Codice  

Art.158. Divieto di fermata e di sosta dei veicoli.

1. La fermata e la sosta sono vietate:

a) in corrispondenza o in prossimità dei passaggi a livello e sui binari di linee ferroviarie o tranviarie o così vicino ad essi da intralciarne la marcia;

 b) nelle gallerie, nei sottovia, sotto i sovrapassaggi, sotto i fornici e i portici, salvo diversa segnalazione;

 c) sui dossi e nelle curve e, fuori dei centri abitati e sulle strade urbane di scorrimento, anche in loro prossimità;

 d) in prossimità e in corrispondenza di segnali stradali verticali e semaforici in modo da occultarne la vista, nonché in corrispondenza dei segnali orizzontali di preselezione e lungo le corsie di canalizzazione;

 e) fuori dei centri abitati, sulla corrispondenza e in prossimità delle aree di intersezione;

 f) nei centri abitati, sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 m dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale, salvo diversa segnalazione;

g) sui passaggi e attraversamenti pedonali e sui passaggi per ciclisti, nonché sulle piste ciclabili e agli sbocchi delle medesime (Comma così modificato  dall'art. 80, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.) ;

 h) sui marciapiedi, salvo diversa segnalazione ( Così corretto con avviso pubblicato nella Gazz. Uff. 9 febbraio 1993, n. 32. Comma così modificato  dall'art. 80, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.).

2. La sosta di un veicolo è inoltre vietata:

a) allo sbocco dei passi carrabili;

 b) dovunque venga impedito di accedere ad un altro veicolo regolarmente in sosta, oppure lo spostamento di veicoli in sosta;

 c) in seconda fila, salvo che si tratti di veicoli a due ruote, due ciclomotori a due ruote o due motocicli;

 d) negli spazi riservati allo stazionamento e alla fermata degli autobus, dei filobus e dei veicoli circolanti su rotaia e, ove questi non siano delimitati, a una distanza dal segnale di fermata inferiore a 15 m, nonché negli spazi riservati allo stazionamento dei veicoli in servizio di piazza;

 e) sulle aree destinate al mercato e ai veicoli per il carico e lo scarico di cose, nelle ore stabilite;

 f) sulle banchine, salvo diversa segnalazione;

 g) negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli per persone invalide di cui all'art. 188 e in corrispondenza degli scivoli o dei raccordi tra i marciapiedi, rampe o corridoi di transito e la carreggiata utilizzati dagli stessi veicoli (v. Nota Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,7 marzo 2013, n. 1474, riportata di seguito);

 h) nelle corsie o carreggiate riservate ai mezzi pubblici;

 i) nelle aree pedonali urbane;

 l) nelle zone a traffico limitato per i veicoli non autorizzati;

 m) negli spazi asserviti ad impianti o attrezzature destinate a servizi di emergenza o di igiene pubblica indicati dalla apposita segnaletica;

 n) davanti ai cassonetti dei rifiuti urbani o contenitori analoghi;

 o) limitatamente alle ore di esercizio, in corrispondenza dei distributori di carburante ubicati sulla sede stradale ed in loro prossimità sino a 5 m prima e dopo le installazioni destinate all'erogazione (Comma così modificato  dall'art. 80, D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 (Gazz. Uff. 15 settembre 1993, n. 217, S.O.) .

3. Nei centri abitati è vietata la sosta dei rimorchi quando siano staccati dal veicolo trainante, salvo diversa segnalazione.

4. Durante la sosta e la fermata il conducente deve adottare le opportune cautele atte a evitare incidenti ed impedire l'uso del veicolo senza il suo consenso.

5. Chiunque viola le disposizioni del comma 1 e delle lettere d), g) e h) del comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 40 a euro 163 (V. Nota Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,7 marzo 2013, n. 1474, riportata di seguito).

6. Chiunque viola le altre disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 23 a euro 92 (Sanzione esclusa dall'adeguamento previsto dal D.M. 22 dicembre 2010 (Gazz. Uff. 31 dicembre 2010, n. 305), ai sensi di quanto disposto dall'art. 1, comma 2, dello stesso decreto), per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e da euro 39 a euro 159 (Comma così modificato dalla lettera b) del comma 2 dell'art. 27, L. 29 luglio 2010, n. 120).

per i restanti veicoli (Comma così modificato dalla lettera b) del comma 2 dell'art. 27, L. 29 luglio 2010, n. 120).

7. Le sanzioni di cui al presente articolo si applicano per ciascun giorno di calendario per il quale si protrae la violazione.

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Aggiornamenti all'articolo
Data Pubblicazione  
09/02/1993 Avviso di rettifica (in G.U. 09/02/1993, n.32) relativo all'art. 158, comma 1, lettera g).
15/09/1993 Il DECRETO LEGISLATIVO 10 settembre 1993, n. 360 (in SO n.86, relativo alla G.U. 15/09/1993, n.217) ha disposto (con l'art. 80, comma 1, lettera a)) la modifica dell'art. 158, comma 1, lettera g); (con l'art. 80, comma 1, lettera b)) la modifica dell'art. 158, comma 2.
30/06/2003 Il DECRETO-LEGGE 27 giugno 2003, n. 151 (in G.U. 30/06/2003, n.149) , convertito con modificazioni dalla L. 1 agosto 2003, n. 214 (in SO n.133, relativo alla G.U. 12/08/2003, n. 186) ha disposto (con l'art. 3, comma 8-bis) la modifica dell'art. 158, comma 5.
29/07/2010 La LEGGE 29 luglio 2010, n. 120 (in SO n.171, relativo alla G.U. 29/07/2010, n.175) ha disposto (con l'art. 27, comma 2, lettera a)) la modifica dell'art. 158, comma 5; (con l'art. 27, comma 2, lettera b)) la modifica dell'art. 158, comma 6.

Decurtazione punti (Art. 126-bis CdS)

Articolo Comma Ipotesi Descrizione infrazione Punti decurtati Punti decurtati (neo patentati) In vigore
158 5 AN SOSTAVA VEICOLO NELLO SPAZIO RISERVATO ALLO STAZIONAMENTO O FERMATA DI AUTOBUS,FILOBUS O VEIC. SU ROTAIE. 2 4  
158 5 BN SOSTAVA VEICOLO AD UNA DISTANZA INFERIORE A 15MT.DA SEGNALE FERMATA BUS NELLO SPAZIO RISERVATO AI TAXI. 2 4  
158 5 CN SOSTAVA VEICOLO NELLO SPAZIO RISERVATO ALLA FERMATA O ALLA SOSTA DI VEICOLI PER PERSONE INVALIDE. 2 4  
158 5 DN SOSTAVA VEICOLO SULLO SPAZIO PER SCIVOLI, RACCORDI TRA MARCIAPIEDI,RAMPE,CORRIDOI,CARREGGIATA PER INVALIDI. 2 4  
158 5 EN LASCIAVA IN SOSTA IL VEICOLO NELLA CORSIA O NELLA CARREGGIATA RISERVATA AI MEZZI PUBBLICI. 2 4  
158 5 FN LASCIAVA IN SOSTA CICLOMOTORE O MOTOVEICOLO A DUE RUOTE NELLA CORSIA O NELLA CARREGGIATA RISERVATA AI MEZZI PUBBLICI. 2 4 Dal 13/08/2010
158 5 GN SOSTAVA CICLOMOTORE O MOTOVEICOLO A DUE RUOTE NELLO SPAZIO RISERVATO ALLO STAZIONAMENTO O FERMATA DI AUTOBUS,FILOBUS O VEIC. SU ROTAIE. 2 4 Dal 13/08/2010
158 5 HN SOSTAVA CICLOMOTORE O MOTOVEICOLO A DUE RUOTE AD UNA DISTANZA INFERIORE A 15MT.DA SEGNALE FERMATA BUS NELLO SPAZIO RISERVATO AI TAXI. 2 4 Dal 13/08/2010
158 5 IN SOSTAVA CICLOMOTORE O MOTOVEICOLO A DUE RUOTE NELLO SPAZIO RISERVATO ALLA FERMATA O ALLA SOSTA DI VEICOLI PER PERSONE INVALIDE. 2 4 Dal 13/08/2010
158 5 LN SOSTAVA CICLOMOTORE O MOTOVEICOLO A DUE RUOTE SULLO SPAZIO PER SCIVOLI, RACCORDI TRA MARCIAPIEDI,RAMPE,CORRIDOI,CARREGGIATA PER INVALIDI. 2 4 Dal 13/08/2010

