Codice  

Art. 201. Notificazione delle violazioni.

1. Qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve, entro novanta giorni dall'accertamento, essere notificato all'effettivo trasgressore o, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, ad uno dei soggetti indicati nell'art. 196, quale risulta dai pubblici registri alla data dell'accertamento. Se si tratta di ciclomotore la notificazione deve essere fatta all'intestatario del contrassegno di identificazione. Nel caso di accertamento della violazione nei confronti dell'intestatario del veicolo che abbia dichiarato il domicilio legale ai sensi dell'articolo 134, comma 1-bis, la notificazione del verbale è validamente eseguita quando sia stata effettuata presso il medesimo domicilio legale dichiarato dall'interessato. Qualora l'effettivo trasgressore od altro dei soggetti obbligati sia identificato successivamente alla commissione della violazione la notificazione può essere effettuata agli stessi entro novanta giorni dalla data in cui risultino dai pubblici registri o nell'archivio nazionale dei veicoli l'intestazione del veicolo e le altre indicazioni identificative degli interessati o comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione. Quando la violazione sia stata contestata immediatamente al trasgressore, il verbale deve essere notificato ad uno dei soggetti individuati ai sensi dell'articolo 196 entro cento giorni dall'accertamento della violazione. Per i residenti all'estero la notifica deve essere effettuata entro trecentosessanta giorni dall'accertamento (Comma così modificato  dall'art. 103, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.), successivamente il comma è stato così modificato prima dall'art. 4, D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214 e poi dalle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 36, L. 29 luglio 2010, n. 120. Vedi per i termini di applicazione il comma 2 del medesimo articolo 36).

1-bis. Fermo restando quanto indicato dal comma 1, nei seguenti casi la contestazione immediata non è necessaria e agli interessati sono notificati gli estremi della violazione nei termini di cui al comma 1:

a) impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità;

 b) attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa;

 c) sorpasso vietato;

 d) accertamento della violazione in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo;

 e) accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità che consentono la determinazione dell'illecito in tempo successivo poiché il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento o comunque nell'impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari;

 f) accertamento effettuato con i dispositivi di cui all'articolo 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni,, dalla legge 1° agosto 2002, n. 168, e successive modificazioni;

 g) rilevazione degli accessi di veicoli non autorizzati ai centri storici, alle zone a traffico limitato, alle aree pedonali, o della circolazione sulle corsie e sulle strade riservate attraverso i dispositivi previsti dall'articolo 17, comma 133-bis, della legge 15 maggio 1997, n. 127 (Comma aggiunto dall'art. 4, D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214). Successivamente la lettera è stata così sostituita dalla lettera c) del comma 1 dell’art. 36, L. 29 luglio 2010, n. 120);

g-bis) accertamento delle violazioni di cui agli articoli 141, 143, commi 11 e 12, 146, 170, 171, 213 e 214, per mezzo di appositi dispositivi o apparecchiature di rilevamento (Lettera aggiunta dalla lettera d) del comma 1 dell’art. 36, L. 29 luglio 2010, n. 120).

1-ter. Nei casi diversi da quelli di cui al comma 1-bis nei quali non è avvenuta la contestazione immediata, il verbale notificato agli interessati deve contenere anche l'indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata. Nei casi previsti alle lettere b), f) e g) del comma 1-bis non è necessaria la presenza degli organi di polizia stradale qualora l'accertamento avvenga mediante rilievo con dispositivi o apparecchiature che sono stati omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico. Tali strumenti devono essere gestiti direttamente dagli organi di polizia stradale di cui all'articolo 12, comma 1 (Comma aggiunto dall'art. 4, D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214 e poi così modificato dalla lettera e) del comma 1 dell’art. 36, L. 29 luglio 2010, n. 120).

1-quater. In occasione della rilevazione delle violazioni di cui al comma 1-bis, lettera g-bis), non è necessaria la presenza degli organi di polizia stradale qualora l'accertamento avvenga mediante dispositivi o apparecchiature che sono stati omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico. Tali strumenti devono essere gestiti direttamente dagli organi di polizia stradale di cui all'articolo 12, comma 1, e fuori dei centri abitati possono essere installati ed utilizzati solo sui tratti di strada individuati dai prefetti, secondo le direttive fornite dal Ministero dell'interno, sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. I tratti di strada di cui al periodo precedente sono individuati tenendo conto del tasso di incidentalità e delle condizioni strutturali, plano-altimetriche e di traffico (Comma aggiunto dalla lettera f) del comma 1 dell’art. 36, L. 29 luglio 2010, n. 120).

2. Qualora la residenza, la dimora o il domicilio del soggetto cui deve essere effettuata la notifica non siano noti, la notifica stessa non è obbligatoria nei confronti di quel soggetto e si effettua agli altri soggetti di cui al comma 1(Comma così modificato  dall'art. 103, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.).

2-bis. Le informazioni utili ai fini della notifica del verbale all'effettivo trasgressore ed agli altri soggetti obbligati possono essere assunte anche dall'Anagrafe tributaria (Comma aggiunto dall'art. 3-bis, D.L. 17 giugno 2005, n. 106).

3. Alla notificazione si provvede a mezzo degli organi indicati nell'art. 12, dei messi comunali o di un funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione, con le modalità previste dal codice di procedura civile, ovvero a mezzo della posta, secondo le norme sulle notificazioni a mezzo del servizio postale. Nelle medesime forme si effettua la notificazione dei provvedimenti di revisione, sospensione e revoca della patente di guida e di sospensione della carta di circolazione. Comunque, le notificazioni si intendono validamente eseguite quando siano fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto, risultante dalla carta di circolazione o dall'archivio nazionale dei veicoli istituito presso il Dipartimento per i trasporti terrestri o dal P.R.A. o dalla patente di guida del conducente (Articolo così modificato  dall'art. 103, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.). Successivamente il comma è stato così modificato dall'art. 4, D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214).

4. Le spese di accertamento e di notificazione sono poste a carico di chi è tenuto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria.

5. L'obbligo di pagare la somma dovuta per la violazione, a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, si estingue nei confronti del soggetto a cui la notificazione non sia stata effettuata nel termine prescritto.

5-bis. Nel caso di accertamento di violazione per divieto di fermata e di sosta ovvero di violazione del divieto di accesso o transito nelle zone a traffico limitato, nelle aree pedonali o in zone interdette alla circolazione, mediante apparecchi di rilevamento a distanza, quando dal pubblico registro automobilistico o dal registro della motorizzazione il veicolo risulta intestato a soggetto pubblico istituzionale, individuato con decreto del Ministro dell'interno, il comando o l'ufficio che procede interrompe la procedura sanzionatoria per comunicare al soggetto intestatario del veicolo l'inizio del procedimento al fine di conoscere, tramite il responsabile dell'ufficio da cui dipende il conducente del veicolo, se lo stesso, in occasione della commessa violazione, si trovava in una delle condizioni previste dall'articolo 4 della legge 24 novembre 1981, n. 689. In caso di sussistenza dell'esclusione della responsabilità, il comando o l'ufficio procedente trasmette gli atti al prefetto ai sensi dell'articolo 203 per l'archiviazione. In caso contrario, si procede alla notifica del verbale al soggetto interessato ai sensi dell'articolo 196, comma 1; dall'interruzione della procedura fino alla risposta del soggetto intestatario del veicolo rimangono sospesi i termini per la notifica (Comma aggiunto dall'art. 4, D.L. 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214).

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Aggiornamenti all'articolo
Data Pubblicazione  
15/09/1993 Il DECRETO LEGISLATIVO 10 settembre 1993, n. 360 (in SO n.86, relativo alla G.U. 15/09/1993, n.217) ha disposto (con l'art. 103, comma 1, lettera a)) la modifica dell'art. 201, comma 1; (con l'art. 103, comma 1, lettera b)) la modifica dell'art. 201, comma 2; (con l'art. 103, comma 1, lettera c)) la modifica dell'art. 201, comma 3.
26/06/1996 La Corte costituzionale, con sentenza 10 giugno 1996, n. 198 (in G.U. 26/06/1996 n. 26) ha dichiarato la illegittimita' costituzionale dell'art. 201, comma 1.
12/02/2002 Il DECRETO LEGISLATIVO 15 gennaio 2002, n. 9 (in SO n.28, relativo alla G.U. 12/02/2002, n.36) ha disposto (con l'art. 17, comma 1, lettera n)) la modifica dell'art. 201, comma 3.
30/06/2003 Il DECRETO-LEGGE 27 giugno 2003, n. 151 (in G.U. 30/06/2003, n.149) , convertito con modificazioni dalla L. 1 agosto 2003, n. 214 (in SO n.133, relativo alla G.U. 12/08/2003, n. 186) ha disposto (con l'art. 4, comma 1, lettera a)) la modifica dell'art. 201, comma 1; (con l'art. 4, comma 1, lettera b)) l'introduzione dei commi 1-bis e 1-ter all'art. 201; (con l'art. 4, comma 1, lettera c)) la modifica dell'art. 201, comma 3 e (con l'art. 4, comma 1, lettera c-bis)) l'introduzione del comma 5-bis all'art. 201.
17/06/2005 Il DECRETO-LEGGE 17 giugno 2005, n. 106 (in G.U. 17/06/2005, n.139) , convertito con modificazioni dalla L. 31 luglio 2005, n. 156 (in G.U. 9/8/2005, n. 184) ha disposto (con l'art. 3-bis, comma 1) l'introduzione del comma 2-bis all'art. 201.
29/07/2010 La LEGGE 29 luglio 2010, n. 120 (in SO n.171, relativo alla G.U. 29/07/2010, n.175) ha disposto (con l'art. 36, comma 1, lettere a) e b)) la modifica dell'art. 201, comma 1; (con l'art. 36, comma 1, lettera c)) la modifica dell'art. 201, comma 1-bis, lettera g); (con l'art. 36, comma 1, lettera d)) l'introduzione della lettera g-bis) all'art. 201, comma 1-bis; (con l'art. 36, comma 1, lettera e)) la modifica dell'art. 201, comma 1-ter; (con l'art. 36, comma 1, lettera f)) l'introduzione del comma 1-quater all'art. 201; (con l'art. 36, comma 2) la modifica dell'art. 201, comma 1.

 

Note:

Circ. Min. interno 12 agosto 2010 Prot.300/Al/11310/10/101/3/3/9 -  Legge 29 luglio 2010, n.120, recante "Disposizioni in materia di sicurezza stradale". Modifiche al Codice della Strada, in vigore dal 13 agosto 2010. 

32. Interventi in materia di notificazione delle violazioni - Art. 201 C.d.S.

La nuova norma riduce, da centocinquanta a novanta giomi, il termine entro il quale deve essere notificato il verbale di contestazione delle violazioni al codice della strada; qualora, invece, la violazione sia stata contestata immediatamente al trasgressore il termine per la notifica all' obbligato in solido e di cento giomi.

Questi nuovi e diversi termini si applicano alle violazioni commesse dopo la data di entrata in vigore della legge in esarne, cioe dal 13 agosto 2010. Per gli illeciti accertati in precedenza, invece, continuera ad applicarsi il termine di 150 giomi.

Sono stati, inoltre, integrati i casi in cui e possibile evitare la contestazione immediata di alcune violazioni (articolo 201, comma 1-bis, lettera g) e g-bis) aggiungendovi quelli di accesso ai centri storici, aIle aree pedonaIi, nonche nei casi di accertamento delle violazioni in materia di velocita non moderata ai sensi dell' art. 141, di circolazione contromano, di violazione della segnaletica stradaIe, di trasporto di persone e cose sui veicoli a due ruote, di uso del casco sui medesimi veicoli, nonche quelle relative al fermo, al sequestro e alIa confisca amministrativa dei veicoli.

In tali ultime ipotesi indicate dalla nuova lettera g-bis) del comma 1 bis dell'art. 201 C.d.S. non e necessaria la presenza degli organi di polizia stradale qualora l'accertamento avvenga mediante dispositivi o apparecchiature che sono stati omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico.

Tali strumenti devono pero essere gestiti direttamente dagii organi di polizia stradale di cui all' articolo 12, comma 1, e fuori dei centri abitati, possono essere installati ed utilizzati solo sui tratti di strada individuati dai prefetti, tenendo conto del tasso di incidentalita e delle condizioni strutturaIi, plano-altimetriche e di traffico, secondo Ie direttive fomite dal Ministero dell'intemo, sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. 

LE NUOVE REGOLE

• Qualora la violazione non sia stata immediatamente contestata, questa deve essere notificata entro 90 giorni dalla data dell’accertamento all’effettivo trasgressore o quando questo non sia stato identificato ad uno dei soggetti indicati nell’art. 196.

• Quando la violazione è stata contestata all’effettivo trasgressore, la notifica all’obbligato in solido deve essere effettuata entro 100 giorni dalla data di accertamento.

COSA È CAMBIATO

• Nei casi di contestazione differita, si hanno 90 gg per notificarla all’effettivo trasgressore rispetto ai 150 gg previsti in precedenza dalla data di accertamento. Se l’infrazione viene contestata immediatamente al trasgressore effettivo, da quel momento decorrono 100 gg per la notifica ad eventuali obbligati in solido.

• La contestazione immediata non è necessaria quando l’accertamento avviene tramite la rilevazione effettuata a mezzo dei dispositivi previsti dall’art. 17 comma 133 bis della Legge 127 del 1997.

• Si esclude altresì la contestazione immediata anche per l’accertamento della violazioni di cui agli artt. 141, 143/11-12, 146, 170, 171, 213 e 214,

quando le stesse vengono accertate con dispositivi o apparecchiature di rilevamento.

• Nell’accertamento delle violazioni con apposite apparecchiature debitamente omologate non è necessaria la presenza sul luogo del rilevamento degli organi di polizia stradale.

PROBLEMATICHE OPERATIVE

• Nascono dubbi sulla contestazione dell’art. 141 del CDS accertata con un dispositivo di rilevamento omologato ove non vi sarebbe una valutazione soggettiva dell’organo accertatore, bensì un rilevamento con apparecchiatura omologata che rientrerebbe di conseguenza nei casi da contestarsi ai sensi dell’art. 142 del CDS. – poiché la valutazione soggettiva dell’operatore trova supporto nella considerazione delle circostanze di tempo, di luogo, di traffico e di qualsiasi altra natura.

Giurisprudenza 

Qualora la contestazione di infrazione al codice della strada non possa essere effettuata immediatamente, il verbale va notificato nel termine di 150 giorni dal fatto, al proprietario del veicolo quale risulta dai registri.

Ai fini del perfezionamento del procedimento di notificazione è sufficiente che la stessa sia stata tentata nel termine di 50 giorni nei confronti del destinatario risultante dai registri.

E’ onere dell’Amministrazione fornire la prova, anche mediante allegazione delle ricevute postali, dell’esercizio della procedura di notifica nei termini consentiti dalla legge.

Corte di Cassazione VI sez. civile 13 settembre 2013, n. 21042 RGCT n.5 2013

In tema di violazioni delle norme sui limiti di velocità previste dal codice della strada, è legittima la contestazione non immediata dell'infrazione anche quando, nell'organizzazione del servizio di rilevazione degli illeciti, sia utilizzata una apparecchiatura "autovelox" che consenta l'accertamento dell'infrazione al momento del transito del veicolo, e ciò persino nell'ipotesi in cui, essendo previsto l'impiego di una seconda pattuglia, questa non sia in grado di procedere alla contestazione immediata perchè impegnata in altra contestazione; tuttavia l'amministrazione deve fornire la prova di non avere potuto procedere alla contestazione immediata dell'infrazione (nella fattispecie, relativa al superamento del limite di velocità per 27 km/h., rilevato dai vigili urbani a mezzo di "autovelox", il tribunale aveva annullato il verbale secondo cui non era stata possibile la contestazione immediata causa la velocità del veicolo e la S.C. ha ritenuto legittima la decisione non avendo il comune fornito la prova di tale assunto, considerato anche che trattandosi di rettilineo quel veicolo era ben visibile e poteva essere fermato). (Rigetta, Trib. Reggio Emilia, 3 Marzo 2004)

Cass. civ. Sez. II Sent., 11-02-2008, n. 3198 (rv. 601701) Mass. Giur. It., 2008; CED Cassazione, 2008

In tema di violazioni di norme sui limiti di velocità accertate a mezzo di strumento elettronico omologato (cosiddetto "autovelox"), il momento decisivo dell'accertamento è costituito dal rilievo fotografico, cui deve, necessariamente, presenziare uno dei soggetti ai quali l'art. 12 del codice della strada demanda l'espletamento dei servizi di polizia stradale, e che non può essere effettuato, in via esclusiva, da soggetti privati. La fonte principale di prova delle risultanze dello strumento elettronico è, pertanto, costituita dal negativo della fotografia, documento che individua con certezza il veicolo e ne consente il riferimento alle circostanze di fatto, di tempo e di luogo indicate, con la conseguenza che la successiva fase di sviluppo e stampa del negativo stesso rappresenta un'attività meramente materiale e strumentale, cui non deve necessariamente attendere nè presenziare il pubblico ufficiale rilevatore dell'infrazione, ovvero uno degli altri soggetti indicati nel citato art. 12. (Rigetta, Trib. Foggia, 28 Aprile 2003)

Cass. civ. Sez. II Sent., 30-01-2008, n. 2202 (rv. 601672) Mass. Giur. It., 2008; CED Cassazione, 2008

In tema di sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, non comporta nullità l'avere riportato nel verbale di contestazione un testo di legge diverso da quello violato, ove l'interessato sia stato posto in condizione di conoscere adeguatamente il fatto ascrittogli e dunque di esercitare il diritto di difesa. (Rigetta, Giud. pace Roma, 28 Aprile 2003)

Cass. civ. Sez. II Sent., 30-01-2008, n. 2201 (rv. 601671) Mass. Giur. It., 2008

In tema di violazioni del codice della strada, la disposizione contenuta nella seconda parte del comma terzo dell'art. 201 del medesimo (d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285) statuisce che comunque le notificazioni si intendono validamente eseguite quando siano fatte alla residenza od al domicilio del soggetto, quali risultanti dalla carta di circolazione, dall'archivio della M.T.C.T.o dal P.R.A. o dalla patente di guida; tuttavia, qualora l'interessato abbia provveduto alla tempestiva comunicazione della variazione anagrafica e l'amministrazione non abbia proceduto all'aggiornamento dei relativi archivi, la notifica effettuata al precedente indirizzo del contravventore risultante dagli archivi non aggiornati non può ritenersi correttamente eseguita (ove il destinatario, come nella specie, fosse risultato assente e il plico, notificato a mezzo posta, restituito al mittente per compiuta giacenza), non potendo il ritardo dell'amministrazione nell'aggiornare i propri archivi produrre effetti negativi nella sfera giuridica del cittadino non inadempiente. (Cassa con rinvio, Giud. pace Chieti, 30 Maggio 2002)

Cass. civ. Sez. II, 21-11-2006, n. 24673 (rv. 593383)  Arch. Giur. Circolaz., 2007, 4, 366

In tema di sanzioni amministrative, comprese quelle relative alla disciplina della circolazione stradale, qualora - come consentito dall'art. 14, comma quarto, legge n. 689 del 1981, dall'art. 12 legge n. 890 del 1982 e, quindi, dall'art. 201.3 del d.lgs. n. 285 del 1992 - la notificazione della contestazione sia effettuata da un funzionario dell'amministrazione secondo il regime di cui alla legge n. 890 del 1982, la circostanza che il funzionario abbia omesso di stendere, sulla copia dell'atto, la relazione di notifica prevista dall'art. 3, comma primo, della richiamata legge n. 890 del 1982, costituisce una mera irregolarità, che non inficia la validità della notificazione medesima. (Cassa con rinvio, Giud. pace Ischia, 30 Aprile 2002)

Cass. civ. Sez. I, 26-10-2006, n. 23024 (rv. 594506) Mass. Giur. It., 2006

Nella relazione di notifica dei verbali di accertamento delle infrazioni al Codice della Strada redatti dalla polizia municipale, l’ufficiale giudiziario deve indicare – pena la nullità della notificazione – tutti gli adempimenti eseguiti secondo le prescrizioni di legge ivi compresa l’affissione dell’avviso di deposito presso la casa comunale.

Cassazione civile Sez. I, 17 ottobre 2005, Sentenza n. 20104, R.G.C.T. 1, 2006

In tema di sanzioni amministrative ed in ipotesi di violazione del codice della strada, qualora l'ordinanza - ingiunzione prefettizia sia stata notificata a mezzo della posta, come consentito dall'art. 201, terzo comma, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, il termine di trenta giorni per la proposizione dell'opposizione non decorre dalla data di spedizione della raccomandata, attestata dal timbro sulla busta, ma da quella di consegna del piego al destinatario ricorrente, ovvero da quella del ritiro, da parte dello stesso, del piego giacente da non più di dieci giorni presso l'ufficio postale, date che debbono risultare dall'avviso di ricevimento, il quale costituisce prova della notificazione, sicchè, in mancanza di esso, la causa non può essere messa in decisione.

Sez. I, sent. n. 14715 del 13-07-2005 (ud. del 29-04-2005), Angei c. Prefettura Prov. Varese (rv. 582977)

Per le violazioni del codice della strada, non potendo ad esse applicarsi la disposizione generale dell'art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, in tema di sanzioni amministrative, secondo cui la mancata contestazione immediata è priva di effetto estintivo dell'obbligazione sanzionatoria qualora sia stata effettuata la tempestiva notifica del verbale di accertamento della stessa, i motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, da indicarsi - in base alla disciplina speciale di cui agli artt. 200 e 201 codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) - nel verbale di accertamento a pena di illegittimità del medesimo e dei successivi atti del procedimento, ove specificamente censurati da parte dell'opponente, debbono formare oggetto di particolare e diretta disamina da parte del giudice, che non può limitarsi ad un generico riferimento ad essi senza specificarne il contenuto, accomunandoli in un giudizio complessivo ed apodittico, ma è tenuto a compiutamente valutarli, chiarendo con adeguate e pertinenti argomentazioni le ragioni della sua decisione.

Sez. I, sent. n. 12619 del 13-06-2005 (rv 582708).

In tema di violazione delle norme sulla velocità se l'organo accertatore dell'infrazione ha indicato nel verbale i motivi che hanno reso impossibile procedere a contestazione immediata ed essi sono riconducibili alla previsione dell'articolo 384, comma 1, lettere a) ed e), ultima parte, del D.P.R. n. 495 del 1992, il giudice non può annullare il provvedimento sanzionatorio in base a una illegittimità non desunta dall'atto, ma dalle modalità esterne a esso, cui è organizzato il servizio di rilevazione e accertamento delle violazioni censurando le scelte tecniche e organizzative del servizio con valutazione che, se effettuata, configura un'inammissibile ingerenza nel modus operandi della Pa in linea di principio non sindacabile dal giudice ordinario. (Nella specie, il giudice del merito aveva ritenuto l'insussistenza dei presupposti per la contestazione differita in quanto ancorché il verbale desse atto dell'impossibilità di fermare il veicolo senza creare intralcio e pericolo alla circolazione veicolare intensa e considerato che altra pattuglia era impegnata in contestuali servizi di polizia stradale, era possibile l'eventuale inseguimento, atteso che dalla fotografia emergeva la mancata presenza del grave pericolo per la circolazione. In applicazione del principio di cui sopra la Suprema corte ha cassato la pronuncia impugnata e, pronunciando nel merito, ha rigettato l'opposizione proposta dall'automobilista).

Cass. civ. Sez. I, 23-05-2005, n. 10776 Comune di S. Anna Arresi c. Meloni, Guida al Diritto, 2005, 29, 72
 

La disciplina dettata dagli artt. 201 e 202 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), che prevede, in mancanza della contestazione immediata della violazione, l'estinzione dell'obbligazione di pagamento della sanzione amministrativa, si applica alle sole violazioni previste dal codice della strada e non alle altre violazioni suscettibili di irrogazione di sanzione (nel caso di specie, violazione della normativa regionale sulla caccia), in relazione alle quali si applica la disposizione generale dettata dall'art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, secondo la quale è priva di effetto estintivo dell'obbligazione la mancata contestazione immediata della violazione, qualora sia stata effettuata nei termini di legge la notifica del verbale di accertamento.

Cass. civ. Sez. I, 14-03-2005, n. 5509 (rv. 580641) Mass. Giur. It., 2005 CED Cassazione, 2005

In tema di infrazioni al codice della strada, l'art. 385 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) chiarisce quale contenuto deve avere il verbale di contestazione non immediata, che solo genericamente è descritto nell'art. 201 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285): esso distingue i fatti rilevati, che l'accertatore attesta come avvenuti, dai motivi, da specificare a verbale, " per i quali non è stato possibile procedere a contestazione immediata" della violazione. In ordine all'accertamento dei fatti, il verbale deve contenere " gli elementi di tempo, di luogo e di fatto" che, con riferimento alle violazioni delle disposizioni di cui al quinto e sesto comma dell'art. 157 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), concernenti la collocazione dei veicoli nelle zone predisposte per un tempo limitato di sosta, consistono nella indicazione del giorno e dell'ora dell'infrazione, della piazza o della via con le zone di sosta all'uopo predisposte e delimitate da segnaletica regolamentare, della circostanza di fatto, attestata dall'accertatore, che il veicolo sostava fuori da tali zone delimitate, spettando al trasgressore provare che il veicolo nelle medesime circostanze di tempo e di luogo era stato collocato in uno specifico spazio non predisposto per la sosta regolamentata e non soggetto a divieto di sosta.

