giur. circolaz. e trasp., 2000, 277
 
Nei confronti del verbale di accertamento di violazioni amministrative al codice della strada, l’interessato può proporre, nel termine stabilito dalla legge, il ricorso amministrativo al prefetto o il ricorso (immediato) in sede giurisdizionale; se non abbia proposto né l’uno né l’altro, e sia intervenuta l’iscrizione a ruolo della sanzione pecuniaria, l’interessato può agire contro l’iscrizione a ruolo col rito previsto dall’art. 22 l. 24 novembre 1981 n. 689, ma senza poter più contestare la violazione.
Cass., sez. I, 17-12-1998, n. 12628. Foro it., 2000, I, 230

   In tema di opposizione a norma degli art. 22 e 23 l. n. 689 del 1981 avverso il processo verbale di accertamento di violazione alle norme del codice della strada, in caso di rigetto dell’opposizione il titolo esecutivo è costituito dal processo verbale impugnato, a norma dell’art. 203 cod.strad., e non dalla sentenza di rigetto (nel caso di specie la suprema corte ha cassato la sentenza del pretore che aveva annullato il ruolo esattoriale, considerando che, rigettata l’opposizione avverso il verbale di accertamento di violazione al codice della strada, il titolo esecutivo non era più costituito dal processo verbale, bensì dalla sentenza di rigetto e ritenendo che l’esecuzione doveva essere effettuata secondo le forme ordinarie del codice di procedura civile).

Cass., sez. III, 29-10-1999, n. 12193. Arch. circolaz., 2000, 17

In tema di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni al codice della strada, lo speciale procedimento di opposizione previsto dagli art. 22 e 23 l. 24 novembre 1981 n. 689, con relativa competenza per materia del pretore, sono applicabili anche nel caso in cui manchi un’ordinanza-ingiunzione, e la pretesa sanzionatoria della p.a. si basi su un verbale di accertamento di cui viene fatta valere - anche se non fondatamente - l’esecutività (per una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione amministrativa) prevista dall’art. 142 bis, 1º comma, d.p.r. n. 393 del 1959 (previgente codice della strada), nel testo di cui all’art. 24 l. 24 marzo 1989 n. 122 (ed ora dall’art. 203, 3º comma, d.leg. 30 aprile 1992 n. 285, nuovo cod.strad.), in caso di mancata proposizione, nel termine di legge, del ricorso al prefetto; secondo l’interpretazione adeguatrice della normativa del codice della strada prescritta dalla corte costituzionale (sentenze n. 255 e 311 del 1994, ordinanza n. 315 e sentenza n. 437 del 1995) il previo esperimento del ricorso amministrativo è, difatti, meramente facoltativo, potendosi l’interessato rivolgere al giudice indipendentemente da esso.
Cass., sez. un., 16-11-1999, n. 779. Arch. circolaz., 2000, 135
 
In tema di sanzioni amministrative irrogate per infrazioni alle norme sulla circolazione stradale, il verbale di accertamento ritualmente notificato costituisce, in mancanza di ricorso al prefetto o di pagamento in misura ridotta, titolo esecutivo ai sensi dell’art. 203 cod. strad., titolo che, non sussistendo l’ordinanza-ingiunzione prefettizia (possibile solo nel caso in cui venga presentato ricorso al prefetto), può essere opposto dinanzi al pretore ai sensi dell’art. 22 l. n. 689 del 1981; ne consegue che, ove l’interessato non acceda nei termini prescritti né alla tutela amministrativa né a quella giurisdizionale, resta preclusa la possibilità di riesame in sede giurisdizionale di ogni ragione di doglianza concernente, nel merito, la sussistenza dell’infrazione, onde deve ritenersi inammissibile l’opposizione a cartella esattoriale basata sul titolo esecutivo di cui al citato art. 203 cod. strad., quando di tale titolo risulti la rituale formazione.
Cass., sez. III, 03-04-2000, n. 4006. Dir. e giustizia, 2000, fasc. 16, 41

In materia di sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione della disciplina della circolazione stradale, lo speciale procedimento di opposizione previsto dagli art. 22 e 23 l. n. 689 del 1981 è applicabile anche nel caso in cui sia mancata l’emissione di una ordinanza-ingiunzione nei confronti del trasgressore e la pretesa della p.a. si fondi sul solo verbale di accertamento, essendo rimesso il previo esperimento del ricorso amministrativo alla scelta dell’interessato, il quale può rivolgersi al giudice indipendentemente da esso a norma dell’art. 203 cod.strad.; l’opposizione, anche nell’ipotesi considerata, appartiene alla competenza per materia del pretore ai sensi dell’art. 22 cit., mentre è esclusa, stante la abrogazione del 3º comma dell’art. 7 c.p.c., ad opera del d.l. 18 ottobre 1995 n. 432, la competenza del giudice di pace.
Cass., sez. I, 05-05-1999, n. 4486. Arch. circolaz., 2000, 225

In tema di sanzioni pecuniarie per infrazioni stradali, l’impugnazione del verbale di accertamento, che abbia acquisito forza di titolo esecutivo ai sensi dell’art. 203, 3º comma, d.leg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada) in mancanza del ricorso al prefetto o di pagamento in misura ridotta, è assimilabile all’opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione ed è pertanto disciplinata, in applicazione del successivo art. 205, dalle disposizioni di cui agli art. 22 e 23 l. 24 novembre 1981 n. 689; detta opposizione, a far tempo dalla abrogazione del 3º comma dell’art. 7 c.p.c. è devoluta in via esclusiva alla competenza del pretore, senza che a ciò sia ostativo il disposto del 2º comma dell’art. 205 cod.strad. secondo cui, nei casi indicati dal 3º comma dell’art. 7 c.p.c., nel testo sostituito dall’art. 17 l. 21 novembre 1991 n. 374, l’opposizione è proposta innanzi al giudice di pace del luogo della commessa violazione.
Cass., sez. I, 11-02-1999, n. 1149. Arch. circolaz., 2000, 483

In tema di sanzioni pecuniarie per infrazione alle norme sulla circolazione stradale, il verbale di accertamento ritualmente notificato, in mancanza di ricorso al prefetto o di pagamento in misura ridotta, costituisce a norma dell’art. 203, 3º comma del nuovo codice della strada, titolo esecutivo, con conseguente legittimità dell’iscrizione a ruolo e dell’emissione della cartella esattoriale.
Cass., sez. III, 28-03-2000, n. 3731. Arch. circolaz., 2000, 574
 
In materia di sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, il pretore (oggi giudice unico di tribunale) è competente a conoscere, con il rito speciale di cui agli art. 22 seg. l. n. 689 del 1981 e non secondo le norme sull’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., dell’opposizione proposta avverso la cartella esattoriale emessa sulla base di verbale munito, ai sensi dell’art. 203, 3º comma, cod.strad., di efficacia esecutiva.
Cass., sez. I, 04-02-2000, n. 1223. Mass., 2000

In caso di impugnazione della decisione del pretore in ordine all’opposizione avverso il verbale di accertamento di infrazione alle norme sulla circolazione stradale, ai sensi dell’art. 142 bis l. n. 122 del 1989, cui oggi corrisponde l’art. 203 d.leg. n. 285 del 1992, nell’interpretazione adeguatrice fornitane dalla corte costituzionale, legittimato passivo è il prefetto, cui l’interessato avrebbe potuto proporre il ricorso amministrativo, ritenuto dalla corte facoltativo, e che sarebbe stato comunque competente a ricevere gli atti e ad emettere l’ordinanza ingiunzione di pagamento, ove non «scavalcata» dalla proposizione del ricorso giurisdizionale; ne consegue l’inammissibilità del ricorso per cassazione avverso la sentenza del pretore che abbia deciso sulla opposizione al verbale di accertamento della infrazione, in cui si sia erroneamente indicato come legittimato passivo il responsabile del comando dei vigili urbani cui appartiene il verbalizzante.
Cass., sez. I, 12-05-1999, n. 4711. Arch. circolaz., 1999, 992
 
In tema di sanzioni amministrative per violazione delle norme sulla circolazione stradale, il rispetto, da parte del prefetto, del termine complessivo di novanta giorni, risultante dal combinato disposto degli art. 204, 1º comma e 203, 2º comma, cod.strad. e decorrente dalla data di presentazione del ricorso o da quella della sua spedizione postale (data in cui si considera presentato il ricorso ai sensi dell’art. 388 del regolamento al codice della strada), per l’emissione dell’ordinanza motivata di pagamento o di archiviazione, costituisce requisito di legittimità della fattispecie tipica prefigurata dalla legge per la conclusione del relativo procedimento sanzionatorio amministrativo, con la conseguente annullabilità per violazione di legge dell’ordinanza-ingiunzione tardivamente emessa, suscettibile, tuttavia, di divenire inoppugnabile se non impugnata dall’interessato in sede giudiziaria entro i termini previsti dalla legge, deducendo espressamente il vizio di legittimità costituito dalla tardiva emissione; l’invalidità del provvedimento tardivo deriva infatti dai principi posti dalla l. n. 241 del 1990 (in diretta attuazione del principio di buona amministrazione posto dall’art. 97, 1º comma, cost.), ed in particolare dall’art. 2, dal quale può desumersi la regola generale secondo la quale, nell’ipotesi in cui il procedimento consegua direttamente ad una istanza, e per esso la legge determini il termine in cui deve concludersi, la p.a. ha il dovere di concluderlo, mediante l’adozione di un provvedimento espresso, entro il termine previsto dalla legge.
Cass., sez. III, 27-07-2000, n. 9889. Mass., 2000

Con riferimento all’emissione di ordinanza-ingiunzione, il rispetto da parte del prefetto del termine di novanta giorni risultante dal combinato disposto degli art. 203 e 204 nuovo c.s. costituisce requisito di legittimità della fattispecie tipica prefigurata dalla legge per la conclusione del procedimento sanzionatorio amministrativo relativo alle violazioni del codice stradale, con la conseguente annullabilità per violazione di legge dell’ordinanza-ingiunzione tardivamente emessa, suscettibile tuttavia di divenire inoppugnabile se non impugnata dall’interessato in sede giudiziaria entro i termini previsti dalla legge (trenta giorni dalla notificazione ex art. 205, 1º comma, nuovo c.s.), deducendo espressamente il vizio di legittimità costituito dalla tardiva emissione.
Cass., sez. III, 20-06-2000, n. 8356. Arch. circolaz., 2000, 656