 Giurisprudenza  

La norma di cui all'art. 11 del D.P.R. del 24 luglio 1996, n. 503 (Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici) il quale prevede che "alle persone detentrici del contrassegno di cui all'art. 12 (che presentano capacità di deambulazione sensibilmente ridotta) viene consentita, dalle autorità competenti la circolazione e la sosta del veicolo al loro specifico servizio, purché ciò non costituisca grave intralcio al traffico, nel caso di sospensione o limitazione della circolazione per motivi di sicurezza pubblica, di pubblico interesse o per esigenze di carattere militare, ovvero quando siano stati stabiliti obblighi o divieti di carattere permanente o temporaneo, oppure quando sia stata vietata o limitata la sosta", nonché l'ordinanza del sindaco del comune, secondo cui il contrassegno speciale della circolazione rilasciato ai portatori di handicap consente a questi ultimi la sosta ove vige il divieto a condizione che non sia di intralcio al traffico, debbono ritenersi applicabili limitatamente ai casi in cui la sosta sia stata vietata con apposito provvedimento di autorità competente (ai sensi degli artt. 6, comma 4, lettera d e 7, comma 1, lettera a del codice della strada), e non operano invece in presenza di divieti direttamente previsti dalla legge, come quello di cui all'art. 158, comma 2, lettera d, del Codice della Strada, né in presenza di un provvedimento amministrativo.  Cass. civ. Sez. II, 24-04-2009, n. 9822, CED Cassazione 2009.

  E’ infondata la questione di giurisdizione del giudice di pace in materia di cognizione della legittimità dei provvedimenti amministrativi posti a fondamento di pretese sanzionatorie conseguenti alla violazione delle disposizioni concernenti la sosta dei veicoli.  Pertanto, il giudice ordinario, essendo in contestazione il diritto del cittadino di non essere sottoposto al pagamento di somme oltre i casi previsti dalla legge, ha la possibilità di conoscere incidentalmente la legittimità del provvedimento amministrativo posto a base della pretesa sanzionatoria, ai fini della sua disapplicazione. Sono illegittimi i provvedimenti amministrativi istitutivi delle zone di parcheggio a pagamento, adottati in violazione dell’obbligo di provvedere alla creazione di zone di parcheggio libero nelle immediate vicinanze. Tale obbligo non sussiste solo con riferimento alle zone “pedonali”, a quelle a “traffico limitato”, ed in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, nelle quali sussistono esigenze e condizioni particolari di traffico.

Corte di Cassazione – sez. un. – 9 gennaio 2007, n. 116 – Pres. Carbone – Rel. Bonomo

 Al Presidente di un tribunale non è consentito derogare ai divieti di sosta stabiliti dalle competenti autorità amministrative. Per questo, non è possibile invocare alcuna esimente, ex art. 4 legge 689/1981, nel caso in cui un soggetto, autorizzato dal Presidente di un tribunale abbia violato il divieto di sosta, parcheggiando in zona non consentita. L’assenza in capo al magistrato di un tale potere, determina l’illegittimità dell’autorizzazione e la sua sindacabilità e dunque la non configurabilità dell’esimente dell’adempimento dell’ordine. Corte di Cassazione I sez. civile – 26 ottobre 2006, n. 23016 – Pres. Losavio -  Rel. De Chiara

L’art. 7 del Codice della strada consente all’autorità amministrativa ( ovvero al sindaco ex. art. 381 reg. al cod. strad. ) di autorizzare determinate categorie di soggetti a sostare nei luoghi nei quali è limitata o esclusa la sosta di veicoli. Peraltro tale potere è escluso in tutti quei casi in cui lo stesso legislatore ( artt. 158 e 159 Cod. strad.) ha previsto situazioni di pericolo per la circolazione stradale tali da imporre il rispetto del divieto a tutte le categorie di utenti, stabilendo per taluna di esse, quale sanzione, anche la rimozione forzata del veicolo stesso. Nel caso di specie il Consiglio di Stato rigetta l’appello di un automobilista disabile avverso la sentenza del TAR, con la quale era rigettato il ricorso dello stesso contro il provvedimento del Sindaco di Venezia.   Tale provvedimento era impugnato nel punto in cui non accordava, al ricorrente, la deroga al divieto di parcheggio in zone “ove vige il divieto di sosta con rimozione del veicolo.” Consiglio di Stato sez. V – 28 luglio 2005 n. 4051 –Pres. Iannotta – Est. Fera.

Il divieto di sosta nei centri abitati in corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse trova la sua fonte direttamente nella legge, comma 1 lettera f) dell'articolo 158 del codice della strada, per cui non è necessaria al riguardo alcuna specifica segnalazione, così come non è richiesto un apposito avviso di rimozione dei veicoli in sosta vietata. La detta rimozione è espressamente prevista dall'articolo 159 del codice della strada nell'ipotesi di violazione del detto divieto di sosta e per l'esercizio del relativo potere non è necessaria una specifica motivazione. Cass. civ. Sez. II, 26-04-2005, n. 8686 Riccardi c. Comune di S. Giorgio a Cremano Guida al Diritto, 2005, 23, 57

E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 3, commi primo e secondo, e 32 della Costituzione, dell'art. 158, comma 2, lettera g), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in combinato disposto con gli artt. 11 e 12 del d.P.R. 24 luglio 1996, n. 503 e dell'art. 381 del d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, nella parte in cui individuano "quali soggetti legittimati a beneficiare degli appositi contrassegni per invalidi civili, abilitanti alla sosta e fermata negli appositi spazi e parcheggi delineati sulle strade comunali, gli invalidi civili non deambulanti e non invece anche soggetti parimenti affetti da patologie gravemente invalidanti, ma, a differenza degli altri, ambulanti". Il giudice 'a quo', infatti, omette di fornire qualsivoglia elemento descrittivo in ordine alla fattispecie concreta sottoposta al suo giudizio, impedendo così alla Corte di esercitare il doveroso controllo sulla rilevanza della questione prospettata.  Corte cost. (Ord.) 25-11-2004, n. 362, Sito uff. Corte cost., 2004
 