Cass. civ. Sez. I, 18-04-2005, n. 7993 (rv. 580717) Mass. Giur. It., 2005 CED Cassazione, 2005
 

In materia di infrazioni al codice della strada ed in tema di contestazione della violazione, la disciplina speciale di cui all'art. 200 codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), derogando a quella generale dettata dall'art. 14 L. n. 689 del 1981, prevede che è legittima la contestazione successiva delle violazioni, sempreché siano indicati i motivi che hanno impedito la contestazione immediata, tra cui quelli enumerati a titolo esemplificativo dall'art. 384 del regolamento di esecuzione (D.P.R. n. 495 del 1992) e per l'appunto costituiti dall'impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato a velocità eccessiva e dall'accertamento della relativa violazione a mezzo di "autovelox". Infatti, il rilevamento dell'eccesso di velocità tramite apparecchiature elettroniche, consentendo la determinazione dell'illecito in tempo successivo ovvero quando il veicolo sia già a distanza dal luogo di accertamento, configura un'ipotesi normativamente determinata di esonero dall'obbligo della contestazione immediata; peraltro, le scelte in ordine alle modalità di organizzazione del servizio di rilevazione ed accertamento delle violazioni non sono sindacabili da parte del giudice ordinario, poiché altrimenti si verificherebbe una inammissibile ingerenza nel "modus operandi" dell'Amministrazione.

Cass. civ. Sez. II, 04-05-2005, n. 9222 (rv. 581276) Mass. Giur. It., 2005, CED Cassazione, 2005

Per le violazioni del codice della strada, non potendo applicarsi la disposizione generale dell'art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, in tema di sanzioni amministrative, secondo cui la mancata contestazione immediata è priva di effetto estintivo dell'obbligazione sanzionatoria, qualora sia stata effettuata la tempestiva notifica del verbale di accertamento della stessa va tenuto conto della diversa disciplina speciale di cui agli artt. 200 e 201 del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, a tenore dei quali, "qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata" (come è di regola obbligatorio), devono essere indicati nel verbale (perché possano formare oggetto del sindacato da parte del giudice) i motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, conseguendone, altrimenti l'illegittimità dell'accertamento e dei successivi atti del procedimento.

Giudice di pace Catania, 26-04-2005 C.F. c. Comune di Catania Massima redazionale, 2005
 

Nel caso in cui la notifica del verbale di violazione, con il quale la polizia municipale aveva accertato che il proprietario dell'autovettura stava guidando con il telefonino non a vivavoce, venga effettuata oltre i cinquanta giorni dall'accertamento, ai sensi dell'art. 201, comma 1, del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, deve dichiararsi l'illegittimità della notificazione e conseguentemente l'invalidità dello stesso verbale.

Giudice di pace Bari, 13-05-2005 P.F. c. Comune di Bari

In tema di violazione delle norme sulla velocità se l'organo accertatore dell'infrazione ha indicato nel verbale i motivi che hanno reso impossibile procedere a contestazione immediata ed essi sono riconducibili alla previsione dell'articolo 384, comma 1, lettere a) ed e), ultima parte, del D.P.R. n. 495 del 1992, il giudice non può annullare il provvedimento sanzionatorio in base a una illegittimità non desunta dall'atto, ma dalle modalità esterne a esso, cui è organizzato il servizio di rilevazione e accertamento delle violazioni censurando le scelte tecniche e organizzative del servizio con valutazione che, se effettuata, configura un'inammissibile ingerenza nel modus operandi della Pa in linea di principio non sindacabile dal giudice ordinario. (Nella specie, il giudice del merito aveva ritenuto l'insussistenza dei presupposti per la contestazione differita in quanto ancorché il verbale desse atto dell'impossibilità di fermare il veicolo senza creare intralcio e pericolo alla circolazione veicolare intensa e considerato che altra pattuglia era impegnata in contestuali servizi di polizia stradale, era possibile l'eventuale inseguimento, atteso che dalla fotografia emergeva la mancata presenza del grave pericolo per la circolazione. In applicazione del principio di cui sopra la Suprema corte ha cassato la pronuncia impugnata e, pronunciando nel merito, ha rigettato l'opposizione proposta dall'automobilista).

Cass. civ. Sez. I, 23-05-2005, n. 10776 Comune di S. Anna Arresi c. Meloni, Guida al Diritto, 2005, 29, 72
 

La contestazione immediata della violazione alle norme del codice della strada ha un rilievo essenziale per la correttezza del procedimento sanzionatorio anche nel caso di violazioni accertate mediante autovelox, con la conseguenza che, ogni qualvolta tale contestazione sia possibile, non può essere omessa, a pena d’illegittimità dei successivi atti del procedimento sanzionatorio.
Cass., sez. I, 21-02-2001, n. 2494.Foro it., 2001, I, 1561 Arch. circolaz., 2001, 372 Giust. civ., 2001, I, 1529
 
 L’ipotesi di impossibilità della contestazione immediata contemplata dall’art. 384, lett. a), reg. esec. cod.strad. (impossibilità di fermare il veicolo in tempo utile o nei modi regolamentari) va valutata esclusivamente in relazione al servizio di vigilanza così come è stato organizzato dall’amministrazione, con la conseguenza che vanno considerati casi di impossibilità di contestazione immediata della violazione accertata mediante autovelox tutti quelli in cui, in concreto, il servizio sia stato organizzato in modo tale che il fermo del veicolo in tempo utile e nei modi regolamentari non sia possibile o scevro da pericolo.
Cass., sez. I, 21-02-2001, n. 2494. Foro it., 2001, I, 1561 Arch.circolaz., 2001, 372 Giust. civ., 2001, I, 1529

In materia di accertamento di violazioni delle norme sui limiti di velocità compiute a mezzo apparecchiature di controllo (autovelox), se nell’ipotesi in cui esse consentono la rilevazione dell’illecito solo in tempo successivo, ovvero dopo che il veicolo sia già a distanza dal posto di accertamento, l’indicazione a verbale dell’utilizzazione di apparecchi di tali caratteristiche esenta dalla necessità di ulteriori precisazioni circa la contestazione immediata, nell’ulteriore ipotesi, prevista dall’art. 384 reg. cod.strad., di impossibilità della contestazione immediata per essere stato comunque il veicolo nell’impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari, ovvero per l’impossibilità di raggiungerlo per essere lanciato a eccessiva velocità, in cui è inquadrabile l’accertamento della violazione dei limiti di velocità a mezzo di apparecchiature diverse dalle precedenti, pur essendo necessario che siano indicate a verbale le ragioni per le quali non sia stata possibile la contestazione immediata, il sindacato giurisdizionale in sede di opposizione all’ingiunzione irrogativa della sanzione non può ingerirsi nelle modalità di organizzazione del servizio di vigilanza, che rientrano nella discrezionalità amministrativa, essendo escluso in particolare che possa essere censurato il mancato dispiegamento di una pluralità di pattuglie al fine specifico dell’immediata contestazione delle violazioni ai limiti di velocità.
Cass., sez. I, 16-03-2001, n. 3836. Mass., 2001

Fermo l’obbligo di procedere alla contestazione immediata delle violazioni alle norme del codice della strada, ed esclusa la generale equipollenza ad essa della notifica del verbale, nei casi di eccesso dei limiti di velocità rilevati da apparecchiature autovelox deve l’amministrazione precisare nel verbale notificato la sussistenza delle condizioni previste dalle disposizioni regolamentari e integranti l’impossibilità di procedere a tale contestazione, in tal caso essendo escluso che il sindacato del giudice dell’opposizione possa attingere le scelte organizzative della stessa amministrazione.
Cass., sez. I, 29-03-2001, n. 4571. Giust. civ., 2001, I, 1796 Arch. circolaz., 2001, 735
  
In tema di violazioni del codice della strada, ove non si sia proceduto a contestazione immediata dell’illecito, il giudice dell’opposizione ad ordinanza-ingiunzione legittimamente dispone l’annullamento del provvedimento sanzionatorio emesso dal prefetto allorché il verbale di accertamento notificato difetti della indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata o sia corredato di una motivazione meramente apparente, ma non può annullare il provvedimento sanzionatorio in base ad una illegittimità non desunta dall’atto, non essendo egli abilitato a censurare l’organizzazione del servizio di vigilanza né a sindacare le modalità organizzative del servizio di rilevamento delle infrazioni da parte della p.a. (sulla base dell’enunciato principio, la suprema corte ha cassato con rinvio la sentenza del pretore, che, in un caso di sanzione per eccesso di velocità accertato mediante autovelox, aveva ritenuto non giustificata la contestazione differita, considerando «generico e poco credibile» il richiamo all’impedimento dell’altro accertatore - quello non addetto alla verifica del buon funzionamento dell’apparecchiatura di rilevazione della velocità - che, secondo il verbale, era impegnato in altre contestazioni immediate della stessa violazione ad altri automobilisti).
Cass.,sez. I, 25-05-2001, n. 7103. Arch. circolaz., 2001, 636
 
In tema di circolazione stradale, la violazione dei limiti di velocità rilevata con apposite apparecchiature elettroniche (c.d. «autovelox») deve essere contestata immediatamente al trasgressore, salva indicazione dei motivi che abbiano reso impossibile tale contestazione, giusta disposto dell’art. 201 c.d.s., con la conseguenza che all’autorità giudiziaria deve ritenersi demandato un mero controllo di legittimità dei provvedimenti sanzionatori (con eventuale rilevazione della carenza dei requisiti di legge), ma non anche la facoltà di interferire nelle scelte tecniche e di organizzazione del servizio di rilevazione ed accertamento delle violazioni, potendo, per l’effetto, annullare i verbali nel solo caso di omessa od apparente indicazione dei motivi della mancata contestazione diretta, ma non anche censurare o l’organizzazione del servizio che, da tale indicazione, risulti, ovvero la scelta concreta dei mezzi di rilevazione - salvo a chiarire in qual modo le inefficienze della p.a. abbiano leso i diritti di difesa del presunto autore della violazione - (nell’affermare il principio di diritto di cui in massima, la suprema corte ha, così, cassato la sentenza del giudice di merito che aveva sindacato la scelta della p.a. di utilizzare un apparecchio di rilevazione che, a causa delle interferenze dovute al passaggio di altri veicoli, non consentiva una contestazione immediata dell’infrazione, come puntualmente indicato dall’autorità procedente nel verbale di contravvenzione inviato successivamente al trasgressore).
Cass., sez. I, 22-06-2001, n. 8528. Mass., 2001
 
In relazione all’art. 384 del regolamento d’esecuzione del codice della strada (il quale identifica alcuni casi d’impossibilità della contestazione immediata, comprendendo tra questi l’accertamento della violazione dei limiti di velocità attraverso appositi apparecchi di rilevamento) va distinta l’ipotesi in cui la rilevazione dell’illecito sia stata effettuata con apparecchiatura che la consenta solo in tempo successivo ovvero dopo che il veicolo sia già a distanza dal posto d’accertamento, da quella, prevista in via alternativa, che il veicolo sia stato nell’impossibiltà d’essere fermato in tempo utile e nei modi regolamentari; in questa ultima ipotesi la suddetta impossibilità dev’essere valutata esclusivamente in relazione al servizio di vigilanza così come organizzato dall’amministrazione e quale risulta dalla motivazione del verbale d’accertamento che, nel caso di utilizzazione d’apparecchiature diverse da quelle menzionate nella prima parte dell’art. 384, lett. e), citato regolamento, deve obbligatoriamente indicare le ragioni della mancata contestazione immediata.
Cass., sez. I, 12-07-2001, n. 9438. Mass., 2001
 
In tema di violazioni del codice della strada, non costituisce obbligo imprescindibile dei verbalizzanti procedere alla contestazione immediata della contravvenzione nel caso in cui, ai sensi dell’art. 384, lett. e), reg. esec., l’accertamento della violazione avvenga per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo (accertamento a mezzo autovelox della violazione dei limiti di velocità).
Cass., sez. I, 28-08-2001, n. 11293. Mass., 2001
 
In assenza di un obbligo preciso che imponga alle forze dell’ordine l’impiego di una doppia pattuglia (una sul luogo dell’accertamento e l’altra a valle), è legittimo, ai fini del controllo della velocità dei veicoli, utilizzarne una sola munita di autovelox, la quale, una volta rilevata l’infrazione, nella naturale impossibilità di inseguire il trasgressore e fermarlo, provveda successivamente alla contestazione di rito ex art. 201 nuovo cod.strad. (fattispecie nella quale il giudicante ha ritenuto che la contestazione non immediata non comportasse nullità della sanzione).
T. Rovigo. Rovigo, 10-10-2000. Arch. circolaz., 2001, 194, n. CABIANCA
 
L’infrazione al codice della strada accertata mediante apparecchi di rilevamento elettronico della velocità deve essere, di regola, immediatamente contestata al trasgressore anche mediante organizzazione dell’apposito posto di blocco; pertanto, il ricorso a clausole di stile nella motivazione del provvedimento sanzionatorio, che afferiscono «all’impossibilità di fermare il veicolo in tempo utile e nei modi regolamentari» o ad altre giustificazioni analoghe, è del tutto illegittimo e contraddittorio ove si accerti che la p.a. (nella specie, la polizia municipale) non dispone di mezzi e personale sufficiente per predisporre il necessario servizio per garantire la contestazione immediata; in tal caso la p.a. dovrebbe astenersi dall’installazione di apparecchiature per il rilevamento elettronico della velocità atteso che, per proprie deficienze organizzative e non per difficoltà connesse al traffico veicolare o alla velocità di percorrenza, la contestazione immediata non sarebbe mai possibile.
T. Isernia. Isernia, 26-09-2000. Arch. circolaz., 2001, 40
 
In tema di autovelox, la contestazione dell’eccesso di velocità deve essere immediatamente conseguenziale all’accertamento dell’infrazione, con tempestiva individuazione personale del contravventore; pertanto, deve dichiararsi nullo il verbale di contestazioni elevato dalla polizia municipale la quale abbia rilevato la violazione del limite di velocità attraverso l’utilizzo di un apparecchio (nella specie, Veloantic 512, mod. 103 E) che, per quanto omologato dal ministero dei lavori pubblici, non consente mai, in considerazione delle caratteristiche strutturali (stampa successiva della fotografia), la contestazione immediata dell’infrazione al conducente, determinando in tal modo un ricorso generalizzato all’art. 384 regolamento nuovo cod.strad., da applicarsi solo in via eccezionale.
Giudice di pace Piacenza, 16-05-2000. Arch. circolaz., 2001, 40
 
 
Il generico riferimento contenuto nel verbale all’«utilizzo di apparecchiature omologate», ricavato dall’utilizzo di codici numerici con motivazioni prestampate, non soddisfa, anche con riferimento ai casi di materiale impossibilità esemplificativamente riportati nell’art. 384 reg. nuovo c.s., all’obbligo richiesto dall’art. 201 nuovo c.s., di indicare i motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata dell’infrazione (nella fattispecie in esame il giudicante, considerata la tipologia dell’apparecchio autovelox utilizzato - centoquattro C2 - tale da consentire il rilevamento della velocità in tempo reale e non successivo, ha ritenuto che il motivo dell’impedimento della contestazione immediata non potesse ricondursi sic et simpliciter all’uso di apparecchiatura omologata).
Giudice di pace Milano, 12-03-2001. Arch. circolaz., 2001, 405
 
La sanzione accessoria della sospensione temporanea della patente che consegue di diritto ad alcune violazioni del codice della strada (nella specie, eccesso di velocità), può essere irrogata nel termine generale della prescrizione quinquennale, anche in caso di contestazione differita e, quindi, di mancato ritiro immediato del documento di guida da parte degli organi accertatori, nonché in caso di acquiescenza alla sanzione pecuniaria principale, che già conteneva i presupposti per l’applicazione della sanzione accessoria, in quanto non essendo più impugnabile né in sede amministrativa, né in sede giurisdizionale, non può farsi luogo ad alcun accertamento di fatto che solo il contravventore avrebbe potuto sollecitare con un’opposizione tempestiva.
Cass., sez. I, 09-03-2001, n. 3455. Arch. circolaz., 2001, 457
 
Pur non comminando la norma espressamente un termine di decadenza per l’esercizio del potere sanzionatorio da parte del prefetto, è da considerarsi illegittimo un provvedimento di sospensione della patente non emesso in un tempo ragionevole tale da giustificare la funzione cautelare (nella fattispecie il giudicante ha ritenuto non rispondente a tale criterio di ragionevolezza la sanzione accessoria irrogata oltre tre anni dopo l’avvenuto pagamento della sanzione pecuniaria da parte dell’autore della violazione).
Giudice di pace Torino, 29-11-2000. Arch. circolaz., 2001, 133
 
In tema di violazioni del codice della strada al trasgressore deve essere notificato a norma dell’art. 201 del codice, non il processo verbale dell’infrazione od una copia dello stesso, ma una sintesi contenente i soli estremi necessari ad individuare l’imputazione del processo verbale di riferimento; di conseguenza, l’assenza nello stampato notificato delle ragioni che hanno reso impossibile la contestazione immediata, non è causa di nullità del verbale (nella specie la mancata contestazione era stata determinata dalla necessità dell’immediato ricovero in ospedale del contravventore).
Cass., sez. I, 22-03-2001, n. 4095. Arch. circolaz., 2001, 563
 
In tema di violazioni delle norme sulla circolazione stradale, e di relative sanzioni pecuniarie amministrative, il fatto che il verbale sia stato compilato da un agente diverso da quello che aveva proceduto al rilevamento della infrazione è irrilevante ai fini della validità della contestazione, in quanto l’art. 385 d.p.r. n. 495 del 1992, recante il regolamento di attuazione del nuovo codice della strada, nel disciplinare le modalità della contestazione non immediata di cui all’art. 201 cod.strad., prevede che il verbale sia redatto dall’«agente accertatore», espressione, questa, che rende legittimo il compimento di tale attività da parte di qualsiasi soggetto che faccia parte dell’organo, e sia abilitato, in siffatta qualità, a compiere gli accertamenti di competenza dell’organo stesso, senza distinzione tra componenti dell’organo che abbiano assistito all’infrazione, e componenti che non vi abbiano assistito; né assume alcun rilievo, ai predetti fini, la circostanza della omessa sottoscrizione del verbale da parte dell’accertatore, avuto riguardo alla necessaria informatizzazione del servizio.
Cass., sez. I, 27-09-2001, n. 12105. Mass., 2001
 
È afflitta da inesistenza la contestazione differita di una violazione di norme del codice della strada effettuata mediante la notifica di un atto diverso da uno degli originali o di una copia autenticata del verbale, che, se redatto con scrittura tradizionale, non può essere sostituito da una nota riepilogativa successivamente emessa dall’ufficio o comando da cui dipende l’organo accertatore, a nulla rilevando la facoltà prevista dall’art. 3, 2º comma, d.leg. 39/93, in combinato disposto con l’ultimo periodo dell’art. 385 reg. nuovo cod.strad., di redigere atti con sistema meccanizzato ove la firma autografa venga sostituita dall’indicazione a stampo del soggetto responsabile dell’emanazione, applicabile unicamente al caso in cui l’agente accertatore si serva di un sistema meccanizzato o di elaborazione dati per redigere il verbale di accertamento dell’infrazione.
Giudice di pace Torino, 14-05-2001. Arch. circolaz., 2001, 842
 
 In tema di violazioni del codice stradale, la contestazione immediata imposta dall’art. 201 d.leg. n. 285 del 1992, ha un rilievo essenziale per la correttezza del procedimento sanzionatorio e svolge funzione strumentale alla piena esplicazione del diritto di difesa del trasgressore; la limitazione del diritto di conoscere subito l’entità dell’addebito può trovare giustificazione solo in presenza di motivi che la rendano impossibile, dovendo tali motivi essere, pertanto, espressamente indicati nel verbale (nella specie, la corte ha annullato l’ordinanza-ingiunzione sul rilievo che il verbale notificato al trasgressore conteneva solo generica giustificazione dell’impossibilità per i verbalizzanti di procedere alla contestazione immediata).
Cass., sez. I, 22-08-2001, n. 11184. Mass., 2001
 
 In tema di violazioni al codice della strada, in caso di mancata contestazione immediata della violazione è necessario che, nel relativo verbale notificato, siano indicate le ragioni per le quali non sia stato possibile detta contestazione immediata; l’indicazione, da parte dell’ufficiale accertatore, di una delle ragioni tra quelle indicate dall’art. 384 del regolamento di esecuzione del codice della strada, rende, peraltro, ipso facto, legittimo il verbale e la conseguente irrogazione della sanzione, senza che, in proposito, sussista alcun margine di apprezzamento, in sede giudiziaria, circa la possibilità concreta di contestazione immediata della violazione.
Cass., sez. I, 15-11-2001, n. 14313. Mass., 2001
 
 Quando una violazione riguarda le norme del codice della strada, non è legittimo il richiamo all’art. 14 l. 689/81, essendo la materia specificamente regolata dagli art. 200 e 201 nuovo cod. strada, da cui consegue - a pena di illegittimità dell’intero procedimento sanzionatorio - l’obbligo di motivare di volta in volta le cause che abbiano determinato, in concreto, l’impossibilità della contestazione immediata, il quale, pertanto, non può considerarsi assolto mediante il ricorso ad una generica formula di stile.
Giudice di pace Venasca, 07-05-2001. Arch. circolaz., 2001, 754
 
Non viola il diritto di difesa, né costituisce causa di estinzione dell’obbligazione di pagamento di una sanzione pecuniaria, né invalida la successiva ordinanza-ingiunzione del prefetto, l’omessa immediata contestazione dell’infrazione, ove si sia preceduto, comunque, alla notificazione degli estremi della violazione nel prescritto termine di legge.
T. Trani. Trani, 10-05-2000. Giur. merito, 2001, 497
 
In tema di sanzioni amministrative, comprese quelle relative alla disciplina della circolazione stradale, l’opposizione disciplinata dagli art. 22 seg. l. 24 novembre 1981 n. 689 può essere proposta anche contro l’iscrizione a ruolo e la notificazione della cartella esattoriale al fine di dedurre la mancanza della preventiva emissione e notificazione del provvedimento sanzionatorio.
Cass., sez. I, 11-05-2001, n. 6545. Arch. circolaz., 2001, 726
 
In tema di violazioni delle norme sulla circolazione stradale, e di relative sanzioni pecuniarie amministrative, il fatto che il verbale sia stato compilato da un agente diverso da quelli che avevano (precedentemente) proceduto al rilevamento dell’infrazione è irrilevante ai fini della validità della contestazione, poiché l’art. 385 d.p.r. n. 495 del 1992 (regolamento di attuazione del nuovo codice della strada), nel disciplinare le modalità della contestazione non immediata di cui all’art. 201 del codice, prevede che il verbale sia compilato dall’organo accertatore»: espressione, questa, che rende legittimo il compimento di tale attività da parte di qualsiasi soggetto che faccia parte dell’organo, e sia abilitato, in siffatta qualità, a compiere gli accertamenti di competenza dell’organo stesso, senza alcuna distinzione fra componenti dell’organo che abbiano assistito all’infrazione, e componenti che non vi abbiano assistito; va soggiunto che il 2º comma del citato art. 385, regolamento di esecuzione cod.strad., stabilisce che l’ufficio o comando da cui dipende l’organo accertatore provvede alla notifica a norma dell’art. 386, «acquisiti gli altri elementi necessari per procedere»; fra tali elementi ben può annoverarsi anche l’acquisizione della fotografia (che presuppone l’attività dello sviluppo e della stampa del negativo), la quale rafforza la fonte di prova costituita dalle risultanze dello strumento elettronico di rilevazione della velocità, quand’anche queste fossero già conoscibili da parte degli agenti preposti al funzionamento dell’apparecchio autovelox a mezzo della lettura del display dello strumento al momento stesso del passaggio del veicolo, dal quale peraltro decorre il termine per la contestazione fissato dall’art. 201, 1º comma, cod.strad. (fattispecie in tema di superamento dei limiti massimi di velocità).
Cass., sez. III, 18-05-2000, n. 6475. Arch. circolaz., 2000, 753
 
Dalla disciplina del codice della strada (in particolare dagli art. 200 e 201 cod. strada) si desume che la contestazione immediata della violazione alle norme in esso previste ha un rilievo essenziale per la correttezza del procedimento sanzionatorio anche nel caso di violazione accertata mediante autovelox, con la conseguenza che, ogni qualvolta tale contestazione sia possibile, non può essere omessa, a pena d’illegittimità dei successivi atti del procedimento sanzionatorio.
Cass., sez. III, 03-04-2000, n. 4010. Foro it., 2000, I, 2858 Arch. circolaz., 2000, 383 Giust. civ., 2000, I, 1286
Riv. giur. circolaz. e trasp., 2000, 532 Riv. giur. polizia, 2000, 469
 
La sanzione accessoria della sospensione della patente può essere irrogata nel termine generale di prescrizione quinquennale, ove consegua per legge alla sanzione pecuniaria, anche in caso di contestazione differita e, quindi, di mancato ritiro immediato del documento di guida da parte degli organi accertatori.
Cass., sez. I, 06-07-1999, n. 6963. Arch. circolaz., 2000, 142
 