Il rispetto, da parte del prefetto, del termine previsto dall’art. 204, 1º comma, cod.strad. per l’emanazione dell’ordinanza con la quale determina ed ingiunge il pagamento della sanzione pecuniaria costituisce un requisito di legittimità di detto provvedimento sanzionatorio, che conseguentemente è annullabile qualora sia emesso oltre lo stesso termine; più in particolare la tesi secondo cui l’inosservanza dei termini previsti dagli art. 203 e 204 cod.strad. per la decisione, da parte del prefetto, del ricorso amministrativo proposto avverso il verbale di accertamento della violazione amministrativa e per l’emanazione dell’ordinanza ingiunzione è sfornita di sanzione, è stata, fra l’altro, implicitamente smentita anche dal legislatore che, di recente, ha sensibilmente ampliato il termine previsto dall’art. 204, 1º comma, cod.strad., portandolo da sessanta a centottanta giorni (art. 1 d.l. 2 novembre 1999 n. 391, poi sostituito dall’art. 68, 4º comma, l. 23 dicembre 1999 n. 488, l. finanziaria 2000); l’urgente e sensibile ampliamento apportato dal legislatore al detto termine esclude che la sua inosservanza possa considerarsi priva di effetti invalidanti sul procedimento amministrativo e sul provvedimento conclusivo di esso.
Cass., sez. III, 21-04-2000, n. 5275. Mass., 2000

In tema di emissione dell’ordinanza-ingiunzione, il rispetto del termine concesso all’ufficio cui appartiene l’organo accertatore (giorni trenta ex art. 203 nuovo c.s.) e al prefetto per l’eventuale istruzione integrativa e l’emissione del provvedimento (giorni sessanta ex art. 204 nuovo c.s.), costituisce requisito di legittimità del provvedimento medesimo, con la conseguenza che la sua inosservanza configura una violazione di legge.
T. La Spezia. La Spezia, 03-07-2000. Arch. circolaz., 2000, 956

L’obbligo per il prefetto di emettere l’ordinanza-ingiunzione ex art. 204 nuovo c.s. entro il termine, ritenuto perentorio, di novanta giorni, sussiste solo in quanto il ricorso sia stato tempestivamente proposto dall’interessato (ovvero entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione dell’accertamento).
T. Torino-Moncalieri. Torino-Moncalieri, 10-05-2000. Arch. circolaz., 2000, 685

In tema di sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, il superamento del termine di cui all’art. 204 nuovo cod.strad., a tenore del quale, qualora il trasgressore proponga ricorso al prefetto, quest’ultimo, se ritiene fondato l’accertamento, è tenuto ad emettere l’ordinanza-ingiunzione nel termine di sessanta giorni, determina l’inefficacia dell’ordinanza-ingiunzione con conseguente suo annullamento.
P. Salerno-Eboli. Salerno-Eboli, 30-03-1999. Arch. circolaz., 2000, 235

In materia di sanzioni amministrative, tanto secondo la regola generale di cui all’art. 18 l. n. 689 del 1981, quanto secondo la specifica normativa dettata in materia di infrazioni del codice della strada dall’art. 203 d.leg. n. 285 del 1992, il ricorso in sede amministrativa avverso il verbale di accertamento della violazione ha carattere meramente facoltativo e la sua mancata proposizione non preclude l’esperimento dell’opposizione in sede giudiziaria.
Cass., sez. I, 29-09-1999, n. 10815. Riv. giur. circolaz. e trasp., 2000, 294

In relazione ad una cartella esattoriale notificata ai fini della riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie, è ammissibile l’opposizione nelle forme previste dalla l. n. 689 del 1981 solo per le sanzioni per cui sia mancata la notificazione dell’ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento di violazione al codice della strada, al fine di consentire all’interessato di recuperare l’esercizio del mezzo di tutela previsto dalla legge riguardo agli atti sanzionatori; quando, invece, tali atti siano stati notificati, la notificazione della cartella esattoriale può dare adito all’opposizione all’esecuzione a norma dell’art. 615 c.p.c. (sulla cui ammissibilità non incide l’art. 54 d.p.r. n. 602 del 1973, inapplicabile al di fuori della materia tributaria), in relazione ai fatti estintivi asseritamente sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo, e all’opposizione agli atti esecutivi, in caso di deduzione di vizi di regolarità formale della cartella esattoriale.
Cass., sez. un., 10-08-2000, n. 562. Mass., 2000

  Legittimato passivo nel giudizio d’opposizione a norma dell’art. 22 l. 689 del 1981 contro una cartella esattoriale emessa per la riscossione delle somme dovute per l’applicazione di una sanzione amministrativa concernente violazioni al codice della strada, nel quale si lamenti la mancanza di contestazione e di notificazione del verbale e degli atti successivi, è il comune o la diversa amministrazione da cui dipendono in via gerarchica gli agenti accertatori della violazione (nel caso di specie la corte ha cassato la sentenza che aveva ritenuto essere passivamente legittimato il prefetto).
Cass., sez. III, 03-08-2000, n. 10200. Mass., 2000

In tema di opposizione a sanzione amministrativa in materia di circolazione stradale, per violazione di limite di velocità, qualora l’opponente deduca non già la mancanza della segnalazione stradale relativa a tale limite, ma soltanto la sua inadeguatezza, incombe a lui di dare prova, attraverso la dimostrazione di circostanze concrete, della sussistenza dell’allegata inadeguatezza, per inidoneità od insufficienza della segnaletica, e non invece alla p.a. di provare l’adeguatezza della segnaletica stessa.
Cass., sez. I, 21-06-1999, n. 6242. Arch. circolaz., 1999, 883

In tema di violazioni del codice della strada, la mancata contestazione personale dell’infrazione quando ne sussista la possibilità non costituisce causa di estinzione dell’obbligazione di pagamento delle correlative sanzioni pecuniarie, e non invalida, pertanto, la successiva ordinanza-ingiunzione, ove si sia proceduto, comunque, alla notificazione degli estremi della violazione nel prescritto termine; la previsione di tale contestazione differita manifestamente non viola il diritto di difesa garantito dall’art. 24 cost., poiché il termine per proporre ricorso al prefetto decorre indifferentemente, ai sensi dell’art. 203, 1º comma, cod.strad., dalla contestazione o dalla notificazione (nella specie, con notifica nei termini, era stata applicata la sanzione amministrativa di cui all’art. 142, 8º comma, cod.strad., per il superamento dei limiti massimi di velocità, accertato mediante apparecchiatura elettronica; la suprema corte, in applicazione dell’enunciato principio di diritto, ha confermato la sentenza del giudice di pace, che aveva rigettato l’opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione di pagamento della sanzione, proposta sul rilievo della omissione di immediata contestazione della infrazione).
Cass., sez. I, 12-06-1999, n. 5809. Arch. circolaz., 1999, 888

In tema di irrogazione di sanzione amministrativa pecuniaria per violazione al codice della strada, il pagamento in misura ridotta entro sessanta giorni dalla notifica della contestazione preclude la successiva proposizione di domanda finalizzata alla restituzione di quanto versato, in forza dell’asserita invalidità della notifica del verbale, costituendo il pagamento tacita accettazione dell’accertamento notificato.
Giudice di pace Torino, 29-01-1999. Arch. circolaz., 1999, 516

In tema di violazioni attinenti alla circolazione stradale, in conformità del principio generale secondo il quale la violazione delle norme procedimentali attinenti alla formazione degli atti amministrativi ne determina l’illegittimità, nonché della ratio degli art. 203 e 204 del nuovo codice della strada, ove l’interessato si sia avvalso della facoltà di proporre il ricorso (al prefetto del luogo della commessa violazione) previsto dalle norme da ultimo ricordate, l’ordinanza irrogativa della sanzione, implicando il rigetto del ricorso stesso, deve essere motivata, anche se succintamente, sia in relazione alla sussistenza della violazione, sia in relazione all’infondatezza dei motivi allegati con il ricorso; mentre l’eventuale erroneità della motivazione dell’ordinanza, peraltro, non ne implica un’invalidità che vizi quest’ultima e possa farsi autonomamente valere nel procedimento di opposizione ad ingiunzione amministrativa successivamente instaurato, essendo stato comunque assolto l’obbligo di motivazione prescritto dalla legge ed essendo oramai demandato al giudice ogni accertamento sull’esistenza della violazione, la mancanza o fittizietà della motivazione dell’ordinanza in relazione ai motivi del ricorso amministrativo costituisce violazione di legge e ne implica l’illegittimità, dando luogo ad un autonomo, assorbente, motivo di annullamento dell’ordinanza stessa in sede di giudizio di opposizione innanzi al giudice ordinario.
Cass., sez. I, 15-01-1999, n. 391. Giust. civ., 1999, I, 1368 Arch. circolaz., 1999, 710

In tema di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni al codice della strada, lo speciale procedimento di opposizione previsto dagli art. 22 e 23 l. 24 novembre 1981 n. 689, con relativa competenza per materia del pretore, sono applicabili anche nel caso in cui manchi un’ordinanza-ingiunzione, e la pretesa sanzionatoria della p.a. si basi su un verbale di accertamento di cui viene fatta valere - anche se non fondatamente - l’esecutività (per una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione amministrativa) prevista dall’art. 142 bis, 1º comma, d.p.r. n. 393 del 1959 (previgente codice della strada), nel testo di cui all’art. 24 l. 24 marzo 1989 n. 122 (ed ora dall’art. 203, 3º comma, d.leg. 30 aprile 1992 n. 285, nuovo cod.strad.), in caso di mancata proposizione, nel termine di legge, del ricorso al prefetto; secondo l’interpretazione adeguatrice della normativa del codice della strada prescritta dalla corte costituzionale (sentenze n. 255 e 311 del 1994, ordinanza n. 315 e sentenza n. 437 del 1995) il previo esperimento del ricorso amministrativo è, difatti, meramente facoltativo, potendosi l’interessato rivolgere al giudice indipendentemente da esso.
Cass., sez. un., 16-11-1999, n. 779. Mass., 1999

 

In materia di sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, il ricorso al prefetto avverso il verbale di accertamento dell’infrazione al codice della strada, secondo i principi affermati dalla corte costituzionale in riferimento alla previgente disciplina dettata dal d.p.r. n. 393 del 1959 (sentenze n. 255 e 311 del 1994, ordinanza n. 315 e sentenza n. 437 del 1995), non costituisce presupposto processuale per poter adire il giudice ordinario; pertanto, stante la regola dell’alternatività tra ricorso amministrativo e giurisdizionale, il verbale di accertamento della violazione è immediatamente impugnabile davanti al pretore, e la relativa impugnazione, in assenza di una espressa disciplina, deve ritenersi proponibile sino alla notifica della cartella esattoriale, momento a partire dal quale l’opposizione va proposta avverso il ruolo, nei termini previsti per la sua impugnazione; la decorrenza di detti termini in assenza di opposizione determina la definitività della sanzione.
Cass., sez. I, 22-01-1999, n. 574. Mass., 1999