L'ordinanza sindacale che, emanata ex art. 5 c.s. (D.Lgs. 30 aprile 1992 come modificato dal D.Lgs. 10 settembre 1993, n.360 e dal D.L. 27 giugno 2003, n. 151), impartisca prescrizioni volte ad evitare "turbativa alla circolazione stradale mediante fermata o arresta anche temporaneo del veicolo", tenuto conto dell'afflusso in alcune zone della città di conducenti di veicoli richiamati dalla presenza di prostitute, deve essere resa nota al pubblico mediante i prescritti segnali, a nulla rilevando che la reale finalità sottesa all'emissione del provvedimento sia propriamente quella di creare difficoltà all'esercizio del meretricio.  Cass. civ. sez. I 07-10-2004, n. 19995 Comune di Alessandria c. C.A., Arch. Giur. Circolaz., 2005, 1, 19

Dall'accertamento della sosta vietata in zona a traffico limitato non può dedursi presuntivamente che l'accesso in detta zona sia avvenuto nelle ore in cui lo stesso è vietato. Cass. civ. Sez.I 16-03-2001, n. 3837 Benignetti c. Pref. Forlì, Foro It., 2002, I, 1502

Posto che la sosta di un veicolo su strade o aree pubbliche rientra nell’ampio concetto di circolazione, è operante la presunzione di colpa di cui all’art. 2054, 1º comma, c.c., e conseguente obbligo di risarcimento danni, a carico del conducente di autoveicolo ove risulti accertato il nesso di causalità tra l’irregolare sosta di quest’ultimo e l’interruzione momentanea del traffico autotranviario. Giudice di pace Torino, 28-03-2000. Arch. circolaz., 2001, 48

Non deve ritenersi sussistere identità necessaria tra la circostanza di avere lasciato l’auto «in doppia fila», e l’avere causato un intralcio alla circolazione; pertanto, se nel verbale di contestazione redatto dalla polizia municipale sia contestato all’automobilista di avere lasciato l’auto in doppia fila, e nell’ordinanza ingiunzione emessa dal prefetto sia addebitato per contro il fatto di avere causato intralcio alla circolazione, il giudice investito dell’opposizione all’ordinanza-ingiunzione ha l’onere di accertare, se nel fatto contestato dalla polizia municipale fossero ravvisabili gli estremi dell’infrazione posta a fondamento dell’ordinanza-ingiunzione.   Cass., sez. III, 01-12-1999, n. 13365. Arch. circolaz., 2000, 21

L’assenza di collisione materiale tra veicoli importa l’applicazione non già della presunzione di uguale concorso di colpa di cui all’art. 2054, 2º comma c.c., bensì di quella prevista dal 1º comma, sempreché sia stato accertato il nesso di causalità tra la circolazione di uno dei due veicoli e il danno riportato dall’altro (fattispecie di interruzione di servizio causata dalla sosta di autoveicolo sulla corsia riservata ai mezzi pubblici). Giudice di pace Torino, 28-10-1997. Arch. circolaz., 1998, 602,   Cass., sez. I, 10-03-1997.

La condotta di colui il quale - avendo personalmente parcheggiato un veicolo in modo da impedire sia l’entrata che l’uscita da un passo carrabile - si rifiuti di obbedire all’ordine di rimozione del mezzo impartitogli da agenti di p.s. intervenuti sul posto per motivi di ordine pubblico, integra il reato di cui all’art. 650 c.p. Giudice di pace Torino, 28-10-1997. Arch. circolaz., 1997, 795

In caso di investimento di un veicolo su gomme, parcheggiato in prossimità dei binari, da parte di una vettura ferroviaria, la colpa è ascrivibile esclusivamente al conducente del veicolo su gomme ove questi, trascurando la segnaletica del parcheggio ed i doveri di prudenza, abbia immesso la sagoma di esso entro l’area di scorrimento delle vetture ferroviarie, e massimamente, quando essendo stata delimitata l’area di parcheggio, abbia posto l’autoveicolo fuori della linea di demarcazione. Giudice di pace Ancona, 08-07-1996. Arch. circolaz., 1996, 823

L’automobilista che entri in una zona a traffico limitato senza essere in possesso di titolo abilitante viola la previsione legislativa dell’art. 158 cod.strad., mentre chi vi acceda senza esporre il permesso posseduto viola quella espressa disposizione imponente l’esibizione, adottata dal sindaco con propria ordinanza, e quindi viola l’art. 7 cod.strad., non potendosi ovviamente equiparare l’omissione di esibizione alla mancanza di titolarità del permesso. P. Terni. Terni, 24-06-1994. Rass. giur. umbra, 1994, 727

L’automobilista che abbia ottenuto l’autorizzazione a sostare con la propria auto in una zona a traffico limitato è tenuto ad esporre il relativo contrassegno che deve consentire all’amministrazione comunale di effettuare un rapido controllo sulla legittimità della sosta.
P. Perugia. Perugia, 14-04-1995. Rass. giur. umbra, 1995, 480

La prescrizione del divieto di sosta per l’apposizione del segnale di passo carraio ha un’applicazione generale, includente anche il concessionario della facoltà di inibizione del passaggio sull’accesso tutelato.
P. Bologna. Bologna, 11-05-1993. Arch. circolaz., 1994, 637

Posto che la sosta di un veicolo su strade o aree pubbliche rientra nell’ampio concetto di circolazione, è operante la presunzione di colpa di cui all’art. 2054, 1º comma, c.c., e conseguente obbligo di risarcimento danni, a carico del conducente di autoveicolo ove risulti accertato il nesso di causalità tra l’irregolare sosta di quest’ultimo e l’interruzione momentanea del traffico autotranviario. Giudice di pace Torino, 28-03-2000. Arch. circolaz., 2001, 48

Non deve ritenersi sussistere identità necessaria tra la circostanza di avere lasciato l’auto «in doppia fila», e l’avere causato un intralcio alla circolazione; pertanto, se nel verbale di contestazione redatto dalla polizia municipale sia contestato all’automobilista di avere lasciato l’auto in doppia fila, e nell’ordinanza ingiunzione emessa dal prefetto sia addebitato per contro il fatto di avere causato intralcio alla circolazione, il giudice investito dell’opposizione all’ordinanza-ingiunzione ha l’onere di accertare, se nel fatto contestato dalla polizia municipale fossero ravvisabili gli estremi dell’infrazione posta a fondamento dell’ordinanza-ingiunzione.
Cass., sez. III, 01-12-1999, n. 13365. Arch. circolaz., 2000, 214

L’assenza di collisione materiale tra veicoli importa l’applicazione non già della presunzione di uguale concorso di colpa di cui all’art. 2054, 2º comma c.c., bensì di quella prevista dal 1º comma, sempreché sia stato accertato il nesso di causalità tra la circolazione di uno dei due veicoli e il danno riportato dall’altro (fattispecie di interruzione di servizio causata dalla sosta di autoveicolo sulla corsia riservata ai mezzi pubblici).
Giudice di pace Torino, 28-10-1997. Arch. circolaz., 1998, 602

La condotta di colui il quale - avendo personalmente parcheggiato un veicolo in modo da impedire sia l’entrata che l’uscita da un passo carrabile - si rifiuti di obbedire all’ordine di rimozione del mezzo impartitogli da agenti di p.s. intervenuti sul posto per motivi di ordine pubblico, integra il reato di cui all’art. 650 c.p.
Cass., sez. I, 10-03-1997. Arch. circolaz., 1997, 795