A seguito della dichiarazione di incostituzionalità del 1º comma dell’art. 201 del vigente cod. strada (corte cost. n. 198 del 1996) nella parte in cui, in caso di identificazione del trasgressore successiva alla violazione, stabiliva che il termine di centocinquanta giorni per la notificazione della contestazione decorresse dalla data dell’avvenuta identificazione, anziché da quella in cui risultava dai pubblici registri l’intestazione del veicolo o le altre qualifiche del soggetto responsabile (o comunque, dalla data in cui la p.a. era posta in grado di provvedere all’identificazione), il termine per la notificazione degli estremi della violazione decorre dalla medesima data dell’accertamento della violazione e, solo nel caso di tardiva trascrizione dell’autoveicolo nel pubblico registro automobilistico, dal momento in cui risultino espletate le formalità di annotazione del trasferimento stesso.
Cass., sez. III, 12-09-2000, n. 12023. Arch. circolaz., 2000, 938
 
Non è illegittimo l’annullamento del verbale di accertamento di un’infrazione al codice della strada, se il prefetto, o il giudice dell’opposizione alla sanzione amministrativa, con argomentato apprezzamento di fatto, ritiene che non sussistano i motivi richiesti dall’art. 201, 1º comma, d.leg. 30 aprile 1992 n. 285, e da indicare nel verbale, che giustifichino la notifica del medesimo al trasgressore - ai sensi dell’art. 14 l. 24 novembre 1981 n. 689 - anziché la contestazione immediata della violazione, prescritta dall’art. 200 medesimo decreto per consentirgli di esplicare pienamente il suo diritto di difesa (nella specie il giudice aveva annullato la sanzione per eccesso di velocità ai sensi dell’art. 142, 9º comma, accertato mediante autovelox sulla considerazione che, se il fotoradartachimetro è dotato di monitor, consente di rilevare l’infrazione a distanza e con anticipo rispetto alla postazione di controllo; diversamente l’apparecchio segnala la velocità al passaggio del veicolo, sì che è possibile la contestazione immediata o inseguendo il trasgressore a mezzo di pattuglia apposita, o fermandolo mediante altra pattuglia a distanza dal luogo dell’accertamento, avvertita mediante ricetrasmittente).
Cass., sez. III, 02-08-2000, n. 10107. Arch. circolaz., 2000, 828
 
In tema di contestazione delle violazioni amministrative in generale (art. 14 l. n. 689 del 1981) e di quelle al codice della strada in particolare (art. 200 e 201 d.leg. n. 285 del 1992 e successive modificazioni), la mancata contestazione personale dell’infrazione, anche quando ne sussista la possibilità, non costituisce causa di estinzione dell’obbligazione di pagamento delle correlative sanzioni pecuniarie quando siasi proceduto alla notificazione degli estremi della violazione nel termine prescritto, e il verbale indichi i motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata nel rispetto di quanto prescritto dall’art. 201, 1º comma, d.leg. n. 285 del 1992.
Cass., sez. I, 08-02-2000, n. 1380. Giur. it., 2000, 1725 Riv. giur. circolaz. e trasp., 2000, 515
 
Il verbale di accertamento di violazione del codice della strada (nella specie, in tema di divieto di sosta) deve essere redatto nella immediatezza del fatto, in quanto il termine di centocinquanta giorni dall’accertamento stabilito dall’art. 201 cod.strad. vale solo per la contestazione del fatto.
T. Pavia. Pavia, 14-12-1999. Giur. merito, 2000, 417
 
È manifestamente infondata, in riferimento all’art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 201 nuovo c.s., nella parte in cui prevede termini di decadenza differenziati, ai fini delle sanzioni amministrative relative ad infrazioni stradali, per i cittadini residenti in Italia ed i cittadini residenti all’estero proprietari di veicoli immatricolati sotto la serie «EE» della motorizzazione civile.
Corte cost. [ord.], 19-05-2000, n. 149. Arch. circolaz., 2000, 651 Riv. giur. circolaz. e trasp., 2000, 692
 
La notificazione del verbale di accertamento avvenuta attraverso il meccanismo della compiuta giacenza, secondo la prescrizione di cui all’art. 8 l. n. 890/1982 (poi cancellata dall’ordinamento con la pronuncia di incostituzionalità n. 346/1998, in quanto ritenuta lesiva del principio della necessità di garantire l’effettiva conoscibilità dell’atto, oltre che del correlativo diritto di difesa), deve ritenersi irrituale, inficiando derivantemente la successiva cartella esattoriale, emessa sulla scorta della definitività del verbale di contestazione (e della sua conseguente acquisizione della natura di titolo esecutivo), da ritenersi, invece, esclusa proprio per la dichiarata incostituzionalità delle norme in un primo tempo legittimanti la notificazione a mezzo posta «per compiuta giacenza»; ne consegue - in difetto dell’allegazione di altra regolare notifica (il cui relativo onere incombe alla p.a. opposta) - la declaratoria della sopravvenuta estinzione della inerente obbligazione in favore dell’opponente; ciò in dipendenza della regola generale dettata dall’art. 14, ultimo comma, l. n. 689/81, ripresa dalla disposizione ricompresa nell’art. 201, ultimo comma, nuovo c.s., riferibile, oltre che all’ipotesi della omessa notificazione, anche a quella di notificazione nulla od inesistente, stante la equiparabilità tra le due situazioni.
P. Salerno-Eboli. Salerno-Eboli, 30-03-1999. Arch. circolaz., 2000, 593
 
 Conformemente al combinato disposto degli art. 200, 201, 3º comma, nuovo c.s. e art. 383, 4º comma, e 385, 1º, 3º e 4º comma, del relativo regolamento di esecuzione, qualora al presunto contravventore sia notificato il secondo originale del verbale di accertamento, privo di sottoscrizione autografa degli agenti accertatori, o difforme dal primo originale giacente nel relativo fascicolo dell’ufficio o comando (per sottoscrizione non riferibile agli stessi agenti), dovrà dichiararsi l’illegittimità di questi verbali, con il conseguente annullamento dell’ordinanza prefettizia emessa per violazione delle anzidette disposizioni.
Giudice di pace Casamassima, 25-09-2000. Arch. circolaz., 2000, 958
 
L’art. 384 del regolamento di esecuzione del codice della strada, che indica, «di massima», i casi di materiale impossibilità della contestazione immediata, contempla, alla lett. e), non solo il caso dell’accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo ovvero dopo che il veicolo sia già a distanza dal posto di accertamento, ma anche quello in cui esso sia «nell’impossibilità di essere fermato in tempo utile nei modi regolamentari»; tale impossibilità, che sussiste con riferimento alla pattuglia preposta al funzionamento dell’apparecchiatura autovelox che procede all’accertamento dell’infrazione, non può essere esclusa dal giudice di merito con il rilievo dell’astratta possibilità che al servizio potesse essere preposta una seconda pattuglia con l’esclusivo compito di procedere alla contestazione, non essendogli consentito sindacare le modalità organizzative del servizio di rilevamento da parte della p.a. in termini di impiego di uomini e mezzi (nel caso di specie la suprema corte ha cassato la sentenza con la quale il pretore aveva ritenuto che la contestazione immediata del superamento della velocità massima consentita risultante dal display dell’apparecchio poteva essere effettuata ove fosse stata collocata una seconda pattuglia, che la prima sarebbe stata in grado di avvisare via radio).
Cass., sez. III, 05-11-1999, n. 12330. Mass., 1999
 
La sanzione accessoria della sospensione della patente può essere irrogata nel termine generale di prescrizione quinquennale, ove consegua per legge alla sanzione pecuniaria, anche in caso di contestazione differita e, quindi, di mancato ritiro immediato del documento di guida da parte degli organi accertatori.
Cass., sez. I, 06-07-1999, n. 6963. Mass., 1999
 
 
Se, in base al suo prudente apprezzamento, il giudice (o il prefetto in sede di ricorso amministrativo) riscontra che la contestazione immediata della violazione amministrativa in materia di circolazione stradale, pur concretamente possibile in relazione alle circostanze del caso, non è stata effettuata, legittimamente procede all’annullamento del provvedimento sanzionatorio.
Cass., sez. III, 18-06-1999, n. 6123. Foro it., 1999, I, 3242
 
In tema di violazioni del codice della strada, la mancata contestazione personale dell’infrazione quando ne sussista la possibilità non costituisce causa di estinzione dell’obbligazione di pagamento delle correlative sanzioni pecuniarie, e non invalida, pertanto, la successiva ordinanza-ingiunzione, ove si sia proceduto, comunque, alla notificazione degli estremi della violazione nel prescritto termine; la previsione di tale contestazione differita manifestamente non viola il diritto di difesa garantito dall’art. 24 cost., poiché il termine per proporre ricorso al prefetto decorre indifferentemente, ai sensi dell’art. 203, 1º comma, cod.strad., dalla contestazione o dalla notificazione (nella specie, con notifica nei termini, era stata applicata la sanzione amministrativa di cui all’art. 142, 8º comma, cod.strad., per il superamento dei limiti massimi di velocità, accertato mediante apparecchiatura elettronica; la suprema corte, in applicazione dell’enunciato principio di diritto, ha confermato la sentenza del giudice di pace, che aveva rigettato l’opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione di pagamento della sanzione, proposta sul rilievo della omissione di immediata contestazione della infrazione).
Cass., sez. I, 12-06-1999, n. 5809. Arch. circolaz., 1999, 888
 
Nel caso di violazioni amministrative al codice della strada, la contestazione non immediata può essere effettuata mediante la notifica del verbale di accertamento su moduli prestampati: in tale ipotesi non è necessario che il verbale sia sottoscritto dal suo autore, ma è sufficiente l’indicazione dell’ufficio o comando da cui egli dipende.
Cass., sez. III, 25-10-1999, n. 11949. Foro it., 1999, I, 3158 Gazzetta giur., 1999, fasc. 43, 50 Guida al dir., 1999, fasc. 43, 21
 
L’obbligazione pecuniaria derivante da una violazione delle norme del codice stradale, contestata attraverso l’invio di un atto che, pur formalmente valido ed autentico ai sensi del d.leg. n. 39/1993, risulti tuttavia diverso ed autonomo rispetto all’originale o alla copia conforme del verbale di accertamento previsti dall’art. 385 d.p.r. 16 dicembre 1992 n. 495, va dichiarata estinta, non potendosi ritenere perfezionata la notificazione disciplinata dall’art. 201 nuovo cod. strada.
P. Torino. Torino, 22-04-1999. Arch. circolaz., 1999, 610
 
Ai sensi dell’art. 201, 3º comma, d.leg. 30 aprile 1992 n. 285 è valida la notificazione del verbale di accertamento di una infrazione al codice stradale o dell’ordinanza-ingiunzione eseguita a norma dell’art. 140 c.p.c. presso l’indirizzo anagrafico del trasgressore risultante dai documenti di guida o di circolazione o dai registri automobilistici, qualora emerga che il luogo di effettiva residenza del destinatario sia diverso ovvero che tale destinatario sia irreperibile.
C. Stato, sez. I, 28-05-1998, n. 1070/97. Cons. Stato, 1999, I, 526 (m)
 
L’art. 201 cod.strad. - il quale considera le notificazioni delle ordinanze ingiunzioni «validamente eseguite quando siano fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto risultante dalla carta di circolazione ... » - va interpretato nel senso che la validità della notificazione non è fondata sul semplice tentativo della stessa presso uno dei luoghi risultanti da detto documento, bensì sul necessario espletamento delle formalità previste per l’ipotesi d’irreperibilità del destinatario, sia per quanto riguarda la notificazione ordinaria, sia quella postale; ne consegue che, nell’ipotesi di trasferimento del trasgressore in un luogo non annotato sulla carta di circolazione, la notificazione (sia ordinaria che postale), per essere valida, richiede necessariamente l’espletamento delle formalità previste dall’art. 140 c.p.c. per il caso d’irreperibilità del destinatario.
Cass., sez. I, 07-07-1999, n. 7044. Arch. circolaz., 1999, 783
 
 
Con riguardo al perfezionamento della procedura di notifica del verbale di accertamento di infrazione al codice stradale, gli art. 141 e 143 cod.strad., così come l’art. 201 nuovo cod.strad., nella parte in cui affermano, che «comunque le notificazioni si intendono validamente eseguite quando siano fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto, risultante dalla carta di circolazione o dall’archivio nazionale dei veicoli o dal Pra o dalla patente di guida», non implicano la conseguenza che debbano ritenersi valide anche notifiche effettuate a questi indirizzi, ma non andate a buon fine.
P. Palermo. Palermo, 27-03-1998. Arch. circolaz., 1999, 511
 
Per le violazioni al codice della strada costituenti reato non è richiesto, a norma dell’art. 220 cod. strada, l’adempimento della preventiva notificazione dell’addebito ex art. 201 del medesimo codice, che è da rispettare soltanto per le violazioni di carattere non penale.
Cass.,sez. IV, 14-01-1999. Arch. circolaz., 1999, 797

Poiché l’accertamento di una violazione amministrativa può basarsi su segnalazioni anche di privati cittadini, è legittimo l’accertamento di una violazione al divieto di sosta delle autovetture effettuato (prima dell’entrata in vigore della l. 15 maggio 1997 n. 127) dai vigili urbani sulla base di un verbale dei c.d. ausiliari del traffico.
Cass., sez. III,25-10-1999, n. 11949. Foro it., 1999, I, 3158 Gazzetta giur., 1999, fasc. 43, 50

Non è manifestamente infondata, in riferimento all’art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 201 cod.strad. approvato con d.leg. n. 285/1992, nella parte in cui prevede termini di decadenza differenziati, ai fini delle sanzioni amministrative relative ad infrazioni stradali, per i cittadini residenti in Italia ed i cittadini residenti all’estero proprietari di veicoli immatricolati sotto la serie «EE» della motorizzazione civile.
P. Macerata. Macerata, 15-04-1998. Arch. circolaz., 1998, 1101

Nel caso di contestazione di una violazione amministrativa che sia effettuata mediante notifica per posta degli estremi della violazione, la mancanza della relazione di notifica costituisce una mera irregolarità, che non determina la nullità della contestazione.
Cass., sez. III, 25-10-1999, n. 11949.Foro it., 1999, I, 3158 Gazzetta giur., 1999, fasc. 43, 50
 

In tema di sanzioni amministrative, comprese quelle relative alla disciplina della circolazione stradale, qualora - come consentito dall’art. 14, 4º comma, l. n. 689 del 1981, dall’art. 12 l. n. 890 del 1982 e, quindi, dall’art. 201.3 d.leg. n. 285 del 1992 - la notificazione della contestazione sia effettuata da un funzionario dell’amministrazione secondo il regime di cui alla l. n. 890 del 1982, la sola circostanza che il funzionario abbia omesso di stendere, sulla copia dell’atto, la relazione di notifica prevista dall’art. 3, 1º comma, richiamata l. n. 890 del 1982, costituisce una mera irregolarità, che non inficia la validità della notificazione medesima.
Cass.,sez. I, 07-06-1999, n. 5559. Mass., 1999

Le cadenze procedimentali del provvedimento sanzionatorio accessorio con cui il prefetto, a mente dell’art. 218, 2º comma, d.leg. 30 aprile 1992 n. 285 (nuovo cod.strad.), commina la sospensione della patente sono legittimamente differenziate rispetto a quelle di irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie (di cui all’art. 201 stesso cod.strad. ed all’art. 14 l. 24 novembre 1981 n. 689); il fatto che sia previsto solo per queste ultime un espresso termine perentorio per la notificazione del provvedimento non viola, infatti, il principio costituzionale di eguaglianza, sia per la notevole ampiezza del termine di notifica delle sanzioni pecuniarie rispetto a quello di concreta emissione della sospensione della patente, sia perché, nell’ipotesi di sospensione, a differenza delle sanzioni pecuniarie, è sempre possibile l’immediata contestazione dell’infrazione commessa con il contestuale ritiro del documento e tale operazione può subito formare oggetto di opposizione davanti al pretore.
Corte cost., 17-07-1998, n. 276. Cons. Stato, 1998, II, 1020 Giust. civ., 1998, I, 2708
 
A seguito della dichiarazione di incostituzionalità del 1º comma dell’art. 201 del vigente c.d.s. (sentenza 17 giugno 1996 n. 198) nella parte in cui, in caso di identificazione del trasgressore successiva alla violazione, la norma stabiliva che il termine di centocinquanta giorni per la notificazione della contestazione decorresse dalla data dell’avvenuta identificazione, anziché da quella in cui risultava dai pubblici registri l’intestazione del veicolo o le altre qualifiche del soggetto responsabile (o comunque, dalla data in cui la p.a. era posta in grado di provvedere all’identificazione), l’identificazione del trasgressore non è più rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione, e non può più coincidere con la materiale redazione del verbale di accertamento, potendo, invece, decorrere da un momento successivo all’accertamento dei fatti nei soli casi in cui l’identificazione del trasgressore sia possibile esclusivamente a seguito dell’espletamento delle formalità di iscrizione o di annotazione del passaggio di proprietà del veicolo nei pubblici registri automobilistici, per gli effetti di cui all’art. 386 del regolamento di esecuzione del codice della strada; sia nell’ipotesi in cui il verbale di accertamento non contenga l’indicazione della data di identificazione e dei motivi dell’eventuale ritardo con il quale la p.a. abbia ad essa proceduto, sia nel caso in cui tali dati risultino, invece, dal verbale, il giudice di merito è, comunque, tenuto a valutare la congruità del tempo impiegato per l’identificazione, ovvero ad essa oggettivamente necessario, proprio perché, per effetto del ricordato intervento manipolativo della corte costituzionale, la norma di cui all’art. 201 va oggi interpretata nel senso che la decorrenza del termine per la notificazione va valutata avuto riferimento a criteri oggettivi, senza che possano assumere rilievo vicende di carattere soggettivo, quale il carico di lavoro gravante sull’amministrazione.
Cass.,sez. I, 20-03-1998, n. 2951. Arch. circolaz., 1998, 660
 
In tema di violazioni amministrative, l’eventuale inosservanza dell’obbligo dell’immediata contestazione non costituisce causa di estinzione dell’obbligazione di pagamento della sanzione quando si sia successivamente provveduto alla contestazione mediante notificazione (giusta disposto dell’art. 14, 2º comma, l. n. 689 del 1981), sempre che l’inosservanza del detto obbligo non abbia, in concreto, comportato l’impossibilità, da parte del trasgressore, di far valere, illico et immediate, concreti elementi di fatto a suo favore, e sempre che la rilevanza di tale inosservanza, ritualmente dedotta dall’interessato, sia invece, in concreto, esclusa dal giudice (fattispecie in tema di violazione dei limiti di velocità accertata mediante rilevamento elettronico; la suprema corte ha escluso, nel caso concreto, ogni rilevanza alla mancata contestazione immediata attesa, in particolare, l’impossibilità di raggiungere il veicolo lanciato ad eccessiva velocità - art. 384 disp. att. cod.strad. -).
Cass.,sez. I, 07-11-1998, n. 11245. Mass., 1998

Regolamento 

384. (Art. 201 Cod. Str.) Casi di impossibilità della contestazione immediata.
1. I casi di materiale impossibilità della contestazione immediata prevista dall'articolo 201, comma 1, del codice, sono, a titolo esemplificativo, i seguenti:
a) impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità;
b) attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa;
c) sorpasso in curva;
d) accertamento di una violazione da parte di un funzionario o di un agente a bordo di un mezzo di pubblico trasporto;
e) accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento che consentono la determinazione dell'illecito in tempo successivo ovvero dopo che il veicolo oggetto del rilievo sia già a distanza dal posto di accertamento o comunque nella impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari (1);
f) accertamento della violazione in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo.
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(1) Lettera così modificata dall'art. 218, D.P.R. 16 settembre 1996, n. 610 (G.U. 4 dicembre 1996, n. 284, S.O.).

385. (Art. 201 Cod. Str.) Modalità della contestazione non immediata.
1. Qualora la contestazione, nelle ipotesi di cui all'articolo 384, non abbia potuto aver luogo all'atto dell'accertamento della violazione, l'organo accertatore compila il verbale con gli elementi di tempo, di luogo e di fatto che ha potuto acquisire specificando i motivi per i quali non è stato possibile procedere alla contestazione immediata, e lo trasmette al comando o ufficio da cui dipende.
2. L'ufficio o comando da cui dipende l'organo accertatore, acquisiti gli altri elementi necessari per procedere, provvede alla notifica a norma dell'articolo 386.
3. Il verbale redatto dall'organo accertatore rimane agli atti dell'ufficio o comando, mentre ai soggetti ai quali devono esserne notificati gli estremi, viene inviato uno degli originali o copia autenticata a cura del responsabile dello stesso ufficio o comando, o da un suo delegato. I verbali redatti con sistemi meccanizzati o di elaborazione dati sono notificati con il modulo prestampato recante l'intestazione dell'ufficio o comando predetti.
4. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 383, commi 3 e 4.

386. (Art. 201 Cod. Str.) Notificazione dei verbali a soggetto estraneo.
1. Quando viene effettuata la notificazione all'intestatario del certificato di proprietà o ad uno dei soggetti indicati nell'articolo 196 del codice e questi, con dichiarazione contenente, nel caso di alienazione, gli estremi dell'atto notarile, informa l'ufficio o il comando procedente che non è proprietario del veicolo, né titolare di alcuno dei diritti di cui al medesimo articolo 196 alla data dell'accertamento della violazione per la quale si procede, l'ufficio o comando interessati, se riscontrano l'esattezza delle notizie fornite, rinnovano la notificazione all'effettivo responsabile, con
relativoaddebito delle ulteriori spese, entro i termini previsti dall'articolo 201 del codice. Tali termini decorrono dalla data di ricezione da parte dell'ufficio o comando delle notizie fornite dal destinatario della precedente notificazione.
2. Il rinnovo della notificazione può essere effettuato, nei confronti dell'effettivo responsabile, dal momento in cui si accerti la sua identità ed il suo indirizzo in modo definitivo e, comunque, non oltre cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione.
3. Nel caso di notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione per errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altra causa, l'ufficio o comando procedente, ad istanza dell'interessato o di propria iniziativa, eseguiti gli opportuni accertamenti, trasmette gli atti al Prefetto per l'archiviazione, ovvero se possibile procede alla eventuale notifica nei confronti dell'effettivo responsabile entro i termini previsti.
4. Nel caso di cui al comma 3, l'istanza dell'interessato deve essere proposta entro il termine di cui all'articolo 203 del codice. L'ufficio o comando procedente può rilevare l'errore ai sensi del comma 3 fino alla formazione del ruolo.

Legislazione complementare 

Nota Min. trasporti 21 maggio 2008, n. 43077 - Quesito in materia di accertamento di violazioni al Codice della strada tramite utilizzo di apparecchiature fisse per la rilevazione di infrazioni semaforiche (v.s. nota prot. 24260 del 08.11.2007).

Con riferimento al quesito in oggetto, si precisa quanto segue.

Dalla lettura della documentazione ivi pervenuta non emergono elementi di illegittimità relativi alla procedura di accertamento delle infrazioni illustrata, in quanto questa viene esclusivamente effettuata dal personale appartenente alla Polizia locale e quindi titolare di competenze di Polizia stradale ai sensi dell'art. 12 del Codice della strada (D.Lgs. n. 285 del 1992).

Invece, per quanto concerne i costi del servizio di noleggio e manutenzione dei dispositivi automatici - nella fattispecie la copertura assicurativa integrale, l'assistenza, la manutenzione e l'aggiornamento degli impianti - tale spesa deve essere quantificata a priori in base alle disposizioni dettate dall'art. 208, comma 4, che stabilisce che almeno il 50% dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie possono essere utilizzati - tra le varie fattispecie contemplate dal medesimo articolo - anche per la fornitura di mezzi tecnici necessari per i servizi di Polizia stradale.

Per quanto riguarda il corrispettivo da elargire all'affidatario del servizio per l'attività di accertamento delle infrazioni stradali ai sensi dell'art. 146 del Codice della strada - nella fattispecie l'assistenza tecnica on line, l'assistenza alle operazioni di scarico dei dati, la decrittografia dei dati e il loro riversamento su supporto magnetico, la fornitura ed assistenza di apposito software per la gestione dei verbali redatti dal Comando a seguito della verifica e della validazione delle immagini e della relativa conversione degli stessi in verbali di infrazione - tale spesa deve essere quantificata in base al costo delle effettive operazioni effettuate, in conformità a quanto disposto dal comma 4 dell'art. 201 del Codice della strada.

Difatti, appare chiaro che le procedure affidate rientrano tra "le spese di accertamento" e come tali, essendo possibile per questi una quantificazione analitica dei costi, è possibile predeterminarne il corrispettivo da riconoscere all'impresa affidataria.

Infine, appare palesemente illegittimo che la società affidataria del servizio possa determinare il periodo di tempo durante il quale il dispositivo deve essere funzionante - nella fattispecie 18 ore - in quanto tale decisione spetta unicamente ed esclusivamente all'organo accertatore, quindi, tale clausola ponendosi "contra legem", qualora fosse stata inserita come condizione contrattuale si deve intendere come non apposta, ai fini dell'efficacia del medesimo contratto, alla luce di quanto disposto "ex lege" dagli artt. 1343 e 1346 del Codice civile.

Nota  Min. interno 25 settembre 2008, n. 75753 - Autorizzazione prefettizia per accertamento remoto della velocità a mezzo autovelox ex legge n. 168 del 2002.

Con riferimento alla nota in oggetto si chiarisce che solo per gli accertamenti di cui alla lettera f) del comma 1-bis dell’art. 201 del Codice della strada (D.Lgs. n. 285 del 1992) è necessario il preventivo decreto prefettizio di individuazione della strada o tratto di strada di tipo C o D, in quanto è previsto l’impiego di apparecchiature a funzionamento automatico senza la presenza dell’organo di Polizia stradale.