In materia di sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione della disciplina della circolazione stradale, lo speciale procedimento di opposizione previsto dagli art. 22 e 23 l. n. 689 del 1981 è applicabile anche nel caso in cui sia mancata l’emissione di una ordinanza-ingiunzione nei confronti del trasgressore e la pretesa della p.a. si fondi sul solo verbale di accertamento, essendo rimesso il previo esperimento del ricorso amministrativo alla scelta dell’interessato, il quale può rivolgersi al giudice indipendentemente da esso a norma dell’art. 203 cod.strad.; l’opposizione, anche nell’ipotesi considerata, appartiene alla competenza per materia del pretore ai sensi dell’art. 22 cit., mentre è esclusa, stante la abrogazione del 3º comma dell’art. 7 c.p.c., ad opera del d.l. 18 ottobre 1995 n. 432, la competenza del giudice di pace.
Cass., sez. I, 05-05-1999, n. 4486. Mass., 1999

In tema di sanzioni pecuniarie per infrazioni stradali, l’impugnazione del verbale di accertamento, che abbia acquisito forza di titolo esecutivo ai sensi dell’art. 203, 3º comma, d.leg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada) in mancanza del ricorso al prefetto o di pagamento in misura ridotta, è assimilabile all’opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione ed è pertanto disciplinata, in applicazione del successivo art. 205, dalle disposizioni di cui agli art. 22 e 23 l. 24 novembre 1981 n. 689; detta opposizione, a far tempo dalla abrogazione del 3º comma dell’art. 7 c.p.c. è devoluta in via esclusiva alla competenza del pretore, senza che a ciò sia ostativo il disposto del 2º comma dell’art. 205 cod.strad. secondo cui, nei casi indicati dal 3º comma dell’art. 7 c.p.c., nel testo sostituito dall’art. 17 l. 21 novembre 1991 n. 374, l’opposizione è proposta innanzi al giudice di pace del luogo della commessa violazione.
Cass., sez. I, 11-02-1999, n. 1149. Mass., 1999

In caso di impugnazione della decisione del pretore in ordine all’opposizione avverso il verbale di accertamento di infrazione alle norme sulla circolazione stradale, ai sensi dell’art. 142 bis l. n. 122 del 1989, cui oggi corrisponde l’art. 203 d.leg. n. 285 del 1992, nell’interpretazione adeguatrice fornitane dalla corte costituzionale, legittimato passivo è il prefetto, cui l’interessato avrebbe potuto proporre il ricorso amministrativo, ritenuto dalla corte facoltativo, e che sarebbe stato comunque competente a ricevere gli atti e ad emettere l’ordinanza ingiunzione di pagamento, ove non «scavalcata» dalla proposizione del ricorso giurisdizionale; ne consegue l’inammissibilità del ricorso per cassazione avverso la sentenza del pretore che abbia deciso sulla opposizione al verbale di accertamento della infrazione, in cui si sia erroneamente indicato come legittimato passivo il responsabile del comando dei vigili urbani cui appartiene il verbalizzante.
Cass., sez. I, 12-05-1999, n. 4711. Mass., 1999

In tema di sanzioni pecuniarie per infrazioni alle norme sulla circolazione stradale, il verbale di accertamento ritualmente notificato, in mancanza di ricorso al prefetto o di pagamento in misura ridotta, costituisce, ai sensi dell’art. 203, 3º comma, nuovo cod.strad., titolo esecutivo, nei confronti del quale il rimedio giudiziario esperibile, pur in assenza della previa ordinanza ingiunzione prefettizia (che può, ovviamente, trovare luogo solo nel caso in cui venga presentato ricorso al prefetto) è da individuare, in mancanza di una specifica previsione normativa, nell’art. 22 l. n. 689 del 1981, che devolve al pretore la cognizione delle cause di opposizione alla predetta ordinanza ingiunzione, assimilandosi il verbale di accertamento a tale ordinanza, in quanto atto definitorio del procedimento sanzionatorio; ne consegue che qualora, nel termine stabilito dalla legge l’interessato non acceda né alla tutela amministrativa, né a quella giurisdizionale, tale acquiescenza esplica efficacia equipollente alla mancata impugnazione della valutazione negativa del prefetto, e preclude la deduzione ed il riesame, in sede giurisdizionale, di ogni ragione di doglianza concernente, nel merito, la sussistenza della violazione.
Cass., sez. I, 17-12-1998, n. 12628. Arch. circolaz., 1999, 108
Foro it., 2000, I, 230

In tema di opposizione a norma dell’art. 22 e 23 l. n. 689 del 1981 avverso il processo verbale di accertamento di violazione alle norme del codice della strada, in caso di rigetto dell’opposizione il titolo esecutivo è costituito dal processo verbale impugnato, a norma dell’art. 203 cod.strad., e non dalla sentenza di rigetto (nel caso di specie la suprema corte ha cassato la sentenza del pretore che aveva annullato il ruolo esattoriale, considerando che, rigettata l’opposizione avverso il verbale di accertamento di violazione al codice della strada, il titolo esecutivo non era più costituito dal processo verbale, bensì dalla sentenza di rigetto e ritenendo che l’esecuzione doveva essere effettuata secondo le forme ordinarie del codice di procedura civile.
Cass., sez. III, 29-10-1999, n. 12193. Mass., 1999

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle norme sulla circolazione stradale, nell’ipotesi in cui il trasgressore proponga ricorso al prefetto, quest’ultimo, ove non ritenga di procedere ad archiviazione degli atti, è tenuto ad emettere l’ordinanza-ingiunzione nel termine di sessanta giorni previsto dall’art. 204 cod.strad.; l’emissione dell’ordinanza-ingiunzione dopo il decorso del suddetto termine rende il relativo provvedimento viziato da violazione di legge e, pertanto, annullabile.
Cass., sez. I, 28-10-1998, n. 10757. Arch. circolaz., 1998, 1110 Riv. giur. circolaz. e trasp., 1999, 507

In tema di sanzioni amministrative, il prefetto investito del ricorso di cui all’art. 203 cod.strad. da parte del trasgressore di norme del codice della strada deve emettere, entro sessanta giorni dal ricevimento degli atti, ordinanza motivata contenente l’ingiunzione di pagamento della relativa sanzione amministrativa (salvo che, ritenendo non fondato l’accertamento, egli non ritenga di pronunciare, nello stesso termine, ordinanza motivata di archiviazione degli atti, comunicandola all’ufficio procedente che, a sua volta, ne dà notizia ai ricorrenti), con la conseguenza che l’emanazione dell’ordinanza/ingiunzione oltre il termine predetto, integrando gli estremi della violazione di legge, rende il provvedimento invalido ed annullabile.
Cass., sez. I, 17-04-1999, n. 3848. Arch. circolaz., 1999, 600

Il termine di sessanta giorni, previsto dall’art. 203 cod.strad. per l’emissione dell’ordinanza ingiunzione, decorre non dal momento in cui gli atti trasmessi dal comando accertatore pervengono al prefetto, ma dalla presentazione del ricorso al comando accertatore.
P. Padova. Padova, 22-09-1998. Riv. giur. circolaz. e trasp., 1999, 391

Regolamento 

388. (Art. 203 Cod. Str.) Ricorso al Prefetto.
1. Nel caso di ricorso proposto per posta, la data di presentazione è quella di spedizione della relativa raccomandata, con avviso di ricevimento.
2. Quando il ricorso è presentato direttamente al Prefetto, competente a norma dell'articolo 203 del codice, questi lo trasmette all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore per gli adempimenti di cui al comma 2 dello stesso articolo.


Legislazione complementare 

Circ. Min. interno 14 gennaio 1997, n. M/2413 - Legge 24 novembre 1981, n. 689. Decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della strada). Quesiti.

Con riferimento al primo dei quesiti sottoposti all'attenzione della scrivente si rappresenta che le istanze erroneamente indirizzate ai Corpi di polizia municipale o ai Sindaci e con le quali viene domandato l'annullamento o la riforma di verbali di accertamento di violazioni al Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) possono essere equiparate al ricorso al Prefetto disciplinato dall'art. 203 dell'anzidetto Codice.

In proposito, pare alla scrivente che non possa negarsi la ricevibilità, ai sensi della norma suddetta, di istanze dirette alla tutela di interessi giuridicamente protetti solo perché impropriamente presentate ad autorità amministrativa diversa da quella ordinariamente competente, in forza di norme attributive del relativo potere, a deciderle nel merito.

D'altronde soccorre in materia la disposizione recata dall'art. 2, comma 3, del D.P.R. n. 1199/71, recante i principi regolatori del procedimento contenzioso amministrativo, che esclude la dichiarazione di irricevibilità dei ricorsi presentati ad organo della amministrazione diverso da quello competente e ne impone la trasmissione, di ufficio, all'organo competente.

Quanto al secondo dei quesiti proposti, occorre premettere che, in conformità… delle norme regolatrici della materia (cfr., per quanto specificamente concerne i verbali di accertamento di violazione al Codice della strada, l'art. 386 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495)) è certamente indispensabile la indicazione del nominativo dell'agente accertatore nell'atto che si tratta di notificare.

Tuttavia ciò non comporta come pacifica conseguenza la necessità della c.d. relata di notifica quando l'atto di che trattasi viene notificato a mezzo del servizio postale.

E infatti occorre segnalare che la pronuncia menzionata nella prefettizia cui si risponde, recante la affermazione della doverosità del suddetto adempimento, è stata superata da un più recente orientamento della Corte di Cassazione.

La Corte regolatrice ha infatti recentemente ritenuto che in tema di sanzioni amministrative, ove la contestazione sia effettuata mediante notifica da un funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione, a mezzo del servizio postale e secondo il regime prescritto dalla legge 20 novembre 1982, n. 890, la sola omissione della relazione di notifica sull'originale e sulla copia dell'atto costituisca una mera irregolarità, non inficiante la validità della medesima (cfr. Cass. - sez. unite civili - 19 luglio 1995, n. 7821).

Ne consegue che il problema applicativo sollevato non pare evidenziare alcuna attualità, considerato che la indicazione dell'ufficio di provenienza sulla lettera raccomandata con ricevuta di ritorno è sufficiente a far ritenere correttamente notificato l'atto (in tal senso cfr. per il procedimento di notifica della ordinanza-ingiunzione, Cass. 13 agosto 1992, n. 9557).

Ovviamente, doverosa rimane la sottoscrizione, da parte dell'agente postale, a notifica avvenuta.