In caso di investimento di un veicolo su gomme, parcheggiato in prossimità dei binari, da parte di una vettura ferroviaria, la colpa è ascrivibile esclusivamente al conducente del veicolo su gomme ove questi, trascurando la segnaletica del parcheggio ed i doveri di prudenza, abbia immesso la sagoma di esso entro l’area di scorrimento delle vetture ferroviarie, e massimamente, quando essendo stata delimitata l’area di parcheggio, abbia posto l’autoveicolo fuori della linea di demarcazione.
Giudice di pace Ancona, 08-07-1996. Arch. circolaz., 1996, 823

L’automobilista che entri in una zona a traffico limitato senza essere in possesso di titolo abilitante viola la previsione legislativa dell’art. 158 cod.strad., mentre chi vi acceda senza esporre il permesso posseduto viola quella espressa disposizione imponente l’esibizione, adottata dal sindaco con propria ordinanza, e quindi viola l’art. 7 cod.strad., non potendosi ovviamente equiparare l’omissione di esibizione alla mancanza di titolarità del permesso.
P. Terni. Terni, 24-06-1994. Rass. giur. umbra, 1994, 727

L’automobilista che abbia ottenuto l’autorizzazione a sostare con la propria auto in una zona a traffico limitato è tenuto ad esporre il relativo contrassegno che deve consentire all’amministrazione comunale di effettuare un rapido controllo sulla legittimità della sosta.
P. Perugia. Perugia, 14-04-1995. Rass. giur. umbra, 1995, 480

La prescrizione del divieto di sosta per l’apposizione del segnale di passo carraio ha un’applicazione generale, includente anche il concessionario della facoltà di inibizione del passaggio sull’accesso tutelato.
P. Bologna. Bologna, 11-05-1993. Arch. circolaz., 1994, 637


Regolamento  

353. (Art. 158 Cod. Str.) Fermata e sosta dei veicoli.
1. Non è consentito fermarsi per chiedere informazioni salvo agli agenti del traffico, quando ciò possa
causare intralcio o rallentamento alla circolazione.
2. Il conducente che lascia il veicolo in sosta nei casi consentiti, deve azionare il freno di stazionamento e, di regola, deve aver cura di inserire il rapporto più basso del cambio di velocità. Nelle strade a forte pendenza si deve, inoltre, lasciare in sosta il veicolo con le ruote sterzate, ed i veicoli di massa complessiva massima a pieno carico superiore a 3,5 t devono applicare i cunei bloccaruote.
3. Il veicolo in sosta deve avere il motore spento.

Legislazione complementare  

Nota Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,7 marzo 2013, n. 1474. Richiesta di interpretazione autentica dell'art. 158, comma 2, lett. g), e comma 5, del C.d.S. (D.Lgs. n. 285/1992). Rif. nota del 26 febbraio 2013.

Con riferimento alla richiesta qui inoltrata con la nota in riscontro, si premette quanto segue.

L'art. 188, comma 1, del Nuovo Codice della Strada (D.Lgs. n. 285/1992) impone agli enti proprietari delle strade di allestire e mantenere apposite strutture, nonché la segnaletica necessaria, per consentire e agevolare la mobilità delle persone invalide; l'art. 381, comma 1, del Regolamento di esecuzione (D.P.R. n. 495/1992) ripete tali prescrizioni, ed inoltre il successivo comma 2 sottolinea: «L'indicazione delle strutture di cui al comma 1 deve essere resa nota mediante il segnale di: "simbolo di accessibilità" di cui alla figura V.5».

L'art. 2, comma 1, del D.P.R. n. 503/1996 "Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici" impone che le strutture costruite, modificate o adeguate a tal fine rechino in posizione agevolmente visibile il simbolo di accessibilità.

Inoltre, l'art. 4 "Spazi pedonali" e l'art. 9 "Arredo urbano" rinviano al D.M. n. 236/1989 del Ministero dei lavori pubblici: "Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche".

In particolare il punto 4.2.1. dell'art. 4 del citato D.M., relativo ai percorsi, prevede che "le eventuali variazioni di livello dei percorsi devono essere raccordate con lievi pendenze ovvero superate mediante rampe" e prescrive l'installazione, in posizione facilmente visibile, di cartelli di indicazione riportanti il simbolo internazionale di accessibilità.

Ciò premesso, da quanto è dato desumere dalla documentazione fotografica prodotta, nel punto in cui sarebbe stata accertata l'infrazione non appare installata la prescritta segnaletica riportante il simbolo di accessibilità né appaiono realizzate le previste variazioni cromatiche; parimenti non si evince la predisposizione di un percorso dedicato ai disabili, né la presenza di attraversamenti pedonali; sembra che non sia neppure installato il segnale verticale di cui all'art. 120, comma 1, lett. c), del Regolamento (Fig. II.76), che caratterizza le aree di parcheggio.

Pertanto non risulta evidente la destinazione della struttura tra quelle di cui all'art. 188, comma 1, del Codice e all'art. 381, comma 1, del Regolamento; conseguentemente, a parere di questo Ufficio, non può essere applicata la sanzione di cui all'art. 158, comma 5, del Codice.

Si resta a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento.

Convenzione mondiale sulla circolazione stradale (L. 5 luglio 1995, n. 308).