Per gli accertamenti di cui alla lettera e) dello stesso comma non occorre alcun provvedimento in quanto l’attività è svolta direttamente dall’organo di Polizia stradale che gestisce sul posto le apparecchiature di rilevamento, su qualsiasi tipo di strada.

Per entrambe le modalità non vi è obbligo di contestazione immediata.

La norma del richiamato articolo 4 del D.L. n. 121 del 2002 e seguenti modifiche disciplina l’attività di controllo a distanza del traffico finalizzata all’accertamento degli illeciti di cui agli artt. 142 e 148 e 176 del Codice della strada, cioè l’installazione e l’impiego di dispositivi che siano in grado di rilevare, anche in modo automatico, le violazioni senza la presenza o l’intervento contestuale dell’operatore di Polizia stradale ovvero di mezzi tecnici che consentono all’operatore preposto al controllo, che effettua una costante attività di monitoraggio del traffico a distanza, di accertare l’illecito in un luogo diverso da quello in cui esso si sviluppa e nel momento in cui si compie.

Occorre precisare, tuttavia, che la disposizione dell’articolo 4 non sostituisce le norme generali del Codice della strada in materia di accertamento degli illeciti; piuttosto, le integra prevedendo una procedura speciale per l’attività di controllo e di accertamento delle violazioni realizzato senza il diretto intervento di un operatore di Polizia stradale, ed introducendo un’espressa eccezione al principio della contestazione immediata di cui all’art. 200 del Codice della strada, quando l’accertamento avviene su strade ed in situazioni in cui la contestazione immediata, per motivi oggettivi, è comunque impossibile, molto difficoltosa ovvero pericolosa per il personale operante o per gli utenti della strada.

Circ. Min. interno 1° aprile 1996, n. 300/A/58942/127/29 - Servizio di notificazione atti.

È stato segnalato da alcuni Compartimenti, che più Comuni richiedono il pagamento anticipato per le spese sostenute nell'espletare la notifica di atti per conto di altri Enti.

Al riguardo, si trascrive quanto rappresentato dalla Direzione generale per l'Amministrazione generale e per gli affari del personale, interpellata sulla problematica in argomento.

"L'art. 273 del T.U.L.C.P. del 1934 (R.D. 3 marzo 1934, n. 383)- limitando il riferimento alla più recente fonte normativa - prevedeva la obbligatoria presenza in ogni comune del "messo", e ne definiva i compiti, stabilendo che egli poteva notificare atti "nell'interesse di altre amministrazioni pubbliche che ne facciano richiesta".

Il successivo art. 274 disponeva che i comuni e le province fossero tenuti a compiere "senza corrispettivi" gli atti che fossero loro commessi dalla legge "nell'interesse generale".

L'una e l'altra disposizione risultano abrogate dalla legge n. 142 del 1990 (art. 64), non essendo state espressamente fatte salve.

Viceversa, è tuttora vigente l'art. 3 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, in forza del quale la notifica dell'atto o provvedimento amministrativo "si fa, per mezzo di ufficiale giudiziario o di messo comunale". Quest'ultima disposizione facoltizza tutte le pubbliche amministrazioni ad utilizzare, per la notifica dei propri provvedimenti ai diretti destinatari, il messo comunale in alternativa alla spedizione dell'atto in forma amministrativa, secondo le modalità stabilite dai rispettivi regolamenti, e alla notifica a mezzo di ufficiale giudiziario. Ne consegue che può ritenersi sussistere - anche dopo l'intervenuta abrogazione del richiamato art. 273 del T.U.L.C.P. del 1934 - un obbligo generalizzato dei comuni di dare corso alle richieste delle Pubbliche Amministrazioni di notifica dei propri atti.

La questione si pone in termini problematici per quanto riguarda l'eventuale richiesta di un corrispettivo ed, in particolare, il rimborso delle spese di notifica.

Al riguardo è utile richiamare - oltre alla intervenuta abrogazione del richiamato articolo del T.U.L.C.P. del 1934, che, peraltro, limitava la gratuità della prestazione ad un esplicita previsione di legge - sul principio, affermato dall'articolo 10 della legge n. 142 del 1990, della attribuibilità ai comuni di ulteriori funzioni per servizi di competenza statale soltanto previa assicurazione delle relative risorse.

Un principio analogo è affermato dall'art. 54, comma 13, della stessa legge n. 142 del 1990 in ordine alla copertura finanziaria che le regioni sono tenute ad assicurare ai comuni e alle province per le funzioni ad essi attribuite.

È appena il caso di sottolineare il valore meramente programmatico e di principio delle suddette disposizioni. Ciò, con specifico riguardo alla peculiarità dei termini in cui il problema si pone per la notifica degli atti e dei provvedimenti disciplinati dal codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) e, più in generale, dalla legge n. 689 del 1981.

Ed infatti, il sistema normativo ivi previsto si fonda sul coinvolgimento di organi e di strutture appartenenti allo Stato e agli enti locali nella realizzazione della funzione repressiva degli illeciti amministrativi. Si tratta di un sistema di cooperazione al quale ciascuno concorre con un proprio impegno che non è certamente misurabile in termini di corrispettivo rispetto ai benefici economici ricavabili (provento delle sanzioni pecuniarie). Così, ad esempio, il Prefetto è chiamato ad emettere le ordinanze - ingiunzioni e a vagliare e a decidere le opposizioni nei riguardi dei verbali di accertamento dei comuni senza che per ciò partecipi ai proventi della sanzione.

In questo contesto ben può affermarsi che, in conformità al principio di leale collaborazione tra i vari livelli istituzionali più volte affermato dalla Corte Costituzionale, i comuni siano tenuti a garantire la gratuità delle notifiche che si richiedono in materia di depenalizzazione, sulla base di un criterio di compensazione degli oneri assunti in materia dagli organi dello Stato e da quelli degli enti locali.

Non si esclude, comunque, che la questione, ove dovesse evidenziarsi in termini di più vasta rilevanza, possa richiedere un maggiore approfondimento anche in vista di interventi di innovazione normativa".

Circ. Min. interno 29 ottobre 1996, n. M/2413 - Decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della strada). Art. 97. Spese accertamento tecnico.

È stato chiesto se sia possibile ingiungere, con ordinanza emessa ex art. 204 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), il pagamento delle spese sostenute per l'accertamento tecnico delle violazioni recate dall'art. 97 dello stesso Codice e se le anzidette spese rimangano a carico dell'erario qualora gli accertamenti tecnici condotti non rivelino la commissione di alcun illecito.

In entrambi i casi si chiede di conoscere i capitoli, rispettivamente di entrata e di spesa, cui imputare le somme in argomento.

Al riguardo, si rassegnano le seguenti considerazioni, utili a chiarire le questioni prospettate dal solo punto di vista giuridico.

L'art. 201, comma 4, del Codice della strada prevede che le spese di accertamento (della violazione amministrativa) sono poste a carico, unitamente alle spese di notificazione, del soggetto tenuto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria.

La disposizione può essere, ad avviso dello scrivente, diversamente interpretata.

Secondo una prima interpretazione può assumersi che la disposizione riversi l'onere del pagamento delle predette somme sui soli soggetti nei cui confronti sia affermata, a conclusione del procedimento, dal competente organo amministrativo, la responsabilità per l'illecito o che abbiano, spontaneamente e in via preventiva, riconosciuto la propria responsabilità per la commissione del fatto.

E non pare dubbio che le anzidette circostanze possono verificarsi rispettivamente quando sia stato ingiunto, all'esito della decisione del gravame, il pagamento della sanzione pecuniaria ex art. 204 del Codice della strada e comminata, nei casi contemplati, la sanzione accessoria, ovvero quando l'interessato abbia effettuato la conciliazione amministrativa o, ancora, quando, al contrario, lo stesso non l'abbia effettuata senza però impugnare nei termini, con ricorso al Prefetto o alla Autorità… giudiziaria ordinaria, il verbale di accertamento della violazione.

Secondo una diversa interpretazione, la disposizione riversa gli oneri "de quibus" sul destinatario della contestazione o della notificazione indipendentemente dalle circostanze sopra rilevate, e cioè dall'accertamento o dal riconoscimento spontaneo, entrambi successivi al momento della contestazione degli estremi dell'illecito, della responsabilità cui consegua l'applicazione della sanzione.

Infatti può osservarsi che la disposizione in esame, che accomuna la disciplina della imputazione delle spese di "accertamento" alla disciplina della imputazione delle spese di "notificazione", è collocata, da un punto di vista sistematico, nell'ambito delle regole concernenti l'attività…di notificazione e non nell'ambito delle regole attinenti alla conclusione del procedimento sanzionatorio.

Ad avviso dello scrivente, merita di essere seguita tale seconda interpretazione, atteso che indiscutibilmente la regola contenuta nel comma 4 dell'art. 201 anticipa, al momento in cui gli interessati prendono cognizione dell'addebito che l'amministrazione gli muove con il verbale di accertamento, il momento in cui le spese sostenute per acclarare, con l'ausilio delle cognizioni tecniche della materia come nel caso di specie, l'esistenza di una violazione al Codice della strada sono poste a carico del trasgressore.

La tesi predetta trova supporto, ad avviso dello scrivente, anche nell'art. 203, comma 3, che chiarisce la natura di titolo esecutivo del verbale di accertamento non solo per la somma pari alla metà della sanzione edittale, ma anche per le spese di procedimento, in cui non possono non farsi rientrare le spese in argomento.

Ovviamente, se l'attività indirizzata all'accertamento della infrazione (ad es. l'alterazione delle caratteristiche tecniche del ciclomotore) non ha rilevato alcuna violazione delle norme che pongono particolari "standards" di natura tecnica, il verbale non può essere redatto e, se redatto, deve procedersi alla sua archiviazione per infondatezza.

E, in questa ipotesi, le spese sostenute per gli accertamenti tecnici "de quibus" devono necessariamente rimanere a carico dell'Erario e precisamente della Amministrazione cui appartiene l'organo accertatore.

Alla ipotesi descritta può razionalmente assimilarsi anche quella della archiviazione cui il Prefetto abbia proceduto con ordinanza emessa ex art. 204 del D.Lgs. n. 285/92.

Di tale regola si rinviene conferma nell'art. 11 del D.P.R. n. 571/1982, secondo il quale l'organo che procede al sequestro è tenuto ad anticipare le spese relative. Dalla lettera del comma 2 dello stesso articolo, in relazione al comma 2 del successivo art. 15, si ricava, infatti, che ove il procedimento si risolva nell'archiviazione, le spese di custodia del bene sequestrato restano a carico dell'amministratore che ha proceduto al sequestro. Ed è evidente che lo stesso criterio debba valere, oltre che per le spese di custodia, per quelle di accertamento.

Viceversa non possono esservi dubbi circa la competenza del Prefetto ad ingiungere il pagamento delle somme predette contestualmente alla decisione sfavorevole del ricorso eventualmente proposto avverso il verbale, atteso che in tal caso egli è chiamato a pronunciarsi sulla legittimità…del verbale opposto e quindi sulla stessa fondatezza degli accertamenti, con la conseguenza di porre a carico del privato riconosciuto responsabile il relativo onere economico.

Conclusivamente, non pare condivisibile l'iniziativa assunta dagli organi della polizia stradale di Caltanissetta che hanno rimesso alla locale Prefettura le fatture relative agli accertamenti effettuati, stante che i relativi oneri, dopo essere stati anticipati dall'"organo accertatore", o sono posti a carico del trasgressore, o restano a carico dello stesso organo accertatore senza che sia ipotizzabile una competenza passiva della Prefettura.

Circ. Min. interno 21 aprile 1997, n. 300/A/22402/144/5/20/5 - Verbale di contestazione con procedura automatizzata per le infrazioni accertate con l’apparecchiatura Autovelox

In relazione al quesito posto, si ritiene utile fare riferimento alle disposizioni contenute nella circolare n. 300/A/56516/144/5/20/3 del 25 agosto 1995 a proposito della contestazione dell’infrazione nell’immediatezza del fatto.  In particolare, l’impiego articolato di più operatori, in parte con compiti di accertamento, in parte con compiti connessi al fermo del veicolo ed alla contestazione dell’illecito, si ritiene in linea con la normativa vigente e pertanto idoneo alla redazione del verbale di contestazione completo degli elementi di fatto forniti dal personale addetto all’impiego dell’apparecchiatura di rilevamento della velocità.

Tale procedura non necessita, quindi, di ulteriori elementi di riscontro dell’illecito, quale è la prova fotografica.

Per converso, in caso di dubbio sul verificarsi di qualche elemento di fatto non si ritiene opportuno disporre il fermo del veicolo al fine della sola identificazione del conducente per un’eventuale successiva redazione del verbale.

Alla luce delle richiamate disposizioni e secondo l’orientamento del legislatore in tema di contestazione immediata dalla violazione sarà, piuttosto, opportuno che, quando la pattuglia incaricata di redigere il verbale non sia in grado di provvedere a tutti i casi segnalati dalla pattuglia a monte, il servizio venga momentaneamente sospeso, ovvero rafforzato a valle per evitare l’insorgere di equivoci o motivi di contenzioso con i cittadini.

Da quanto precede appare chiaro che la redazione in automatico del verbale della violazione attraverso la procedura informatizzata dovrà essere riservata ai soli casi che rientrano nella formulazione dei motivi che hanno impedito la contestazione immediata ai sensi dell’art. 384, lett. E del del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495.) Di ogni altra diversa motivazione sarà, ove necessario, dato conto compilando il verbale mod. 352 opportunamente corredato negli atti dalla prova fotografica.

Circ. Min. interno 17 novembre 1997, n. M/2413 - Decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della strada). Preavvisi di violazione.

Con riferimento al quesito relativo all'oggetto si ribadisce quanto opinato da questo Ministero in tema di "preavviso di violazione" al Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) e di sua natura giuridica nel volume I del massimario dei pareri sui quesiti delle Prefetture, diramato nel febbraio 1995 a tutti gli Uffici periferici.

In proposito, si rammenta che, ad avviso della scrivente, il c.d. preavviso di violazione costituisce - a condizione che sia redatto in modo da rendere chiara al destinatario la norma o le norme violate, il "quantum" della sanzione e la eventuale ammissibilità della conciliazione amministrativa - atto di avvio della attività di accertamento dell'illecito.

Per quanto invece riguarda i rimedi contro la illegittimità del preavviso, si rammenta che a parere della scrivente l'anzidetto atto non è, in linea di principio, ricorribile al Prefetto, atteso che sia il pagamento in misura ridotta che il ricorso ex art. 203 del Codice della strada devono intendersi riferiti temporalmente e contenutisticamente al verbale di rilevazione della violazione, debitamente contestato o notificato, nelle integrità degli elementi formali e sostanziali prescritti della legge (cfr. massimario del dicembre 1996, pag. 12 e segg.).

Poiché, infatti, soltanto attraverso la contestazione o notificazione del verbale di accertamento, integrato degli elementi essenziali indicati dalla legge, si definisce la pretesa sanzionatoria della pubblica amministrazione, è con riguardo a detto momento che diviene attuale l'interesse a ricorrere, presupposto della ammissibilità dello strumento di tutela.

 

Circ. Min. interno 17 dicembre 1997, n. 105 - Articolo 201, comma 3, del codice della strada. Modalità di esecuzione della notifica del verbale di accertamento e dell’ordinanza-ingiunzione relativa a violazioni previste dallo stesso codice. (V. Circ. Min. interno n. 26466 del 20 agosto 2007 - Sentenza della Corte Costituzionale n. 477 del 26.1 I .2002 in tema di notificazione degli atti civili ed amministrativi. Applicazione alle notifiche dei verbali di contestazione per illeciti stradali.

Come è noto l’art. 201, comma 3, del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), in materia di «notificazione delle violazioni», dopo aver richiamato le norme generali del codice di procedura civile e quelle per la notifica a mezzo del servizio postale, dispone testualmente: «Comunque le notificazioni si intendano validamente eseguite quando siano fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto, risultante dalla carta di circolazione o dall’archivio nazionale dei veicoli istituito presso la Direzione Generale della M.C.T.C. o dal P.R.A. o dalla patente di guida del conducente».

Sotto la vigenza della diversa formula dell’art. 141 del vecchio codice, la Corte di Cassazione (Sezione I, 15 maggio 1992, n. 5789) aveva affermato che il mancato reperimento del destinatario nel luogo di residenza risultante dal pubblico registro automobilistico ne imponesse la ricerca ai fini del completamento del procedimento notificatorio, e che, in caso di esito infruttuoso di tale ricerca, l’esecuzione della notificazione dovesse aver luogo con le formalità previste per il caso di irreperibilità del destinatario, non potendosi ritenere sufficiente l’attestazione della mancata consegna dell’atto per avvenuto trasferimento della residenza risultante dal suddetto registro.

Pertanto, questa Direzione Generale ha ravvisato la opportunità di acquisire il parere del Consiglio di Stato sull’esatta portata precettiva del richiamato art. 201. In particolare, è stato chiesto al suddetto Alto Consesso di far conoscere se, nel caso in cui l’agente notificatore abbia attestato la irreperibilità del destinatario nel luogo risultante dalla documentazione indicata nello stesso art. 201, la notifica dovesse considerarsi «validamente eseguita», ovvero dovesse farsi luogo al deposito presso la casa comunale e alle altre formalità previste dall’art. 140 del codice di procedura civile. Con l’unito parere n. 1070/97 del 28 maggio 1997 la Sezione I del Consiglio di Stato si è espressa nel senso che «la notifica del verbale di accertamento o dei provvedimenti di ingiunzione del Prefetto, ai sensi dell’art. 204 codice civile, sia validamente effettuata presso l’indirizzo anagrafico del trasgressore risultante dai documenti elencati nel terzo comma dell’art. 201 del codice della strada».

Pertanto, in base al suddetto parere, il richiamato indirizzo giurisprudenziale deve intendersi superato. Le SS.LL. sono pregate di attenersi al suddetto parere e di portarlo a conoscenza di tutti gli organi legittimati all’accertamento delle violazioni previste dal codice della strada ai sensi dell’art. 12 dello stesso.

Circ. Min. interno 3 giugno 1998, n. 300/A/53687/144.5.20.3 - Tutela della riservatezza. Invio della documentazione fotografica dell’accertamento della velocità al domicilio del proprietario del veicolo. Problematiche.

Alcune Sezioni della Polizia Stradale in sede di notifica del verbale di contestazione della violazione dell’art. 142 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) allegano la stampa fotografica relativa all’accertamento della velocità.

Pur in assenza di una norma che disponga in tal senso, tale prassi, peraltro risalente alla vigenza del D.P.R. n. 393 del 1959, ha negli anni notevolmente diminuito il contenzioso tra cittadini e P.A., atteso che il primo, di fronte all’evidenza della prova fotografica, ha spesso ritenuto opportuno estinguere il procedimento amministrativo con il pagamento in misura ridotta della sanzione.

L’entrata in vigore della legge 31 dicembre 1996, n. 675 e più in generale una maggiore sensibilità dei cittadini verso la tutela della propria “privacy” fanno sorgere perplessità su questa scelta, sia pure individuata per favorire il cittadino e non imporgli l’onere di recarsi presso un ufficio di Polizia per prendere eventualmente visione della fotografia, ovvero l’esborso economico per richiedere l’invio della stessa a domicilio.

Sul punto sono già pendenti presso il “Garante per la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali “alcuni ricorsi presentati dai destinatari dei verbali di contestazione in argomento, mentre si è in attesa di approfondimenti interpretativi circa la valenza dell’immagine fotografica del veicolo ritratto dalle apparecchiature di misurazione della velocità come “dato personale” ai sensi della citata normativa.

Nelle more di tali pronunciamenti SS.LL. vorranno disporre la sospensione dell’invio della fotografia insieme al verbale di contestazione ex art. 142 del Codice della strada e l’apposizione sul verbale stesso di un timbro con la seguente dicitura: “ESISTE AGLI ATTI DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA DELLA VIOLAZIONE, CHE SARÀ TRASMESSA ALL’AUTORITÀ COMPETENTE IN CASO DI RICORSO”.

Nel fare riserva di seguito secondo gli esiti dei procedimenti sopra citati, si confida nella consueta collaborazione, e si resta in attesa di un cenno di assicurazione.

Circ. Min. interno 10 marzo 1999, n. M/2413/11 - Annullamento di verbali in sede di autotutela.

Si fa riferimento al quesito concernente l'oggetto, con il quale si chiede di conoscere l'avviso della scrivente in ordine alla possibilità di procedere, in sede di autotutela, all'annullamento di un verbale di accertamento di violazione a norma del codice della strada - già divenuto titolo esecutivo ai sensi dell'art. 203, comma 3, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), qualora, successivamente alla predisposizione del ruolo per la riscossione della somma dovuta a titolo di sanzione pecuniaria, emerga un errore sugli elementi identificativi dell'autore dell'illecito.

Il quesito si riferisce ad un errore evidenziato a seguito di notificazione della cartella di pagamento, ma effettuato nella fase di rilevazione della contravvenzione. In particolare, la specifica ipotesi che viene prospettata concerne la situazione nella quale al precedente proprietario di un veicolo - risultante al momento della consumazione dell'illecito già venduto con atto tempestivamente trascritto al P.R.A. - viene addebitata l'infrazione, a causa di un mero errore iniziale nell'accertamento.

Al riguardo, si ritiene di formulare le seguenti considerazioni.

Preliminarmente occorre evidenziare che, nell'ambito delle varie fasi del procedimento sanzionatorio disciplinato dal codice della strada, la legge ha attribuito - in ragione del rispetto di fondamentali esigenze garantistiche di controllo della legittimità degli atti - a distinti soggetti differenziate prerogative.

A mero titolo esemplificativo si ricorda che: gli organi accertatori provvedono alla contestazione, verbalizzazione e notificazione delle infrazioni; il prefetto esamina il ricorso ex art. 203 del Codice della strada, emette l'ordinanza-ingiunzione di pagamento, dispone l'archiviazione, predispone i ruoli per i titolo esecutivi; il pretore giudica l'eventuale opposizione ex art. 205 del Codice della strada.

Da ciò discende che ciascun atto del procedimento, una volta perfezionato in tutti i suoi elementi costitutivi, esce dalla disponibilità del soggetto che lo ha redatto e può solo essere sindacato da un altro soggetto, previamente individuato dalla legge.

In relazione alle considerazioni sopra svolte, pertanto, il verbale di accertamento di una infrazione al codice della strada, nel momento in cui si è perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali e, ai sensi dell'art. 203, comma 3, del Codice della strada, costituisce titolo esecutivo, esce dalla disponibilità tanto dell'agente che lo ha redatto, che dell'ufficio al quale appartiene, per rientrare nella disponibilità di un altro organo (Prefetto). Conseguentemente, la rilevazione di un errore sulla persona responsabile della infrazione, riscontrata - sia d'ufficio che a seguito di istanza da parte dell'interessato - nella fase procedimentale in cui sia già avvenuta, da parte del Prefetto (ex art. 206, comma 2, del Codice della strada), la iscrizione a ruolo, non consente all'organo accertatore di poter più intervenire, in sede di autotutela, sul processo verbale già redatto e notificato, ai fini della modifica o dell'annullamento dell'atto.

E, infatti, l'art. 386, comma 3, del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada, dispone che in caso di notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione (per errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altre cause), l'ufficio o comando procedente deve trasmettere gli atti al Prefetto per l'archiviazione, salvo che non siano ancora scaduti i termini per notificare il verbale all'effettivo proprietario.

A tale riguardo, si evidenzia la circostanza che un tempestivo reclamo dell'errore da parte del presunto responsabile - venutone comunque a conoscenza a seguito della notificazione della violazione - bloccherebbe il procedimento nei suoi confronti, impedendo così la fase della iscrizione a ruolo, e, contemporaneamente consentirebbe - qualora i termini non fossero ancora scaduti - all'organo accertatore di poter effettuare la notificazione del verbale all'effettivo trasgressore.

Per quanto concerne, poi, le concrete possibilità di intervento, ai fini della eliminazione dell'errore sulla persona responsabile della infrazione, si ricorda la disposizione contenuta nell'ultimo comma del citato art, 386 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada in base alla quale l'organo accertatore "può rilevare l'errore ai sensi del comma 3 fino alla formazione del ruolo".

Non si ritiene, quindi, configurabile, dopo l'avvenuta iscrizione a ruolo, l'applicazione dell'istituto dell'autotutela nei verbali redatti ai sensi dell'art. 200 del Codice della strada. Comunque, la ipotizzata situazione di erronea iscrizione a ruolo - nella quale è indubbio che in favore del presunto trasgressore vi siano ragioni di giustizia sostanziale - potrebbe trovare una soluzione attraverso una interpretazione analogica dell'art. 390 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada.

Tale norma, come è noto,. dispone che "in caso di erronea iscrizione a ruolo, l'autorità amministrativa che ha emesso il ruolo ai sensi dell'art. 206, comma 2, del codice, chiede all'esattore la cancellazione" e, conseguentemente, di non procedere più contro la persona a cui per errore è stata notificata la cartella di pagamento.