Quanto all'ultima questione sottoposta all'attenzione della scrivente, si ha motivo di ritenere che, in conformità del principio della domanda, operante anche in materia di tutela amministrativa gerarchica, i vizi della notifica dell'atto impugnato non possono essere rilevati di ufficio dal Prefetto in sede di decisione del ricorso ex art. 203 del Codice della strada, ma debbono, al contrario, essere specificamente eccepiti dal soggetto interessato.


Circ. Min. interno 11 aprile 1997, n. M/2413 - Art. 389 D.P.R. n. 495/92 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada) e successive modificazioni e integrazioni. Quesito.

Con riferimento al quesito posto relativo all'oggetto, si rappresenta che le due fattispecie (pagamento tardivo e pagamento parziale) considerate nel quesito stesso, sono disciplinate da distinte disposizioni dell'art. 389 del D.P.R. n. 495/92 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada), fra le quali tuttavia esiste un rapporto di interferenza.

Al riguardo, si rammenta che i commi 1 e 2 dell'art. 389, opportunamente coordinati, disciplinano la ricevibilità e gli effetti del pagamento parziale delle sanzioni pecuniarie previste per le violazioni al Codice della strada.

In particolare, e premesso che il pagamento parziale non ha valore ai fini di estinzione della obbligazione, la citata norma, modificata dall'art. 219 del D.P.R. 16 settembre 1996, n. 212, chiarisce che nei casi di pagamento parziale la somma versata è tenuta in acconto per la completa estinzione della obbligazione conseguente al verbale divenuto titolo esecutivo e che la somma da iscrivere a ruolo è pari alla differenza tra quella dovuta ai sensi dell'art. 203, coomma 3, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) (metà del massimo della sanzione pecuniaria edittale) e l'acconto fornito.

Viceversa, il successivo comma della norma disciplina il pagamento tardivo, ma effettuato prima della formazione del ruolo, lasciando intendere che soltanto il pagamento "fuori termine " della somma esattamente corrispondente a quella dovuta ai sensi dell'art. 203, comma 3, del Codice della strada impedisce la emissione del ruolo.

Dall'insieme delle disposizioni normative riportate emerge allora che, decorso il termine fissato dal comma 1 dell'art. 202, la somma da versare ai fini di evitare la riscossione forzata della sanzione pecuniaria non potrà più corrispondere al minimo edittale, bensì alla metà del massimo della sanzione edittale, con la conseguenza che, ove la somma versata risulti al di sotto della anzidetta "soglia", si imporrà la iscrizione a ruolo per la differenza tra la somma indicata dall'art. 203, comma 3, del Codice della strada e la somma versata. La esaminata norma regolamentare non contiene, alla luce di quanto detto, una specifica, differenziata disciplina del pagamento ridotto parziale, che costituirebbe - a rigore - una "sottofattispecie" del pagamento parziale della sanzione pecuniaria, attesa l'unicità del riferimento alla riportata disposizione dell'art. 203, comma 3, del Codice della strada.

Dunque riesce difficile non convenire sulla fondatezza della tesi, in forza della quale il pagamento tardivo nella misura del minimo edittale costituisce nulla più che acconto sulla somma che il trasgressore è tenuto a versare per liberarsi della obbligazione sanzionatoria contratta con l'amministrazione.

Circ. Min. interno 22 agosto 1997, n. M/2413 - Rateizzazione delle sanzioni pecuniarie.

Con riferimento al quesito sollevato, concernente l'oggetto si fa presente quanto segue.

La legge generale in materia di illeciti amministrativi e di procedimento per l'applicazione delle relative sanzioni, (legge n. 689/1981) stabilisce, all'art. 26, che l'autorità competente possa disporre, all'atto di adozione della ordinanza-ingiunzione e su richiesta dell'interessato, la rateizzazione del pagamento della sanzione dovuta.

Siffatta possibilità non è esplicitamente prevista nel contesto del titolo VI del nuovo Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) dedicato alla disciplina degli illeciti ivi previsti. Per ciò si è posto il problema di stabilire se, nel silenzio della norma, il beneficio fosse applicabile in tali ipotesi.

Questo Ufficio è pervenuto alla soluzione positiva del problema per le seguenti ragioni:

a) l'art. 194 del nuovo Codice della strada dispone la applicabilità - alla fattispecie di illeciti ivi previste - delle "disposizioni generali contenute nelle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689". L'art. 26 richiamato fa parte, appunto della sezione II del Capo I della legge n. 689;

b) non sussiste alcuna ragione di ordine sistematico o sostanziale per escludere dal beneficio i trasgressori alle violazioni al codice della strada, cosicché la diversità di trattamento cui si perverrebbe attraverso una interpretazione restrittiva, risulterebbe priva di ragionevolezza.

Infatti, la mancanza di una esplicita previsione della facoltà in argomento in capo al trasgressore appare riconducibile, più che ad una intenzionale scelta di esclusione, alla diversità della disciplina del procedimento di applicazione delle sanzioni previste dal codice della strada rispetto a quello regolato in termini generali dalla legge n. 689/1981. Mentre, infatti, in quest'ultimo caso è prevista la adozione di una ordinanza-ingiunzione attraverso la quale l'autorità competente, riconosciuta la sussistenza dell'illecito, stabilisce il "quantum debendi", nell'altra ipotesi la fase di verifica della sussistenza dell'illecito è normalmente omessa, salvo l'iniziativa del trasgressore esercitata con il ricorso ex art. 203 del Codice della strada. Dal che la necessità di collocare proceduralmente il provvedimento di rateizzazione fuori dal contesto temporale e formale di adozione dell'ordinanza-ingiunzione.

Tale singolarità di ordine strettamente tecnico-procedimentale, a fronte della opportunità di evitare ingiustificate diversità di trattamento, non preclude - a giudizio di questo Ufficio - la positiva soluzione del problema, realizzabile attraverso la applicazione dell'articolo 26 della legge n. 689 anche alle fattispecie di illecito previste dal codice della strada, applicazione operabile nei seguenti termini.

Nel parallelismo tra i due procedimenti, al momento della adozione dell'ordinanza-ingiunzione corrisponde quello in cui il verbale diviene titolo esecutivo ai sensi dell'art. 203, comma 3, del Codice della strada, per non essere stato impugnato e per non essersi avvalso il trasgressore della facoltà del pagamento in misura ridotta. Pertanto, è con riguardo a questo momento (e all'ammontare della somma per la quale il verbale diviene titolo esecutivo = metà del massimo) che è ipotizzabile l'estensione della facoltà di richiesta della rateizzazione da parte del trasgressore, e non anche con riguardo all'esercizio della facoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta, rispetto alla quale nessun beneficio di rateizzabilità è previsto dalla legge n. 689 del 1981 e, quindi, estensibile al sistema del codice della strada.

In altri termini, appare ragionevole ammettere il trasgressore all'esercizio alternativo dalle seguenti facoltà entro il termine perentorio di 60 giorni:

1) effettuare in un'unica soluzione il pagamento in misura ridotta (minimo della sanzione), restando esclusa il tal caso la possibilità della rateizzazione;

2) presentare ricorso al Prefetto (o all'autorità giudiziaria, secondo il noto orientamento della Corte Costituzionale) ai sensi dell'art. 203 del Codice della strada;

3) chiedere la rateizzazione della somma dovuta (metà del massimo) a seguito della acquisizione della forza di titolo esecutivo del verbale ai sensi del comma 3 dell'art. 203 del Codice della strada, comprovando la sussistenza di condizioni personali giustificative.

In quest'ultima ipotesi, il Prefetto, vagliata positivamente la richiesta, disporrà, con apposito provvedimento, la rateizzazione della sanzione, prevedendo la esigibilità della intera somma nel caso di omissione del pagamento anche di una sola rata, così come previsto dall'art. 26 della legge n. 689del 1981.

In tal modo, il trasgressore che, per non essersi avvalso della facoltà del pagamento in misura ridotta o per non avere ritenuto di impugnare il verbale, si trova esposto alle procedure esecutive per l'intera somma dovuta, potrebbe vedersi accordato, sulla stessa somma, il beneficio della rateizzazione.

Ovviamente, la istanza di rateizzazione dovrebbe essere prodotta prima che il verbale acquisti efficacia di titolo esecutivo ope legis (art. 203, comma 3, del Codice della strada) e cioè prima della decorrenza del termine di 60 giorni dalla contestazione o notifica del verbale.

Circ. Min. interno 10 marzo 1999, n. M/2413/11 - Annullamento di verbali in sede di autotutela.

Si fa riferimento al quesito concernente l'oggetto, con il quale si chiede di conoscere l'avviso della scrivente in ordine alla possibilità di procedere, in sede di autotutela, all'annullamento di un verbale di accertamento di violazione a norma del codice della strada - già divenuto titolo esecutivo ai sensi dell'art. 203, comma 3, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) -, qualora, successivamente alla predisposizione del ruolo per la riscossione della somma dovuta a titolo di sanzione pecuniaria, emerga un errore sugli elementi identificativi dell'autore dell'illecito.

Il quesito si riferisce ad un errore evidenziato a seguito di notificazione della cartella di pagamento, ma effettuato nella fase di rilevazione della contravvenzione. In particolare, la specifica ipotesi che viene prospettata concerne la situazione nella quale al precedente proprietario di un veicolo - risultante al momento della consumazione dell'illecito già venduto con atto tempestivamente trascritto al P.R.A. - viene addebitata l'infrazione, a causa di un mero errore iniziale nell'accertamento.

Al riguardo, si ritiene di formulare le seguenti considerazioni.

Preliminarmente occorre evidenziare che, nell'ambito delle varie fasi del procedimento sanzionatorio disciplinato dal codice della strada, la legge ha attribuito - in ragione del rispetto di fondamentali esigenze garantistiche di controllo della legittimità degli atti - a distinti soggetti differenziate prerogative.

A mero titolo esemplificativo si ricorda che: gli organi accertatori provvedono alla contestazione, verbalizzazione e notificazione delle infrazioni; il prefetto esamina il ricorso ex art. 203 del Codice della strada, emette l'ordinanza-ingiunzione di pagamento, dispone l'archiviazione, predispone i ruoli per i titolo esecutivi; il pretore giudica l'eventuale opposizione ex art. 205 del Codice della strada.

Da ciò discende che ciascun atto del procedimento, una volta perfezionato in tutti i suoi elementi costitutivi, esce dalla disponibilità del soggetto che lo ha redatto e può solo essere sindacato da un altro soggetto, previamente individuato dalla legge.