Omissis…

Art. 23 Fermata e sosta

1.Fuori dei centri abitati, i veicoli e gli animali fermi o in sosta debbono essere posti, per quanto possibile, fuori della carreggiata. Dentro e fuori i centri urbani, non debbono essere posti sulle piste per velocipedi né sui marciapiedi o sulle banchine predisposte per la circolazione dei pedoni, salvo quando consentito dalla legislazione nazionale applicabile.
2.  a) Gli animali ed i veicoli fermi o in sosta sulla carreggiata debbono essere posti il più vicino possibile al bordo della carreggiata. Un conducente non deve arrestare il proprio veicolo o sostare su una carreggiata se non sul lato corrispondente, per lui, al senso della circolazione; tuttavia, tale fermata o sosta è autorizzata sull’altro lato quando non è possibile sul lato corrispondente al senso della circolazione a causa della presenza di binari. Inoltre, le Parti contraenti o le loro parti costitutive possono:
i)   non vietare la fermata né la sosta sull’uno o sull’altro lato in determinate condizioni, specialmente se dei segnali stradali vietano la fermata sul lato corrispondente al senso della circolazione;
ii)  sulle carreggiate a senso unico, autorizzare la fermata e la sosta sull’altro lato, contemporaneamente o no con la fermata e la sosta sul lato corrispondente al senso della circolazione;
iii)autorizzare la fermata e la sosta al centro della carreggiata entro delle aree particolarmente segnalate.
b) Salvo disposizioni contrarie della legislazione nazionale, i veicoli diversi dai velocipedi a due ruote, dai ciclomotori a due ruote oppure dai motocicli a due ruote senza carrozzetta non debbono fermarsi o sostare in doppia fila sulla carreggiata. 1 veicoli fermi o in sosta devono, con riserva dei casi in cui la disposizione dei luoghi permette di fare altrimenti, essere disposti parallelamente al bordo della carreggiata.
3.  a) La fermata e la sosta di un veicolo sono vietate sulla carreggiata:
i)   sui passaggi pedonali, sui passaggi per ciclisti e sui passaggi a livello;
ii)  sui binari tramviari o ferroviari posti sulla strada, o così vicino a detti binari che la circolazione dei tram o di treni potrebbe trovarsi ostacolata, nonché, con riserva della possibilità per le Parti contraenti o per le loro parti costitutive di prevedere delle disposizioni contrarie, sui marciapiedi e sulle piste per velocipedi.
b) La fermata e la sosta di un veicolo sono vietate in ogni luogo in cui esse possano costituire un pericolo, in particolare:
i)   sotto i cavalcavia e nelle gallerie, salvo eventualmente in luoghi specialmente indicati;
ii)  sulla carreggiata, in prossimità di dossi e nelle curve, quando la visibilità è insufficiente perché il sorpasso del veicolo possa farsi in tutta sicurezza, tenuto conto della velocità dei veicoli sul tratto di strada in questione;
iii)sulla carreggiata in prossimità di un segno longitudinale, quando il capoverso b), ii) del presente paragrafo non si applica ma la larghezza della carreggiata tra il segno ed il veicolo è inferiore a 3 metri (10 piedi) e il segno è tale che il suo attraversamento è vietato ai veicoli che lo abbordano dallo stesso lato. 
iv) nei luoghi in cui il veicolo in sosta nasconda alla vista degli utenti della strada segnali stradali o segnali luminosi di circolazione. 
v) su una corsia supplementare appositamente segnalata per i veicoli che procedono lentamente.
c)  La sosta di un veicolo sulla carreggiata è vietata:
i)   in prossimità dei passaggi a livello, delle intersezioni e delle fermate degli autobus, dei filobus o dei veicoli che circolano su rotaie, entro le distanze precisate dalla legislazione nazionale;
ii)  davanti ai passi carrabili delle proprietà;
iii)in ogni luogo in cui il veicolo in sosta impedisca l’accesso ad un altro veicolo regolarmente in sosta oppure lo spostamento di tale veicolo;
iv)sulla carreggiata centrale delle strade a tre corsie e, fuori dei centri abitati, sulle carreggiate delle strade indicate come aventi la precedenza da una appropriata segnaletica;
v)  nei luoghi in cui il veicolo in sosta nasconda dei segnali stradali o dei segnali luminosi di circolazione alla vista degli utenti della strada.
4.  Un conducente non deve lasciare il proprio veicolo o i propri animali senza avere preso tutte le precauzioni opportune per evitare ogni incidente e, nel caso di un autoveicolo, per evitare che esso venga usato senza autorizzazione.
5.  Si raccomanda che le legislazioni nazionali prevedano che ogni veicolo a motore diverso da un ciclomotore a due ruote o da un motociclo a due ruote senza carrozzetta, nonché ogni rimorchio, agganciato o no, fermo sulla carreggiata fuori di un centro abitato, sia segnalato a distanza, a mezzo di un dispositivo appropriato, posto nel luogo più indicato per avvertire sufficientemente in tempo gli altri conducenti che si avvicinano:
a)  quando il veicolo è fermo di notte sulla carreggiata in condizioni tali che i conducenti che si avvicinano non possono rendersi conto dell’ostacolo che esso costituisce;
b)  quando il conducente, in altri casi, è stato costretto ad immobilizzare il proprio veicolo in un luogo in cui la fermata è vietata.
6.  Nulla del presente articolo potrà essere interpretato come un impedimento per le Parti contraenti o per le loro parti costitutive ad imporre altre restrizioni di sosta o di fermata.

Art. 24 Apertura degli sportelli

È vietato aprire lo sportello di un veicolo, lasciarlo aperto o scendere dal veicolo senza essersi assicurato che ciò non comporti un pericolo per gli altri utenti della strada.

Circ. Min. interno 25 settembre 1997 - Personale addetto all'accertamento delle violazioni in materia di sosta e di circolazione e sosta sulle corsie riservate - Art. 17, commi 132 e 133, della legge n. 127 del 1997.

Premessa

I commi 132 e 133, dell'art. 17 della legge 15 maggio 1997, n. 127, hanno conferito al Sindaco la facoltà di nominare persone che possono accertare violazioni in materia di sosta e di circolazione e sosta sulle corsie riservate.

La norma ha la finalità di coadiuvare gli organi di polizia nell'attività di contrasto di comportamenti irregolari ripetitivi e diffusi, quali la sosta vietata o l'irregolare circolazione sulle corsie riservate, di per sé aventi ridotta pericolosità ai fini della sicurezza stradale, ma che, nel loro insieme, contribuiscono a congestionare gravemente la circolazione nei centri abitati. Ciò consentirà il più razionale impiego del personale che espleta funzioni di polizia stradale nell'attività di prevenzione e repressione di comportamenti più pericolosi aumentando, nel contempo, la deterrenza verso tali condotte illecite.

1. Gli accertatori.

Sulla base delle funzioni loro conferite dalla norma richiamata, gli addetti agli accertamenti, di cui all'oggetto, possono distinguersi in due categorie:

a) Accertatori delle violazioni in materia di sosta:

Indicati dal comma 132 della norma citata, si possono, a loro volta, distinguere in due gruppi in funzione del rapporto di dipendenza con l'amministrazione locale e dei poteri di accertamento loro conferiti:

a.a) Dipendenti comunali, diversi da quelli della Polizia municipale e da quelli muniti dell'abilitazione di cui all'art. 12, comma 3, del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), che hanno funzioni di accertamento delle violazioni relative alla sosta o alla fermata in tutte le strade del territorio comunale:

- in cui queste manovre sono vietate da apposita segnaletica ovvero dalle norme del codice della strada;

- in cui esistono parcheggi o aree di sosta a pagamento.

a.b) Dipendenti di enti o di imprese (quali, ad esempio, aziende speciali, altri enti di gestione comunque denominati ovvero società private), alle quali è stata affidata la gestione di parcheggi ovvero di aree di sosta a pagamento, che, diversamente dai soggetti di cui alla lettera a.a. - i quali in materia di sosta hanno gli stessi poteri concessi agli altri soggetti indicati dall'art. 12 del codice della strada - hanno funzioni di accertamento delle violazioni relative alla sosta solo sui parcheggi o sulle strade del territorio comunale in cui esistono aree di sosta a pagamento concesse all'azienda o all'impresa da cui dipendono. A questi soggetti è da riconoscersi un ambito circoscritto di competenza riconducibile essenzialmente all'accertamento delle violazioni di cui all'art. 7, comma 15, e all'art. 157, commi 5, 6 e 8, del codice della strada, commesse in aree comunali, urbane o extraurbane, che con apposita delibera della giunta comunale sono state specificamente destinate al parcheggio o alla sosta sulla carreggiata e per la cui fruizione è imposto il pagamento di una somma di denaro. La loro competenza si estende anche a quelle aree poste al servizio di quelle a pagamento (su strade, piazze, ecc.), immediatamente limitrofe ad esse e che costituiscono lo spazio minimo indispensabile e necessario per compiere le manovre che ne consentano in concreto l'utilizzo da parte degli utenti della strada: solo in tali zone - per relationem - deve intendersi estesa la facoltà di accertamento di tutte le violazioni relative alla fermata o alla sosta vietata da apposita segnaletica o dalle norme del codice della strada.