È vero che la disposizione ricordata si riferisce ad errori materiali che siano stati effettuati in occasione della compilazione del ruolo, tuttavia, ad avviso della scrivente, non si ravvedono motivi ostativi affinché in sede di autotutela, possa ricevere istanze finalizzate al discarico dal ruolo o, d'ufficio, procedervi - in applicazione per via analogica dell'art. 390 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada - in tutti i casi in cui sia accertato un errore sugli elementi identificativi dell'autore dell'illecito. E tale potere, può essere esercitato nella ipotesi in cui il Prefetto venga a conoscenza che il veicolo, in data antecedente a quella dell'accertamento dell'infrazione, era stato oggetto di trasferimento di proprietà. Tale conoscenza deve naturalmente essere documentata da atto di compravendita redatto dal notaio o da scrittura privata con data autenticata dal notaio o da visura al P.R.A.

Circ. min. interno 10 maggio 1999, n. 300/A/42680/127/9 - Sentenza della Corte di Cassazione Civile, Sez. I, n. 2341 del 3 marzo 1998.

Si fa riferimento al quesito con il quale viene richiesto un indirizzo interpretativo delle norme che regolamentano la notificazione in seguito ad un provvedimento di archiviazione di un verbale redatto dalla Polizia Municipale emesso dalla locale Prefettura sulla base della sentenza della Corte di Cassazione Civile Sez. I del 3 marzo 1998, n. 2341 in tema di sanzioni amministrative “con la quale viene dichiarata la nullità della notifica eseguita mediante consegna al contravventore, a mezzo servizio postale, di copia informe del verbale di accertamento di una violazione al Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) redatto con sistemi meccanizzati e non recanti alcuna sottoscrizione dell’agente accertatore”.

A tale riguardo si rappresenta quanto segue.

Il combinato disposto dagli artt. 383 e 385 del regolamento di attuazione del Codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) consente la redazione dei verbali con sistemi meccanizzati o di elaborazione dati purché venga utilizzato il modello VI.1 che prevede la firma, come requisito essenziale, dell’organo accertatore.

L’art. 6-quater del D.L. n. 6 del 1991 convertito nella legge 15 marzo 1991, n. 80 e l’art. 3, comma 2 del D.Lgs. 12 febbraio 1993, n. 39 prevedono rispettivamente che, per i verbali e gli atti redatti dagli “enti locali” con il sistema meccanizzato o di elaborazione dati, modulo prestampato, la firma autografa “È sostituita dalla indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile; in tal caso, il contenuto del documento è valido fino a querela di falso” e “se per la validità di tali operazioni e degli atti emessi sia prevista l’apposizione di firma autografa, la stessa è sostituita dall’indicazione, a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile”.

Per quanto sopra precede il verbale compilato nella interezza dei requisiti essenziali previsti dal regolamento, se notificati con il sistema meccanizzato, appare correttamente redatto se al posto della firma autografa è inserito, a stampa, il nominativo del soggetto responsabile.


Circ. Ministero dell’interno 3 dicembre 1999, n. M/2413/11 - Ricorso al Prefetto avverso verbali di infrazione al Codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) - Sentenza n. 2341 del 3 marzo 1998 della Corte di Cassazione.

È stato chiesto di conoscere l’avviso della scrivente in merito all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione nella sentenza del 3 marzo 1998, n. 2341 in tema di notificazione del verbale di accertamento delle violazioni al Codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) redatto con sistemi meccanizzati e non recanti la sottoscrizione dell’agente accertatore.

In proposito si osserva quanto segue.

Ai sensi dell’art. 383, comma 4, del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada(D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495), il verbale redatto con sistemi meccanizzati o di elaborazione dati deve riportare le stesse indicazioni contenute nel modello VI.1 allegato al Codice della strada.

I suddetti verbali sono notificati con il modulo prestampato recante l’intestazione dell’ufficio al quale appartiene l’agente accertatore della violazione (art. 385, comma 3, del Reg. codice della strada(D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495.))

Successivamente, l’art. 3 delD.Lgs. 12 febbraio 1993, n. 39, ha previsto, nel caso di emanazione di atti amministrativi attraverso sistemi informatici e telematici, che la firma autografa sia sostituita dall’indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile.

Pertanto, alla luce delle citate disposizioni l’originale del verbale non redatto con sistema meccanizzato deve recare la sottoscrizione dei verbalizzanti, mentre al trasgressore deve essere inviato uno degli originali o copia autenticata (art. 385, comma 3, del Reg. codice della strada, al quale, soltanto, fa riferimento la sentenza della Corte di Cassazione n. 2341/98 indicata in oggetto).

Invece, sui verbali redatti con il sistema meccanizzato o di elaborazione dati, ai sensi dell’art. 3 delD.Lgs. n. 39/93 (disposizione quest’ultima successiva a quella contenuta nel del Reg. codice della strada), l’apposizione della firma autografa è sostituita dall’indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile.

In altri termini, con l’art. 3D.Lgs. n. 39/93 il legislatore ha ribadito sul piano positivo l’inessenzialità ontologica della sottoscrizione autografa ai fini della validità degli atti amministrativi e la stessa giurisprudenza (cfr. Corte di Cassazione sentenze n. 7234 del 7 agosto 1996 e n. 9394 del 24 settembre 1997) formatasi in sede di interpretazione del citato art. 3D.Lgs. n. 39/93, ha ritenuto che l’autografia della sottoscrizione non è configurabile come requisito di esistenza giuridica degli atti amministrativi, quanto meno quando i dati esplicitati nello stesso contesto documentativo dell’atto consentano di accertare la sicura attribuibilità dello stesso a chi deve esserne l’autore. Tuttavia, occorre che esista, nell’originale del provvedimento, la sottoscrizione del soggetto a ciò abilitato o di un suo delegato, in guisa da risultare in modo non equivoco la provenienza dell’atto dall’ufficio competente.

Circ. Min. interno 21 dicembre 1999, n. M/2413/11 - Verbali di accertamento di infrazioni del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) redatti su carta copiativa - Sottoscrizione a ricalco.

È stato chiesto di conoscere l'avviso della scrivente in merito alla legittimità della sottoscrizione apposta a ricalco sulla copia del verbale di accertamento di una violazione alle norme del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), immediatamente contestata al trasgressore.

In proposito si osserva quanto segue.

Il fine per il quale è richiesta l'apposizione della firma autografa dei verbalizzanti risponde essenzialmente all'esigenza di far risultare in modo non equivoco la provenienza dell'atto dall'Ufficio competente. Pertanto - secondo l'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione (Sent. n. 9394 del 24 settembre 1997) - "l'autografia della sottoscrizione non è configurabile come requisito di esistenza giuridica degli atti amministrativi, quanto meno quando i dati esplicitati nello stesso contesto documentativo dell'atto consentano di accertare la sicura attribuibilità dello stesso a chi deve esserne l'autore".

La suddetta "attribuibilità" è chiaramente riscontrabile nell'attività di contestazione immediata della violazione tanto è vero che il legislatore distingue l'ipotesi della contestazione immediata (art. 200 del Codice della strada) da quella della notificazione successiva (art. 385, comma 3, del Reg. codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495)) della violazione anche con riferimento alla documentazione da consegnare al trasgressore.

Infatti, nel primo caso, l'art. 200 del Codice della strada fa riferimento alla copia del verbale da consegnare al trasgressore in sede di contestazione immediata dell'illecito commesso.

Nel caso di "contestazione successiva", invece, l'art. 385, comma 3, del Reg. codice della strada prescrive che ai soggetti ai quali devono essere notificati gli estremi della violazione venga inviato (non la semplice copia ma) uno degli originali o copia autenticata del verbale, quasi a voler richiedere, solo per tale fattispecie, una documentazione "rafforzata" che senza ombra di dubbio consenta di accertare l'attribuibilità della stessa all'ufficio verbalizzante.

Peraltro, quando i verbali sono redatti con sistema meccanizzato o di elaborazione dati, ai sensi dell' art. 3 del D.Lgs. n. 39/93 l'apposizione della firma autografa è sostituita dall'indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile.

Anche in questo caso, il legislatore ha ribadito sul piano positivo l'inessenzialità ontologica della sottoscrizione autografa ai fini della validità degli atti amministrativi e la stessa giurisprudenza (cfr. Corte di Cassazione sentenze n. 7234 del 7 agosto 1996 e n. 9394 del 24 settembre 1997) formatasi in sede di interpretazione del citato art. 3 D.Lgs. n. 39/93, ha ritenuto che l'autografia della sottoscrizione non è configurabile come requisito di esistenza giuridica degli atti amministrativi.

A maggior ragione il discorso mantiene la sua validità nell'ipotesi in cui, essendosi provveduto a contestare immediatamente la violazione, il rilascio della copia del verbale redatto su carta copiativa non può far sorgere equivoci circa la provenienza dell'atto compilato dall'agente verbalizzante proprio in presenza del trasgressore.

Circ. Min. interno 22 dicembre 1999, n. 122 - Art. 201, 3° comma, del codice stradale - Modalità di esecuzione della notifica del verbale di accertamento e dell’ordinanza-ingiunzione, relative a violazioni previste dallo stesso codice.

Alcune Prefetture hanno chiesto ulteriori chiarimenti in merito all’orientamento espresso da questa Direzione generale con lacircolare n. 105 del 17 dicembre 1997 concernente il disposto dell’art. 201, comma 3, codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) in base al quale le notificazioni delle violazioni si intendono validamente esperite quando sono fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto risultante dalla carta di circolazione, dalla patente di guida o dagli archivi della Direzione generale della M.C.T.C. o del P.R.A.

In proposito si osserva quanto segue.

Come già ricordato nella citata circolare n. 105 del 17 dicembre 1997, sotto la vigenza della diversa formula dell’art. 141 del vecchio codice, la Corte di Cassazione (Sezione I, 15 maggio 1992, n. 5789) aveva affermato che il mancato reperimento del destinatario nel luogo di residenza risultante dal pubblico registro automobilistico ne imponesse la ricerca ai fini del completamento del procedimento notificatorio, e che, in caso di esito infruttuoso di tale ricerca, l’esecuzione della notificazione dovesse aver luogo con le formalità previste per il caso di irreperibilità del destinatario, non potendosi ritenere sufficiente l’attestazione della mancata consegna dell’atto per avvenuto trasferimento della residenza risultante dal suddetto registro.

Il Consiglio di Stato con parere n. 1070/97 del 28 maggio 1997, si è espresso nel senso che “la notifica del verbale di accertamento o dei provvedimenti di ingiunzione del Prefetto, ai sensi dell’art. 204 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile1992, n. 285), sia validamente effettuata presso l’indirizzo anagrafico del trasgressore risultante dai documenti elencati nel terzo comma dell’art. 201 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285)”.

Alla luce del suddetto parere, quest’Ufficio ha ritenuto superato il richiamato indirizzo giurisprudenziale in quanto la formulazione dell’art. 201 del nuovo codice della strada non impone più la ricerca del trasgressore ai fini del completamento del procedimento notificatorio in caso di mancato reperimento del destinatario nel luogo di residenza risultante dal P.R.A.

Tuttavia, il fatto che in base all’art. 201 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) la notificazione possa essere effettuata presso la residenza del trasgressore risultante dai documenti elencati nello stesso art. 201 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) non esonera l’Amministrazione dall’obbligo di curare puntualmente tutte le formalità prescritte per la notifica degli atti nei confronti dei soggetti irreperibili (art. 140 c.p.c. e art. 8 della legge n. 890 del 1992 in caso di notifica a mezzo di servizio postale).

In altri termini, senza l’adempimento delle suddette formalità la notifica non può considerarsi validamente eseguita.

In tal senso si è espressa la Corte di Cassazione (sent. 7044 del 7 luglio 1999), ritenendo che “L’art. 201 del codice della strada va interpretato nel senso che la validità della notificazione non è fondata sul semplice tentativo della stessa presso uno dei luoghi risultanti dai documenti di circolazione, bensì sul necessario espletamento delle formalità previste per l’ipotesi di irreperibilità del destinatario, sia per quanto riguarda la notificazione ordinaria, sia per quella postale. Ne consegue che, nell’ipotesi di trasferimento del trasgressore in un luogo non annotato sulla carta di circolazione, la notificazione (sia ordinaria che postale), per essere valida, richiede necessariamente l’espletamento delle formalità previste per il caso di irreperibilità del destinatario”.

Circ. Ministero dell’interno 18 gennaio 2000, n. 8 - Codice della strada. Legittimazione passiva nei giudizi di opposizione avverso i verbali di accertamento delle violazioni promossi direttamente all’Autorità giudiziaria.

Alcune Prefetture hanno chiesto il parere della scrivente in merito all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione sulla questione della legittimazione passiva nei giudizi di opposizioni avverso i verbali di accertamento delle violazioni alle norme del codice della strada promossi direttamente avanti al giudice ordinario; legittimazione che la sentenza della Sezione I della Corte di Cassazione n. 4711 del 2 dicembre 1998/12 maggio 1999 attribuisce in ogni caso al Prefetto (all. 1).

In particolare, con la citata sentenza, la Suprema Corte ha sostenuto che in caso di impugnazione della decisione del Pretore in ordine all’opposizione avverso il verbale di accertamento di infrazione alle norme sulla circolazione stradale, legittimato passivo è il Prefetto al quale l’interessato avrebbe potuto proporre il ricorso amministrativo; con la conseguenza “inammissibilità del ricorso per cassazione avverso la sentenza del Pretore che abbia deciso sulla opposizione al verbale di accertamento della infrazione, in cui si sia erroneamente indicato come legittimato passivo il responsabile del Comando di Polizia municipale cui appartiene il verbalizzante”.

In proposito, si rammenta che - dopo le note sentenza della Corte Costituzionale tese ad ammettere la diretta impugnabilità avanti al giudice ordinario degli atti di accertamento di violazioni al codice della strada anche in assenza della preventiva presentazione e decisione del ricorso al Prefetto ai sensi dell’art. 203 codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) - questo Ufficio ha chiesto il parere dell’Avvocatura generale dello Stato in ordine alla corretta individuazione dell’organo munito della legittimazione passiva nei giudizi di che trattasi.

Con il parere n. 5232/95-109 del 17 febbraio 1996 (portato a conoscenza delle Prefetture con circolare 22 febbraio 1996, n. M/2413), la predetta Avvocatura ha ritenuto che, in materia, l’Amministrazione alla quale occorre far riferimento è quella “titolare del rapporto sostanziale”, cioè l’Amministrazione che abbia inflitto la sanzione, identificabile con riguardo al “rapporto organico che lega il verbalizzante all’Amministrazione”.

Pertanto, qualora il verbale di accertamento provenga da organi non incardinati nel Ministero dell’interno ovvero il cui operato non sia funzionalmente riconducibile al medesimo, sono gli uffici delle amministrazioni di volta in volta interessate a dover partecipare al giudizio di opposizione.

Poiché questo Ufficio è dell’avviso che la tesi sostenuta dall’Avvocatura generale dello Stato, supportata da argomentazioni giuridiche, possa essere tuttora seguita dall’Amministrazione, si ritiene opportuno che, nei casi in cui l’Autorità giudiziaria disponga la comparizione delle Prefetture all’udienza fissata a seguito di ricorso proposto direttamente avverso il verbale di accertamento redatto dai comandi di polizia municipale, il funzionario prefettizio appositamente delegato rappresenti in giudizio la carenza di legittimazione passiva dell’Amministrazione di appartenenza.

Qualora l’Autorità giudiziaria dovesse decidere sull’opposizione ritenendo comunque legittimato passivo il Prefetto, dovrà essere interessata la competente Avvocatura dello Stato affinché venga valutata la possibilità di ricorrere per Cassazione.

Rimanendo confermato il soprariportato parere dell’Avvocatura generale dello Stato sull’argomento, si pregano le SS.LL. di volersi attenere alle indicazioni fornite nel caso in cui dovessero localmente manifestarsi orientamenti giurisprudenziali contrastanti con il medesimo parere.

Di ogni coinvolgimento di codesti Uffici in termini difformi dall’indirizzo formulato, si gradirà avere notizia.

Allegato

AULA A

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La Corte Suprema di Cassazione

Sezione prima civile

Composta dagli ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Renato Sgroi - Presidente

Dott. Giovanni Olla - Consigliere

Dott. Mario Rosario Morelli - Rel. Consigliere

Dott. Giuseppe Maria Berruti - Consigliere

Dott. Fabrizio Forte - Consigliere

Ha pronunciato la seguente

Sentenza

Su ricorso proposto da:

Zamara Sandro, domiciliato in Roma presso la Cancelleria civile della Corte Suprema di Cassazione, rappresentato e difeso dagli avvocati Madeo Giuseppe Antonio, Enzo Tateo, giusta delega a margine del ricorso;

- ricorrente -

contro

Polizia municipale di Garlasco;

- intimata -

avverso il provvedimento della Pretura di Vigevano, emesso il 16 ottobre 1996;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 2 dicembre 1998 dal Conisgliere Dott. Mario Rosario Morelli;

udito il P.M. in persona del sostituto Procuratore generale Dott. Dario Cafiero che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Svolgimento del processo e motivi della decisione

Ritenuto che Sandro Zamara ha impugnato per cassazione il provvedimento del Pretore di Vigevano del 16 ottobre 1996, che ha dichiarato inammissibile (ex art. 23legge n. 689 del 1981), per ritenuta tardività, l’opposizione del medesimo Zamara avverso un verbale di accertamento di infrazione a norma del Codice stradale.

Rilevato che l’odierna impugnazione (con cui si denuncia violazione dell’art. 1 dellalegge n. 742 del 1969, per omessa considerazione della sospensione dei termini processuali nel periodo 1° agosto-15 settembre) è stata rivolta al comandante dei vigili urbani.

Considerato che risulta, quindi, errata l’individuazione del legittimato passivo;

che infatti - nel caso di impugnazione del trasgressore direttamente proposta (come nella specie) avverso il verbale di accertamento della infrazione, ai sensi dell’art. 142-bis dellalegge n. 122 del 1989, cui ora corrisponde l’art. 203 delD.Lgs. n. 285 del 1992, nell’interpretazione “adeguatrice” datane dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 255 del 1994 - legittimato passivo è il Prefetto, al quale l’interessato avrebbe potuto proporre il ricorso amministrativo (ex comma 1°, art. 203), che la Corte ha ritenuto “facoltativo”, e che sarebbe stato comunque competente a ricevere gli atti trasmessi dal responsabile del comando, cui appartiene il verbalizzante, e ad emettere l’ordinanza ingiuntiva del pagamento della sanzione amministrativa (art. 203, comma 2°, art. 204 del nuovo codice della strada -D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), ove non scavalcata dal ricorso giurisdizionale diretto nei sensi di cui sopra;

che l’impugnazione in esame è pertanto, per tal profilo, inammissibile;

che nulla deve disporsi in tema di spese per l’assenza di controparte costituita in questo giudizio.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Roma, 2 dicembre 1998

Firmato:

Il relatore

Il Presidente

Il collaboratore di cancelleria

Depositato in Cancelleria

Il 12 maggio 1999

Esente da registrazione ai sensi dell’art. 9 dellalegge 3 maggio 1967, n. 317.

 

Circ. Min. interno 8 febbraio 2000, n. M/4106/5 - Spese di notifica di ordinanza-ingiunzione.

È stato richiesto l’avviso della scrivente in merito al recupero delle spese di notifica delle ordinanze-ingiunzione.

Quest’Ufficio ritiene che la questione si ponga nei seguenti termini.

Ai sensi dell’art. 201, comma 4, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), le spese di notificazione delle violazioni sono poste a carico di chi è tenuto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria. Allo stesso modo occorre procedere in sede di notifica dell’ordinanza-ingiunzione emessa dal Prefetto in base a quanto espressamente previsto dall’art. 204, comma 2, del Codice della strada, nonché nella fase di iscrizione a ruolo allorquando - decorso inutilmente il termine fissato per il pagamento delle sanzioni - il verbale costituisce titolo esecutivo anche “per le spese del procedimento” (art. 203, comma 3, del Codice della strada).

Come già precisato con la circolare n. 117 diramata alle Prefetture il 13 dicembre 1999, nelle spese del procedimento rientrano senz’altro quelle necessarie alla notifica, che a loro volta comprendono tutti i costi sopportati dall’Amministrazione per effettuare validamente le prescritte operazioni di comunicazione al “contravventore”.

Naturalmente, il trasgressore, deve essere reso edotto della eventualità che sullo stesso gravano le ulteriori spese imposte dal procedimento di notifica.

Pertanto, nei casi in cui viene ritenuto fondato l’accertamento, l’Autorità amministrativa che ha ricevuto il ricorso emette, ai sensi dell’art. 18 della L. n. 689 del 1981 e dell’art. 204 del Codice della strada, l’ordinanza-ingiunzione comprensiva anche delle spese del procedimento le quali devono essere pagate dal trasgressore unitamente alla somma ingiunta.

Alla luce delle suddette disposizioni e del principio generale in base al quale le spese seguono la soccombenza, quindi, nell’ordinanza-ingiunzione devono essere indicate, distintamente, le spese di notifica, nonché tutte quelle altre comunque necessarie alla regolare conclusione del procedimento.

Sull’argomento, infine, si ricorda che l’art. 10 della legge 3 agosto 1999, n. 265, prevede i casi in cui le Pubbliche Amministrazioni possono avvalersi dei messi comunali per la notifica dei propri atti, versando al Comune un corrispettivo determinato in misura corrispondente alle previsioni di un decreto interministeriale che è in corso di adozione.

La norma, inoltre, estende a tutte le Pubbliche Amministrazioni la possibilità di provvedere direttamente alla notificazione dei propri atti nelle forme previste per la notificazione degli atti giudiziari a mezzo della posta (art. 12 della legge n. 890 del 1982). In coerenza con tale principio generale, il comma 6 del suddetto articolo 10 generalizza la facoltà dalla Pubblica Amministrazione che adotta una ordinanza-ingiunzione exlegge n. 689 del 1981, di provvedere direttamente alla relativa notifica secondo le disposizioni della legge n. 890 del 1982.

Ciò premesso in termini generali, per quanto riguarda la specifica questione sollevata in merito al recupero delle spese necessarie per la notificazione dell’ordinanza-ingiunzione emessa sulla base di un verbale di accertamento redatto dal Comando di Polizia municipale nei confronti del trasgressore residente in un Comune diverso da quello di appartenenza dello stesso organo accertatore, si ritiene che risponda ad esigenze di economia procedimentale consentire che all’attività di notifica di che trattasi provveda lo stesso ufficio dell’agente verbalizzante anche nel caso in cui il “contravventore” risieda nel territorio di un ente diverso.

In questo modo, infatti, al soggetto tenuto all’adempimento dell’obbligazione potrà essere indicato un solo ufficio presso il quale effettuare, in una unica soluzione, il pagamento delle somme (e quindi anche quelle relative alle spese di notifica) determinate con l’ordinanza del Prefetto. Con la suddetta procedura, inoltre, gli adempimenti connessi al recupero delle spese in argomento verrebbero di molto semplificati in quanto un unico ente (quello al quale spettano i proventi della sanzione) sarà anche incaricato di recuperare le somme eventualmente anticipate per le spese di notifica, attraverso la predisposizione del ruolo ai sensi dell’art. 206, comma 2, del Codice del strada, nel caso in cui il pagamento della sanzione e/o delle spese di notifica non dovesse essere effettuato nel termine previsto dall’art. 204 del Codice della strada.

Circ. Ministero dell’interno, 24 febbraio 2000, n. M/2413/11 -  Problematica relativa alla definizione dei preavvisi di violazione al Codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) - Archiviazione e annullamento.

È stato chiesto di conoscere l’avviso di quest’Ufficio in ordine alla competenza ad archiviare i c.d. preavvisi di violazione, atteso che la Corte dei Conti (Sez. giurisd. Marche 29 aprile 1997, n. 1336) ha ritenuto che il suddetto potere spetti soltanto al Prefetto.

In proposito, nel condividere il parere espresso dal Dipartimento della P.S. con la nota n. 300/A/45224/101/91 del 18 settembre 1999, pure trasmesso a codesto Ufficio, si osserva innanzitutto che nessuna delle disposizioni contenute nelle norme attualmente vigenti attribuisce rilevanza al c.d. preavviso di violazione il quale pertanto non produce effetti giuridici nei confronti del destinatario.

Invero, l’art. 204 del Codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) attribuisce al Prefetto la potestà di archiviazione del solo verbale, e l’art. 386, comma 3, del Reg. codice della strada(D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495), nel disporre che nel caso in cui il soggetto risulti estraneo alla violazione (per errore di trascrizione del numero di targa o per altra causa) il comando procedente trasmette gli atti al Prefetto per l’archiviazione, si riferisce al verbale notificato e non al preavviso.

Infatti, la disposizione in esame fa espresso riferimento al “caso di notifica esperita a soggetto estraneo”, lasciando intendere che nella fattispecie deve essere stato preventivamente redatto il verbale, il quale solamente - qualora conforme al modello VI.1 allegato al Codice della strada - può essere notificato ai sensi dell’art. 201 del Codice della strada.

La predisposizione del preavviso in argomento invece si inserisce nell’ambito di un’attività (quella di accertamento delle violazioni) di esclusiva competenza degli organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è previsto il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria (art. 13, L. 24 novembre 1981, n. 689.)

In tale ambito, l’organo accertatore può assumere informazioni e procedere a ispezioni, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici. Siffatta attività, unitamente a quelle connesse alla compilazione del preavviso, necessitano spesso di ulteriori indagini ed approfondimenti al termine dei quali i soggetti che accertano le violazioni possono aver acquisito tutti gli elementi utili per poter contestare o notificare l’atto di accertamento della violazione ovvero, mancando i presupposti di legge, decidere l’interruzione della stessa attività di accertamento, evitando di redigere il verbale una volta constatata la estraneità del soggetto interessato.