In relazione alle considerazioni sopra svolte, pertanto, il verbale di accertamento di una infrazione al codice della strada, nel momento in cui si è perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali e, ai sensi dell'art. 203, comma 3, del Codice della strada, costituisce titolo esecutivo, esce dalla disponibilità tanto dell'agente che lo ha redatto, che dell'ufficio al quale appartiene, per rientrare nella disponibilità di un altro organo (Prefetto). Conseguentemente, la rilevazione di un errore sulla persona responsabile della infrazione, riscontrata - sia d'ufficio che a seguito di istanza da parte dell'interessato - nella fase procedimentale in cui sia già avvenuta, da parte del Prefetto (ex art. 206, comma 2, del Codice della strada), la iscrizione a ruolo, non consente all'organo accertatore di poter più intervenire, in sede di autotutela, sul processo verbale già redatto e notificato, ai fini della modifica o dell'annullamento dell'atto.

E, infatti, l'art. 386, comma 3, del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495), dispone che in caso di notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione (per errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altre cause), l'ufficio o comando procedente deve trasmettere gli atti al Prefetto per l'archiviazione, salvo che non siano ancora scaduti i termini per notificare il verbale all'effettivo proprietario.

A tale riguardo, si evidenzia la circostanza che un tempestivo reclamo dell'errore da parte del presunto responsabile - venutone comunque a conoscenza a seguito della notificazione della violazione - bloccherebbe il procedimento nei suoi confronti, impedendo così la fase della iscrizione a ruolo, e, contemporaneamente consentirebbe - qualora i termini non fossero ancora scaduti - all'organo accertatore di poter effettuare la notificazione del verbale all'effettivo trasgressore.

Per quanto concerne, poi, le concrete possibilità di intervento, ai fini della eliminazione dell'errore sulla persona responsabile della infrazione, si ricorda la disposizione contenuta nell'ultimo comma del citato art, 386 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada in base alla quale l'organo accertatore "può rilevare l'errore ai sensi del comma 3 fino alla formazione del ruolo".

Non si ritiene, quindi, configurabile, dopo l'avvenuta iscrizione a ruolo, l'applicazione dell'istituto dell'autotutela nei verbali redatti ai sensi dell'art. 200 del Codice della strada. Comunque, la ipotizzata situazione di erronea iscrizione a ruolo - nella quale è indubbio che in favore del presunto trasgressore vi siano ragioni di giustizia sostanziale - potrebbe trovare una soluzione attraverso una interpretazione analogica dell'art. 390 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada.

Tale norma, come è noto,. dispone che "in caso di erronea iscrizione a ruolo, l'autorità amministrativa che ha emesso il ruolo ai sensi dell'art. 206, comma 2, del codice, chiede all'esattore la cancellazione" e, conseguentemente, di non procedere più contro la persona a cui per errore è stata notificata la cartella di pagamento.

È vero che la disposizione ricordata si riferisce ad errori materiali che siano stati effettuati in occasione della compilazione del ruolo, tuttavia, ad avviso della scrivente, non si ravvedono motivi ostativi affinché in sede di autotutela, possa ricevere istanze finalizzate al discarico dal ruolo o, d'ufficio, procedervi - in applicazione per via analogica dell'art. 390 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada - in tutti i casi in cui sia accertato un errore sugli elementi identificativi dell'autore dell'illecito. E tale potere, può essere esercitato nella ipotesi in cui il Prefetto venga a conoscenza che il veicolo, in data antecedente a quella dell'accertamento dell'infrazione, era stato oggetto di trasferimento di proprietà. Tale conoscenza deve naturalmente essere documentata da atto di compravendita redatto dal notaio o da scrittura privata con data autenticata dal notaio o da visura al P.R.A.

 

Circ. Min. interno 18 gennaio 2000, n. 8 - Codice della strada. Legittimazione passiva nei giudizi di opposizione avverso i verbali di accertamento delle violazioni promossi direttamente all'Autorità giudiziaria.

Alcune Prefetture hanno chiesto il parere della scrivente in merito all'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione sulla questione della legittimazione passiva nei giudizi di opposizioni avverso i verbali di accertamento delle violazioni alle norme del codice della strada promossi direttamente avanti al giudice ordinario; legittimazione che la sentenza della Sezione I della Corte di Cassazione n. 4711 del 2 dicembre 1998/12 maggio 1999 attribuisce in ogni caso al Prefetto (all. 1).

In particolare, con la citata sentenza, la Suprema Corte ha sostenuto che in caso di impugnazione della decisione del Pretore in ordine all'opposizione avverso il verbale di accertamento di infrazione alle norme sulla circolazione stradale, legittimato passivo è il Prefetto al quale l'interessato avrebbe potuto proporre il ricorso amministrativo; con la conseguenza "inammissibilità del ricorso per cassazione avverso la sentenza del Pretore che abbia deciso sulla opposizione al verbale di accertamento della infrazione, in cui si sia erroneamente indicato come legittimato passivo il responsabile del Comando di Polizia municipale cui appartiene il verbalizzante".

In proposito, si rammenta che - dopo le note sentenza della Corte Costituzionale tese ad ammettere la diretta impugnabilità avanti al giudice ordinario degli atti di accertamento di violazioni al codice della strada anche in assenza della preventiva presentazione e decisione del ricorso al Prefetto ai sensi dell'art. 203 codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) - questo Ufficio ha chiesto il parere dell'Avvocatura generale dello Stato in ordine alla corretta individuazione dell'organo munito della legittimazione passiva nei giudizi di che trattasi.

Con il parere n. 5232/95-109 del 17 febbraio 1996 (portato a conoscenza delle Prefetture con circolare 22 febbraio 1996, n. M/2413), la predetta Avvocatura ha ritenuto che, in materia, l'Amministrazione alla quale occorre far riferimento è quella "titolare del rapporto sostanziale", cioè l'Amministrazione che abbia inflitto la sanzione, identificabile con riguardo al "rapporto organico che lega il verbalizzante all'Amministrazione".

Pertanto, qualora il verbale di accertamento provenga da organi non incardinati nel Ministero dell'interno ovvero il cui operato non sia funzionalmente riconducibile al medesimo, sono gli uffici delle amministrazioni di volta in volta interessate a dover partecipare al giudizio di opposizione.

Poiché questo Ufficio è dell'avviso che la tesi sostenuta dall'Avvocatura generale dello Stato, supportata da argomentazioni giuridiche, possa essere tuttora seguita dall'Amministrazione, si ritiene opportuno che, nei casi in cui l'Autorità giudiziaria disponga la comparizione delle Prefetture all'udienza fissata a seguito di ricorso proposto direttamente avverso il verbale di accertamento redatto dai comandi di polizia municipale, il funzionario prefettizio appositamente delegato rappresenti in giudizio la carenza di legittimazione passiva dell'Amministrazione di appartenenza.

Qualora l'Autorità giudiziaria dovesse decidere sull'opposizione ritenendo comunque legittimato passivo il Prefetto, dovrà essere interessata la competente Avvocatura dello Stato affinché venga valutata la possibilità di ricorrere per Cassazione.

Rimanendo confermato il soprariportato parere dell'Avvocatura generale dello Stato sull'argomento, si pregano le SS.LL. di volersi attenere alle indicazioni fornite nel caso in cui dovessero localmente manifestarsi orientamenti giurisprudenziali contrastanti con il medesimo parere.

Di ogni coinvolgimento di codesti Uffici in termini difformi dall'indirizzo formulato, si gradirà avere notizia.

Allegato

AULA A

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La Corte Suprema di Cassazione

Sezione prima civile

Composta dagli ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Renato Sgroi - Presidente

Dott. Giovanni Olla - Consigliere

Dott. Mario Rosario Morelli - Rel. Consigliere

Dott. Giuseppe Maria Berruti - Consigliere

Dott. Fabrizio Forte - Consigliere

Ha pronunciato la seguente

Sentenza

Su ricorso proposto da:

Zamara Sandro, domiciliato in Roma presso la Cancelleria civile della Corte Suprema di Cassazione, rappresentato e difeso dagli avvocati Madeo Giuseppe Antonio, Enzo Tateo, giusta delega a margine del ricorso;

- ricorrente -

contro

Polizia municipale di Garlasco;

- intimata -

avverso il provvedimento della Pretura di Vigevano, emesso il 16 ottobre 1996;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 2 dicembre 1998 dal Conisgliere Dott. Mario Rosario Morelli;

udito il P.M. in persona del sostituto Procuratore generale Dott. Dario Cafiero che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso.

Svolgimento del processo e motivi della decisione

Ritenuto che Sandro Zamara ha impugnato per cassazione il provvedimento del Pretore di Vigevano del 16 ottobre 1996, che ha dichiarato inammissibile (ex art. 23 legge n. 689 del 1981), per ritenuta tardività, l'opposizione del medesimo Zamara avverso un verbale di accertamento di infrazione a norma del Codice stradale.

Rilevato che l'odierna impugnazione (con cui si denuncia violazione dell'art. 1 della legge n. 742 del 1969, per omessa considerazione della sospensione dei termini processuali nel periodo 1° agosto-15 settembre) è stata rivolta al comandante dei vigili urbani.

Considerato che risulta, quindi, errata l'individuazione del legittimato passivo;

che infatti - nel caso di impugnazione del trasgressore direttamente proposta (come nella specie) avverso il verbale di accertamento della infrazione, ai sensi dell'art. 142-bis della legge n. 122 del 1989, cui ora corrisponde l'art. 203 del D.Lgs. n. 285 del 1992, nell'interpretazione "adeguatrice" datane dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 255 del 1994 - legittimato passivo è il Prefetto, al quale l'interessato avrebbe potuto proporre il ricorso amministrativo (ex comma 1°, art. 203), che la Corte ha ritenuto "facoltativo", e che sarebbe stato comunque competente a ricevere gli atti trasmessi dal responsabile del comando, cui appartiene il verbalizzante, e ad emettere l'ordinanza ingiuntiva del pagamento della sanzione amministrativa (art. 203, comma 2°, art. 204 del nuovo codice della strada - D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), ove non scavalcata dal ricorso giurisdizionale diretto nei sensi di cui sopra;

che l'impugnazione in esame è pertanto, per tal profilo, inammissibile;

che nulla deve disporsi in tema di spese per l'assenza di controparte costituita in questo giudizio.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Roma, 2 dicembre 1998

Firmato:

Il relatore

Il Presidente

Il collaboratore di cancelleria

Depositato in Cancelleria

Il 12 maggio 1999

Esente da registrazione ai sensi dell'art. 9 della legge 3 maggio 1967, n. 317

Circ. Min. interno 8 febbraio 2000, n. M/4106/5 - Spese di notifica di ordinanza-ingiunzione.