Ancorché commesse nell'ambito di loro competenza, gli addetti all'accertamento delle violazioni riguardanti la sosta non possono accertare violazioni a norme del codice della strada diverse da quelle sopra richiamate.

b) Accertatori delle violazioni in materia di sosta e di circolazione e sosta sulle corsie riservate:

Individuati dal comma 133 della legge n. 127 del 1997, si identificano nel personale ispettivo, comunque inquadrato sotto il profilo contrattuale, dipendente dalle aziende esercenti il trasporto pubblico di persone, comprese le aziende speciali comunque denominate, ovvero gli enti di gestione previsti dalla legge n. 142 del 1990, ai quali, nell'ambito del territorio comunale, sono attribuite le funzioni di accertamento delle violazioni:

- in materia di sosta di cui ai paragrafi a.a) ed a.b) del punto precedente;

- relative alla sosta ovvero alla circolazione non autorizzata sulle corsie riservate ai mezzi pubblici delimitate ai sensi dell'art. 7, comma 1, lett. a), ovvero sulle strade riservate previste dall'art. 7, comma 1, lett. i), del codice della strada.

In relazione alle finalità per le quali la normativa ne ha previsto la nomina, questi soggetti, tuttavia, non possono accertare violazioni a norme di comportamento commesse sulle corsie riservate che siano diverse da quelle relative alla sosta o all'abusiva circolazione sulle stesse.

2. Attribuzioni delle funzioni.

La nomina da parte del sindaco, che, con proprio decreto, attribuisce le funzioni sopraindicate ed individua nominativamente i soggetti che possono espletarle, non può essere disgiunta da una preventiva valutazione dell'idoneità e da un'indispensabile formazione professionale delle persone alle quali saranno conferite le funzioni di accertamento delle funzioni.

La garanzia della professionalità degli operatori e la funzione che svolgono, richiedono di prevedere l'assenza di situazioni soggettive, che inciderebbero negativamente sulla pubblica affidabilità, corrispondenti a quelle di cui all'art. 15 della legge n. 55 del 1990, nonché una specifica idoneità psico-fisica.

Per lo stesso scopo, appare necessaria una preventiva idonea formazione sulle materie correlate alle violazioni accertabili ed alla procedura di accertamento delle stesse, le cui modalità e la cui durata saranno stabilite dagli enti locali interessati.

Giova inoltre precisare che per tutte le categorie di addetti all'accertamento, che possono svolgere le funzioni sopra indicate solo nell'ambito dell'effettivo servizio, deve esistere un rapporto di dipendenza non occasionale con i comuni (è ammissibile anche un rapporto a tempo determinato), ovvero con le aziende, gli enti o le società sopra richiamate.

Aspetti procedurali

Quanto sopra premesso, allo scopo di garantire l'uniforme applicazione della legge, anche per quanto concerne le modalità di svolgimento e le procedure dell'attività di accertamento dei soggetti di cui all'art. 17, commi 132 e 133, della legge n. 127 del 1997, sentiti il Ministero dei lavori pubblici e l'A.N.C.I., si ritiene necessario fornire, ai sensi dell'art. 11 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), alcune indicazioni relative alla competenza ed alle funzioni esercitate dai soggetti stessi.

1. Accertamento e contestazione.

La valenza attribuita all'attività svolta dagli addetti di cui sopra, dalla quale scaturisce direttamente l'applicazione di una sanzione amministrativa, impone che all'accertamento compiuto da questi soggetti consegua sempre, ai sensi degli artt. 200 e 201 del codice della strada, la redazione di un verbale di contestazione con i contenuti previsti dall'art. 383 del regolamento di esecuzione e di attuazione del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) e numerato progressivamente. Copia dello stesso dovrà essere consegnato al trasgressore se presente al momento dell'accertamento o se sopraggiunge immediatamente dopo. Il verbale sarà comunque gestito direttamente dagli Uffici o Comandi di Polizia municipale e registrato secondo le regole del citato art. 383, comma 3.

Al solo fine di completare il verbale con tutti gli elementi necessari alla sua validità, se si procede a contestazione immediata della violazione, tutti gli accertatori possono chiedere l'esibizione dei documenti relativi al veicolo ed al conducente che ha commesso la violazione.

Gli accertatori potranno inoltre disporre anche l'applicazione delle misure accessorie legate alle violazioni contestate, ed in particolare alla rimozione e al blocco del veicolo ai sensi dell'art. 215 del codice della strada, indicando nel verbale di contestazione gli eventuali motivi che impediscano l'adozione delle citate misure.

2. Gestione dei verbali di contestazione.

Tutta l'attività di gestione dei verbali, successiva alla loro redazione (notifiche, riscossione, trattazione ricorsi, messa a ruolo, ecc.) è effettuata dagli Uffici o dai Comandi di Polizia municipale del Comune in cui gli addetti operano. Ai predetti Uffici o Comandi compete anche un'attività di indirizzo, pianificazione e controllo degli accertatori ed una costante assistenza ed organizzazione del servizio da questi svolto.

I proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie accertate dai soggetti sopra indicati, in ragione del loro stretto rapporto con l'amministrazione locale, spettano ai comuni ai sensi dell'art. 208 del codice della strada.

3. Tessere di riconoscimento e segnali distintivi.

L'esigenza di immediata riconoscibilità per l'utenza stradale degli accertatori delle violazioni relative alla sosta o alle corsie riservate, rende necessario che questi siano dotati di una tessera di riconoscimento, che si può anche identificare con quella ordinariamente rilasciata dal Comune, dall'azienda o dalla società da cui dipendono e richiede, altresì, che la stessa sia esposta in modo ben visibile.

Per le stesse finalità, appare indispensabile prevedere uno specifico abbigliamento distintivo, anche rifrangente (che potrebbe consistere in un bracciale, in una fascia, in un berretto, ecc.) che, per non ingenerare confusione, non dovrà comunque contenere simboli o scritte simili a quelli previsti per gli indumenti dei soggetti indicati dall'art. 12 del codice della strada.

Poiché gli addetti all'accertamento delle violazioni in materia di sosta e di circolazione e sosta sulle corsie riservate non possono inquadrarsi tra quelli che svolgono funzioni di polizia stradale ai sensi dell'art. 12 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), essi non potranno utilizzare il segnale distintivo previsto dal comma 5° del citato articolo, peraltro non necessario in relazione alla loro attività di accertamento.

È parimenti esclusa, infine, la dotazione e/o l'utilizzo su veicoli di proprietà di tali soggetti, del dispositivo supplementare di allarme a luce lampeggiante blu che, ai sensi dell'art. 177 del codice della strada, è riservato ai soli organi di polizia.

Si rimette alla valutazione dei sindaci la particolare opportunità di dare idonea pubblicità ai provvedimenti con i quali viene attuato o istituito il servizio di accertamento delle violazioni in materia di sosta sulle corsie riservate.

Codesti Uffici avranno cura di dare ampia diffusione della presente ai Comuni della provincia e vorranno far conoscere, entro l'anno corrente, le iniziative ed i provvedimenti adottati in tale materia dalle amministrazioni locali.

Circ. Min. interno 12 giugno 2000, n. M/2413/25 - D.M. 22 ottobre 1999, n. 460. Conferimento ai centri di raccolta dei veicoli a motore rinvenuti da organi pubblici.

È stato chiesto di conoscere l'avviso della scrivente in merito ai seguenti quesiti concernenti la disciplina dettata dalla normativa indicata in oggetto:

1) portata della dizione "aree ad uso pubblico" contenuta nell'art. 1, comma 1, del D.M. n. 460 del 1999;

2) competenze, in materia, degli organi di Polizia stradale di cui all'art. 12, comma 3, del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285);

3) differenza tra veicolo abbandonato e veicolo oggetto di rifiuto ai sensi del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22;

4) possibilità di accertamento delle violazioni alle norme del Codice della strada contestualmente all'attività di conferimento del veicolo abbandonato ai centri di raccolta.