In altri termini, il verbale di accertamento non ancora perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali rimane nella disponibilità dell’ufficio al quale appartiene l’agente che lo ha redatto.

È il caso di precisare, comunque, che le fattispecie, ricorrendo le quali l’organo di polizia stradale può interrompere l’attività di accertamento (anche quando la stessa si è concretizzata nella compilazione del preavviso), possono essenzialmente essere ricondotte a quelle previste dal citato art. 386, comma 3, del Reg. codice della strada: “errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altra causa”.

In tali casi, “eseguiti gli opportuni accertamenti”, secondo l’art. 386 del Reg. codice della strada deve risultare evidente l’estraneità del soggetto alla violazione.

Espletate le suddette verifiche, quindi, l’ufficio o comando procedente, se è stato già redatto il verbale di accertamento, trasmette gli atti al Prefetto per l’archiviazione, ai sensi dell’art. 386 comma 3 del Reg. codice della strada; se invece è stato redatto il solo preavviso può interrompere l’attività di accertamento, senza inviare il medesimo preavviso all’Autorità amministrativa in quanto quest’ultima, in base alle disposizioni vigenti, è competente a ricevere, nei casi previsti, solamente il verbale.

A ben guardare, inoltre, lo stesso art. 386 comma 3 del Reg. codice della strada prevede anche l’ipotesi che l’organo accertatore non trasmetta gli atti al Prefetto nel caso in cui sia “possibile procedere alla eventuale notifica nei confronti dell’effettivo responsabile entro i termini previsti”: nella fattispecie, pertanto, persino il verbale notificato al soggetto estraneo non viene archiviato dal Prefetto.

Nel caso in cui, viceversa, l’organo accertatore pervenga - successivamente alla compilazione del “preavviso” - ad una ricostruzione della condotta tale da far escludere la sussistenza dell’illecito, ovvero ritenga presente una causa di esclusione della responsabilità prevista dall’art. 4, legge 24 novembre 1981, n. 689, l’esclusione della illiceità del comportamento altrimenti vietato deve essere formalmente dichiarata dall’Autorità amministrativa competente a ricevere il rapporto alla quale, pertanto, deve essere inviato il verbale di accertamento notificato, non potendo l’organo di polizia archiviare direttamente il relativo “preavviso”.

Sembra, infine, opportuno che - così come sostenuto dalla stessa Corte dei Conti nella citata sentenza n. 1336/97 - per rispetto dei principi di trasparenza e imparzialità, nel caso in cui, alla luce delle considerazioni sopra esposte, è consentito all’organo accertatore di non dare ulteriore corso al “preavviso” sospendendo la redazione e la notifica del verbale, l’ufficio cui detto organo accertatore appartiene motivi adeguatamente le ragioni in base alle quali procedere nei sensi suindicati, formalizzando detta motivazione negli atti del relativo fascicolo, anche ai fini della identificazione del funzionario che vi ha provveduto.

Circ. Min. interno 15 marzo 2000, n. M/4106/5 - Spese di notifica di ordinanza-ingiunzione.

È stato chiesto di conoscere l’avviso della scrivente in merito al recupero delle spese di notifica delle ordinanze-ingiunzione.

Quest’Ufficio ritiene che la questione si ponga nei seguenti termini.

Ai sensi dell’art. 201, comma 4, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), le spese di notificazione delle violazioni sono poste a carico di chi è tenuto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria. Allo stesso modo occorre procedere in sede di notifica dell’ordinanza-ingiunzione emessa dal Prefetto in base a quanto espressamente previsto dall’art. 204, comma 2, del Codice della strada, nonché nella fase di iscrizione a ruolo allorquando - decorso inutilmente il termine fissato per il pagamento delle sanzioni - il verbale costituisce titolo esecutivo anche “per le spese del procedimento” (art. 203, comma 3, del Codice della strada).

Come già precisato con la circolare n. 117 diramata alle Prefetture il 13 dicembre 1999, nelle spese del procedimento rientrano senz’altro quelle necessarie alla notifica, che a loro volta comprendono tutti i costi sopportati dall’Amministrazione per effettuare validamente le prescritte operazioni di comunicazione al “contravventore”.

Naturalmente, il trasgressore, deve essere reso edotto della eventualità che sullo stesso gravano le ulteriori spese imposte dal procedimento di notifica.

Pertanto, nei casi in cui viene ritenuto fondato l’accertamento, l’Autorità amministrativa che ha ricevuto il ricorso emette, ai sensi dell’art. 18 della L. n. 689 del 1981 e dell’art. 204 del Codice della strada, l’ordinanza-ingiunzione comprensiva anche delle spese del procedimento le quali devono essere pagate dal trasgressore unitamente alla somma ingiunta.

Alla luce delle suddette disposizioni e del principio generale in base al quale le spese seguono la soccombenza, quindi, nell’ordinanza-ingiunzione devono essere indicate, distintamente, le spese di notifica, nonché tutte quelle altre comunque necessarie alla regolare conclusione del procedimento.

Sull’argomento, infine, si ricorda che l’art. 10 della legge 3 agosto 1999, n. 265, prevede i casi in cui le Pubbliche Amministrazioni possono avvalersi dei messi comunali per la notifica dei propri atti, versando al comune un corrispettivo determinato in misura corrispondente alle previsioni di un decreto interministeriale che è in corso di adozione.

La norma, inoltre, estende a tutte le Pubbliche Amministrazioni la possibilità di provvedere direttamente alla notificazione dei propri atti nelle forme previste per la notificazione degli atti giudiziari a mezzo della posta (art. 12 della legge n. 890 del 1982). In coerenza con tale principio generale, il comma 6 del suddetto articolo 10 generalizza la facoltà dalla Pubblica Amministrazione che adotta una ordinanza-ingiunzione exlegge n. 689 del 1981, di provvedere direttamente alla relativa notifica secondo le disposizioni della legge n. 890 del 1982.

Ciò premesso in termini generali, per quanto riguarda la specifica questione concernente il recupero delle spese necessarie per la notificazione dell’ordinanza-ingiunzione emessa sulla base di un verbale di accertamento redatto dal Comando di Polizia municipale nei confronti del trasgressore residente in un Comune diverso da quello di appartenenza dello stesso organo accertatore, si ritiene che risponda ad esigenze di economia procedimentale consentire che all’attività di notifica di che trattasi provveda lo stesso ufficio dell’agente verbalizzante anche nel caso in cui il “contravventore” risieda nel territorio di un ente diverso.

In questo modo, infatti, al soggetto tenuto all’adempimento dell’obbligazione potrà essere indicato un solo ufficio presso il quale effettuare, in una unica soluzione, il pagamento delle somme (e quindi anche quelle relative alle spese di notifica) determinate con l’ordinanza del Prefetto. Con la suddetta procedura, inoltre, gli adempimenti connessi al recupero delle spese in argomento verrebbero di molto semplificati in quanto un unico ente (quello al quale spettano i proventi della sanzione) sarà anche incaricato di recuperare le somme eventualmente anticipate per le spese di notifica, attraverso la predisposizione del ruolo ai sensi dell’art. 206, comma 2, del Codice della strada nel caso in cui il pagamento della sanzione e/o delle spese di notifica non dovesse essere effettuato nel termine previsto dall’art. 204 del Codice della strada.

Circ. Ministero dell’interno 17 aprile 2000, n. 42 - Questioni in materia di applicazione delle sanzioni amministrative previste dal codice della strada:

a) termine per la presentazione del ricorso in opposizione avverso il verbale;

b) legittimazione passiva nei giudizi di opposizione avverso il verbale;

c) rappresentanza dell’amministrazione in giudizio;

d) limiti di ammissibilità della opposizione avverso la cartella esattoriale;

e) legittimazione passiva nei giudizi di opposizione avverso la cartella esattoriale;

f) requisiti formale del verbale di accertamento redatto con sistemi meccanografici.

Da parte di alcune Prefetture sono stati formulati quesiti in ordine alle questioni in oggetto indicate. Su alcuni di essi l’Avvocatura generale dello Stato ha avuto modo di esprimere il proprio parere con nota n. 27775 del 11 marzo 2000 (CS. n. 5232/95-109) che si allega in copia.

Pertanto, sulla base del suddetto parere e di una ricognizione delle pertinenti pronunce della Corte di Cassazione, si ravvisa l’opportunità, al fine di agevolare l’esercizio dei compiti delle Prefetture, di fornire, sulle singole questioni, le seguenti indicazioni.

A) Termine per la presentazione dell’opposizione all’A.G.O. avverso il verbale di accertamento.

La Corte di Cassazione (Sez. III, n. 10768 del 4 giugno/29 settembre 1999) ha modificato l’orientamento precedentemente seguito in materia. Infatti, con la sentenza 20 gennaio 1999, n. 482, aveva indicato in trenta giorni il termine per la presentazione della opposizione. La più recente pronuncia (n. 10768) ha invece affermato che il termine suddetto “deve essere determinato in sessanta giorni dalla contestazione della contravvenzione o dalla notificazione di quest’atto”. Più specificamente - ha affermato la Corte - nel caso in cui l’interessato propone direttamente l’opposizione davanti all’A.G.O., “l’atto deve essere depositato, a pena di inammissibilità, nella cancelleria del giudice nel termine di sessanta giorni dalla contestazione o dalla notifica”.

b) legittimazione passiva nei giudizi di opposizione avverso il verbale;

La stessa Cassazione, in altra pronuncia (Sez. I, n. 12628 del 17giugno/17 dicembre 1998) ha affermato che, se nel termine predetto non avviene, da parte dell’interessato, né l’accesso alla tutela amministrativa, né l’accesso immediato a quella giurisdizionale, “tale acquiescenza ... preclude la deduzione e il riesame, in sede giurisdizionale, di ogni ragione di doglianza” in merito alla individuazione dei soggetti da ritenersi passivamente legittimati nei giudizi di opposizione di che trattasi, sostenendo che, qualora l’atto di accertamento provenisse da organi non incardinati nel Ministero dell’interno ovvero il cui operato non fosse funzionalmente riconducibile al medesimo, dovessero essere gli uffici delle amministrazioni di volta in volta interessate a partecipare al giudizio di opposizione.

Sul punto l’Avvocatura generale dello Stato, nell’allegato parere dell’11 marzo scorso, ha innanzitutto richiamato le più recenti pronunce della I Sezione della Corte di Cassazione: in ordine di successione temporale, la sentenza n. 387 del 15 gennaio 1999, che ha affermato la legittimazione del Ministero dell’interno nei giudizi di che trattasi “in alternativa con l’amministrazione da cui dipende il personale che ha provveduto direttamente all’accertamento ed alla contestazione dell’infrazione”; e la sentenza n. 4711 del 12 maggio 1999 che sembrerebbe escludere tale alternatività, attribuendo in ogni caso la legittimazione passiva al Prefetto.

Alla luce di dette pronunce, la suddetta Avvocatura, in attesa che la giurisprudenza si consolidi, ha fornito talune indicazioni utili alla definizione della linea sostenibile dalle Prefetture nei giudizi di che trattasi. In particolare, ha suggerito che:

a) nel caso in cui l’opposizione avverso il verbale di accertamento risulti presentata oltre il termine di cui all’art. 203 del codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), ne venga eccepita la tardività;

b) nel caso di tempestività della opposizione, la Prefettura provveda ad informare l’autorità verbalizzante “al fine di ricevere ogni utile elemento a fondamento dell’accertata violazione e, nel caso di accertamento redatto da autorità non statale, sollecitare l’intervento in giudizio”. In quest’ultimo caso (autorità verbalmente non statale) il funzionario prefettizio chiamato a rappresentare l’Amministrazione nel giudizio dovrà “insistere per il difetto di legittimazione passiva del Prefetto e, comunque, per la chiamata in causa dell’ente non statale che ha accertato la violazione”.

Pertanto, a parziale aggiornamento delle indicazioni formulate con lacircolare n. 8 del 18 gennaio 2000, si rappresenta l’opportunità che codesti Uffici adeguino la loro iniziativa ai suggerimenti come sopra formulati dall’Avvocatura generale dello Stato.

C) Rappresentanza dell’Amministrazione in giudizio.

L’Avvocatura generale dello Stato ha confermato che l’Amministrazione può essere rappresentata in giudizio da propri dipendenti, in quanto l’art. 205 del codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) richiama l’art. 23 della legge n. 689 del 1981, il cui quarto comma dispone che “l’autorità che ha emesso l’ordinanza può stare in giudizio personalmente ... o avvalersi anche di funzionari appositamente delegati”; non occorre, quindi, alcuna delega da parte dell’Avvocatura dello Stato.

D) Limiti di ammissibilità dell’opposizione avverso la cartella esattoriale.

In conformità all’indirizzo della Corte Costituzionale, l’opposizione davanti all’Autorità giudiziaria può essere diretta anche contro la cartella esattoriale emessa per la riscossione della sanzione pecuniaria, non solo per vizi propri dell’atto di esazione, ma anche al fine di dedurre l’assenza del provvedimento sanzionatorio ovvero vizi relativi alla sua notificazione (Cass. 6 luglio 1999, n. 7015; 20 gennaio 1999, n. 482).

È tuttavia da tenere presente che il ricorso oltre il termine di trenta giorni dalla notificazione della cartella esattoriale è ammissibile qualora dalla medesima non è individuabile il titolo per l’iscrizione a ruolo e non anche nel caso in cui il verbale di contestazione dell’infrazione sia stato notificato o deve aversi per tale, essendo stato rifiutato (Cass. 22 giugno 1999, n. 6327).

E) Legittimazione passiva nei giudizi di opposizione alla cartella esattoriale.

Nel caso in cui, attraverso l’opposizione, vengono dedotti esclusivamente vizi propri dell’atto di esazione, la legittimazione passiva è del solo esattore. Pertanto, in tal caso, la Prefettura eventualmente coinvolta dovrà eccepire la mancanza di legittimazione propria. Viceversa, qualora l’opposizione si appunti sulla sanzione secondo le richiamate pronunce della Corte di Cassazione (n. 7015/1999 e n. 482/1999), è da ritenersi sussistente la legittimazione del Prefetto (Cass. n. 4324 del 29 aprile 1999).

F) Requisiti formali del verbale di accertamento redatto con sistemi meccanizzati.

Alcune Prefetture hanno chiesto il parere di questo Ufficio in ordine ai requisiti formali che deve possedere il verbale di accertamento redatto con sistemi meccanizzati, la cui assenza determini vizio rilevabile in sede di impugnativa comportante l’annullamento dell’atto.

Al riguardo si ritiene che occorre attenersi all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, Sez. I, nella sentenza n. 1923 del 7 luglio 1998/6 marzo 1999 in base alla quale deve ritenersi legittimo il verbale redatto con sistemi meccanizzati nel quale la firma autografa dell’organo accertatore è sostituita dall’indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile. Ciò in quanto, con l’art. 3 deldecreto legislativo n. 39 del 1993, il legislatore ha affermato sul piano positivo l’inessenzialità ontologica della sottoscrizione autografa ai fini della validità degli atti amministrativi, e la stessa giurisprudenza (Cass. n. 7234 del 7 agosto 1996 e n. 9394 del 24 settembre 1997) formatasi in sede di interpretazione del citato art. 3, ha ritenuto che l’autografia della sottoscrizione non è configurabile come requisito di esistenza giuridica degli atti amministrativi, quanto meno quando i dati esplicitati nello stesso contesto documentativo dell’atto consentano di accertare la sicura attribuibilità dello stesso a chi deve esserne l’autore. Tuttavia, occorre che esista, nell’originale del provvedimento, la sottoscrizione del soggetto a ciò abilitato o di un suo delegato in guisa da risultare in modo non equivoco la provenienza dell’atto dall’ufficio competente.

Pertanto, è da ritenersi superata - come evidenziato dallo stesso giudice - la sentenza della Corte di Cassazione, Sez. I, n. 2341 del 20 ottobre 1997/3 marzo 1998, con la quale era stata affermata la illegittimità della notificazione al trasgressore di una “copia informe del verbale di accertamento ... redatto con sistemi meccanizzati e non recante alcuna sottoscrizione dell’agente accertatore”.

Tanto si rappresenta per ogni utile orientamento delle SS.LL. Si prega di segnare ricevuta.

Avvocatura generale dello Stato

Nota 11 marzo 2000, n. 27775

Risposta a nota del 28 giugno 1995

Oggetto:       Opposizione diretta all’Autorità giudiziaria avverso l’accertamento di violazioni al codice della strada - Legittimazione passiva.

                   L’Avvocatura distrettuale dello Stato di L’Aquila, su richiesta della Prefettura di Teramo, ha proposto ulteriori questioni sulla problematica di cui al precedente parere 17 febbraio 1996 di questa Avvocatura generale e che si ritiene interessi anche il Ministero, stante il carattere generale.

                   È ormai pacifico che, a seguito delle pronunce della Corte Costituzionale in materia di sanzioni amministrative per violazioni al codice stradale, il ricorso al Prefetto contro il verbale di accertamento della violazione non costituisce presupposto processuale per adire il giudice ordinario, vigendo la regola dell’alternatività tra ricorso amministrativo e giurisdizionale.

Pertanto il soggetto passivo della sanzione amministrativa, ove non intenda adempiere, può:

·         ricorrere al Prefetto e poi eventualmente impugnare davanti il giudice ordinario l’ordinanza-ingiunzione, secondo quanto previsto dal codice stradale (artt. 203, 204 e 205);

·         impugnare direttamente davanti al giudice ordinario il verbale di accertamento senza ricorrere al Prefetto;

·         proporre opposizione giudiziaria contro la cartella esattoriale emessa per la riscossione della sanzione.

Il primo caso non dà luogo a questioni.

Per i casi invece in cui l’azione giudiziaria sia stata proposta senza il preventivo ricorso al Prefetto, questa Avvocatura generale, con la citata consultazione 17 febbraio 1996, aveva evidenziato che va posta attenzione sulla esatta individuazione dell’Amministrazione passivamente legittimata che dovrà partecipare al giudizio.

Quanto sopra in applicazione del principio di carattere generale di cui all’art. 23, comma 2, legge 24 novembre 1981, n. 689 (richiamato espressamente dal comma 3 dell’art. 205 del codice della strada) secondo cui in materia di sanzioni amministrative il ricorso in opposizione va notificato “all’autorità che ha emesso il provvedimento impugnato”.

La Cassazione tuttavia (su conclusioni difformi del PG) è andata in contrario avviso, respingendo, con sentenza 15 gennaio 1999, n. 387, un ricorso proposto da questa Avvocatura generale per sostenere il difetto di legittimazione passiva del Ministero dell’interno nell’azione giurisdizionale proposta avverso verbale della Guardia di Finanza, senza il previo ricorso al Prefetto.

La Cassazione ha basato la sua decisione sulla disposizione del comma 3 dell’art. 11 del codice della strada, secondo cui “al Ministero dell’interno compete altresì, il coordinamento dei servizi di polizia stradale da chiunque espletati”.

Conclude pertanto la citata sentenza:

“Accanto alla specifica legittimazione delle singole Amministrazioni, di volta in volta interessate in relazione al servizio espletato, deve riconoscersi, quindi, la legittimazione del Ministero dell’interno che, quale organo preposto al loro coordinamento, è competente ad intervenire sulle questioni riguardanti la circolazione, venendo a costituire così un punto di riferimento costante in materia”.

È stata così affermata la legittimazione del Ministero dell’interno “in alternativa con l’Amministrazione da cui dipende il personale che ha provveduto direttamente all’accertamento ed alla contestazione dell’infrazione”.

Invece tale alternatività sembrerebbe esclusa da successiva pronunzia (Cass. 12 maggio 1999, n. 4711) che ha negato legittimazione passiva al Comando dei vigili urbani cui appartiene il verbalizzante, essendo legittimato passivo il Prefetto cui l’interessato avrebbe potuto proporre il ricorso amministrativo.

Tralasciando di considerare se la legittimazione competa al Ministero dell’interno o al Prefetto, trattandosi di organi della stessa amministrazione, la ratio della citata giurisprudenza può essere ravvisata nel fatto che in materia di circolazione stradale l’opposizione all’accertamento (da qualunque autorità provenga) ricade sotto la cognizione del Prefetto (art. 203 del codice della strada). Tale iniziativa può assumere la forma del ricorso amministrativo o del ricorso giurisdizionale, per cui, stante l’alternatività dei due mezzi di impugnazione, ragioni di coerenza vorrebbero che sia sempre il Prefetto a vagliare in via preventiva la fondatezza dell’accertamento.

Da ciò potrebbe evincersi che, mentre in sede di ricorso amministrativo il Prefetto potrà emettere ordinanza-ingiunzione ovvero ordinanza motivata di archiviazione (art. 204 del codice della strada), in caso di ricorso giurisdizionale il Prefetto potrà resistere per gli stessi motivi che (in sede di ricorso amministrativo) sarebbero stati esternati nell’ordinanza-ingiunzione ovvero, ritenendo fondata l’opposizione, potrà rimettersi alla decisione del giudice, non potendo procedere alla archiviazione, essendo questa prevista solo nel ricorso amministrativo.

In altri termini la interpretazione giurisprudenziale ha in sostanza inteso affermare che il Prefetto debba in ogni caso esaminare l’accertamento, non essendo logico, a seguito delle sentenze della Corte Costituzionale, che ciò avvenga solo nel caso di ricorso amministrativo e non anche di ricorso giurisdizionale, stante l’affermata alternatività dei due mezzi di tutela.

Se quindi il verbale di accertamento della violazione è immediatamente impugnabile (Cass. 22 gennaio 1999, n. 574; 5 gennaio 1999, n. 4486), la più recente giurisprudenza ha peraltro inteso precisare che, in mancanza di ricorso al Prefetto, il verbale stesso costituisce titolo esecutivo ed è assimilabile alla ordinanza-ingiunzione prefettizia quale atto definitivo del procedimento sanzionatorio, con la conseguenza che, qualora, nel termine stabilito dalla legge, l’interessato non acceda né alla tutela amministrativa né a quella giurisdizionale, tale acquiescenza esplica efficacia equipollente alla mancata impugnazione della valutazione negativa del Prefetto, e preclude la deduzione e il riesame nel merito della sussistenza della violazione (Cass. 17 dicembre 1998, n. 12628, per l’assimilabilità all’ordinanza prefettizia, v. pure Cass. 11 febbraio 1999, n. 1149).

Pertanto, in relazione ai contenziosi promossi contro il Prefetto, pur in assenza di ordinanza-ingiunzione prefettizia, sarà facile eccepire la tardività in tutti quei casi in cui non sia stato rispettato il termine di cui all’art. 203 del codice della strada, il che si ritiene rientri nella normalità, essendo logico pensare che l’interessato, ricevuto un accertamento, sia indotto, per economia, a ricorrere al Prefetto, per cui l’azione giudiziaria potrebbe valere come mezzo di tutela da esperire quanto il suddetto termine sia scaduto.

Non potendosi più insistere nel dedurre il difetto di legittimazione passiva, sarà pertanto opportuno porre attenzione alla tempestività dell’azione giudiziaria.

Qualora l’azione giurisdizionale sia tempestiva (come nel caso deciso dalla citata sentenza n. 387/99 della Cassazione) il Prefetto, ricevuto un ricorso giurisdizionale, dovrà informare l’Autorità verbalizzante, al fine di ricevere (analogamente a quanto l’art. 203, comma 2, dispone per il ricorso amministrativo) ogni utile elemento a fondamento della accertata violazione e, nel caso di accertamento redatto da autorità non statale, sollecitarne l’intervento in giudizio.

In quest’ultimo caso, in attesa che la giurisprudenza si consolidi, sarà opportuno insistere per il difetto di legittimazione passiva del Prefetto e comunque per la chiamata in causa dell’ente non statale che ha accertato la violazione.

Sarebbe comunque opportuno che il vuoto normativo circa la legittimazione passiva e i poteri del Prefetto nei giudizi di opposizione senza il previo ricorso di cui all’art. 203 del codice della strada, creatosi a seguito delle pronunce della Corte Costituzionale, venga al più presto colmato.

Qualunque sia l’Amministrazione evocata, questa in giudizio può essere rappresentata da propri dipendenti, in quanto l’art. 205 del codice della strada richiama l’art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, il cui comma 4 prevede che l’Autorità che ha emesso il provvedimento può stare in giudizio personalmente avvalendosi anche di funzionari appositamente delegati, assegnandole così la legittimazione processuale per l’intero arco del procedimento; non occorre pertanto delega dell’Avvocatura dello Stato nel caso trattasi di amministrazione statale diversa dal Prefetto.

Inoltre l’opposizione giudiziaria può essere diretta anche contro la cartella esattoriale emessa per la riscossione della sanzione pecuniaria non solo per vizi propri dell’atto di esazione, ma anche al fine di dedurre l’assenza del provvedimento sanzionatorio ovvero vizi relativi alla sua notificazione (Cass. 6 luglio 1999 n. 7015, 20 gennaio 1999 n. 482), in tali casi si può anche contestare il merito della sanzione (cit. Cass. 11 febbraio 1999, n. 1149).

È tuttavia da tener presente che il ricorso oltre il termine di trenta giorni dalla notifica della cartella esattoriale emessa per il pagamento della sanzione pecuniaria è ammissibile qualora dalla medesima non è individuabile il titolo per l’iscrizione a ruolo e non anche nel caso che il verbale di contestazione dell’infrazione sia stato notificato o deve aversi per tale, essendo stato rifiutato (Cass. 22 giugno 1999, n. 6327).