È stato richiesto l'avviso della scrivente in merito al recupero delle spese di notifica delle ordinanze-ingiunzione.

Quest'Ufficio ritiene che la questione si ponga nei seguenti termini.

Ai sensi dell'art. 201, comma 4, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), le spese di notificazione delle violazioni sono poste a carico di chi è tenuto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria. Allo stesso modo occorre procedere in sede di notifica dell'ordinanza-ingiunzione emessa dal Prefetto in base a quanto espressamente previsto dall'art. 204, comma 2, del Codice della strada, nonché nella fase di iscrizione a ruolo allorquando - decorso inutilmente il termine fissato per il pagamento delle sanzioni - il verbale costituisce titolo esecutivo anche "per le spese del procedimento" (art. 203, comma 3, del Codice della strada).

Come già precisato con la circolare n. 117 diramata alle Prefetture il 13 dicembre 1999, nelle spese del procedimento rientrano senz'altro quelle necessarie alla notifica, che a loro volta comprendono tutti i costi sopportati dall'Amministrazione per effettuare validamente le prescritte operazioni di comunicazione al "contravventore".

Naturalmente, il trasgressore, deve essere reso edotto della eventualità che sullo stesso gravano le ulteriori spese imposte dal procedimento di notifica.

Pertanto, nei casi in cui viene ritenuto fondato l'accertamento, l'Autorità amministrativa che ha ricevuto il ricorso emette, ai sensi dell'art. 18 della L. n. 689 del 1981 e dell'art. 204 del Codice della strada, l'ordinanza-ingiunzione comprensiva anche delle spese del procedimento le quali devono essere pagate dal trasgressore unitamente alla somma ingiunta.

Alla luce delle suddette disposizioni e del principio generale in base al quale le spese seguono la soccombenza, quindi, nell'ordinanza-ingiunzione devono essere indicate, distintamente, le spese di notifica, nonché tutte quelle altre comunque necessarie alla regolare conclusione del procedimento.

Sull'argomento, infine, si ricorda che l'art. 10 della legge 3 agosto 1999, n. 265, prevede i casi in cui le Pubbliche Amministrazioni possono avvalersi dei messi comunali per la notifica dei propri atti, versando al Comune un corrispettivo determinato in misura corrispondente alle previsioni di un decreto interministeriale che è in corso di adozione.

La norma, inoltre, estende a tutte le Pubbliche Amministrazioni la possibilità di provvedere direttamente alla notificazione dei propri atti nelle forme previste per la notificazione degli atti giudiziari a mezzo della posta (art. 12 della legge n. 890 del 1982). In coerenza con tale principio generale, il comma 6 del suddetto articolo 10 generalizza la facoltà dalla Pubblica Amministrazione che adotta una ordinanza-ingiunzione ex legge n. 689 del 1981, di provvedere direttamente alla relativa notifica secondo le disposizioni della legge n. 890 del 1982.

Ciò premesso in termini generali, per quanto riguarda la specifica questione sollevata in merito al recupero delle spese necessarie per la notificazione dell'ordinanza-ingiunzione emessa sulla base di un verbale di accertamento redatto dal Comando di Polizia municipale nei confronti del trasgressore residente in un Comune diverso da quello di appartenenza dello stesso organo accertatore, si ritiene che risponda ad esigenze di economia procedimentale consentire che all'attività di notifica di che trattasi provveda lo stesso ufficio dell'agente verbalizzante anche nel caso in cui il "contravventore" risieda nel territorio di un ente diverso.

In questo modo, infatti, al soggetto tenuto all'adempimento dell'obbligazione potrà essere indicato un solo ufficio presso il quale effettuare, in una unica soluzione, il pagamento delle somme (e quindi anche quelle relative alle spese di notifica) determinate con l'ordinanza del Prefetto. Con la suddetta procedura, inoltre, gli adempimenti connessi al recupero delle spese in argomento verrebbero di molto semplificati in quanto un unico ente (quello al quale spettano i proventi della sanzione) sarà anche incaricato di recuperare le somme eventualmente anticipate per le spese di notifica, attraverso la predisposizione del ruolo ai sensi dell'art. 206, comma 2, del Codice del strada, nel caso in cui il pagamento della sanzione e/o delle spese di notifica non dovesse essere effettuato nel termine previsto dall'art. 204 del Codice della strada.

Circ. Min. interno 17 aprile 2000, n. 42 - Questioni in materia di applicazione delle sanzioni amministrative previste dal codice della strada: a) termine per la presentazione del ricorso in opposizione avverso il verbale; b) legittimazione passiva nei giudizi di opposizione avverso il verbale; c) rappresentanza dell'amministrazione in giudizio; d) limiti di ammissibilità della opposizione avverso la cartella esattoriale; e) legittimazione passiva nei giudizi di opposizione avverso la cartella esattoriale; f) requisiti formale del verbale di accertamento redatto con sistemi meccanografici.

Da parte di alcune Prefetture sono stati formulati quesiti in ordine alle questioni in oggetto indicate. Su alcuni di essi l'Avvocatura generale dello Stato ha avuto modo di esprimere il proprio parere con nota n. 27775 del 11 marzo 2000 (CS. n. 5232/95-109) che si allega in copia.

Pertanto, sulla base del suddetto parere e di una ricognizione delle pertinenti pronunce della Corte di Cassazione, si ravvisa l'opportunità, al fine di agevolare l'esercizio dei compiti delle Prefetture, di fornire, sulle singole questioni, le seguenti indicazioni.

A) Termine per la presentazione dell'opposizione all'A.G.O. avverso il verbale di accertamento.

La Corte di Cassazione (Sez. III, n. 10768 del 4 giugno/29 settembre 1999) ha modificato l'orientamento precedentemente seguito in materia. Infatti, con la sentenza 20 gennaio 1999, n. 482, aveva indicato in trenta giorni il termine per la presentazione della opposizione. La più recente pronuncia (n. 10768) ha invece affermato che il termine suddetto "deve essere determinato in sessanta giorni dalla contestazione della contravvenzione o dalla notificazione di quest'atto". Più specificamente - ha affermato la Corte - nel caso in cui l'interessato propone direttamente l'opposizione davanti all'A.G.O., "l'atto deve essere depositato, a pena di inammissibilità, nella cancelleria del giudice nel termine di sessanta giorni dalla contestazione o dalla notifica".

La stessa Cassazione, in altra pronuncia (Sez. I, n. 12628 del 17giugno/17 dicembre 1998) ha affermato che, se nel termine predetto non avviene, da parte dell'interessato, né l'accesso alla tutela amministrativa, né l'accesso immediato a quella giurisdizionale, "tale acquiescenza ... preclude la deduzione e il riesame, in sede giurisdizionale, di ogni ragione di doglianza" in merito alla individuazione dei soggetti da ritenersi passivamente legittimati nei giudizi di opposizione di che trattasi, sostenendo che, qualora l'atto di accertamento provenisse da organi non incardinati nel Ministero dell'interno ovvero il cui operato non fosse funzionalmente riconducibile al medesimo, dovessero essere gli uffici delle amministrazioni di volta in volta interessate a partecipare al giudizio di opposizione.

Sul punto l'Avvocatura generale dello Stato, nell'allegato parere dell'11 marzo scorso, ha innanzitutto richiamato le più recenti pronunce della I Sezione della Corte di Cassazione: in ordine di successione temporale, la sentenza n. 387 del 15 gennaio 1999, che ha affermato la legittimazione del Ministero dell'interno nei giudizi di che trattasi "in alternativa con l'amministrazione da cui dipende il personale che ha provveduto direttamente all'accertamento ed alla contestazione dell'infrazione"; e la sentenza n. 4711 del 12 maggio 1999 che sembrerebbe escludere tale alternatività, attribuendo in ogni caso la legittimazione passiva al Prefetto.

Alla luce di dette pronunce, la suddetta Avvocatura, in attesa che la giurisprudenza si consolidi, ha fornito talune indicazioni utili alla definizione della linea sostenibile dalle Prefetture nei giudizi di che trattasi. In particolare, ha suggerito che:

a) nel caso in cui l'opposizione avverso il verbale di accertamento risulti presentata oltre il termine di cui all'art. 203 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), ne venga eccepita la tardività;

b) nel caso di tempestività della opposizione, la Prefettura provveda ad informare l'autorità verbalizzante "al fine di ricevere ogni utile elemento a fondamento dell'accertata violazione e, nel caso di accertamento redatto da autorità non statale, sollecitare l'intervento in giudizio". In quest'ultimo caso (autorità verbalmente non statale) il funzionario prefettizio chiamato a rappresentare l'Amministrazione nel giudizio dovrà "insistere per il difetto di legittimazione passiva del Prefetto e, comunque, per la chiamata in causa dell'ente non statale che ha accertato la violazione".

Pertanto, a parziale aggiornamento delle indicazioni formulate con la circolare n. 8 del 18 gennaio 2000, si rappresenta l'opportunità che codesti Uffici adeguino la loro iniziativa ai suggerimenti come sopra formulati dall'Avvocatura generale dello Stato.

C) Rappresentanza dell'Amministrazione in giudizio.

L'Avvocatura generale dello Stato ha confermato che l'Amministrazione può essere rappresentata in giudizio da propri dipendenti, in quanto l'art. 205 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) richiama l'art. 23 della legge n. 689 del 1981, il cui quarto comma dispone che "l'autorità che ha emesso l'ordinanza può stare in giudizio personalmente ... o avvalersi anche di funzionari appositamente delegati"; non occorre, quindi, alcuna delega da parte dell'Avvocatura dello Stato.

D) Limiti di ammissibilità dell'opposizione avverso la cartella esattoriale.

In conformità all'indirizzo della Corte Costituzionale, l'opposizione davanti all'Autorità giudiziaria può essere diretta anche contro la cartella esattoriale emessa per la riscossione della sanzione pecuniaria, non solo per vizi propri dell'atto di esazione, ma anche al fine di dedurre l'assenza del provvedimento sanzionatorio ovvero vizi relativi alla sua notificazione (Cass. 6 luglio 1999, n. 7015; 20 gennaio 1999, n. 482).

È tuttavia da tenere presente che il ricorso oltre il termine di trenta giorni dalla notificazione della cartella esattoriale è ammissibile qualora dalla medesima non è individuabile il titolo per l'iscrizione a ruolo e non anche nel caso in cui il verbale di contestazione dell'infrazione sia stato notificato o deve aversi per tale, essendo stato rifiutato (Cass. 22 giugno 1999, n. 6327).

E) Legittimazione passiva nei giudizi di opposizione alla cartella esattoriale.