In proposito questo Ufficio ritiene che le questioni si pongano nei seguenti termini.

1) In relazione alla dizione "aree ad uso pubblico" contenuta nell'art. 1, comma 1, del D.M. n. 460 del 1999, si ritiene che la stessa coincida con la definizione di strada pubblica o privata destinata alla circolazione dei veicoli, dei pedoni e degli animali di cui all'art. 2 del Codice della strada. Pertanto, l'area ad uso pubblico che rileva ai fini dell'applicazione del D.M. n. 460 del 1999 è qualsiasi spazio aperto alla circolazione veicolare o pedonale.

D'altra parte il richiamo, contenuto nell'art. 1 del D.M. n. 460 del 1999, agli organi che espletano servizi di Polizia stradale di cui all'art. 12 del Codice della strada, dovrebbe contribuire a dissipare ogni incertezza interpretativa in tema di individuazione dell'area di applicazione delle disposizioni in esame.

2) Tra i soggetti ai quali l'art. 1 del D.M. n. 460 del 1999 attribuisce specifiche competenze in merito all'accertamento degli illeciti in argomento, devono ritenersi ricompresi anche quelli elencati nel comma 3 dell'art. 12 del Codice della strada, ai quali spettano attività di prevenzione e di accertamento delle violazioni, nonché di tutela e controllo sull'uso delle strade, previo superamento di un esame di qualificazione.

Pertanto, se il legislatore avesse voluto escludere il suddetto personale dal novero dei soggetti tenuti agli accertamenti di cui al D.M. n. 460 del 1999, avrebbe dovuto prevederlo espressamente.

Né, d'altra parte, sembra che una definizione di area pubblica riconducibile alle sole strade possa incidere sulle limitazioni dell'ambito territoriale comunque riservato alla competenza dei soggetti in questione dall'art. 12, comma 3, del Codice della strada, in quanto ognuna delle categorie elencate nell'art. 12 del Codice della strada è chiamata ad operare in materia sulla base delle attribuzioni operate dallo stesso art. 12 del Codice della strada in relazione ai luoghi di intervento di rispettiva competenza (così, a titolo di esempio, ai sensi della lett. d) del comma 3 dell'art. 12 del Codice della strada, il personale dell'Ente Ferrovie dello Stato e delle ferrovie e tramvie in concessione espleta le mansioni ispettive e di vigilanza limitatamente alle violazioni commesse nell'ambito dei passaggi a livello dell'amministrazione di appartenenza).

3) Il D.M. n. 460 del 1999 è stato adottato sulla base della previsione contenuta nell'art. 46, comma 3, del D.Lgs. n. 22 del 1997 al fine di individuare i casi e le procedure di conferimento ai centri di raccolta dei veicoli a motore o rimorchi rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e di quelli acquisiti per occupazione ai sensi degli articoli 927-929 e 923 del codice civile.

In particolare, l'art. 1 del regolamento in questione definisce, nei casi in cui si può presumere che un veicolo a motore o un rimorchio rinvenuto su area pubblica si trovi in stato di abbandono, la procedura da seguire ai fini dello smaltimento dello stesso.

Il secondo comma dell'articolo 1, introduce una presunzione di abbandono del veicolo trascorsi 60 giorni dalla avvenuta notifica del verbale di contestazione dello stato d'uso del mezzo, ovvero, in caso di non identificabilità del proprietario, dal rinvenimento del veicolo stesso, senza che il proprietario o altro avente diritto lo abbia reclamato.

In altri termini, trascorsi i 60 giorni, il veicolo si considera cosa abbandonata ai sensi dell'articolo 923 del codice civile e suscettibile, come tale, di occupazione. Decorso il termine, infatti, il centro di raccolta procede alla demolizione del mezzo, previo recupero delle parti ancora utilizzabili, e previa cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico.

L'articolo 2 disciplina invece i casi in cui, dopo apposito accertamento della violazione del divieto di sosta (previsto dagli articoli 6, 7, 157, 158 e 175 del Codice della strada, D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) il veicolo o il rimorchio continui a permanere per oltre 60 giorni a decorrere dal primo verbale di accertamento, in divieto su di un'area pubblica o di uso pubblico. Alla scadenza del termine suindicato, ha inizio la procedura descritta negli articoli 927, 928 e 929 del codice civile. Dell'avvenuto ritrovamento e del conferimento per la temporanea custodia al centro di raccolta, l'organo di polizia che procede riferisce al Sindaco, il quale provvede alla pubblicazione del ritrovamento e, laddove il proprietario è identificabile, alla notificazione di un invito a ritirare il veicolo entro il termine di cui all'articolo 929 c.c., con l'esplicita avvertenza della perdita della proprietà in caso di mancato recupero del bene.

Trascorso il termine suindicato senza che il proprietario abbia chiesto la restituzione del veicolo il gestore del centro di raccolta procede alla rottamazione del mezzo, salvo che il Comune non ne disponga la vendita, tenuto conto delle condizioni e della funzionalità del veicolo stesso.

Dall'esame delle suddette disposizioni si evince che il veicolo sottoposto alla disciplina di cui al D.M. n. 460 del 1999 può anche non essere un rifiuto essendo essenzialmente un bene nei confronti del quale bisogna accertare la situazione di abbandono al fine del conferimento ai centri di raccolta.

In particolare, l'art. 46 del D.Lgs. n. 22 del 1997 pone a carico del proprietario del veicolo l'obbligo della consegna del bene al centro di raccolta per la messa in sicurezza del mezzo. Qualora tale adempimento non venga posto in essere e il veicolo sia successivamente rinvenuto su area pubblica dovranno essere gli organi di Polizia stradale ad effettuare il conferimento al suddetto centro secondo le procedure appositamente prescritte dal D.M. n. 460 del 1999. In questo caso le sole sanzioni applicabili sono quelle determinate a seguito dell'accertamento delle eventuali violazioni alle norme del Codice della strada (art. 1 del D.M. n. 469 del 1999).

Invece, se trattasi di veicolo fuori uso, considerato rifiuto speciale dal D.Lgs. n. 22 del 1997, devono essere applicate anche le sanzioni previste dall'art. 50 del D.Lgs. n. 22 del 1997, nei confronti di chiunque abbandona o deposita rifiuti in violazione, tra l'altro, dei divieti di cui all'art. 46, commi 1 e 2, dello stesso D.Lgs. n. 22 del 1997.

In questo caso la procedura per il conferimento del mezzo è sempre quella prescritta dal D.M. n. 460 del 1999, mentre la sanzione per aver abbandonato il rifiuto è determinata ai sensi dell'art. 50, comma 1, D.Lgs. n. 22 del 1997.

Invero, per quanto riguarda la fase della rimozione, del recupero e dello smaltimento del veicolo considerato rifiuto speciale occorre distinguere due ipotesi: quella in cui il mezzo è rinvenuto sull'area ad uso pubblico (nel significato ad essa attribuito sub 1)) da quella in cui il mezzo è rinvenuto sulle restanti aree pubbliche o private (aree demaniali, luoghi di proprietà privata).