Nel caso che vengano dedotti vizi propri dell’atto di esazione la legittimazione passiva sarà solo dell’esattore.

Qualora invece l’azione giudiziaria abbia ad oggetto la sanzione amministrativa, l’azione dovrà essere intrapresa oltre che nei confronti dell’esattore anche contro l’ente che ha eseguito l’iscrizione a ruolo e nei confronti del Prefetto ove abbia emanato i provvedimenti sanzionatori (V. Cass. 29 aprile 1999, n. 4324).

Infine per quanto riguarda la condanna alle spese, la questione è connessa a quella della legittimazione passiva, per cui la relativa condanna è incontestabile in tutti i casi in cui non può escludersi la legittimazione passiva dell’Amministrazione dell’interno (o del Prefetto) ancorché trattasi di accertamento eseguito da altra amministrazione.

La questione oggetto della presente consultazione è stata sottoposta all’esame del Comitato consultivo di questa Avvocatura generale, che si è espresso in conformità a quanto sopra esposto.

Circ. Min. interno 2 agosto 2000, n. 81 - Contestazione immediata - Sentenza della Corte di Cassazione n. 4010 del 1 febbraio 2000.

Alcune Prefetture hanno chiesto il parere di questo Ufficio in ordine alla corretta applicazione delle disposizioni in materia di accertamento e sanzione della violazione dell’art. 142 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) rilevata a mezzo delle apposite apparecchiature previste dall’art. 345 del relativo regolamento, con specifico riguardo al profilo che regola la contestazione immediata dell’illecito al trasgressore.

Al riguardo, occorre innanzitutto richiamare il quadro normativo che regola la materia.

L’art. 14 della legge n. 689 del 1981 prevede, per la generalità degli illeciti amministrativi, che “la violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente ...”. L’art. 201 del codice della strada, a sua volta, per gli illeciti previsti dallo stesso codice, dispone che, “qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, ...con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata deve ... essere notificato ...”. A sua volta, il regolamento di esecuzione del codice, all’art. 384, elenca “i casi di materiale impossibilità della contestazione immediata” sia pure “a titolo esemplificativo”; tra questi, alla lettera e), è indicato quello dell’”accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo ovvero dopo che il veicolo oggetto del rilievo sia già a distanza dal luogo di accertamento o comunque nella impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari”.

È utile altresì richiamare gli indirizzi espressi in materia dalla giurisprudenza. Essi si caratterizzano per aver affermato per un lungo periodo di tempo, sia pure con limitate differenziazioni, la irrilevanza ai fini dell’applicazione della sanzione, della mancata contestazione immediata. Così la Corte di Cassazione ha avuto modo di affermare che “la mancata contestazione immediata della violazione, quando sia possibile, e la mancata specificazione dei motivi per cui non sia stato possibile intimare al trasgressore di fermarsi non comportano l’estinzione dell’obbligazione di pagare la sanzione (Cass., Sez. I, sent. n. 8768 del 6 ottobre 1994); analogamente la stessa Corte ha affermato che “l’omessa contestazione immediata della violazione, per quanto essa è possibile, non costituisce causa di estinzione dell’obbligazione di pagare” (Cass. Sez. I, sent. n. 4973 del 6 maggio 1995; Cass., Sez. I, sent. n. 2479 del 22 marzo 1996; Cass. Sez. I, sent. n. 6338 del 12 luglio 1996, tutte sentenze riferite a fattispecie di illecito accertate sotto la vigenza del vecchio codice della strada e quindi riferite all’applicazione del D.P.R. n. 393 del 1959, del relativo regolamento di esecuzione e dell’art. 14 della legge n. 689 del 1981).

Ma anche a seguito della entrata in vigore del nuovo codice della strada, il suddetto indirizzo ha trovato ulteriore conferma. Con sentenza n. 7667 del 18 agosto 1997 (dello stesso tenore sono la sentenza n. 71 dell’8 gennaio 1997, la sentenza n. 5904 del 2 luglio 1997 e la sentenza n. 377 del 17 gennaio 1998), la Prima Sezione della Corte di Cassazione ha ribadito che “l’omissione della contestazione immediata, ove possibile, non determina l’estinzione dell’obbligazione”, sottolineando altresì che “la impossibilità di immediata contestazione della violazione è ritenuta ex legge ai sensi dell’art. 384, lett. e), delle disposizioni di attuazione del codice della strada”. Da parte sua la Sezione III (n. 12330 del 5 novembre 1999) ha affermato che, avendo la norma dato autonomo rilievo alla “impossibilità - del veicolo - di essere fermato in tempo utile nei modi regolamentari”, tale impossibilità sussiste con riferimento alla pattuglia preposta al funzionamento dell’apparecchiatura autovelox che procede all’accertamento dell’infrazione, senza che possa essere esclusa dal giudice di merito con il rilievo della astratta possibilità che al servizio potesse essere preposta una seconda pattuglia con l’esclusivo compito di procedere alla contestazione, non essendo consentito al giudice sindacare le modalità organizzative del servizio di rilevamento in termini di impiego di uomini e mezzi.

Di recente, la continuità di tale indirizzo giurisprudenziale è stata interrotta da due sentenze della Sezione III. Con la prima (sent. n. 6123 del 18 giugno 1999), la Corte di Cassazione ha giudicato legittimo l’annullamento del verbale nel caso in cui si possa “ragionevolmente ritenere, con prudente apprezzamento, che la contestazione immediata sarebbe stata in concreto possibile in relazione alla circolazione del caso (e tenuto conto del principio di economicità dell’azione amministrativa)”. Con la successiva sentenza (sent. n. 4010 del 1 febbraio 2000), ha affermato che “la contestazione immediata ... ha un rilievo essenziale per la correttezza del procedimento sanzionatorio, onde essa non può essere omessa ogni qualvolta sia possibile, con la conseguenza che la detta omissione costituisce una violazione di legge” (di contenuto del tutto analogo è la contestuale sentenza n. 6467 della stessa Sezione III.

Il punto di partenza del ragionamento seguito dalla Corte in queste ultime sentenze sta nella rilevata diversità della disciplina della contestazione immediata contenuta nel codice della strada rispetto a quella dettata dalla legge generale di depenalizzazione (legge n. 689/1981.) Mentre l’art. 201 del codice della strada prevede che si proceda alla notifica del verbale solo qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata e che il detto verbale contenga l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, diversamente l’art. 14 della legge n. 689 del 1981 - afferma la Corte - prevede la notificazione “prescindendo dalla possibilità o meno di tale contestazione” (in effetti, pur nella diversità delle formule delle due disposizioni messe a raffronto, quest’ultima affermazione suscita perplessità se si tiene conto che anche l’art. 14 prescrive che si faccia luogo prioritariamente alla contestazione immediata “quando essa è possibile”).

In relazione a quanto precede, questo Ufficio ritiene di poter svolgere le seguenti considerazioni.

a) Si rileva preliminarmente come le pronunce richiamate da ultimo non possano considerarsi espressione di un indirizzo giurisprudenziale consolidato. Infatti, a fronte delle due commentate sentenze, si pone una lunga serie di decisioni di segno contrario riflettenti il costante orientamento convergente di più sezioni della Corte di Cassazione (la Prima e la Terza) e riferibili (quelle successive al 1997) al quadro normativo del nuovo codice della strada sulla cui diversità - rispetto alla norma generale della legge n. 689 del 1981 - le più recenti sentenze sono state fondate.

La natura non ancora consolidata dell’orientamento espresso nelle richiamate pronunce della Corte di Cassazione è comprovata dalle incertezze dalla stessa manifestate. Ed infatti, detta Sezione, successivamente alla adozione della sentenza n. 6123/1999 ed appena sei giorni prima delle pronunce n. 4010 e n. 6497 del 2000, aveva ribadito (Sez. III, sent. n. 7185 del 25 gennaio 2000) inequivocabilmente l’indirizzo per lungo tempo seguito facendo richiamo alla natura consolidata della giurisprudenza in materia ed affermando esplicitamente ancora una volta che “la mancata contestazione personale dell’infrazione, anche quando ne sussiste la possibilità, non costituisce causa di estinzione dell’obbligazione di pagamento”.

Anche la Sezione I della Cassazione (sent. n. 1380 del 8 febbraio 2000), dopo essersi richiamata al “consolidato indirizzo di questa Corte - secondo il quale - la mancata contestazione personale dell’infrazione, anche quando ne sussista la possibilità, non costituisce causa di estinzione dell’obbligazione”, ha sottolineato che, “essendovi stata - nella fattispecie - una motivazione circa la impossibilità di contestazione immediata”, incombeva all’opponente l’onere di provare che detta impossibilità era in concreto inesistente. A quest’ultimo riguardo, ciò che è ammissibile - secondo la Corte - è la verifica da parte del giudice di merito della “concreta possibilità di contestazione immediata senza ricorrere a sistemi di inseguimento del veicolo che potrebbero distogliere il personale dai compiti di accertamento delle infrazioni”. Ancora più esplicitamente la Corte ha confermato che il giudice di merito non può adottare “valutazioni circa le modalità del servizio di pattugliamento stradale”.

b) Pertanto, dalla analisi delle suddette pronunce, si evince come l’omissione della contestazione immediata resti pienamente legittima tutte le volte in cui si verta in una delle fattispecie indicate dall’art. 384 del regolamento di esecuzione al codice della strada o, comunque (dato il carattere esemplificativo delle fattispecie indicate dalla norma), sussista per qualsiasi motivo la “materiale impossibilità della contestazione immediata”. Tale è il caso in cui l’accertamento sia stato effettuato utilizzando un modello omologato di autovelox che non consente di rilevare la velocità contestualmente al passaggio del veicolo, ovvero, pur se con uno strumento idoneo a consentire tale contestualità, se ricorre alcuna delle altre circostanze preclusive e, in particolare, si verta nella impossibilità di fermare il veicolo in tempo utile o nei modi regolamentari. Ne consegue che circostanze inerenti alla rapidità di allontanamento del trasgressore, alle condizioni di sicurezza della circolazione veicolare o alle esigenze di espletamento di contestuali servizi di polizia stradale possono giustificare la omissione della contestazione immediata.

A quest’ultimo riguardo, è importante rilevare che, nella richiamata sentenza n. 6467/2000, la Corte ha respinto il ricorso prefettizio avverso la sentenza pretoriale che aveva giudicato possibile, nella circostanza, la contestazione immediata, in ragione esclusiva della omissione nel ricorso di ogni censura in ordine alle “considerazioni di fatto” dedotte dal pretore a fondamento del giudizio di possibilità.

Alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale come sopra delineato, questo Ufficio ritiene opportuno suggerire a codeste Prefetture di richiamare l’attenzione di tutti gli organi e uffici competenti all’espletamento del servizio di polizia stradale sulla necessità che, nei casi di materiale impossibilità di procedere alla contestazione immediata, il verbale dia atto, in termini essenziali, dei motivi che l’hanno determinata con specifico richiamo ai casi non tassativi indicati esemplificativamente nell’art. 384 del regolamento al codice della strada.

Nel caso in cui una motivazione carente in ordine alla contestazione immediata formi oggetto di ricorso al Prefetto ai sensi dell’art. 203 del codice della strada, si ritiene che codesti Uffici debbano acquisire presso l’organo di polizia elementi valutativi sulle circostanze di fatto che hanno precluso la contestazione immediata e respingere motivatamente il punto di impugnativa nel caso in cui detti elementi siano idonei a comprovare la legittimità della condotta dei verbalizzanti, dovendosi comunque escludere che, in sede di esame del ricorso, possano essere valutati profili attinenti alle modalità di espletamento del servizio di polizia stradale, che esulano dall’ambito della tutela accordata al trasgressore.

Circ. Min. interno 25 agosto 2000, n. M/2413/11 - Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) - Verbale di accertamento di violazione privo della sottoscrizione autografa dell'accertatore.

È stato chiesto di conoscere l'avviso della scrivente in merito alla sentenza della Corte di Cassazione n. 4567 del 7 maggio 1999 in tema di sottoscrizione del verbale di accertamento della violazione e all'eventuale contrasto di detta pronuncia con la precedente sentenza della stessa Suprema Corte (n. 1923, del 6 marzo 1999) che aveva ritenuto legittimo il verbale redatto con sistemi meccanizzati nel quale la firma autografa dell'agente accertatore è sostituita dall'indicazione a stampa del soggetto responsabile.

In proposito si fa presente quanto segue.

Con circolare n. 42 del 17 aprile 2000, la scrivente ha osservato che in ordine ai requisiti formali che deve possedere il verbale di accertamento redatto con sistemi meccanizzati occorre attenersi all'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, Sez. I, nella sentenza n. 1923 del 7 luglio 1998/6 marzo 1999 in base alla quale deve ritenersi legittimo il verbale redatto con sistemi meccanizzati nel quale la firma autografa dell'organo accertatore è sostituita dall'indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile. Ciò in quanto, con l'art. 3 del decreto legislativo n. 39/1993, il legislatore ha affermato sul piano positivo l'inessenzialità ontologica della sottoscrizione autografa ai fini della validità degli atti amministrativi.

Il suddetto orientamento non è contraddetto dalla successiva pronuncia della Suprema Corte n. 4567 del 7 maggio 1999 che, invero, assume quale parametro normativo di riferimento gli artt. 603 e 604 del D.P.R. 30 giugno 1959, n. 420, recante il regolamento di esecuzione del precedente codice della strada, per sostenere che tali disposizioni prevedevano "la notifica degli estremi dell'infrazione al contravventore" e che nel novero di tali estremi rientrava anche l'indicazione del nominativo del verbalizzante, necessaria per controllarne la provenienza. Non era invece prevista, né è stata ritenuta necessaria dalla Corte nel quadro delle citate norme, la sottoscrizione dell'atto che - si ripete - non era l'originale del verbale.

In altri termini, il disposto del citato art. 604 prevedeva la notifica degli estremi dell'infrazione senza richiedere anche la firma autografa dell'accertatore.

Per quanto riguarda il nuovo codice della strada, invece, la Corte di Cassazione nella sentenza in esame osserva che l'art. 385, comma 3, del Reg. codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) prescrive che ai soggetti ai quali deve essere notificata la contestazione viene inviato uno degli originali del verbale o una copia autenticata dello stesso, ritenendo - ad avviso di questo Ufficio correttamente - che da tali atti debba risultare la firma del verbalizzante (in originale ovvero riprodotta nella copia conforme).

Come si vede, la Corte non si sofferma sui verbali redatti con sistemi meccanizzati se non quando ripete il dettato dell'art. 385, comma 3, del Reg. codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495.)

Con riferimento a tali ultimi verbali, quindi, nulla avendo deciso la sentenza n. 4567/99 valgono le considerazioni contenute nella citata circolare 42 del 17 aprile 2000.

In conclusione, dal raffronto delle due sentenze in questione, si evincono principi per nulla contrastanti e il quadro che ne emerge risulta chiaramente delineato nei seguenti termini.

Quando l'organo accertatore deve notificare l'atto di accertamento al trasgressore è tenuto ad inviargli o uno degli originali (firmato dai verbalizzanti) o la copia conforme (nella quale è, ovviamente, riprodotta anche la firma dei verbalizzanti).

Quando, invece, il verbale è redatto con sistemi meccanizzati, la firma autografa dell'agente accertatore è sostituita dall'indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile. Anche in questo caso tuttavia occorre che esista, nell'originale del provvedimento, la sottoscrizione del soggetto a ciò abilitato in guisa da risultare in modo non equivoco la provenienza dell'atto dall'ufficio competente.

Circ. Ministero dell’interno,12 dicembre 2000, n. 300/A/24850/144/5/20/3 - Contestazione e notificazione delle violazioni per eccesso di velocità attraverso sistemi di rilevamento.

Premessa

Numerose questioni sono state sollevate dalla giurisprudenza sull’utilizzo dei sistemi di misura della velocità, ed in particolare sull’impiego dei dispositivi con contestazione successiva, attraverso la visione della ripresa fotografica e la notifica del verbale ai sensi dell’art. 201 del Codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) e dell’art. 384 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada(D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495.)

Disposizioni normative e giurisprudenza

La Corte di Cassazione, segnando una discontinuità rispetto alla precedente giurisprudenza, con la sentenza n. 4010 dell’1 febbraio 2000, richiamando un orientamento già precedentemente espresso con la sentenza n. 6123 del 18 giugno 1999, ha ritenuto che l’omessa contestazione immediata, laddove sarebbe stata possibile in concreto, incide sulla legittimità del procedimento sanzionatorio.

In particolare la Suprema Corte ha ritenuto che “Dalla disciplina del codice stradale si desume, al contrario, che la contestazione immediata della violazione alle norme in esso previste ha un rilievo essenziale per la correttezza del procedimento sanzionatorio, onde essa non può essere omessa ogni qualvolta sia possibile, con la conseguenza che la detta omissione costituisce una violazione di legge che rende illegittimi i successivi atti del procedimento .... il pretore, se riscontra che la contestazione immediata della violazione amministrativa alle norme del codice stradale, pur concretamente possibile, non è stata effettuata, legittimamente dispone l’annullamento del provvedimento sanzionatorio che sia stato emesso dal Prefetto per detta violazione”.

In proposito occorre fare presente che la Corte di Cassazione con questo indirizzo, peraltro non ancora consolidato, non ha voluto aprioristicamente escludere la notifica successiva dell’infrazione, ritenendo legittima esclusivamente la contestazione immediata, quanto enunciare il principio che il giudice chiamato a valutare il fatto abbia la possibilità di considerare la congruità dei motivi che rendono impossibile la contestazione.

È necessario soltanto che questi motivi siano riferiti al caso concreto, adeguatamente circostanziati e non vaghi e generici.

La notificazione successiva, pertanto, appare legittima se dal verbale emergono elementi oggettivi ed univoci che rendono obiettivamente giustificata la mancanza della contestazione immediata, non potendosi ricorrere all’utilizzo di clausole di rito, costituite dalla mera riproduzione del testo di norme, che non possono validamente suffragare le condizioni che giustifichino la mancanza della contestazione immediata.

D’altra parte appare chiaro che il giudice non possa esprimere valutazioni nel merito né sulle modalità del servizio di vigilanza stradale svolto, né in ordine all’estrema possibilità, di una diversa predisposizione del servizio stesso, impiegando ad esempio più operatori.

Sulla base di quest’ultima considerazione, peraltro espressamente richiamata dalla Suprema Corte nelle motivazioni delle citate sentenze, e delle disposizioni dell’art. 384 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada(D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495), non può ritenersi illegittimo l’utilizzo di apparecchiature che consentono di rilevare la velocità solo dopo che il veicolo del trasgressore è transitato davanti agli operatori quando, per la tutela degli operatori addetti al servizio e degli altri utenti della strada, sia obiettivamente impossibile, da parte di una sola unità operativa, il fermo immediato del veicolo.

Disposizioni operative

Salvo situazioni contingenti, ed a titolo meramente esemplificativo, la situazione sopraindicata può dirsi sempre esistente sulle autostrade o sulle strade extraurbane principali prive di barriere o restringimenti che consentono la contestazione immediata; sulle strade a più corsie per senso di marcia, urbane ed extraurbane, prive di spazi adatti per effettuare il fermo dei veicoli; in tutte le situazioni in cui sia obiettivamente pericoloso procedere a fermare il trasgressore per l’incolumità degli utenti, degli operatori e per la sicurezza della circolazione.

In presenza di tali oggettive circostanze, codesti Uffici potranno continuare ad operare in funzione del numero di operatori effettivamente disponibili, e quindi anche attraverso la predisposizione di servizi del controllo della velocità con una sola unità operativa, avendo cura di inserire specifica e circostanziata motivazione nel verbale di contestazione notificato successivamente.

Richiamando la nota n. 300/A/56516/144/5/20/3 del 25 agosto 1995, sono da escludere dai casi di esonero della contestazione immediata tutte le ipotesi in cui è possibile effettuare il fermo del veicolo senza rischi per gli operatori o per gli utenti, anche facendo ricorso all’impiego articolato di più operatori (es.: veicolo che procedeva ad una velocità di 65 km/h in un tratto di strada urbana, con una corsia per senso di marcia, dove il limite era fissato in 50 km/h).

In tali casi, la contestazione va effettuata immediatamente, risultando diversamente illegittima la notifica successiva dell’infrazione.

Premesso quanto sopra, codesti Uffici, nei verbali elevati per le violazioni di cui all’art. 142 del Codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), e notificati ai sensi dell’art. 201 del Codice della strada e dell’art. 384 del Reg. codice della strada(D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) indicheranno specificatamente, secondo i criteri dianzi indicati, i motivi che non hanno reso possibile la contestazione immediata.

Le Prefetture sono pregate di dare la massima diffusione al contenuto della presente ai comandi delle Polizie municipali, e di fare riferimento alla presente direttiva in caso di ricorsi prodotti dagli utenti.

Circ. Min. interno 13 febbraio 2001, n. M/2413/19 - Ordinanza prefettizia di confisca del veicolo in danno all'acquirente pur non essendo intervenuta la trascrizione al P.R.A. Quesito.

È stato chiesto di conoscere l'avviso della scrivente in merito alla valenza da attribuire alla trascrizione del trasferimento di proprietà dei veicoli presso il P.R.A. ai fini dell'individuazione dei soggetti obbligati in solido ai sensi dell'art. 196 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285.) In proposito si formulano le seguenti considerazioni.

L'art. 141, comma 1, dell'abrogato Codice della strada (D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393) stabiliva che qualora la contravvenzione non poteva essere immediatamente contestata gli estremi della stessa dovevano essere notificati all'intestatario del documento di circolazione.

Successivamente, con legge 24 marzo 1989, n. 122, si precisò che quando il trasgressore non fosse identificato, gli estremi dell'accertamento della violazione dovevano essere notificati all'intestatario del documento di circolazione o al proprietario del veicolo che risultava al P.R.A. alla data dell'accertamento.

L'art. 201 del Nuovo Codice della strada, nel confermare la precedente normativa, ha aggiunto che "le notificazioni si intendono validamente eseguite quando siano fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto, risultante dalla carta di circolazione … o dal P.R.A. ….." (comma 3).

Inoltre, l'art. 386 del Reg. Codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495), in considerazione dell'ipotesi di tardiva trascrizione nel P.R.A. dei trasferimenti dei diritti sugli autoveicoli, ha previsto che il precedente proprietario del mezzo informi l'organo accertatore dell'avvenuto trasferimento della proprietà indicando gli estremi del relativo atto notarile.

Dalle suddette disposizioni e soprattutto dall'esplicito richiamo all'atto notarile sembra evincersi la volontà del legislatore del Nuovo Codice della strada di richiedere un intervento attivo nel procedimento amministrativo da parte dell'interessato il quale può informare l'ufficio procedente che non è più il proprietario del veicolo, fornendo la prova chiesta dallo stesso Codice della strada (atto notarile), senza la quale il suddetto ufficio non sarebbe legittimato a rinnovare la notificazione nei confronti del nuovo proprietario.

In questo quadro, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, la responsabilità solidale del proprietario (ai sensi dell'art. 196 del Codice della strada), deve essere affermata ogni qualvolta lo stesso non provi che l'utilizzazione del mezzo sia avvenuta contro la sua volontà.

"Tale responsabilità, pertanto, non resta esclusa dal fatto che il proprietario abbia consegnato il veicolo a chi lo ha posto in circolazione in base a procura a vendere" (Corte di Cassazione n. 1089 del 10 febbraio 1990, e n. 3476 del 12 aprile 1996).

Tuttavia, secondo una giurisprudenza formatasi per lo più sotto la vigenza del vecchio Codice della strada, quando la questione involge l'effettiva titolarità della proprietà, tale titolarità "va accertata alla stregua delle comuni regole civilistiche, in base alle quali, in caso di vendita dell'autoveicolo, l'effetto traslativo della proprietà si verifica a seguito del mero consenso delle parti (art. 1376 c.c.) mentre la trascrizione del trasferimento nel pubblico registro automobilistico non incide sulla validità dell'atto traslativo o sull'efficacia dell'atto stesso, essendo preordinata al solo fine di regolare i conflitti tra pretese contrastanti sullo stesso veicolo; pertanto, le risultanze del pubblico registro automobilistico, sul quale non sia stata effettuata tale trascrizione, non rendono la vendita inopponibile al prefetto, competente ad applicare la sanzione amministrativa, ma hanno un valore di presunzione semplice, che può essere vinta con ogni mezzo di prova". (Corte di Cassazione n. 4315 del 4 maggio 1994).

In questo quadro, anche l'Avvocatura generale dello Stato nel formulare alcuni pareri al riguardo, sembra aderire, prevalentemente, alla suddetta tesi giurisprudenziale piuttosto che al dato testuale risultante dalle norme del Nuovo Codice della strada sopra richiamate.

Circ. Ministero dell’interno,13 aprile 2001, n. 24 - Contestazione immediata - Sentenza della Corte di Cassazione, Sezione prima civile n. 2494 del 14 dicembre 2000.

Con la circolare 2 agosto 2000, n. 81, diramata ai Prefetti in data 2 agosto 2000, sono state fornite alcune indicazioni in ordine all’applicazione delle disposizioni in materia di accertamento e sanzione della violazione dell’art. 142 del Codice della strada(D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), rilevata a mezzo delle apposite apparecchiature previste dall’art. 384 del Reg. Codice della strada(D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495), con specifico riguardo al profilo che regola la contestazione immediata dell’illecito al trasgressore.