Nel caso in cui, attraverso l'opposizione, vengono dedotti esclusivamente vizi propri dell'atto di esazione, la legittimazione passiva è del solo esattore. Pertanto, in tal caso, la Prefettura eventualmente coinvolta dovrà eccepire la mancanza di legittimazione propria. Viceversa, qualora l'opposizione si appunti sulla sanzione secondo le richiamate pronunce della Corte di Cassazione (n. 7015/1999 e n. 482/1999), è da ritenersi sussistente la legittimazione del Prefetto (Cass. n. 4324 del 29 aprile 1999).

F) Requisiti formali del verbale di accertamento redatto con sistemi meccanizzati.

Alcune Prefetture hanno chiesto il parere di questo Ufficio in ordine ai requisiti formali che deve possedere il verbale di accertamento redatto con sistemi meccanizzati, la cui assenza determini vizio rilevabile in sede di impugnativa comportante l'annullamento dell'atto.

Al riguardo si ritiene che occorre attenersi all'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, Sez. I, nella sentenza n. 1923 del 7 luglio 1998/6 marzo 1999 in base alla quale deve ritenersi legittimo il verbale redatto con sistemi meccanizzati nel quale la firma autografa dell'organo accertatore è sostituita dall'indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile. Ciò in quanto, con l'art. 3 del decreto legislativo n. 39 del 1993, il legislatore ha affermato sul piano positivo l'inessenzialità ontologica della sottoscrizione autografa ai fini della validità degli atti amministrativi, e la stessa giurisprudenza (Cass. n. 7234 del 7 agosto 1996 e n. 9394 del 24 settembre 1997) formatasi in sede di interpretazione del citato art. 3, ha ritenuto che l'autografia della sottoscrizione non è configurabile come requisito di esistenza giuridica degli atti amministrativi, quanto meno quando i dati esplicitati nello stesso contesto documentativo dell'atto consentano di accertare la sicura attribuibilità dello stesso a chi deve esserne l'autore. Tuttavia, occorre che esista, nell'originale del provvedimento, la sottoscrizione del soggetto a ciò abilitato o di un suo delegato in guisa da risultare in modo non equivoco la provenienza dell'atto dall'ufficio competente.

Pertanto, è da ritenersi superata - come evidenziato dallo stesso giudice - la sentenza della Corte di Cassazione, Sez. I, n. 2341 del 20 ottobre 1997/3 marzo 1998, con la quale era stata affermata la illegittimità della notificazione al trasgressore di una "copia informe del verbale di accertamento ... redatto con sistemi meccanizzati e non recante alcuna sottoscrizione dell'agente accertatore".

Tanto si rappresenta per ogni utile orientamento delle SS.LL. Si prega di segnare ricevuta.

 

Avvocatura generale dello Stato

Nota 11 marzo 2000, n. 27775

Risposta a nota del 28 giugno 1995

Oggetto: Opposizione diretta all'Autorità giudiziaria avverso l'accertamento di violazioni al codice della strada - Legittimazione passiva.

L'Avvocatura distrettuale dello Stato di L'Aquila, su richiesta della Prefettura di Teramo, ha proposto ulteriori questioni sulla problematica di cui al precedente parere 17 febbraio 1996 di questa Avvocatura generale e che si ritiene interessi anche il Ministero, stante il carattere generale.

È ormai pacifico che, a seguito delle pronunce della Corte Costituzionale in materia di sanzioni amministrative per violazioni al codice stradale, il ricorso al Prefetto contro il verbale di accertamento della violazione non costituisce presupposto processuale per adire il giudice ordinario, vigendo la regola dell'alternatività tra ricorso amministrativo e giurisdizionale.

Pertanto il soggetto passivo della sanzione amministrativa, ove non intenda adempiere, può:

- ricorrere al Prefetto e poi eventualmente impugnare davanti il giudice ordinario l'ordinanza-ingiunzione, secondo quanto previsto dal codice stradale (artt. 203, 204 e 205);

- impugnare direttamente davanti al giudice ordinario il verbale di accertamento senza ricorrere al Prefetto;

- proporre opposizione giudiziaria contro la cartella esattoriale emessa per la riscossione della sanzione.

Il primo caso non dà luogo a questioni.

Per i casi invece in cui l'azione giudiziaria sia stata proposta senza il preventivo ricorso al Prefetto, questa Avvocatura generale, con la citata consultazione 17 febbraio 1996, aveva evidenziato che va posta attenzione sulla esatta individuazione dell'Amministrazione passivamente legittimata che dovrà partecipare al giudizio.

Quanto sopra in applicazione del principio di carattere generale di cui all'art. 23, comma 2, legge 24 novembre 1981, n. 689 (richiamato espressamente dal comma 3 dell'art. 205 del codice della strada) secondo cui in materia di sanzioni amministrative il ricorso in opposizione va notificato "all'autorità che ha emesso il provvedimento impugnato".

La Cassazione tuttavia (su conclusioni difformi del PG) è andata in contrario avviso, respingendo, con sentenza 15 gennaio 1999, n. 387, un ricorso proposto da questa Avvocatura generale per sostenere il difetto di legittimazione passiva del Ministero dell'interno nell'azione giurisdizionale proposta avverso verbale della Guardia di Finanza, senza il previo ricorso al Prefetto.

La Cassazione ha basato la sua decisione sulla disposizione del comma 3 dell'art. 11 del codice della strada, secondo cui "al Ministero dell'interno compete altresì, il coordinamento dei servizi di polizia stradale da chiunque espletati".

Conclude pertanto la citata sentenza:

"Accanto alla specifica legittimazione delle singole Amministrazioni, di volta in volta interessate in relazione al servizio espletato, deve riconoscersi, quindi, la legittimazione del Ministero dell'interno che, quale organo preposto al loro coordinamento, è competente ad intervenire sulle questioni riguardanti la circolazione, venendo a costituire così un punto di riferimento costante in materia".

È stata così affermata la legittimazione del Ministero dell'interno "in alternativa con l'Amministrazione da cui dipende il personale che ha provveduto direttamente all'accertamento ed alla contestazione dell'infrazione".

Invece tale alternatività sembrerebbe esclusa da successiva pronunzia (Cass. 12 maggio 1999, n. 4711) che ha negato legittimazione passiva al Comando dei vigili urbani cui appartiene il verbalizzante, essendo legittimato passivo il Prefetto cui l'interessato avrebbe potuto proporre il ricorso amministrativo.

Tralasciando di considerare se la legittimazione competa al Ministero dell'interno o al Prefetto, trattandosi di organi della stessa amministrazione, la ratio della citata giurisprudenza può essere ravvisata nel fatto che in materia di circolazione stradale l'opposizione all'accertamento (da qualunque autorità provenga) ricade sotto la cognizione del Prefetto (art. 203 del codice della strada). Tale iniziativa può assumere la forma del ricorso amministrativo o del ricorso giurisdizionale, per cui, stante l'alternatività dei due mezzi di impugnazione, ragioni di coerenza vorrebbero che sia sempre il Prefetto a vagliare in via preventiva la fondatezza dell'accertamento.

Da ciò potrebbe evincersi che, mentre in sede di ricorso amministrativo il Prefetto potrà emettere ordinanza-ingiunzione ovvero ordinanza motivata di archiviazione (art. 204 del codice della strada), in caso di ricorso giurisdizionale il Prefetto potrà resistere per gli stessi motivi che (in sede di ricorso amministrativo) sarebbero stati esternati nell'ordinanza-ingiunzione ovvero, ritenendo fondata l'opposizione, potrà rimettersi alla decisione del giudice, non potendo procedere alla archiviazione, essendo questa prevista solo nel ricorso amministrativo.

In altri termini la interpretazione giurisprudenziale ha in sostanza inteso affermare che il Prefetto debba in ogni caso esaminare l'accertamento, non essendo logico, a seguito delle sentenze della Corte Costituzionale, che ciò avvenga solo nel caso di ricorso amministrativo e non anche di ricorso giurisdizionale, stante l'affermata alternatività dei due mezzi di tutela.

Se quindi il verbale di accertamento della violazione è immediatamente impugnabile (Cass. 22 gennaio 1999, n. 574; 5 gennaio 1999, n. 4486), la più recente giurisprudenza ha peraltro inteso precisare che, in mancanza di ricorso al Prefetto, il verbale stesso costituisce titolo esecutivo ed è assimilabile alla ordinanza-ingiunzione prefettizia quale atto definitivo del procedimento sanzionatorio, con la conseguenza che, qualora, nel termine stabilito dalla legge, l'interessato non acceda né alla tutela amministrativa né a quella giurisdizionale, tale acquiescenza esplica efficacia equipollente alla mancata impugnazione della valutazione negativa del Prefetto, e preclude la deduzione e il riesame nel merito della sussistenza della violazione (Cass. 17 dicembre 1998, n. 12628, per l'assimilabilità all'ordinanza prefettizia, v. pure Cass. 11 febbraio 1999, n. 1149).

Pertanto, in relazione ai contenziosi promossi contro il Prefetto, pur in assenza di ordinanza-ingiunzione prefettizia, sarà facile eccepire la tardività in tutti quei casi in cui non sia stato rispettato il termine di cui all'art. 203 del codice della strada, il che si ritiene rientri nella normalità, essendo logico pensare che l'interessato, ricevuto un accertamento, sia indotto, per economia, a ricorrere al Prefetto, per cui l'azione giudiziaria potrebbe valere come mezzo di tutela da esperire quanto il suddetto termine sia scaduto.

Non potendosi più insistere nel dedurre il difetto di legittimazione passiva, sarà pertanto opportuno porre attenzione alla tempestività dell'azione giudiziaria.

Qualora l'azione giurisdizionale sia tempestiva (come nel caso deciso dalla citata sentenza n. 387/99 della Cassazione) il Prefetto, ricevuto un ricorso giurisdizionale, dovrà informare l'Autorità verbalizzante, al fine di ricevere (analogamente a quanto l'art. 203, comma 2, dispone per il ricorso amministrativo) ogni utile elemento a fondamento della accertata violazione e, nel caso di accertamento redatto da autorità non statale, sollecitarne l'intervento in giudizio.

In quest'ultimo caso, in attesa che la giurisprudenza si consolidi, sarà opportuno insistere per il difetto di legittimazione passiva del Prefetto e comunque per la chiamata in causa dell'ente non statale che ha accertato la violazione.

Sarebbe comunque opportuno che il vuoto normativo circa la legittimazione passiva e i poteri del Prefetto nei giudizi di opposizione senza il previo ricorso di cui all'art. 203 del codice della strada, creatosi a seguito delle pronunce della Corte Costituzionale, venga al più presto colmato.