Ciò in quanto la disciplina dettata dal D.M. n. 460 del 1999 si applica in tutti i casi di ritrovamento del veicolo sulle aree aperte alla circolazione veicolare o pertinenze di esse anche quando trattasi di veicolo fuori uso. Ed, infatti, l'art. 1 del D.M. n. 460 del 1999 fa riferimento anche al mezzo "privo di targa di immatricolazione o del contrassegno di identificazione, ovvero di parti essenziali per l'uso e la conservazione".

Invece, nel caso in cui il veicolo, considerato rifiuto speciale, venga rinvenuto su area diversa da quella considerata ad uso pubblico ai sensi dell'art. 2 del Codice della strada (ad esempio, su area demaniale o privata), non potendosi applicare, per il conferimento ai centri raccolta, le disposizioni speciali dal D.M. n. 460 del 1999, ricorrono quelle generali contenute nell'art. 14 del D.Lgs. n. 22 del 1997. Tale ultima norma, infatti, nel dettare la procedura da seguire per il recupero dei rifiuti, fa espresso riferimento alle aree dove i veicoli sono abbandonati, che sono genericamente individuate nel "suolo" e nelle "acque superficiali e sotterranee". Inoltre, il comma 3 del citato art. 14 del D.Lgs. n. 22 del 1997 ha previsto la responsabilità solidale del proprietario o del titolare di diritti reali o personali di godimento sull'area nella quale è rinvenuto il rifiuto.

Tali elementi confermano che i luoghi presi in considerazione dall'art. 14 del D.Lgs. n. 22 del 1997 sono essenzialmente quelli demaniali o privati; ne consegue che la procedura di recupero dei veicoli ai sensi dello stesso art. 14 non può essere applicata al di fuori dei casi dallo stesso previsti. Tanto più che alle aree aperte alla circolazione veicolare è destinata la specifica disciplina di cui al D.M. n. 460 del 1999.

4) Per quanto riguarda, infine, la rilevazione di eventuali violazioni alle norme del Codice della strada accertate in sede di attività di conferimento del veicolo ai centri di raccolta, non si ritiene che l'indicazione, peraltro meramente esemplificativa, contenuta nell'art. 1, comma 1, del D.M. n. 460 del 1999 possa limitare la competenza degli organi di Polizia stradale all'accertamento delle sole violazioni alle norme di comportamento contenute nel Titolo V del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285.) Infatti, l'espletamento dei servizi di Polizia stradale sono elencati nell'art. 11 del Codice della strada e le sole limitazioni alle attribuzioni in materia possono ricavarsi esclusivamente dalla disciplina dettata dal D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285.

Nota Min. interno 20 ottobre 2007, n. M/2413/34 - Contrassegni di circolazione e sosta invalidi – Articolo 74 decreto legislativo n. 196 del 2003. Quesito.

Con la nota in riferimento, codesta Prefettura ha indirizzato allo scrivente Ministero un quesito formulato dall’Unione dei Comuni di...(omissis)... in materia di contrassegni rilasciati per la circolazione e la sosta di veicoli al servizio di persone invalide, al fine di conoscere l’avviso di questa Amministrazione in ordine alle modalità di attuazione dell’articolo 74 decreto legislativo n. 196 del 2003 (codice della privacy).

In particolare si chiede se, oltre al nome e all’indirizzo del titolare, debba eliminarsi, dalla parte anteriore del contrassegno, anche il simbolo di una persona su sedia a rotelle prevista dall’articolo 381 del D.P.R. n. 495 del 1992 e dalla raccomandazione 98/376/CE del 4 giugno 1998.

Sul punto si evidenzia che, sebbene l’articolo articolo 74 decreto legislativo n. 196 del 2003 (codice della privacy) stabilisca espressamente che i contrassegni di circolazione e sosta, volti alla esposizione su veicoli, devono contenere i “soli dati indispensabili ad individuare l’autorizzazione rilasciata, senza l’apposizione di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell’autorizzazione per effetto della sola visione del contrassegno”, sono pervenute a questo Ministero alcune considerazioni da parte della ADICONSUM.

La predetta associazione ha evidenziato le notevole difficoltà in cui spesso vengono a trovarsi i soggetti disabili, in quanto il contrassegno di circolazione che viene rilasciato dal Comune di residenza, in ossequio all’articolo 74 decreto legislativo n. 196 del 2003, non reca nella parte anteriore il simbolo della persona su sedia a rotelle prescritto dal citato articolo 381 del D.P.R. n. 495 del 1992.

Secondo l’ADICONSUM, l’omissione di tale simbolo determina una forte limitazione della libertà di circolazione delle persone disabili, esponendole al frequente rischio di sanzioni amministrative.

In particolare gli ordini di Polizia dei Comuni diversi da quello di residenza non riconoscono la validità del contrassegno, elevando contestazioni di illeciti amministrativi inesistenti e costringendo il titolare del contrassegno a difendere le proprie ragioni nelle sedi competenti.

Ma soprattutto questa prassi ostacola l’uso del contrassegno all’estero, nel corso di un soggiorno in uno dei paesi dell’Unione Europea, in quanto non conforme al contenuto della raccomandazione 98/376/CE del 4 giugno 1998, che invita gli stati dell’Unione ad adottare un contrassegno unico recante il simbolo della carrozzina.

Tanto premesso, la complessità delle problematiche suesposte e le incertezze normative sollevate dal coordinamento dell’articolo 381 del D.P.R. n. 495 del 1992 con l’articolo 74 decreto legislativo n. 196 del 2003, ha indotto lo scrivente ufficio a sottoporre la questione all’ufficio affari legislativi e relazioni parlamentari, al fine di valutare quali iniziative sia opportuno intraprendere per addivenire ad un bilanciamento delle contrapposte esigenze di tutela della riservatezza, da un lato, e di garanzia di libertà della circolazione, dall’altro.

Con riferimento al quesito in oggetto, si ritiene che il simbolo della sedia a rotelle non sia lesivo del diritto alla riservatezza, giacché da tale simbolo non può evincersi quale sia il tipo di patologia che colpisce il titolare del contrassegno, essendo utilizzato, anche a livello internazionale, per indicare qualunque disabilità che comporti una difficoltà a deambulare.

Inoltre va evidenziato che detto simbolo si limita a riprodurre lo stesso contenuto del segnale stradale verticale posto in corrispondenza del parcheggio o della segnaletica orizzontale che delimita gli spazi di sosta riservati.

Alla luce delle suesposte considerazioni, fatte salve ovviamente le iniziative che al riguardo si riterrà di assumere da parte del citato ufficio affari legislativi e relazioni parlamentari, si è dell’avviso che il simbolo in argomento possa essere riportato anche nella parte esteriore del contrassegno di circolazione e di sosta, atteso che in tale parte non è riportato il nominativo del soggetto disabile.

Codesta Prefettura - Ufficio territoriale del Governo - è pregata di portare a conoscenza il presente parere all’Unione di Comuni che ha posto il quesito.

V. pure:
L. 15 maggio 1997, n. 127, art. 17 commi 132 e 133, relativamente agli ausiliari del traffico.
L. 23 dicembre 1999, n. 488, interpretazione autentica dei commi 132 e 133 dell'art. 17 della L. 15 maggio 1997, n. 127, nel senso che gli ausiliari del traffico hanno i poteri di contestazione immediata, redazione e sottoscrizione del verbale di accertamento e possono disporre la conseguente rimozione dei veicoli.


Dottrina 

v. sub art. 157

Sanzioni  

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