Sulla problematica è nuovamente intervenuta la Corte di Cassazione - Sezione prima - la quale con l’unita sentenza n. 2494 del 14 dicembre 2000 ha ulteriormente precisato i termini nei quali la questione si pone.

Secondo la Corte, in particolare, l’art. 384 del Reg. Codice della strada, nell’identificare determinati casi di impossibilità di contestazione immediata, consente di individuarne alcuni che «non lasciano, ove ricorrano, alcun margine di apprezzamento in sede giudiziaria circa la possibilità di contestazione immediata, per cui la loro indicazione nel verbale di accertamento notificato implica di per sé l’affermazione “ex lege” della impossibilità di contestazione immediata».

Tali casi sono quelli di cui alle lettere b), c), d), e), (con esclusione dell’ipotesi relativa all’impossibilità di fermare il veicolo in tempo utile e nei modi regolamentari) ed f) dell’art. 384 del Reg. Codice della strada.

Invece, le uniche ipotesi che, sempre secondo a Suprema Corte, lasciano margini di apprezzamento in sede giudiziaria sono quelle di cui alla lettera a) e alla lettera e) (limitatamente all’ipotesi relativa all’impossibilità di fermare il veicolo in tempo utile e nei modi regolamentari) dell’art. 384 in esame; in ordine alle quali pertanto l’organo accertatore deve proporre una più attenta motivazione sulla quale può esercitarsi il sindacato del giudice.

Anche in taluni casi, tuttavia, non possono censurarsi le modalità di organizzazione del servizio di Polizia stradale.

Così impostata la questione, appare evidente che le ipotesi in cui il giudice può ritenere illegittimo l’accertamento risultino considerevolmente circoscritte.

Tale possibilità potrebbe, ad esempio, ricorrere quando, malgrado il dispiegamento di una pluralità di pattuglie, il veicolo non sia stato fermato (sempre che le stesse unità operative non siano impegnate in concomitanti esigenze di servizio), ovvero quando la velocità del mezzo non sia tale da impedirne il fermo (sempre che l’organo accertatore organizzi il servizio in modo tale da poter contestare immediatamente la violazione).

Invero, l’art. 384 Codice della strada ha «inteso ricomprendere fra i casi di impossibilità di contestazione immediata ... tutti quelli in cui in concreto il servizio sia stato organizzato in modo che il fermo del veicolo in tempo utile e nei modi regolamentari non sia possibile, ovvero scevro da pericolo” (Corte di Cassazione n. 2494 del 14 dicembre 2000).

Pertanto, eventuali decisioni dei giudici di pace in contrasto con il citato orientamento giurisprudenziale dovranno essere segnalate all’Avvocatura dello Stato per le competenti valutazioni circa l’eventuale proposizione del ricorso in Cassazione.

D.M. 6 agosto 2003 - Aggiornamento del compenso spettante per la notifica di atti delle pubbliche amministrazioni da parte dei messi comunali. (Gazz. Uff. 11 settembre 2003, n. 211 e ripubblicato nella Gazz. Uff. 27 ottobre 2003, n. 250).

1. 1. Le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, possono avvalersi, per le notificazioni dei propri atti, qualora non sia possibile eseguirle utilmente mediante il servizio postale o le altre forme previste dalla legge, dei messi comunali.

2. Al comune che vi provvede spetta, a decorrere dal 1° aprile 2003, per ogni singolo atto notificato la somma di Euro 5,56, oltre alle spese di spedizione a mezzo posta raccomandata con avviso di ricevimento secondo le tariffe vigenti nelle ipotesi previste dall’art. 140 del codice di procedura civile. La suddetta somma è aggiornata ogni tre anni in relazione all’andamento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati accertato dall’ISTAT, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno.

3. L’ente locale richiede, con cadenza semestrale, alle singole amministrazioni la liquidazione ed il pagamento delle somme spettanti per tutte le notificazioni effettuate per conto delle stesse amministrazioni, allegando la documentazione giustificativa. Alla liquidazione ed al pagamento delle somme dovute, per tutte le notificazioni effettuate per conto della stessa amministrazione dello Stato, provvede, con cadenza semestrale, il dipendente ufficio periferico avente sede nella provincia di appartenenza dell’ente locale interessato.

4. Le relative spese sono poste a carico della pertinente unità previsionale di base all’uopo individuata da ciascuna amministrazione.

Circ. Min. interno 25 giugno 2004, n. M/2413/12 - Articolo 146, comma 3, del Codice della strada. Infrazioni semaforiche accertate a mezzo di apparecchiature elettroniche.

Come è noto, l'articolo 201 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), così come modificato dal decreto legge 27 giugno 2003, n. 151, convertito nella legge 1 agosto 2003, n. 214, ha previsto la possibilità che la violazione dell'articolo 146, comma 3, nell'ipotesi di attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa, sia accertata senza l'obbligo di contestazione immediata e anche in assenza dell'organo di polizia, qualora rilevata con apposite apparecchiature debitamente omologate.

Alla luce di tale modifica normativa, il competente ufficio del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha sottoposto a riesame le apparecchiature destinate alla rilevazione automatica. Accertata, quindi, la rispondenza dei dispositivi alle prescrizioni regolamentari e fissate le nuove modalità di utilizzo, sentito il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ha proceduto - in data 18 marzo scorso - all'omologazione dei prototipi risultati idonei ovvero alla revoca della precedente autorizzazione.

In attesa del completamento delle suddette operazioni, alcuni organi di polizia hanno comunque proceduto agli accertamenti delle infrazioni previste dall'articolo 146, comma 3, del Codice della strada secondo le modalità indicate dal citato articolo 201, comma 1-ter, del Codice della strada.

Avverso tali accertamenti sono stati presentati numerosi ricorsi.

Alcune Prefetture, considerata la delicatezza della questione, hanno chiesto l'avviso di questo Dipartimento.

Al riguardo, si ritiene che i verbali di accertamento della violazione prevista all'articolo 146, comma 3, del Codice della strada effettuati, in modalità automatica (e cioè senza la presenza dell'organo accertatore), prima del 18 marzo 2004, per i quali è stato presentato ricorso, siano da archiviare. Ciò in quanto le apparecchiature utilizzate non erano debitamente omologate.

L'articolo 45 del Codice della strada e l'articolo 192 del regolamento di attuazione (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) prescrivono, infatti, che l'uso delle apparecchiature atte alla rilevazione automatica delle infrazioni sia condizionato alla preventiva omologazione ed approvazione da parte dei competenti uffici tecnici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che ne attestano la rispondenza alle prescrizioni stabilite nel regolamento e ne approvano il prototipo. Inoltre l'utilizzazione deve avvenire osservando le specifiche modalità di impiego, determinate nel provvedimento di omologazione.

L'annullabilità dei verbali trova ulteriore conferma nella circostanza che i dispositivi in esame, prima del 18 marzo scorso, erano omologati solo per essere utilizzati come strumenti di ausilio per l'organo accertatore, consentendo una più agevole identificazione dei trasgressori mediante chiara lettura e conseguente trascrizione delle targhe dei veicoli che erano serviti a commettere le violazioni.

Della questione è stato interessato il Gabinetto del Ministro nonché il competente ufficio del Dipartimento della pubblica sicurezza che hanno convenuto sulla linea interpretativa di questo ufficio, confortati in merito dal parere espresso dall'Avvocatura distrettuale di Brescia e dall'Avvocatura generale dello Stato.

Circ. Min. interno 26 gennaio 2005, n. M/2413/12 - Articolo 201, comma 1-ter, del codice della strada. Accertamento in modo automatico delle violazioni ai limiti di velocità.

Il decreto legge 27 giugno 2003, n. 151, convertito nella legge 1 agosto 2003, n. 214, tra le modifiche introdotte al codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), ha previsto la possibilità che, in deroga al principio generale di contestazione immediata delle violazioni amministrative, alcune infrazioni possano non solo essere notificate in tempi successivi, addirittura essere accertate in assenza dell'organo di Polizia stradale, purché il rilevamento avvenga mediante utilizzo di apposite apparecchiature debitamente omologate.

La novella normativa, introdotta al comma 1-ter dell'art. 201 del codice della strada ha, tuttavia, dato luogo a numerose incertezze interpretative, in particolare in relazione alla necessità di ulteriore omologazione del dispositivi attualmente in uso per la rilevazione delle violazioni alle norme di comportamento indicate alle lettere b) e f) del comma 1-bis del citato articolo 201.

In proposito, questo Dipartimento ha già espresso il proprio orientamento con circolare n. M/2413/12 del 25 giugno 2004, che si richiama integralmente.

In ogni caso, si ritiene di dover ribadire che gli accertamenti in automatico delle violazioni previste agli articoli 146, comma 3, 142, 148 e 176 del codice della strada sono correttamente effettuati solo qualora vengano eseguiti mediante apparecchiature che abbiano ottenuto una specifica omologazione per tale impiego.

Ne consegue che se i dispositivi di rilevamento attualmente in uso non hanno ottenuto la suddetta approvazione, possono essere utilizzati solo se gestiti direttamente dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità.

Della questione è stato interessato il competente Ufficio della Direzione generale per la motorizzazione, Dipartimento per i trasporti terrestri del Ministero delle infrastrutture e del trasporti, che ha convenuto sulla linea interpretativa di questo Ufficio.

Inoltre, per quanto concerne le violazioni agli articoli 142, 148 e 176 del codice della strada, si ritiene opportuno precisare che gli accertamenti effettuati in deroga al principio di contestazione immediata ovvero in assenza degli organi di Polizia stradale possono avvenire, mediante uso di apparecchiature debitamente omologate, solo sulle strade individuate all'articolo 4 del decreto legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2002, n. 168, e con le modalità ivi previste.

Vero è che la lettera f) del comma 1-bis «dell'articolo 201, così come formulata, facendo riferimento solo all'accertamento effettuato con i dispositivi di cui all'articolo 4 del decreto legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2002, n. 168...» sembrerebbe operare una tacita abrogazione, nelle parti non richiamate, del citato articolo 4 e di conseguenza consentirebbe il rilevamento, con le modalità prescritte, su ogni tipologia di strada.

Tuttavia questa impostazione non può essere assolutamente condivisa. Ciò in quanto è proprio nelle parti non richiamate dell'articolo 4, che si riterrebbero abrogate, che sono individuate le norme di comportamento la cui violazione può essere accertata e contestata con le modalità previste ai commi 1-bis e 1-ter dell'articolo 201 del codice della strada.

Alla luce delle argomentazioni svolte, rimanendo in vigore le disposizioni di cui all'articolo 4 del decreto legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2002, n. 168, il Prefetto conserva la competenza all'individuazione delle strade, diverse dalle autostrade o dalle strade extraurbane principali, ovvero di singoli tratti di esse, sui quali, utilizzando le apposite apparecchiature, si può procedere agli accertamenti con le modalità previste all'articolo 201, commi 1-bis e 1-ter del codice della strada.

Considerata la delicatezza delle questioni che investono rapporti con le amministrazioni locali, si richiama la particolare attenzione delle SS.LL. sull'esigenza di dare massima diffusione sul territorio delle indicazioni fornite con la presente nota.

Circ. Min. interno 25 giugno 2004, n. M/2413/12 - Articolo 146, comma 3, del Codice della strada. Infrazioni semaforiche accertate a mezzo di apparecchiature elettroniche.

Come è noto, <A ="../codice%20articoli/Art.201.htm">l'articolo 201 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), così come modificato dal decreto legge 27 giugno 2003, n. 151, convertito nella legge 1 agosto 2003, n. 214, ha previsto la possibilità che la violazione dell'articolo 146, comma 3, nell'ipotesi di attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa, sia accertata senza l'obbligo di contestazione immediata e anche in assenza dell'organo di polizia, qualora rilevata con apposite apparecchiature debitamente omologate.

Alla luce di tale modifica normativa, il competente ufficio del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha sottoposto a riesame le apparecchiature destinate alla rilevazione automatica. Accertata, quindi, la rispondenza dei dispositivi alle prescrizioni regolamentari e fissate le nuove modalità di utilizzo, sentito il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ha proceduto - in data 18 marzo scorso - all'omologazione dei prototipi risultati idonei ovvero alla revoca della precedente autorizzazione.

In attesa del completamento delle suddette operazioni, alcuni organi di polizia hanno comunque proceduto agli accertamenti delle infrazioni previste dall'articolo 146, comma 3, del Codice della strada secondo le modalità indicate dal citato articolo 201, comma 1-ter, del Codice della strada.

Avverso tali accertamenti sono stati presentati numerosi ricorsi.

Alcune Prefetture, considerata la delicatezza della questione, hanno chiesto l'avviso di questo Dipartimento.

Al riguardo, si ritiene che i verbali di accertamento della violazione prevista all'articolo 146, comma 3, del Codice della strada effettuati, in modalità automatica (e cioè senza la presenza dell'organo accertatore), prima del 18 marzo 2004, per i quali è stato presentato ricorso, siano da archiviare. Ciò in quanto le apparecchiature utilizzate non erano debitamente omologate.

L'articolo 45 del Codice della strada e l'articolo 192 del regolamento di attuazione (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) prescrivono, infatti, che l'uso delle apparecchiature atte alla rilevazione automatica delle infrazioni sia condizionato alla preventiva omologazione ed approvazione da parte dei competenti uffici tecnici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che ne attestano la rispondenza alle prescrizioni stabilite nel regolamento e ne approvano il prototipo. Inoltre l'utilizzazione deve avvenire osservando le specifiche modalità di impiego, determinate nel provvedimento di omologazione.

L'annullabilità dei verbali trova ulteriore conferma nella circostanza che i dispositivi in esame, prima del 18 marzo scorso, erano omologati solo per essere utilizzati come strumenti di ausilio per l'organo accertatore, consentendo una più agevole identificazione dei trasgressori mediante chiara lettura e conseguente trascrizione delle targhe dei veicoli che erano serviti a commettere le violazioni.

Della questione è stato interessato il Gabinetto del Ministro nonché il competente ufficio del Dipartimento della pubblica sicurezza che hanno convenuto sulla linea interpretativa di questo ufficio, confortati in merito dal parere espresso dall'Avvocatura distrettuale di Brescia e dall'Avvocatura generale dello Stato.

Circ. 20 agosto 2007, n. 300/A/1/26466/127/9 - Sentenza della Corte Costituzionale n. 477 del 26 novembre 2002 in tema di notificazione degli atti civili ed amministrativi. Applicazione delle notifiche dei verbali di contestazione per illeciti stradali.

La notifica dei verbali delle infrazioni al codice della strada (D.Lgs. n. 285 del 1992), nei casi in cui si debba procedere a contestazione differita avviene, ai sensi dell'art. 201, comma 3 del C.d.S., secondo le modalità previste dal codice di procedura civile ovvero a mezzo del servizio postale, secondo le disposizioni dell'articolo 149 c.p.c. e dell'articolo 4 della legge 20 novembre 1982, n. 890.

In proposito, la Corte Costituzionale, con sent. n. 477 del 26 novembre 2002, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 149 c.p.c. e dell'art. 4, comma 3 della legge 20 novembre 1982, n. 890 nella parte in cui prevede che la notificazione si perfezioni, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna all'Ufficio postale.

La decisione, ponendo sullo stesso piano il diritto del notificante di ottenere la notifica dell'atto entro i termini di decadenza imposti dalla legge ed il diritto di impugnazione del destinatario dell'atto, distingue due momenti: quello in cui la notifica deve considerarsi perfezionata per il notificante e quello successivo in cui si perfeziona per il destinatario.

Sulla base del conforme parere espresso dall'Ufficio per l'Amministrazione Generale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dalla Direzione Centrale per l'Amministrazione Generale e per gli Uffici Territoriali del Governo del Dipartimento Affari Interni e Territoriali di questo Ministero, si chiarisce che il principio stabilito dalla citata sentenza della Corte Costituzionale, espressamente riferito alle notificazioni di atti giudiziari civili ed amministrativi, produce i suoi effetti anche nei procedimenti di notifica a mezzo posta dei verbali di contestazione di illeciti stradali.

In sostanza, la notifica dei verbali di contestazione si deve considerare perfezionata per l'Ufficio di Polizia mittente dal momento della consegna dei verbali stessi all'Ufficio postale, indipendentemente dalla data di effettiva ricezione da parte del destinatario. Ciò in quanto gli effetti della notificazione a mezzo posta sono ricollegati, per quanto riguarda l'Ufficio di Polizia notificante, al solo compimento delle formalità ad esso direttamente imposte dalla legge, ossia alla consegna dell'atto da notificare all'organo incaricato, essendo la successiva attività di quest'ultimo e dei suoi ausilari, quale appunto gli agenti postale, sottratta totalmente al suo controllo ed alla sua sfera di disponibilità.

Non subisce mutamenti, invece, il momento di notificazione dell'atto per il destinatario. Per questi, infatti, la notifica si perfeziona solo alla data di effettiva ricezione dell'atto, attestata dall'avviso di ricevimento ovvero, in caso di impossibilità di consegna, alla data della compiuta giacenza del plico all'ufficio postale, con la conseguente decorrenza, da quella stessa data, di qualsiasi termine imposto al destinatario medesimo.


Circ. Min. interno n. 26466 del 20 agosto 2007 - Sentenza della Corte Costituzionale n. 477 del 26.1 I .2002 in tenia di notificazione degli ani civili ed amministrativi. Applicazione alle notifiche dei verbali di contestazione per illeciti stradali (Art. 201 C.d.S.).

La notifica dei verbali delle infrazioni al Codice della Strada, nei casi in cui si debba procedere a contestazione differita avviene, ai sensi dell’art. 201, comrn 3 del C.d.S. secondo le modalità previste dal codice di procedura civile ovvero a mezzo del servizio postale, secondo le disposizioni dell’articolo 149 CPC e dell’articolo 4 della L. 20° 1.1982, n. 890.

In proposito, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 477 del 26 novembre 2002, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’an, 149 CPC e dell’art. 4, comma 3 della. L. 20.11.1982, n. 890 nella parte in cui prevede che la notificazione si perfezioni, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna all’Ufficio Postale.

La decisione, ponendo sullo stesso piano il diritto del notificante di ottenere [a notifica dell’atto entro i termini di decadenza imposti dalla legge ed il diritto di impugnazione del destinatario dell’atto, distingue due momenti: quello in cui la notifica deve considerarsi perfezionata per il notificante e quello successivo in cui si perfeziona per il destinatario.

Sulla base del conforme parere espresso dall’Ufficio per l’Amministrazione Generale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dalla Direzione Centrale per l’Amministrazione Generale e per gli Uffici Territoriali del Governo del Dipartimento Affari Interni e Territoriali di questo Ministero, si chiarisce che il principio stabilito dalla citata sentenza della Corte Costituzionale, espressamente riferito alle notificazioni di atti giudiziari civili ed amministrativi, produce i sui effetti anche nei procedimenti di notifica a mezzo posta dei verbali di contestazione di illeciti stradali. In sostanza, la notifica dei verbali di contestazione si deve considerare perfezionata per l’Officio di Polizia mittente dal momento della consegna dei verbali stessi all’Ufficio postale, indipendentemente dalla data di effettiva ricezione da pane del destinatario.

Ciò in quanto gli effetti della notificazione a mezzo posta sono ricollegati, per quanto riguarda l’Ufficio di Polizia notificante, al solo compimento delle formalità ad esso direttamente imposto dalla legge, ossia alla consegna dell’atto da notificare all’organo incaricato, essendo la successiva attività di quest’ultimo e dei suoi ausiliari, quale appunto gli agenti postali, sottratta totalmente al suo controllo cd alla sua sfera di disponibilità. Non subisce mutamenti, invece, il momento di notificazione dell’atto per il destinatario.

Per questi, infatti, la notifica si perfeziona solo alla data. di effettiva ricezione dell’atto attestata dall’avviso di ricevimento ovvero, in caso di impossibilita di consegna, alla data della compiuta giacenza del plico allufficio postale, con la conseguente decorrenza, da quella stessa data, di qualsiasi termine imposto al destinatario medesimo.

Nota Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.25 settembre 2008, n. 75753 - Autorizzazione prefettizia per accertamento remoto della velocità a mezzo autovelox ex legge n. 168 del 2002.

Con riferimento alla nota in oggetto si chiarisce che solo per gli accertamenti di cui alla lettera f) del comma 1-bis dell’art. 201 del Codice della strada (D.Lgs. n. 285 del 1992) è necessario il preventivo decreto prefettizio di individuazione della strada o tratto di strada di tipo C o D, in quanto è previsto l’impiego di apparecchiature a funzionamento automatico senza la presenza dell’organo di Polizia stradale.

Per gli accertamenti di cui alla lettera e) dello stesso comma non occorre alcun provvedimento in quanto l’attività è svolta direttamente dall’organo di Polizia stradale che gestisce sul posto le apparecchiature di rilevamento, su qualsiasi tipo di strada.

Per entrambe le modalità non vi è obbligo di contestazione immediata.

La norma del richiamato articolo 4 del D.L. n. 121 del 2002 e seguenti modifiche disciplina l’attività di controllo a distanza del traffico finalizzata all’accertamento degli illeciti di cui agli artt. 142 e 148 e 176 del Codice della strada, cioè l’installazione e l’impiego di dispositivi che siano in grado di rilevare, anche in modo automatico, le violazioni senza la presenza o l’intervento contestuale dell’operatore di Polizia stradale ovvero di mezzi tecnici che consentono all’operatore preposto al controllo, che effettua una costante attività di monitoraggio del traffico a distanza, di accertare l’illecito in un luogo diverso da quello in cui esso si sviluppa e nel momento in cui si compie.

Occorre precisare, tuttavia, che la disposizione dell’articolo 4 non sostituisce le norme generali del Codice della strada in materia di accertamento degli illeciti; piuttosto, le integra prevedendo una procedura speciale per l’attività di controllo e di accertamento delle violazioni realizzato senza il diretto intervento di un operatore di Polizia stradale, ed introducendo un’espressa eccezione al principio della contestazione immediata di cui all’art. 200 del Codice della strada, quando l’accertamento avviene su strade ed in situazioni in cui la contestazione immediata, per motivi oggettivi, è comunque impossibile, molto difficoltosa ovvero pericolosa per il personale operante o per gli utenti della strada.

V. Circ. Min. interno 14 maggio 2008 - Apparecchiature semaforiche "I-Red". Parere dell'avvocatura Generale dello Stato.

 

  Dottrina 

Note:

Norma modificata 

Contenuti 

Rispetto al codice della strada 

Rispetto al decreto legge n. 151 del 2003 

art. 201 CdS 

Si sono disciplinati in modo più organico i casi in cui è 

La disposizione consentirà di effettuare un'attività di 

È stato meglio chiarito che, nei casi in cui la 

Modifiche ai comma 1 

consentita la notificazione successiva del verbale di contestazione anche allo 

controllo senza procedere alla contestazione immediata delle violazioni 

contestazione immediata non è necessaria, non occorre alcuna motivazione 

Introduzione dei commi 1-bis e 1-ter 

scopo di armonizzarli con le recenti disposizioni in materia di controlli remoti introdotte dalla legge n. 168 del 2002. 

in una serie molto ampia di casi. Viene definitivamente affermata la possibilità di impiego delle tecnologie per il controllo sistematico delle 

per giustificarne la mancanza. 

 

In alcuni casi (semaforo rosso, tecnologie di controllo remoto, controllo 

violazioni, anche senza la presenza dell'operatore di polizia. 

 

 

dei varchi e delle corsie riservate) si è previsto che non sia richiesta la presenza dell'organo di polizia se l'accertamento avviene con apparecchiature automatiche omologate. 

La modifica normativa ha fornito una copertura normativa adeguata per risolvere la questione della legittimità degli accertamenti non contestati immediatamente. Con la 

 

 

Si è adeguata la procedura di notificazione stabilendo che il termine di 150 giorni per la notifica del verbale decorrano dal giorno in cui, per la P.A., è conoscibile l'intestatario del veicolo. 

norma del comma 1-bis sono stati individuati i casi in cui l'accertamento può essere compiuto senza contestazione immediata senza margini di apprezzamento circa la  

 

 

Nei casi in cui il veicolo oggetto di controllo senza contestazione immediata appartenga ad un'Amministrazione Pubblica, il procedimenti di notificazione del verbale è sostituito da una richiesta di informazioni all'ufficio a 

natura o la motivazione dell'impossibilità. Se ricorrono i casi indicati da questa norma, perciò, il verbale notificato implica di per sé l'affermazione "ex lege" della impossibilità della contestazione immediata. 

 

 

cui appartiene il veicolo allo scopo di accertare preventivamente l'esistenza di eventuali cause di giustificazione connesse 

La garanzia difensiva era già stata introdotta dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 198 del 17 giugno 1996. 

 

 

all'adempimento delle attività istituzionali. 

La procedura non era prevista ma era già una consolidata prassi amministrativa. 

 

art. 4 del D.L. n. 121 del 2002 convertito con legge n. 168 del 2002 

Si è previsto che le procedure di accertamento remoto delle violazioni siano estese anche alle violazioni dell'art. 176 CdS (marcia in corsia d'emergenza in autostrada, inversione di marcia, ecc.). 

La previsione era già vigente: si sono estesi i casi di utilizzo e chiarite le modalità di accertamento 

Sono state apportate solo modifiche di carattere formale 

Sanzioni 

non presente