Qualunque sia l'Amministrazione evocata, questa in giudizio può essere rappresentata da propri dipendenti, in quanto l'art. 205 del codice della strada richiama l'art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, il cui comma 4 prevede che l'Autorità che ha emesso il provvedimento può stare in giudizio personalmente avvalendosi anche di funzionari appositamente delegati, assegnandole così la legittimazione processuale per l'intero arco del procedimento; non occorre pertanto delega dell'Avvocatura dello Stato nel caso trattasi di amministrazione statale diversa dal Prefetto.

Inoltre l'opposizione giudiziaria può essere diretta anche contro la cartella esattoriale emessa per la riscossione della sanzione pecuniaria non solo per vizi propri dell'atto di esazione, ma anche al fine di dedurre l'assenza del provvedimento sanzionatorio ovvero vizi relativi alla sua notificazione (Cass. 6 luglio 1999 n. 7015, 20 gennaio 1999 n. 482), in tali casi si può anche contestare il merito della sanzione (cit. Cass. 11 febbraio 1999, n. 1149).

È tuttavia da tener presente che il ricorso oltre il termine di trenta giorni dalla notifica della cartella esattoriale emessa per il pagamento della sanzione pecuniaria è ammissibile qualora dalla medesima non è individuabile il titolo per l'iscrizione a ruolo e non anche nel caso che il verbale di contestazione dell'infrazione sia stato notificato o deve aversi per tale, essendo stato rifiutato (Cass. 22 giugno 1999, n. 6327).

Nel caso che vengano dedotti vizi propri dell'atto di esazione la legittimazione passiva sarà solo dell'esattore.

Qualora invece l'azione giudiziaria abbia ad oggetto la sanzione amministrativa, l'azione dovrà essere intrapresa oltre che nei confronti dell'esattore anche contro l'ente che ha eseguito l'iscrizione a ruolo e nei confronti del Prefetto ove abbia emanato i provvedimenti sanzionatori (V. Cass. 29 aprile 1999, n. 4324).

Infine per quanto riguarda la condanna alle spese, la questione è connessa a quella della legittimazione passiva, per cui la relativa condanna è incontestabile in tutti i casi in cui non può escludersi la legittimazione passiva dell'Amministrazione dell'interno (o del Prefetto) ancorché trattasi di accertamento eseguito da altra amministrazione.

La questione oggetto della presente consultazione è stata sottoposta all'esame del Comitato consultivo di questa Avvocatura generale, che si è espresso in conformità a quanto sopra esposto.

Circ. Min. interno 15 febbraio 2001, n. M/2413/10 - Art. 204 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Decorrenza del termine per la decisione del ricorso al Prefetto avverso i verbali di accertamento di infrazioni amministrative.

È stato chiesto di conoscere l'avviso della scrivente in merito al termine entro il quale il Prefetto deve decidere il ricorso presentato ai sensi dell'art. 203 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) allorquando il ricorrente abbia presentato lo scritto difensivo direttamente all'autorità amministrativa senza inoltrarlo per il tramite dell'organo accertatore della violazione.

Al riguardo si formulano le seguenti considerazioni.

L'art. 203 del Codice della strada prevede che il trasgressore può proporre il ricorso al Prefetto, presentandolo all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore.

L'art. 388, comma 2, del Regolamento del Codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) consente di presentare il ricorso anche direttamente al Prefetto. In questo caso l'Autorità amministrativa trasmette il carteggio all'organo accertatore per le controdeduzioni.

Pertanto, dal combinato disposto di cui all'art. 203 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) e all'art. 388 del Regolamento del Codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495), il ricorso risulta ricevibile anche se presentato direttamente al Prefetto.

In questo quadro, pertanto, non sono consentiti termini diversi - a seconda della differente considerazione del soggetto inizialmente interessato dal trasgressore - entro i quali adottare i conseguenti provvedimenti prefettizi.

Infatti - secondo un orientamento giurisprudenziale, ormai consolidato (cfr. Corte Cass. n. 1120 del 12 ottobre 1998) - il rispetto del termine concesso al Prefetto deve essere in ogni caso di 120 giorni dal deposito o dal ricevimento del ricorso, di cui 30 giorni ex art. 203 del Codice della strada per l'istruzione preliminare assegnata all'organo accertatore e 90 giorni ex art. 204 del Codice della strada a disposizione del Prefetto per l'eventuale istruzione integrativa e l'emissione del provvedimento.

Il rispetto del suddetto termine costituisce - secondo la citata giurisprudenza - requisito di legittimità dell'ordinanza-ingiunzione, con la conseguenza che la sua inosservanza configura una violazione di legge.

Circ. Min. interno 14 febbraio 2007, n. M/2413/28 - Sanzioni amministrative per violazioni del Codice della strada. Individuazione della competenza territoriale del Prefetto e del Giudice di pace a decidere i ricorsi avverso i verbali di contestazione per la violazione dell'art. 180, comma 8, del Codice della strada.

Sono state segnalate, da parte di alcune Prefetture, incertezze e difficoltà in ordine alla individuazione del Prefetto e/o del Giudice di pace territorialmente competenti a decidere i ricorsi proposti avverso i sommari processi verbali di contestazione della violazione dell'art. 180, comma 8, del Codice della strada (D.Lgs. n. 285 del 1992), violazione richiamata espressamente dall'art. 126-bis, comma 2 dello stesso Codice.

Si ritiene utile, al riguardo, porre l'attenzione su taluni indirizzi esegetici, emersi anche in ambito giurisprudenziale, ai quali uniformarsi nell'applicazione delle disposizioni di cui sopra.

Come è noto, ai sensi dell'art. 180, comma 8, del Codice della strada, chiunque, senza giustificato motivo, non ottemperi all'invito dell'Autorità di presentarsi entro il termine stabilito dall'invito medesimo, ad uffici di Polizia per fornire informazioni o esibire documenti ai fini dell'accertamento delle violazioni amministrative in materia di circolazione stradale, è soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria nonché all'applicazione, da parte dell'ufficio dal quale dipende l'organo accertatore, della sanzione prevista per la mancanza del documento da presentare.

Inoltre, secondo quanto disposto dall'art. 126-bis, comma 2, del Codice della strada, in caso di mancata identificazione del responsabile di una violazione che comporti la decurtazione del punteggio attribuito alla patente di guida, l'organo accertatore deve darne notizia al proprietario del veicolo, salvo che lo stesso non comunichi, entro 30 giorni dalla richiesta, all'organo di Polizia che procede, i dati personali e della patente dell'effettivo conducente al momento della commessa violazione; se il proprietario del veicolo omette di fornirli, si applica a suo carico la sanzione prevista dall'art. 180, comma 8, del Codice della strada.

Gli artt. 203 e 204-bis del Codice della strada, come pure l'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ravvisano, in generale, l'organo territorialmente competente a decidere i ricorsi, amministrativi e giurisdizionali , avverso i verbali di contestazione degli illeciti amministrativi, rispettivamente, nel Prefetto e nel Giudice di pace del luogo in cui è stata commessa la violazione.

Pertanto, per giungere ad una corretta soluzione del problema ermeneutico sopra prospettato, occorre individuare, innanzi tutto, il luogo in cui è posta in essere la condotta illecita specificamente contemplata dall'art. 180, comma 8, del Codice della strada.

In effetti, la mancata comunicazione delle generalità del trasgressore, di cui al combinato disposto dell'art. 126-bis, comma 2 e dell'art. 180, comma 8, del Codice della strada, concretizza, senza dubbio alcuno, una condotta illecita di natura omissiva, che può essere realizzata, come tale, oltre che nella stessa località in cui è stata commessa la violazione originaria, anche in un luogo diverso dalla prima.

Infatti, qualora l'autore della predetta condotta risulti avere la propria residenza in una località diversa da quella in cui si trovava quando ha commesso la violazione originaria, è in tale località che dovrà essergli notificata la richiesta di informazioni e che, decorsi vanamente i 30 giorni dalla avvenuta notifica, si perfezionerà l'illecito.

Alla luce delle suesposte considerazioni, si ritiene, pertanto, che, al fine di fondare la competenza del Prefetto e/o del Giudice di pace cui proporre ricorso avverso la condotta omissiva tenuta successivamente alla violazione contestata, il luogo della commissione di quest'ultima non possa assumere alcun rilievo e che debba, piuttosto, farsi riferimento al luogo di residenza dell'interessato.

Si pregano le SS.LL. di voler tener conto delle enunciazioni esplicative sopra formulate, basate anche su recenti pronunce giurisdizionali, e si resta a disposizione per ogni eventuale, ulteriore chiarimento

V. pure

Circ. min interno 28 nagosto 2001, n. 2413/11 – trasmissione atti oltre il termine previsto


Dottrina 
 

Note:

 

Norma modificata 

Contenuti 

Rispetto al codice della strada 

Rispetto al decreto legge n. 151 del 2003 

artt. 203 e 204 CdS 

- Sono state semplificate le procedure di valutazione dei ricorsi secondo i seguenti principi: · 

Si tratta di una nuova previsione che tende a semplificare le procedure distribuendo e alleggerendo 

Norma di nuova introduzione 

 

- il ricorso può essere  

gli oneri del contenzioso.  

 

 

presentato anche direttamente al prefetto; · 

La norma definisce in modo chiaro i passaggi della 

 

 

- l'organo procedente deve trasmettere al prefetto entro 60 giorni dalla ricezione una memoria con gli elementi necessari per confermare o respingere il ricorso; · 

procedura del ricorso al Prefetto, determinando i termini (180 giorni aumentati di 30 giorni se il ricorso è presentato direttamente al Prefetto) per 

 

 

- il prefetto deve decidere entro 120 giorni dalla ricezione della memoria da parte dell'accertatore adottando l'ordinanza ingiunzione; · 

l'adozione dell'ordinanza ingiunzione. 

 

 

- il silenzio significa accoglimento del ricorso; · 

 

 

 

- l'ordinanza ingiunzione deve essere notificata entro 150 giorni dall'adozione; · 

 

 

 

- in caso di richiesta di audizione personale i termini sono sospesi fino alla data fissata per l'audizione. 

 

 

art. 205 CdS 

Il prefetto, legittimato passivo nel giudizio di opposizione, può delegare la tutela giudiziaria all'amministrazione cui appartiene l'organo accertatore. 

La possibilità di avvalersi dell'organo accertatore per la presenza in giudizio era prevista solo per l'opposizione avverso il verbale redatto dalla Polizia Municipale.  

Norma di nuova introduzione 

 

 

La possibilità di delega è prevista solo se l'organo accertatore è destinatario dei proventi, secondo quanto stabilito dall'articolo 208 CdS. 

 

Sanzioni 

non prevista